sabato 25 giugno 2022

Persone false? Chi sono? perché legano tra loro? Cos’è la triangolazione? come comportarsi?

 https://www.alfemminile.com/psicologia-e-relazioni/triangolazione-narcisista/

 

Persone false? Chi sono? perché legano tra loro? Cos’è la triangolazione?  come comportarsi?

Dopo aver pubblicato tempo fa  l’articolo sulle persone e relazioni tossiche,  su narcisisti e manipolatori, oggi presenteremo un’altra categoria di persone tossiche, ovvero le persone false. 

Attenzione alla parola falsità poiché essa non è solo menzogna, bugia ma è  di più.

Siamo abituati a pensare a ciò che è falso come ciò che è diverso dal vero: una menzogna o una bugia. Questo è senza dubbio vero, ma non esistono soltanto le persone bugiarde; un esempio di falsità è anche l’ipocrisia.

Persone false e ipocrisia sono un binomio inseparabile, dato che ogni volta che queste tipologie di persone  pensano qualcosa, mettono in atto altre parole e azioni. Va da sé che ciò mina le relazioni personali e professionali.
Inoltre, altre forme della falsità sono il sentimentalismo il buonismo, il moralismo e il perbenismo di coloro che giustificano l’agito degli altri, finendo per creare squilibri nei rapporti interpersonali poiché si tratta di comportamenti che inibiscono la propria spontaneità.

UNA COSA E’ CERTA LE PERSONE FALSE E IPOCRITE FARANNO BRACCETTO TRA LORO E SI SENTIRANNO MINATE DA CHI E’ REALMENTE SE STESSO NEL BENE E NEL MALE.

Anche se ci piace credere che la maggior parte di noi si sforza di trattare gli altri come vorrebbe essere trattata, ci sono molte persone che cercano di manipolare gli altri per il loro guadagno personale. Una di queste tattiche di manipolazione è chiamata triangolazione. Fortunatamente, ci sono modi per individuare i segni della triangolazione in modo da poterla evitare. In questo articolo, spiegheremo la triangolazione, offriremo alcuni esempi situazionali e mostreremo come è possibile superarla. La triangolazione è una tattica di manipolazione usata per evitare una conversazione diretta. Come suggerisce il nome, coinvolge tre parti. Diciamo che Michele vuole comunicare con Luisa. Invece di parlare direttamente con lei, Michele  userà il fratello di Luisa, cioè Carlo, come relè. Questo permette a  Michele di controllare la comunicazione che hanno. La triangolazione è una tattica che la gente usa per molte ragioni. Può essere usata per creare una rivalità o per mettere le persone l’una contro l’altra.È probabile che tu abbia già sperimentato la triangolazione. Se avete avuto un problema con un amico o un membro della famiglia, la comunicazione diretta potrebbe non essere stata usata, ma invece l’amico o il membro della famiglia potrebbe aver scelto di usare una terza parte per dire tutto ciò di cui aveva bisogno. In questo modo, possono separare voi due e coinvolgervi nella conversazione solo quando lo ritengono opportuno. Qualcuno che è narcisista o manipolativo può usare la triangolazione per controllare la narrazione. Per esempio, diciamo che conosci qualcuno che mente sempre. Come può qualcuno che è costantemente disonesto guadagnare credibilità? Quello che potrebbe fare è dire a diversi amici o membri della famiglia la stessa bugia che ha detto a voi. Diciamo che questi amici credono alle bugie. Voi chiedete a questi amici cosa ne pensano e loro si mettono sulla difensiva.Questo può creare ostilità o un senso generale di agitazione. A nessuno piace essere messo in discussione e nessuno vuole essere coinvolto nel battibecco tra te e un’altra persona. Questo ha creato un triangolo che è difficile da rompere. Ora i tuoi amici tornano dall’individuo disonesto e iniziano a dirgli che stai facendo domande e non ti fidi di quella persona. Improvvisamente, tu sei il cattivo.

