mercoledì 29 settembre 2021

Che cos’è realmente l’autostima, che differenza c’è con l’autoefficacia?

 


 

 

 

Che cos’è realmente l’autostima, che differenza c’è con l’autoefficacia?

 

Inizierei prima con il significato della parola, della sua etimologia per poi citare alcune parole, frasi e concetti di Morelli, Crepet, Erickson, Adker. Insomma vediamo cosa ne tiriamo fuori. Innanzitutto il termine stima, deriva dal latino “estimare” e può significare “valutare” o “determinare il valore di qualcosa o di qualcuno”. Coerentemente con il significato di cui oggi vogliamo parlare, la stima di sé, implica il modo il cui ciascuno vede se stesso, si giudica e il tipo di valore che si attribuisce. L’autostima è quel processo personale che ci porta ad attribuirci un valore, è l’atteggiamento che ciascuno di noi ha di sé stesso e comprende elementi cognitivi, emotivi e comportamentali, essa può essere definita come la valutazione che la persona ha di se stessa: come sono? quali sono i miei punti di debolezza, quali quelli di forza?Essa è definita dal rapporto tra come ci vediamo e come vorremmo essere e aumenta quando viviamo nel rispetto dei nostri valori. È un processo attivo e dinamico, permette di accettarsi, di volersi bene e di voler bene agli altri. Possedere una buona autostima significa saper riconoscere in maniera realistica di avere sia pregi che difetti, impegnarsi per migliorare le proprie debolezze, apprezzando i propri punti di forza. Tutto ciò enfatizza una maggiore apertura all’ambiente, una maggiore autonomia e una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Cosa determina l’autostima?

 Il concetto che una persona ha di sé si forma a partire dai primi anni di vita, sulla base dell’immagine che le viene riflessa dalle persone più significative (genitori, familiari, insegnanti, amici…), che vengono assunte come punto di riferimento. Esso deriva, quindi, dalle esperienze vissute, dalla storia di apprendimento, dal tipo di educazione ricevuta.I primi anni di vita e lo stile relazionale dei genitori e delle figure di riferimento sono molto importanti; i modelli che abbiamo avuto e il fatto che certi nostri comportamenti, pensieri ed emozioni siano stati rafforzati (premiati) o puniti, ci ha portato a definire i nostri valori, il nostro modo di pensare e di agire. Nella costruzione del concetto di sé sono quindi, fondamentali le esperienze avute e soprattutto le interpretazioni e i significati che sono stati e sono loro attribuiti.L’idea che abbiamo di noi dipende anche dalle norme/valori tipici del contesto in cui cresciamo e viviamo, e dalle nostre esperienze di successo e fallimento. Le griglie di lettura o schemi cognitivi, che di conseguenza sviluppiamo nella nostra mente, vengono da noi “coltivati” e rinforzati, e poi riproposti anche in altri contesti e in altri tempi, spesso in modo automatico e inconsapevole.Il concetto che abbiamo di noi stessi, dunque, lo abbiamo sviluppato in gran parte in gioventù; un’ analisi del modo in cui siamo stati condizionati dagli altri in quei primi anni, ci aiuterà a conoscerci meglio. Un modo per esaminare questo processo di condizionamento è quello di analizzare come il nostro passato ha determinato il nostro comportamento attuale: il nostro modo di socializzare, infatti, dipende dall’ambiente in cui abbiamo vissuto e da come siamo stati educati a comportarci e a comunicare. Durante l’adolescenza, la nostra personalità si modella sulla base della personalità degli adulti che ci circondano, e questo avviene in diversi modi: attraverso le critiche e i giudizi che riceviamo, i messaggi volti a imporci o a consigliarci determinati comportamenti, gli elogi e le attenzioni, le punizioni e infine i sentimenti che ci è concesso provare e manifestare.

Quattro  punti focali:

  •   l’apprezzamento di sé e del proprio valore (per i propri talenti, qualità, bisogni, successi ecc.)
  •    l’accettazione di sé (dei propri punti di debolezza, errori, limiti, insuccessi, emozioni spiacevoli)
  •      l’affetto sincero verso sé stessi (disposizione benevola, positiva, amichevole verso se stessi)
  •      l’attenzione e cura dei nostri bisogni.

La paura  o la non accettazione del fallimento

Il rispetto per noi stessi aiuta ad entrare in un rapporto costruttivo con gli altri. Come si presenta una persona con bassa autostima?Come reagisce ad un fallimento una persona con scarsa autostima?Di fronte al fallimento, la persona con scarsa autostima potrebbe reagire con un atteggiamento di autocritica e si focalizzerà maggiormente sulle proprie mancanze, andando a peggiorare l’idea negativa che ha di sé. Più ho una buona stima di me, delle mie risorse e più tendo a sentire di avere dei diritti, coltivarli e farli rispettare.

