Emozioni oggi al cinema con i ragazzi del Liceo De Cosmi. Palermo 16.11.2024
sabato 16 novembre 2024
Emozioni oggi al cinema con i ragazzi del Liceo De Cosmi. Palermo 16.11.2024
lunedì 11 novembre 2024
Il bambino della gioia in noi.
Il bambino della gioia in noi
La gioia, in quanto energia è una forza interiore, una
risorsa che è sempre presente, non solo quando siamo concentrati su problemi e
difficoltà della nostra vita, ma persino durante i più grandi dolori e fallimenti.
Lo so sembra incredibile ma è così. In ognuno di noi c'è uno sguardo che vede
il mondo con gli occhi di un bambino. I bambini sono molto più saggi di noi,
vivono nel qui ed ora e approcciano il mondo con il gioco e la fantasia. E sono
capaci di sorridere un secondo dopo il più forte pianto o loro problema. Si
perché che ci crediate o no anche i bambini hanno i loro problemi. Attenzione
ritornare a dare voce al bambino che molto spesso seppelliamo non significa
ritornare all'infanzia spensierata e che è lontana nel senso di rimpiangerla.
Significa capire che questo bambino o bambina in noi è il coraggio di saper
ripescare e portare fuori quella forza creativa, vitalità dell'anima che ci
porta verso la gioia, e che è strada per la felicita. Si perché la felicità è
la strada ... è la scelta di un sentiero che non siamo più abituati a
percorrere da soli, è quel luogo di cui spesso abbiamo paura, rimasto
inesplorato. Posso dirvi che i greci avevano già compreso che anche in momenti
difficili, ritornando in questo luogo fatto di fantasia ed immaginazione,
contemplazione, possiamo ritrovare l'ebbrezza della vita. Non è immaturità o
incoscienza. È coraggio di chi è pienamente consapevole che l'essere adulto è
allo stesso tempo il bambino che può contare su sé stesso e sulle sue risorse
interiori sempre e comunque...anche nel più grande dolore.
sabato 9 novembre 2024
La soluzione è oggi non nel passato!!!
La soluzione è oggi non nel passato!!!
Ho compreso e vedo che ancora una volta tanti riscontrano difficoltà, problemi, disagi psicologici perché credono che
la risoluzione sia lì nel passato.
Oserei citare Nietzsche a sostegno non solo delle ultime ricerche in materia di psicologia clinica ma di approccio strategico e breve, no non parlo di quelle lunghe e solite ed estenuanti psicoterapie. Vediamo prima cosa dice Nietzsche e vediamo come se oggi nel campo dell’affrontare i problemi possa essere utile: “Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga, e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione, il primo istinto è di abolire queste spiacevoli situazioni. Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione. Poiché fondamentalmente si tratta solo di una volontà di liberarsi di idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega l’ignoto come conosciuto fa tanto bene che la si «crede vera». [...] L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura. (Friedrich Nietzsche, Filosofare con il martello). Uso le parole di Giorgio Nardone il quale in molti dei suoi testi scritti assieme al grande P. Watzlawick, lo dice chiaro e su questo approccio ha fondato la scuola terapeutica ad Arezzo: “Questa considerazione apparentemente ovvia taglia fuori la stragrande maggioranza dei modelli psicologici e psichiatrici di terapia i quali, sulla base di una epistemologia determinista o riduzionista, si occupano di ricostruire le cause passate di un problema presente, con la convinzione che, una volta che queste siano svelate e rese consapevoli, il problema svanisca. In realtà, non esiste”. Lo stesso Watzlawick in Pragmatica della comunicazione afferma: “Cosicché le «tentate soluzioni» disfunzionali diventano il problema !!”