 

 

Come posso evitarla?

Può essere difficile evitare la triangolazione, ma cercate di coinvolgere il minor numero di persone possibile. Quando vi confrontate con qualcuno, assicuratevi che non ci siano persone intorno o tra voi e l’altra persona. Se l’individuo ti dice che altre persone gli credono, non cercare di parlare con queste persone. A volte non vale la pena smascherare una persona tossica. Se è un bugiardo cronico, alla fine perderà. Dipende anche dalla tua posizione. Nella cerchia di un amico o nella cerchia familiare, se siete la pecora nera del gruppo, cercare di far notare le bugie di un’altra persona può farvi sentire più alienati. Per quanto riguarda l’individuo tossico in questione, date loro un’occhiata. Hanno problemi di salute mentale, o sono vittime di se stessi o di un trauma passato? Se è così, potrebbe non valere la pena confrontarsi con loro. Invece, dovrebbero ottenere l’aiuto di cui hanno bisogno. In casi come questi, la triangolazione è un atto intenzionale. Qualcuno sa come giocare le persone e metterle l’una contro l’altra. Si rendono conto che se è uno contro uno, possono perdere. Tuttavia, se possono reclutare altri per mettervi in difficoltà, allora potreste sentire che non c’è modo di vincere. Questo è l’intero punto della triangolazione. Detto questo, la triangolazione può essere anche un atto involontario.  Manipolare qualcuno con questo metodo può essere soddisfacente al momento, ma una volta che la questione è risolta, può essere difficile rompere il triangolo. Diciamo che tu e l’altra persona risolvete la questione, vi perdonate a vicenda e andate avanti. E l’altra persona a cui l’hai detto? Farà lo stesso? Se non lo fa, c’è ancora la ricaduta del rancore della terza parte. Se voi due aveste risolto la questione uno per uno, sarebbe molto meno incasinato.

Le tre chiavi della triangolazione

La triangolazione può essere separata in tre parti. Tre chiavi d’accesso e  sono:

La vittima. Questa è la persona che ha il complesso della vittima e cercherà di dare la vibrazione “woe is me”. La persona può essere una vittima oppure no, ma in ogni caso, è la persona che crea il triangolo. Dice agli altri che è una vittima, genera un senso di empatia da parte degli altri e quindi genera il triangolo.

Il manipolatore. Questa è la persona che va dietro a quelli del triangolo.

Il partecipante. Questo è qualcuno che è dentro o fuori dal triangolo. Sono coloro che sono il salvatore della vittima, se volete. Una persona che usa intenzionalmente la triangolazione spesso rimette in scena il triangolo ogni volta che può, in modo da costruire il maggior numero possibile di reti di “supporto” per se stessa. Creerà triangoli al lavoro, a scuola, all’interno della sua famiglia e in qualsiasi altra cerchia abbia. Possono farlo per una varietà di ragioni – forse amano il caos, o gli piace essere la vittima e hanno un complesso basato su questo, o sentono genuinamente che usare la triangolazione è una strategia di comunicazione positiva.

Ritorniamo dunque alla falsità legata alla triangolazione!!!!

Non è un caso, le relazioni dipendono dalla nostra responsabilità. Solitamente penseresti che non è colpa tua se incontri gente falsa, giusto? In realtà, tutti abbiamo una responsabilità nei rapporti che creiamo: ricerchiamo le persone da frequentare in maniera più o meno inconsapevole e poi le scegliamo! La domanda che ti faccio, quindi, è: come mai non ti relazioni con persone vere, autentiche e sincere? Una relazione basata sulla verità ti porta a vivere un rapporto molto più caldo, basato sull’accoglienza. La sincerità sta anche nel fatto di essere schietti l’uno con l’altro, sull’essere ammoniti qualora un comportamento non fosse corretto. I rapporti autentici ti portano a metterti in gioco, a stare di fronte a te stesso e a tutte le parti di te che vuoi cambiare.