 

Perché è importante avere un buon livello di autostima?

Un buon livello di autostima tende a trattare l’altro con rispetto perché il rispetto per sé favorisce il rispetto per l’altro e l’assertività. Chi crede che i propri pensieri, emozioni e bisogni siano degni di valore pensa che debbano essere espressi. Una buona autostima fa sì che una persona si senta accettata per quello che è.

Una scarsa autostima è concausa di alcune forme di disagio, dall’ansia, alla rabbia, alla depressione, alla collera, la debolezza fisica e mentale, depressione, panico, etc.Chi sperimenta bassa autostima spesso si sente inadeguato, tende a non dare importanza ai propri bisogni, sperimenta incertezza nel prendere una decisione e difficoltà a trovare una soluzione ad un problema o timore di sbagliare. Le persone con bassa autostima generalmente sperimentano una scarsa fiducia in sé e nel mondo, hanno una difficoltà ad individuare obiettivi realistici e coerenti con le proprie aspirazioni, talvolta hanno la tendenza ad avere aspettative negative su quello che accadrà o sulle relazioni e a dipendere dagli altri per ciò che riguarda la definizione del valore come persona e delle capacità con una ricerca continua del consenso degli altri ed infine una scarsa disponibilità a rischiare.Per esempio, un debole può avere una bassa autostima e ritenersi sempre mediocre anche quando non lo è. Viceversa un apparente può pensare che nulla gli è precluso perché in quel momento ha un notevole successo.Quest’ultimo esempio ci fa capire come l’autostima non sia un concetto statico, ma dinamico. Come una grande azienda che normalmente è abbastanza stabile, ma può avere alti e bassi, generati da eventi che accadono in essa o fuori di essa. Ovviamente sarebbe auspicabile che l’autostima rimanesse sempre ai massimi livelli. L’autostima è il tuo personale giudizio su chi sei, in senso generale, su di te come persona. Proprio per questo la capacità di amare se stessi è una parte importante. In teoria questa definizione la condivideranno tutti, ma in pratica accade quasi sempre il contrario. Stima, che significa giudizio, valutazione, misurazione. Insomma, è un valore che diamo. Auto, indica che si riferisce a te. Il giudizio riguarda te e lo fai tu stesso, o tu stessa. In sostanza sei tu che esprimi questo giudizio su te stesso, o te stessa. Sembra ovvio, ma non lo è così tanto.

 

L’autoefficacia – che cos’ è?

L’autoefficacia è la fiducia di una persona nelle proprie capacità, abilità, potenzialità di esercitare un controllo sugli eventi e gestire la propria vita. E’ quindi il senso di “essere capace di”, di avere le abilità tecniche per svolgere con successo un determinato compito che si può avvertire come problematico. L’autoefficacia corrisponde alla convinzione di “sapere di saper fare”, che si traduce nella capacità di utilizzare al meglio le proprie abilità, traendo il massimo vantaggio dalle possibilità dell’ambiente. In tre semplici punti autoefficacia è:

a)     la modificazione dell’autoefficacia (aumento/diminuzione) comporta variazioni significative nei livelli di performance, nell’umore, nell’impegno, nello stato di salute;

b)      l’autoefficacia può essere rafforzata;

c)    l’autoefficacia percepita, sulla quale si può direttamente influire, è sempre specifica ad un ambito di attività o ad una particolare classe di prove o situazioni.

Le convinzioni delle persone riguardo alla propria autoefficacia si possono originare da quattro fonti principali.

        Le esperienze dirette di gestione efficace, ovvero quelle in cui una persona affronta effettivamente una determinata situazione, costituiscono la via più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia. I successi determinano una solida fiducia nella propria efficacia personale, i fallimenti, invece, la indeboliscono.

        L’esperienza vicaria, fornita dall’osservazione di modelli. Il vedere persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale, aumenta nell’osservatore la convinzione di possedere anch’egli le capacità necessarie a riuscire in situazioni analoghe. Allo stesso modo, l’osservazione di persone che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il senso di autoefficacia dell’osservatore, abbassandone anche il livello di motivazione. L’impatto che può avere un modello è fortemente influenzato dal grado di somiglianza: è tanto più forte quanto più i modelli sono percepiti come molto simili.

        La persuasione; le persone che sono state convinte da altre di possedere le capacità necessarie per compiere efficacemente determinate attività, hanno più possibilità di attivare un impegno maggiore e prolungato rispetto a quelle che hanno dei dubbi in tal senso.

        Stati emotivi e fisiologici; è possibile modificare le convinzioni di autoefficacia, migliorando le condizioni fisiche, riducendo la propensione allo stress e ad emozioni negative.