. Ogni realtà muta e si trasforma a seconda del punto di vista dal quale la si percepisce, la si pensa, la si interpreta, la si vive soprattutto nella distorsione e nella menzogna della nostra stessa memoria; ciò conduce a reazioni diverse sulla base delle diverse attribuzioni che si possono fare alla stessa realtà. In altri termini, errare è umano ma è l’incapacità di modificare i propri errori che rende le situazioni irrisolvibili. Tale difficoltà a cambiare le nostre strategie, come già accennato in precedenza, risiede nel fatto che queste derivano da esperienze precedenti di successi nell’affrontare problemi della stessa tipologia. In altre parole, con Oscar Wilde possiamo affermare: «è con le intenzioni migliori che si producono gli effetti peggiori». Gli esseri umani, come la moderna psicologia cognitiva e delle attribuzioni dimostra, hanno difficoltà a cambiare le loro visioni e i loro copioni comportamentali anche quando questi risultano inadeguati. La vita è costellata di eventi problematici per chiunque; la differenza sta nel «come» ognuno di noi si pone nei confronti di tali realtà, poiché ciò condurrà a mettere in atto tentativi che possono guidare non solo alla non soluzione ma, addirittura, alla complicazione del problema che si vorrebbe risolvere. Pertanto, ciò che costruisce un problema non è tanto un errore di percezione e reazione, ma la rigida perseveranza nella posizione assunta e nelle azioni che ne conseguono. Come già riferito, le patologie psicologiche di solito si realizzano nell’utilizzo, da parte della persona, di una o più soluzioni che spesso sono riconosciute dallo stesso soggetto come non funzionali ma che egli non riesce a modificare. Tale rigido sistema di percezioni e reazioni, nei confronti di una determinata realtà, mantiene il problema, lo complica, e spesso conduce il soggetto a essere sfiduciato nella possibilità di un cambiamento. E’ evidente che per mettere in atto un cambiamento, attraverso l’approccio psicologico strategico, insomma per affrontare un problema, è necessario capire non tanto il modo in cui un problema si è venuto a formare nel tempo, ma come questo lo si è nutrito e mantenuto fino al nostro presente. Quello che dobbiamo interrompere, quando vogliamo cambiare una realtà, è la sua immanenza, il suo insistere a presentarsi in casa nostra come un ospite indesiderato, ma ricordiamo siamo noi ad aprire la porta; sulla sua formazione, con tutto rispetto di approcci psicanalitici di stampo freudiano, dell’accadimento o della situazione svoltasi nel passato, non abbiamo alcun potere di intervento. Nel passato non si può intervenire più. Ma lo si può nel presente. E lo facciamo a partire dagli effetti e non dalle presunte cause.
giovedì 7 novembre 2024
Elogio dell'imperfezione
“L'essere unico che è in noi viene imprigionato dall'idea di
perfezionamento; sarebbe come dire che una tigre realizzerà la sua missione
quando sarà più dolce, meno aggressiva, addomesticata!
Il primo passo per realizzare ciò che si è realmente è
accettare le particolarità che ci rendono unici, irripetibili, anche la
permalosità, la paura o l'introversione. Spesso corriamo dietro ai giudizi altrui, e
questo è ciò che distrugge la propria identità: la lotta interiore per cambiare
sè stessi è invece quello che fa indebolire la nostra anima. Si perché ognuno è
perfetto così com'è, imperfetto e capace di rinnovarsi ogni giorno, ed imparare
ad accettarsi è più semplice di quanto si pensi.
Stare bene con sé stessi
è figlio di una piacevole lotta. E capirlo è il primo passo per essere liberi.
Si perché le persone libere sono terapeutiche e rendono liberi. Siamo noi che
spesso ci complichiamo la vita con pensieri, schemi e giudizi inutili. Capire che ognuno di noi è perfetto proprio
attraverso le tracce della sua imperfezione significa sentirsi pian piano e quasi
magicamente più sereni, liberi dall'ansia e sollevati, La filosofia, la
riflessione divergente, la consapevolezza della nostra stessa imperfezione sono
la via per superare il disagio e trovare il benessere interiore.
C'è
in noi un'intelligenza nascosta che sta tracciando il nostro cammino? Un sapere
innato, dotato di potenza vitale, che ci sta facendo maturare e incamminare
verso la nostra meta? Il carattere (ciò che ci caratterizza) detesta la
somiglianza. Siamo fatti per essere unici e imperfetti! Questa è la perfezione
di ogni essere umano”.
martedì 5 novembre 2024
Non sono gli accadimenti a renderci infelici.