La falsità degli altri rivela la tua parte falsa. Una relazione falsa, è molto comoda: è vero che ti fa soffrire, però ti permette di rimanere nella tua zona di protezione. Le persone con cui ci relazioniamo, infatti, ci fanno da specchio; le relazioni ci dicono chi siamo.  Per riconoscere la gente falsa e decidere se frequentarla o meno, puoi prendere in considerazione una serie di segnali. Si tratta di alcuni campanelli d’allarme per capire con quale forma della falsità hai a che fare.

Predicano bene e razzolano male. 

 

Le persone perbeniste dettano precetti e regole, ma poi sono loro stessi i primi a non rispettarli. Finiscono quindi per lamentarsi continuamente degli altri, li accusano e demandando a loro la responsabilità di come vanno le cose. Pensa a chi dice che nella vita bisogna ridere sempre e che, invece, trascina i propri amici in un vortice di negatività.

Giustificano tutti e non pensano per sé. I buonisti, molto vicini ai perbenisti, tendono a giustificare, a trovare delle scuse per le parole e i comportamenti delle altre persone. Se tutto ciò che fanno gli altri viene accettato in maniera incondizionata, viene meno l’ascolto di sé stessi: si è falsi nei confronti dei propri desideri e ciò si riflette sul piano relazionale.

Parlano male di tutti. La lingua ferisce più di una spada, e chi parla male generalmente di tutti non ha mai nulla contro di te. Non è strano? Come fa una persona ad aver da ridire su tutti tranne che su di te? Puoi stare tranquillo sul fatto che lo farà, appena ti volterà le spalle: chi tiene gli altri lontani lo fa per proteggersi poiché la falsità permette di nascondersi; è un meccanismo di difesa.

Riconducono tutto a sé. In maniera prepotente, la falsità porta ad ergersi come idolo di qualsiasi categoria. La tendenza di alcune persone è di riportare sul piano personale i successi che ottieni o i problemi che affronti: hanno già realizzato i tuoi stessi obiettivi, oppure attraversano molte più difficoltà di te.

Hanno un atteggiamento demolitivo. Le persone false distruggono continuamente il tuo stato d’animo felice, un tuo progetto, un obiettivo. Tutto ciò che è positivo viene annientato poiché sono loro a rappresentare la perfezione, e ciò non può essere messa in discussione

Per difenderti dalla falsità, riconosci quella che ti appartiene. La grande verità è che nessuno di noi è perfetto, e tutti abbiamo le nostre mancanze e criticità, ma prendendone consapevolezza e lavorandoci su si possono superare nel tempo.Nel momento in cui decidi di relazionarti con una persona che porta una maschera, stai dando ascolto a una parte di te che vuole mascherarsi. Impara a conoscerla, ma molto di più stringi un rapporto con la parte di te che vuole esprimersi in modo autentico. In questo modo, ti sintonizzerai sul livello della sincerità, e partendo da te sceglierai questa nelle persone che decidi di incontrare.

Vincenzo Isaia

AIP


 

 

 

venerdì 24 giugno 2022

L'inganno dell'io, ovvero chi credo d'essere e la verità del sè, chi sono realmente.

 



