martedì 29 aprile 2025

Oggi ultima lezione in quinta liceo. Il tema è: il coraggio di essere sé stessi e di cambiare.

 


 

Oggi in classe durante l’ultima lezione su Nietzsche e anticipando la lezione di domani, ovvero su Freud e la nascita della psicanalisi, tra volontà di potenza e coraggio del superuomo (oltreuomo), è venuto spontaneo chiedersi ma perché è così difficile essere felici e apportare cambiamenti nella propria vita. E VISTO CHE DOMANI INIZIEREMO Freud, mi sono permesso di condividere con i ragazzi quel che ho appreso durante il percorso abilitante in psicologia clinica, ovvero di psicoterapia strategica, dove tanto si è parlato di resistenza alla terapia. Che cos’è? Beh Freud l’aveva ben intuito, ovvero nella psicoterapia psicoanalitica ci si riferisce al termine resistenza per indicare un particolare atteggiamento del paziente, che si esprime nella seduta con una certa disposizione mentale ed emotiva a rifiutare l'osservazione e la riflessione profonda e accurata. La maggior parte di noi non ha il coraggio di essere felice perché questo richiede un cambiamento. Questo è il motivo per cui alcune persone scelgono di vivere una vita miserabile o infelice, perché essere felici richiede cambiamenti impegnativi!

Tutti i problemi sono problemi di relazione interpersonale. Una volta che impari a lasciare andare i compiti degli altri, come la loro opinione su di te, e a concentrarti su te stesso ti libererai di un sacco di stress inutile. Ognuno di noi ha i propri scopi e fini e non dovremmo interferire e intrometterci nei compiti altrui. Riassumo la conversazione con alcune domande poste dai ragazzi in classe. Insomma cito Adler per fare un accostamento con la volontà di potenza in Nietzsche e per far comprendere che da domani inizieremo Freud, la psicanalisi, ma che non riusciremo a parlare di Jung e soprattutto di Adler che personalmente adoro. Ecco il dialogo ricostruito per quello che ricordo e che è avvenuto in classe.

Allievo D: Non capisco. In primo luogo, come fai a stabilire quale sia il mio compito? Lei diceva con Nietzsche di divenire ciò che sei.

IO R: C’è un modo semplice per stabilire di chi sia il compito: chiedersi chi sia il destinatario del risultato prodotto dalla scelta fatta. Bisogna capire che siamo unici e insostituibili. E che non bisogna ricercare riconoscimenti dagli altri, ma solo concentrarsi sui propri compiti e sul contributo che noi possiamo dare agli altri e alla società, ma prima di tutto a noi stessi, in nome del sé, di ciò che si è.  Se abbiamo bisogno che altre persone interferiscano con noi, ci riconoscano o celebrino i nostri risultati, siamo preoccupati di ciò che gli altri pensano di noi e non di chi vogliamo veramente essere. In altre parole tempo fa ho scritto su Nietzsche dando il titolo “Dal profondo per l’indipendenza emotiva”, e poi ne scrissi un altro con un titolo che la dice lunga “Realizza quel che sei, il sentiero del sé”. Questa idea si riduce alla libertà, o addirittura anche al coraggio di non piacere. Perché non possiamo né dobbiamo piacere a tutti. Si tratta di non aver bisogno del riconoscimento, della ricompensa o della convalida degli altri per sentirci felici. Si tratta di saper essere assertivi, di avere cura, la sana cura di sé. Certo non nego che l’approvazione degli altri è una cosa di cui essere orgogliosi, ma sarebbe sbagliato dire che è indispensabile. La domanda giusta è chiedersi: perché si vuole essere lodati dagli altri?

Chi mi risponde. Risponde un altro allievo.

ALLIEVO: Perché è per mezzo degli altri che sai di valere veramente. È grazie all’approvazione altrui che abbiamo la sensazione di valere qualcosa e che riusciamo a cancellare il senso d’inferiorità, imparando ad avere fiducia in te. Così non mi sento inferiore a nessuno.

IO: Ahiiiii, attento caro. Se cerchi approvazione negli altri e ti preoccupi solo del loro giudizio, in fin dei conti vivi la vita degli altri, o peggio si rischia di pensare che la nostra esistenza, il nostro vivere debba a seguire le aspettative di chi vuole che tu sia un certo tipo di persona. In altre parole, getti via il tuo sé e vivi la vita di altri.” Nietzsche, lo stesso Adler urlerebbero!!! (Risata collettiva in classe).

ALTRO ALLIEVO: ma io fino ad ora mi riferisco sempre al passato a quello che non ho saputo fare, alle mie indecisioni, e anche al fatto di avere avuto svantaggi di partenza. Ho una conferma da quando sono piccolo. E penso che sia normale?

 

IO: Il tuo passato non determina il tuo futuro. Un altro concetto di cui parla Nietzsche con il concetto di storia (non monumentale o antiquaria) ma del senso critico, è quello che il tuo passato non determina il tuo futuro. In latino con Seneca è più chiaro “hic et nunc, qui e ora questo è ciò che hai e sei”.Ecco perché cari ragazzi, ahime la campana sta per suonare, ma ci tengo a concludere le lezioni su Nietzsche così: possiamo cambiare chi siamo in qualsiasi momento. Anche se ti è successo qualcosa di brutto nella vita, non significa che la tua vita sarà brutta, ma puoi riconoscere che hai tu la scelta su come rispondere a quanto accaduto. Amor fati, quindi. E per farlo occorre agire. Solo così sarete liberi di essere, di poter partorire la vostra pianta. A domani.




 

 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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