Non sono gli eventi a renderci infelici e tristi, le cose che accadono in sé, ma i pensieri e i concetti che noi attribuiamo a questi eventi, i giudizi che abbiamo loro dato e che continuiamo a portarci volutamente dentro!!!! Oggi dicevo ad un papà di una mia ex allieva incontrato per caso: non usare i rimpianti per evitare di metterti in gioco, ed agire il nuovo. Spesso proviamo una certa soddisfazione nel sentirci vittime e colpevolizzare gli altri. Mi sono sentito dire come spesso tante volte diciamo: Da molto tempo sono a pezzi, triste, le cose non vanno mai come voglio, e vorrei tornare quello di prima!! Io rispondo: vuoi tornare quello di prima? Sarebbe uno sbaglio fatale. Mi spiego meglio. Quello che eri prima caro sig. M, è proprio quello che ti ha fatto star male. La delusione, la tristezza che provi adesso, o da qualche tempo, è la risorsa che ti sta dicendo che devi distruggere l’idea che ti sei fatto di te. Perché ti vuol far capire che tu sei pieno di nuove risorse, e ti vuol portare al cambiamento alla persona nuova che tu ostacoli con il rimugino sul passato. Se ci facciamo caso nelle nostre giornate, per non dire in tutta la nostra vita, diamo attenzione o a ciò che è accaduto (passato) o nel tentare di prevedere quel che ancora deve arrivare (il futuro). Quante volte ci sentiamo dire: “se avessi fatto quella scelta”, “se mi fossi comportato diversamente”!! Avere dei rimpianti sappiamo che non giova a nulla. Chi vive di rimpianti rimugina su qualcosa che non esiste più, e che semmai esiste solo nei suoi pensieri. Spesso crediamo che le scelte non fatte sarebbero state le migliori, ed è appunto il rimpianto che ce le fa credere tali!! Quante volte mi sono sentito dire: ahimè se avessi continuato con la musica??? Oh se solo mi fossi laureato? Oh se solo avessi avuto il coraggio di andare fuori per lavoro…Io vi rispondo così: Non ti sei laureato? Non hai più suonato? Vorrà dire che in realtà non lo volevi veramente, e che non sarebbe comunque servito per realizzare quel che sei veramente e realizzare i “tuoi” fini, realizzare il “tuo” disegno di vita!! Le felicità più grandi ho imparato sulla mia pelle e dopo che mi sono occupato di psicologia, arrivano da fatti imprevisti, senza alcun programma. Vi posso garantire quindi che molti malesseri, disturbi psicologici, dipendono da come noi ci collochiamo nel tempo in cui ci troviamo a vivere; chi soffre di depressione in genere è fermo nel suo passato, chi è ansioso teme il domani, e ciò che fa parte dell’avvenire, del futuro. Non ho mai conosciuto da quando sono al mondo e da quando mi sono occupato di psicologia persona che non avesse disturbi emotivi solo perché si percepisce fuori dal suo tempo presente. Sul passato non si può fare nulla, e così nel futuro. La nostra felicità è adesso, è dentro di noi. La nostra mente o meglio il nostro cervello ha già superato il passato, è andato avanti, ma molti, rimangano indietro usando i ricordi belli o brutti che siano come scuse per lamentarci e dare colpa ad altro, agli altri, mentendo a noi stessi, e rimanendo convinti per paura che quel che crediamo sia abitudinario di noi stessi sia un bene! No, è una trappola che può diventare un inferno, o peggio l’aver sofferto e sprecato una vita inutilmente!!!
Ecco gli "psico-inganni" che portano ai disagi psichici: Cosa sta alla base di un disagio psicologico?
Ecco gli "psico-inganni" che portano ai disagi psichici: Cosa sta alla base di un disagio psicologico?
A mio avviso e dallo studio delle
psicopatologie in riferimento alla psicologia, alla stessa psichiatria, all’attuale
DSM5, e all’esperienza maturata in osservazione e ascolto psicologico, alla
base di alcuni psico-inganni di fondo che portano al disagio psicologico posso essere
annoverati: 1. L’inganno delle aspettative; 2. L’inganno di sopravvalutare o sottovalutare; 3.