https://www.stateofmind.it/2018/09/concetto-di-se-psicologia/
 
L'INGANNO DELL'IO, OVVERO CHI CREDO DI ESSERE E LA VERITA' DEL SE', CHI SONO REALMENTE.
«Il sé può essere definito un principio interiore di guida, distinto dalla personalità conscia, e tale che può essere individuato solo tramite l'interpretazione dei sogni dei vari soggetti. I sogni dimostrano che esso è il centro regolatore che determina la maturazione e l'espansione costante della personalità. Ma questo elemento così ampio, in cui sembra incentrarsi quasi la totalità della psiche, si rivela, a tutta prima, solo come una possibilità innata. Può emergere lentissimamente, o può svilupparsi, in maniera relativamente completa, solo nel corso dell'intero ciclo vitale del soggetto. Fino a che punto, in concreto, esso possa svilupparsi dipende dalla circostanza che l'ego sia, o meno, disposto a seguire i messaggi che gli giungono dal sé.»
L'io è un inganno: è facile illudere qualcuno facendogli credere di avere una mano che, in realtà, è di un manichino di gomma. Basta far sedere la persona, nascondergli il braccio, fargli vedere la mano di gomma e toccare simultaneamente entrambe le mani – quella di gomma e quella reale – sugli stessi punti: la persona avvertirà i tocchi con il tatto e li vedrà fatti sul manichino.Per comprendere perfettamente la dottrina del Vedanta, per ciò che concerne l’essere umano, è soprattutto necessario distinguere, il più nettamente possibile, e fondamentalmente, il «Sé», che è il principio stesso dell’essere, dall’«io» individuale. È quasi superfluo dichiarare espressamente che l’uso del termine «Sé» non implica per noi una comunanza di interpretazione con certe scuole che hanno adoperato questa parola e che hanno presentato sotto una terminologia orientale, il più spesso incompresa, semplici concezioni del tutto occidentali e d’altronde eminentemente fantastiche; alludiamo non solamente al teosofismo, ma anche ad altre scuole pseudo-orientali, che hanno interamente snaturato il Vedanta col pretesto di adattarlo alla mentalità occidentale e sulle quali abbiamo già avuto occasione di spiegarci. L’abuso di una parola non è, per noi, una ragione sufficiente perché si debba rinunciare a servirsene, a meno che non si trovi il mezzo di sostituirla con altra che sia altrettanto adatta per quello che si vuole esprimere, ma ciò non torna al caso nostro; d’altronde, se volessimo essere troppo rigorosi, finiremmo senza dubbio per avere solo pochissime parole a nostra disposizione, poiché difficilmente se ne trovano che non siano state più o meno abusivamente usate da qualche filosofo. Gli unici vocaboli che abbiamo intenzione di mettere da parte sono quelli espressamente creati per concezioni con le quali quelle che noi esponiamo non hanno niente in comune: per esempio, le denominazioni dei diversi generi di sistemi filosofici, ed altresì i termini che appartengono propriamente al vocabolario degli occultisti e degli altri «neospiritualisti»; ma, per quelle parole che questi ultimi hanno preso in prestito a dottrine anteriori, che hanno l’abitudine di plagiare sfrontatamente, senza capirle, non possiamo evidentemente avere scrupoli a farle nostre, restituendo quel significato che loro conviene normalmente.
Invece dei termini «Sé» ed «io», possiamo anche usare quelli di «personalità» e di «individualità», con una riserva tuttavia, poiché il «Sé», come spiegheremo più avanti, può essere qualche cosa più della personalità.L’Io si trova caricato di una serie di risorse narcisistiche che consentono di applicare anche all’Io le modalità di identificazione e di rappresentazione fantastica e onnipotente che costituiscono lo specifico modo di ragionare del Sé. Si crea un Io ideale, buono, potente, capace di risolvere in modo magico ed eroico i problemi e capace di proteggere il Sé come un “fratello maggiore”.
Questa è naturalmente la soluzione ottimale per il conflitto tra Sé ed Io nelle situazioni di crisi, ma possono crearsi anche altre soluzioni: il tentativo di controllo di una situazione ansiogena può avvenire attraverso l’irrigidimento delle strutture cognitive e la ricerca della regolarità. In questo modo le esigenze affettive che tentano di emergere non possono essere soddisfatte.



lunedì 20 giugno 2022

Che cos’è la delusione? Come superarla: le tre chiavi.

 Si rinvia necessariamente a https://annarosapacini.com/oltre-la-delusione/

Che cos’è la delusione? Come superarla: le tre chiavi.