Fattori che contribuiscono alla bassa autostima si combinano e interagiscono in modo diverso negli individui.

Sebbene non sia possibile cambiare le esperienze del passato che ci hanno forgiato, possiamo cercare di fare luce sui fattori e i meccanismi che hanno influenzato e continuano a influenzare l’immagine che abbiamo di noi stessi, per poter sviluppare nuove e più funzionali credenze su di noi e sulle nostre capacità.Alcune esperienze di vita possono portare a sentirsi insicuri, vulnerabili e di scarso valore.In particolare, le esperienze che abbiamo vissuto con le nostre figure di riferimento nella prima infanzia contribuiranno alla creazione dell’immagine di noi stessi e dell’altro.Ad esempio, esperienze precoci in cui ci siamo sentiti sminuiti, non all’altezza, di scarso valore influenzeranno negativamente la nostra autostima anche a distanza di molti anni.In quest’ottica, anche esperienze di bullismo e vessazioni ripetute in età scolare risultano essere particolarmente significative.Il background razziale e culturale e l’orientamento sessuale possono contribuire a una scarsa autostima, soprattutto qualora possano comportare discriminazione.Inoltre i social-media, sempre più presenti e pervasivi nella nostra cultura, veicolano immagini e modelli sempre più perfetti e difficili da raggiungere.Tutti questi fattori possono avere un impatto estremamente negativo sull’immagine personale e sull’autostima, ma i modelli che ci siamo costruiti, per quanto negativi e radicati, possono essere messi in discussione e modificati, lasciando spazio a idee e pensieri più positivi che portino ad un incremento dell’autostima e del benessere psicologico generale.

Esempi di atteggiamenti e/o comportamenti di soggetti con scarsa  autoefficacia:

        Si allontanano intimidite dalle attività “difficili” e le considerano una minaccia personale;

        Hanno basse aspirazioni e investono scarso impegno nel raggiungimento degli obiettivi che scelgono per se stesse;

       Di fronte a compiti difficili, si concentrano sulle proprie carenze personali, sugli ostacoli che incontreranno e su tutte le conseguenze negative possibili, piuttosto che concentrarsi su cosa fare per riuscire;

      Riducono il proprio impegno e rinunciano facilmente quando si trovano di fronte a difficoltà;

       Recuperano lentamente il loro senso di efficacia in seguito ad insuccessi e regressioni;

      Non hanno bisogno di molti insuccessi per perdere fiducia nelle proprie capacità poiché attribuiscono le prestazioni scadenti alla propria mancanza di abilità e doti personali;

       Sono soggette allo stress e alla depressione.

 

Esempi di atteggiamenti e/o comportamenti di soggetti con buona autoefficacia

 

        Affrontano i compiti difficili come sfida da vincere piuttosto che come pericolo da evitare, e tale atteggiamento costruttivo favorisce la motivazione a impegnarsi in ciò che fanno;

        Si pongono obiettivi ambiziosi e restano fortemente impegnate nel loro raggiungimento;

        Di fronte alle difficoltà intensificano il loro impegno e lo mantengono costante;

        Recuperano velocemente il loro senso di autoefficacia in seguito ad insuccessi o regressioni;

        Attribuiscono l’insuccesso ad un impegno insufficiente o a una mancanza di conoscenza o di abilità che possono essere acquisite;

        Affrontano le situazioni difficili con la sicurezza di poter esercitare un controllo su di esse; 

        Grazie al loro atteggiamento efficace, hanno successi personali, limitando lo stress e la vulnerabilità alla depressione.

Il livello di autostima e di autoefficacia percepita svolgono un ruolo fondamentale nel modo di pensare della persona e, di conseguenza, nel modo in cui questa decide di comportarsi nelle varie situazioni interpersonali. Una limitata fiducia nelle proprie capacità e possibilità porta ad evitare di affrontare molte situazioni, il ché a sua volta rafforza il senso di impotenza e di scarso valore.Se io penso di non valere e di non essere interessante quando sono con altre persone, cercherò di stare seduto in un angolo in silenzio; in questo modo sarà facile che nessuno o pochi mi rivolgano la parola, il ché confermerà la mia idea iniziale di non valere.D’altra parte, credere nel proprio valore spinge a “rischiare” e a voler raggiungere i propri obiettivi, cosa che porta ad esporsi e che, a sua volta, facilita il raggiungimento dei propri scopi. Se ritengo di valere e di poter essere anche simpatica è più facile che parli, dica la mia, partecipi alla conversazione; questo aumenta la probabilità che anche gli altri interagiscano con me, cosa che confermerà la mia idea di essere una persona che vale la pena conoscere.

 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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