La trappola di credere di dover essere sempre coerenti e in modo esasperato
(non possiamo non è umano). 4. L’inganno che dobbiamo necessariamente pensare
positivo (la peggiore direi). 5. L’inganno di avere conoscenze certe e aver
capito tutti e tutto. 6. La credenza di contare su logiche e ragionamenti
perfetti; 7. La credenza di sentirsi le cose, di fidarsi troppo delle
sensazioni immediate.
Se riflettiamo bene, alla base
dei disagi psicologici è possibile individuare aspetti di base, potremmo
definirli "psico-inganni". Tutti quelli che soffrono di un disagio
psicologico, soffrono di molti psico-inganni, chiamiamoli così, misti, combinati.
In genere ciò che sta alla base è il passaggio da una iniziale paura di
percezione, emotiva, adattiva e che per un periodo è stata anche utile e
funzionale, a una condizione disadattiva e non più utile, anzi invalidante. Chi
cade in disagi psicologi di varia natura ha dei meccanismi di base a
prescindere dal tipo di patologia o disagio. Ad esempio: la tendenza ad evitare
le situazioni che più fanno paura, persino di semplici pensieri, il bisogno di
chiedere rassicurazione e protezione ad amici, parenti, agli altri, il fatto di
voler controllare le proprie reazioni, persino quelle fisiologiche. Se all’inizio
le soluzioni che mettiamo in atto sono in grado di ridurre la sensazione
temuta, la paura, in seguito, lo stesso meccanismo che prima era utile e
funzionale, se reiterato nel tempo diventa disfunzionale. Ad es. evitando in un
primo momento una data situazione che mi trasmette paura o disagio, all’inizio
sembrerà che la scelta sia stata in grado di esorcizzare il problema, ma allo
stesso tempo innesca inconsciamente l’incapacità di aver saputo gestire quella
data paura, difficoltà, e dunque ne rafforzo il pericolo, e questo peggiora il
senso di incapacità e all’aumento del problema. Ecco “evitare può essere utile”
ma farlo sempre e comunque mi conferma di essere incapace, ecco il dramma.
Andiamo ora alla protezione e alla rassicurazione richiesta agli altri. Se all’inizio
ci fa sentire rassicurati da una minaccia, nel tempo conferma la sensazione di
esser incapace di gestire una situazione, mi sentirò senza autostima, mi svaluterò
e non farò più appello a nessuna delle mie risorse, anche qui, ecco il dramma.
Anche quando si vuol controllare e gestire tutto. Stessa e identica cosa. Es.
più cerco di controllare il mio cuore accelerato, la mia respirazione più ne
altero la situazione, più cerco di avere equilibrio e più sarò destabilizzato,
ne consegue che: più tentiamo di mantenere il controllo più lo perdiamo e
creiamo il disagio. E li ci si sente impotenti e ancora più incapaci di
affrontare e combattere noi stessi. Se poi questi tre aspetti si combinano ecco
che in poco tempo si presenta il sig. disturbo. All’inizio il disagio
psicologico si riferirà solo alle specifiche situazioni che abbiamo evitato, ma
nel tempo, si trasformerà in una sindrome generalizzante ancorata a tutte le
nostre sensazioni interne. In poche e semplici parole non occorrerà più un
reale e concreto stimolo esterno, perché quello che sta alla base di ogni
patologia psichica è la “paura della paura”.
lunedì 4 novembre 2024
Noi siamo i nostri peggiori critici.
Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia
SOCIO LIBERA ASSOCIAZIONE PSICOLOGIA https://www.liberaassociazionepsicologia.com/ Psicofilosofia Vincenzo Isaia Curriculum Scientifi...
-
SOCIO LIBERA ASSOCIAZIONE PSICOLOGIA https://www.liberaassociazionepsicologia.com/ Psicofilosofia Vincenzo Isaia Curriculum Scientifi...
-
L’Andragogia : Knowles e la teoria dell'apprendimento degli adulti a cura di Vincenzo Isaia. NB: Visto la difficoltà e la rar...
-
Ci sono lezioni che non finiscono con la campanella. Restano addosso. E lavorano dentro. In 4M , leggendo una lettera scritta alle tre del m...