Cominciamo subito con il dire che, se non trattasi di eventi sporadici e isolati, quello che chiamiamo delusione verso qualcosa o qualcuno in realtà è una disillusione.  Quante volte ci è capitato di conoscere una persona che ci colpisce positivamente, magari involontariamente  tendiamo ad  idealizzarla e soprattutto cadiamo nell’ingenuo errore di pensare che in fondo “colui o colei” che sta dinnanzi a me, in caso si comporterebbe come me.  Con il tempo quella persona magari appare come un re o una regina ai nostri occhi, quasi come se fosse perfetta.  In realtà, psicologicamente siamo stati noi stessi a “creare” o attribuire a quella persona quelle qualità, o una misura maggiore di quelle qualità che poi nella realtà non possiede.  Ma perché lo facciamo e perché è utile capirlo’ Perché è facile attribuire colpe agli altri o a qualcuno, in realtà dovremmo chiederci cosa abbiamo fatto noi nel cadere nella cosiddetta illusione. Chiediti sempre: qual è la vera chiave che mi spinge ad aprire certe porte?

E chiediti o meglio chiediamoci: perché tendiamo a sopravvalutare l' altro?

Intanto dobbiamo essere consapevoli che più innalziamo quella persona, più la cospargiamo di “aurea celestiale”, più creiamo in noi delle aspettative!!!!! Nooooo, ricordiamoci invece: mai avere aspettative. Perché la vita ci insegna  che qualsiasi aspettativa noi abbiamo, soprattutto quando ci riferiamo a persone, queste saranno sempre disattese. In semplici parole quella persona è il risultato di un ideale che non corrisponde alla realtà; la disillusione provocherà in noi sofferenza. Ma non è neanche così. Se vediamo bene la faccenda dalla giusta prospettiva quella menzogna che ti fa soffrire ti sta dicendo che devi cambiare modo di intendere i rapporti, i concetti o codici di amicizia, feeling, etc etc….In sintesi, il dolore equivale alla misura in cui noi abbiamo sopravvalutato l’altro. Più solleverai quella persona in alto e più deflagrante sarà la caduta della disillusione, e a volte questa caduta ci conduce verso una sfera “depressiva”. Ci sentiamo svuotati, tristi e traditi, l’autostima è intaccata, così come la nostra capacità di provare piacere e stare bene è minata.

Ecco le tre chiavi per capire e superare la cosiddetta DELUSIONE in verità DISILLUSIONE:

1) Cerca di capire quale parte di te si sta mettendo in relazione, sii te stesso, o meglio: fai chiarezza su quella che è la tua visione, ossia la visione della tua vita, quello che vuoi veramente quello che vuoi fare della tua vita, e cosa vuoi realizzare; quali sono i tuoi principi, non demandarli ad altri.

2)Si diretto con gli altri e non cercare mai di compiacere. Essere chiaro con gli altri presuppone che tu abbia una chiarezza interna e una coerenza, tali da riuscire ad esplicitare quelle che sarebbero invece le premesse non dette. Essere chiari con gli altri significa praticamente esplicitare agli altri cosa ti aspetti e cosa non ti aspetti da loro.

3) Agisci con una sana autostima e si flessibile e ricorda non dire: se fossi io non l’avrei mai fatto, in parte vedi gli altri con una certa tolleranza. Ma non passività. Solo attraverso l’essere flessibili, elastici ossia avere la capacità di comprendere e riadattarsi alle situazioni senza perdere se stessi, riuscirai a correggere la rotta quando inevitabilmente la vita ci porta davanti a dei cambiamenti. Come se fossimo un aeroplano che va in una direzione e d’ un tratto viene portato fuori rotta dai venti ma che è in grado di ritornare sulla sua rotta, così tu sarai in grado con flessibilità, con autostima di ritornare nella giusta direzione.

E ricorda una cosa: non possiamo ne dobbiamo piacere a tutti. Non mettere mai in discussione te stesso dinnanzi al giudizio altrui. Sii te stesso e vivi libero.

 Vincenzo Isaia

psicofilosofia

 


 

 

 

domenica 19 giugno 2022

I disturbi d’ansia cosa sono? Sconfiggere ansia e attacchi di panico senza lottare

 

 


 



https://www.intherapy.it/disturbo/ansia/

I disturbi d’ansia cosa  sono? Sconfiggere ansia e attacchi di panico senza lottare.

L’ ansia è l’emozione provata di fronte a una sensazione di minaccia reale o figurata che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo percepito.

Ansia definizione

L’ ansia è l’emozione provata di fronte a una sensazione di minaccia reale (es. minaccia alla persona) o figurata (es. minaccia all’autostima). È una risposta normale e innata di attivazione, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo percepito predisponendoci a una risposta di attacco o fuga.

L’ansia può essere fisiologica oppure patologica. L’ansia fisiologica ci prepara ad affrontare in maniera adattiva una possibile situazione difficile mentre l’ansia patologica è disfunzionale perché, essendo persistente e intensa, interferisce con la nostra prestazione, e può essere associata a eventi neutri, che non sono realmente pericolosi.

I sintomi dell’ansia

Quali sono i sintomi dell’ansia? I sintomi dell’ansia posso essere suddivisi in tre categorie:

§  sintomi psicologici dell’ansia: forte apprensione non commisurata alla portata dell’evento reale, nervosismo, alterazione della memoria e della concentrazione, rimuginio e preoccupazione, insicurezza e timore;

§  sintomi fisici dell’ansia: dovuti a una iperattivazione neurovegetativa, sono costituiti da palpitazioni, tachicardia, ipersudorazione, spasmi alla gola, dispnea, vertigini, bisogno frequente di urinare, sintomi gastroenterici, insonnia con difficoltà ad addormentarsi e risvegli frequenti;

§  tensione motoria: tremori, irrequietezza, agitazione, facilità a sussultare, contratture muscolari, cefalea tensiva.

È possibile distinguere diversi tipi di ansia:

§  ansia automatica: risposta innata a un pericolo interno o esterno;

§  ansia acquisita:

§  ansia anticipatoria: ha breve durata ed è scatenata da un segnale reale o immaginario, identificabile, associato con il pericolo;

§  ansia generalizzata: è una sensazione di tensione durevole non associata a stimoli particolari;

§  attacchi di panico: sono attacchi d’ansia intensi che si risolvono rapidamente, durante i quali si prova un improvviso senso di grave pericolo (es. paura di morire, paura di impazzire, paura di perdere il controllo). Sono caratterizzati da un’attivazione somatica molto marcata, con sintomi fisici intensi quali palpitazioni, fame d’aria, vertigini fino ad arrivare a un senso di estraneamento dalla realtà.

Problemi di ansia

L’ansia è un’emozione presente in maniera trasversale in diverse sindromi e disturbi psichiatrici; potremmo dire che praticamente non esiste alcun disturbo in cui non si manifestino problemi di ansia in una fase del suo decorso: problemi di ansia sono presenti nei disturbi correlati all’uso di sostanze, che spesso si sviluppano come tentativo di automedicazione verso una forte ansia; esperienze di ansia sconvolgenti e intense caratterizzano le psicosi, così come le fasi profonde di depressione o attivazione maniacale; l’ansia si sviluppa come problema secondario nei disturbi somatoformi, nei disturbi sessuali (es. ansia da prestazione) e nella maggior parte delle malattie organiche; nel  disturbo ossesivo compulsivo, le ossessioni (pensieri, immagini, paure, impulsi intrusivi e persistenti che l’individuo non riesce a scacciare dalla propria mente) generano nella persona una ansia tale da indurla a mettere in atto rigidi rituali comportamentali o mentali (compulsioni) con l’obiettivo di ridurre e/o neutralizzare l’ansia; nei disturbi da stress correlati quali il disturbo post traumatico da stress e il disturbo da stress acuto, il soggetto rivive in continuazione il ricordo o l’immagine di eventi traumatici per lui particolarmente rilevanti, il tutto accompagnato da forte ansia e marcata attivazione neurovegetativa.

Se nei disturbi sopracitati i problemi di ansia sono presenti pur non costituendone il core, l’ansia rappresenta invece la caratteristica principale di due gruppi di disturbi identificati nel DSM-5: i disturbi d’ansia, classificati sull’Asse I, e i disturbi di personalità del gruppo C o cluster ansioso, classificati sull’Asse II, in cui ritroviamo temi simili a quelli dei principali disturbi d’ansia dell’Asse I.

I disturbi d’ansia

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (quinta edizione; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013) vengono classificati come disturbi d’ansia i seguenti disturbi:

§  Disturbo d’ansia da separazione

§  Mutismo selettivo

§  Fobia Specifica

§  Ansia sociale

§  Disturbo di panico

§  Agorafobia

§  Disturbo d'ansia generalizzato

§  Disturbo d’ansia da condizione medica

§  Altro disturbo d’ansia specifico

§  Disturbo d’ansia non altrimenti specificato

È possibile diagnosticare un disturbo d’ansia solo quando si è accertato che i sintomi di ansia non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o farmaco o a un’altra condizione medica, oppure non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.


Comorbilità dei disturbi d’ansia

Il disturbo d’ansia può presentarsi in comorbilità, cioè in associazione, con un’ulteriore patologia, solitamente di diversa origine, durante il decorso clinico di quest’ultima. Le malattie che più frequentemente si associano ai disturbi d’ansia sono la depressione soprattutto, i disturbi bipolori, ADHD,  le patologie respiratorie, cardiache e gastrointestinali, l’ artrite e l’ipertensione (Sareen et al., 2006). Inoltre è assodato come pazienti con altre malattie in comorbilità ai disturbi d’ansia presentino un decorso peggiore del disturbo e una qualità di vita inferiore rispetto a pazienti che presentano esclusivamente un disturbo d’ansia (Sareen et al., 2006).

È assolutamente importante riconoscere la presenza di eventuali comorbilità dei disturbi d’ansia per stabilire quale sia il trattamento farmacologico più adatto alla luce dei diversi disturbi copresenti.

Dall’ansia fisiologica ai disturbi d’ansia

L’ansia è un’emozione che tutti quanti abbiamo provato di fronte alla percezione di una minaccia, ma questo non implica necessariamente che in seguito si sia sviluppato un disturbo d’ansia. Normalmente quando proviamo ansia mettiamo in atto delle strategie per ridurre o eliminare la minaccia, ripristinando in questo modo la precedente situazione di normalità. Quindi che cosa fa sì che l’ansia fisiologica si trasformi in ansia patologica e si strutturi un disturbo d’ansia? Nei disturbi d’ansia l’attivazione fisiologica che segue la percezione di una minaccia nell’ambiente viene valutata a sua volta in maniera catastrofica dal soggetto, diventando essa stessa una minaccia, spesso ancora più grave della minaccia esterna che ha funzionato da fattore scatenante. Si crea così un circolo vizioso in cui l’interpretazione errata e catastrofica dei sintomi dell’ansia aumenta le sensazioni sgradevoli e queste a loro volta rinforzano l’interpretazione catastrofica. Il disturbo d’ansia viene così mantenuto da:

§  attenzione selettiva. Il soggetto pone estrema attenzione ai segnali del proprio corpo interpretandoli in maniera catastrofica;

§  rimuginio. Il soggetto trascorre molto tempo a preoccuparsi cercando di prevedere o prevenire eventi negativi in condizioni di incertezza e di costruire mentalmente ipotetiche soluzioni senza mai giungere a una conclusione;

§  evitamento. Il soggetto evita gli stimoli temuti per non incorrere nell’ansia, riducendo così i propri gradi di libertà.


Come vincere l’ansia: non combatterla

 

Passare dalla lotta all’accettazione Indossare i guantoni e prendere a pugni la propria ansia, quindi, non solo non serve, ma è proprio ciò che in genere ci traghetta da un’emotività normale a un disturbo psicologico a base ansiosa. Anziché affaticarsi in questa lotta, imboccare la strada dell’accettazione risulta essere l’atteggiamento più benefico. Prova a leggere attentamente questi due pensieri: “Non riuscirò a fare il colloquio di lavoro perché sono troppo ansioso“ “Posso andare al colloquio di lavoro pur avendo paura di non farcela e provando dell’ansia“ Noti una differenza? Il primo pensiero è quello che tipicamente si associa all’evitamento esperienziale: “finché avrò quest’ansia non va bene, non riuscirò ad andare al colloquio di lavoro“. Il secondo non cerca di sopprimere alcun pensiero né alcuna emozione: semplicemente si propone di accettarla, ovvero di fare le proprie cose pur provando quell’emozione. È sottinteso in quest’ultimo caso che provare dell’ansia va bene, non è pericoloso e… fa parte della vita. È questa l’essenza dell’accettazione. Con questo atteggiamento mentale, l’ansia diventa una compagna, né gradevole né sgradevole, semplicemente una compagna che abbiamo accanto in quel momento. Più la accettiamo, più quell’emozione farà il suo naturale corso e non ci impedirà di vivere una vita coerente con ciò che vogliamo fare. Più la combattiamo, più rischieremo di restare impelagati nel turbinio di preoccupazioni e tentativi vani di allontanarla, con conseguente senso di fallimento e frustrazione. Non è così facile Non voglio assolutamente farti passare il messaggio che questo cambiamento di atteggiamento sia facile da ottenere. Difatti non è così e chiunque ti dica il contrario starà facendo una banalizzazione. Normalmente chi tende ad avere risposte ansiose di tipo patologico ha passato buona parte del tempo, spesso anni, a ritenere che sia fattibile allontanare l’ansia imponendosi di non provarla. Questo diventa un stile talmente automatico (e in genere appreso) che spesso la persona non ha neanche consapevolezza di metterlo in pratica. Oggi sappiamo però che quando una persona riesce a cambiare rispetto al suo disturbo d’ansia, lo fa riuscendo ad accettarla e quindi a cambiare prospettiva rispetto a quello che prova. Arrivare ad ottenere questo obiettivo non è né immediato né facile. Ma non è facile neanche lottare strenuamente contro i propri pensieri e le proprie emozioni, con la differenza che in questo caso si tratta di una fatica poco fruttuosa e che non fa altro che alimentare il malessere psicologico. Per approfondire il concetto di accettazione in psicologia, ti consiglio la lettura del testo di Russ Harris “La trappola della felicità“. Si tratta di un famoso libro di autoaiuto, scritto da un pioniere in questo campo, che accompagna il lettore all’interno di questa nuova prospettiva volta ad abbandonare la lotta contro i propri pensieri e le proprie emozioni. Vale la pena specificare che i libri di autoaiuto possono risultare dei validi strumenti ma non possono sostituirsi a un percorso psicologico effettuato con un professionista. Nei casi in cui il problema non è radicato e non risulta eccessivamente invalidante, libri come questo possono risultare un ottimo punto di partenza, nonché un viaggio affascinante verso una prospettiva nuova nei confronti di noi stesso. Ma quando l’entità del malessere e del disagio è eccessiva, allora la cosa migliore è contattare uno specialista che ci aiuti ad affrontare il problema nel migliore dei modi.

 

 

 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

SOCIO  LIBERA ASSOCIAZIONE PSICOLOGIA https://www.liberaassociazionepsicologia.com/ Psicofilosofia Vincenzo Isaia       Curriculum Scientifi...