https://www.ohrc.on.ca/it/identit%C3%A0-di-genere
Educazione civica: l’identità di genere tra etica e società.
Il
Codice dei Diritti Umani dell’Ontario (il Codice) garantisce a
tutti uguali diritti e opportunità, oltre alla libertà da ogni forma di
discriminazione. Il Codice riconosce
la dignità e il valore di ogni essere umano nell’Ontario, in termini di
impiego, abitazione, strutture, servizi, contratti, partecipazione a sindacati,
associazioni di categorie o professioni. Le persone che vengano discriminate o
molestate a causa della loro identità di genere sono protette dalla legge che
tutela i sessi. Queste categorie possono comprendere transessuali, transgender,
intersessuali, cross-dresser (per i quali non risulta appropriata la vecchia
definizione di “travestiti”) e altre persone la cui identità di genere o di
espressione sia, o venga considerata, diversa dall’identità sessuale attribuita
alla nascita.
Cos’è
l’identità di genere?
L’identità
di genere si riferisce alla percezione che ogni persona ha di sé e del proprio
essere maschio o femmina. L’identità di genere è diversa dall’orientamento
sessuale, che è anch’esso protetto dal Codice. L’identità
di genere può essere diversa dall’identità sessuale assegnata alla nascita e
può essere:
Transgender: persone
che nella loro vita hanno la percezione di vivere diverse identità di genere.
Fra queste potremmo troviamo quelle che si identificano come transessuali e
quelle che si identificano in una “gamma di generi” e che sentono di vivere al
di fuori degli schemi “uomo” o “donna”.
Transessuali: persone
che alla nascita furono classificate come maschi o femmine, ma che identificano
se stesse in modo diverso. Possono cercare di sottoporsi a vari trattamenti
medici, fra cui quello ormonale o chirurgico, per riallineare la conformazione
del loro corpo all’identità che sentono dentro di sé.
Intersessuali: persone
che non sono stati facilmente classificati come “maschi” o “femmine” basandosi
sulle loro caratteristiche fisiche alla nascita o dopo la pubertà. Questo
termine sostituisce quello inappropriato di “ermafroditi”.
Cross-dresser: persone
che, per il proprio benessere emotivo e psicologico, indossano abiti che sono
solitamente associati al sesso “opposto”.
Trans: termine generico con
il quale si indicano persone che, in vari modi, non sono conformi con l’idea
che la società generalmente collega all’identità di uomo o donna.
Discriminazione
e molestia
Per discriminazione di una
persona in base alla sua identità di genere s’intende qualunque atto relativo
al sesso o al genere della persona che, in modo più o meno intenzionale,
imponga gravami di vario genere su tale persona o su un gruppo di individui e
non sugli altri, oppure che neghi o limiti a queste persone l’accesso a
determinati vantaggi che sono invece disponibili per gli altri membri della
società. Questa discriminazione può essere aperta o subdola. Può anche
manifestarsi su scala più grande e sistemica, come quando una legge o una
regola sembri apparentemente neutra, ma in realtà non sia concepita in modo di
includere tutti gli individui. Queste situazioni possono ledere i diritti delle
persone, discriminandole in base alla loro identità di genere. Anche la
molestia è una forma di discriminazione. Le molestie possono essere di vari
tipi: commenti, battute sarcastiche, insulti, comportamenti o esibizione di
illustrazioni che insultino l’individuo in seguito alla sua identità di genere.
Nessuno deve essere trattato diversamente sul lavoro, a scuola, nel cercare un
appartamento in affitto, in un ristorante e in nessun’altra occasione simile,
in seguito alla propria identità di genere.
Esempio: un
transessuale risponde a un annuncio per l’affitto di un appartamento.
L’amministratore del palazzo dice che non ci sono appartamenti liberi, anche se
in realtà ce ne sono.
Esempio: Un lavoratore dice al suo manager
che è un cross-dresser. Il manager gli risponde che non è più adatto a ricevere
promozioni o formazione professionale, perché clienti e colleghi si
sentirebbero in imbarazzo vicino a lui. Le organizzazioni non
possono discriminare nessuno e devono trattare nel modo corretto le denunce di
molestie, realizzando un ambiente non discriminatorio per i trans. Ciò vale
anche per i “terzi”, cioè persone che lavorino a contratto o che vengano
regolarmente a contatto con l’organizzazione. Gli individui vanno riconosciuti
per il genere sessuale al quale sentono di appartenere e quindi va dato loro
accesso alle toilette e agli spogliatoi in modo conseguente, a meno che non
siano loro stessi a chiedere diversamente (per motivi di sicurezza o di
privacy).
Il dovere
di adeguarsi
Secondo
quanto previsto dal Codice, i lavoratori,
i sindacati e i fornitori di servizi hanno il dovere legale di adeguarsi
all’identità di genere delle persone. Lo scopo di tale adeguamento è di
permettere a tutti di usufruire e prendere parte, paritariamente, a servizi,
opportunità abitative e occupazionali.
L’adeguamento è una
responsabilità condivisa. Chiunque ne sia coinvolto, comprese le persone che
richiedono tale adeguamento, devono collaborare in questo processo, condividere
informazioni e cercare assieme le soluzioni migliori.
Esempio: un
transgender potrebbe suscitare preoccupazioni per la sua sicurezza se usasse lo
spogliatoio degli uomini nella palestra in cui si esercita. Il manager della
palestra prende provvedimenti contro i molestatori e valuta le possibili
soluzioni assieme al cliente, ad esempio l’installazione di divisori nelle
docce e negli spogliatoi degli uomini oppure la creazione di un locale singolo
con doccia e spogliatoio. Nel frattempo, finché una soluzione definitiva non
sia pronta, garantiscono alla persona in questione l’accesso ai bagni e allo
spogliatoio del personale.
Esempio: a
una donna transessuale viene impedito di usare i servizi igienici riservati
alle donne sul luogo di lavoro. Il manager difende tale scelta spiegando che il
personale ha espresso il proprio disagio per questa situazione. Il datore di
lavoro deve adottare regole che stabiliscano chiaramente che la lavoratrice
transessuale abbia il diritto di utilizzare tali servizi igienici, fornendo al
personale la formazione adeguata per eliminare le proprie riserve mentali e
prevenire molestie e discriminazioni future.
Esempio: una donna transessuale viene
sottoposta a perquisizione corporale da parte di un poliziotto maschio, anche
se lei aveva chiesto di essere perquisita da una donna. La Polizia giustifica
l’accaduto dicendo che la perquisizione andava affidata a un uomo perché la
persona perquisita non aveva ancora effettuato l’operazione di cambiamento di
sesso. Il Tribunale dell’Ontario per i Diritti Umani ha ordinato che a una
persona trans che debba essere perquisita siano date tre alternative:
perquisizione eseguita soltanto da un agente maschio, soltanto da un’agente
femmina oppure da una coppia di agenti, maschio e femmina.
Il significato del termine genere/gender
Il termine gender, in
italiano genere, viene utilizzato per riferirsi al concetto
di identità di genere; ci permette, cioè, di parlare di mascolinità
e femminilità andando al di là della differenza sessuale biologica.
Uno dei primi ad usare il
termine gender è lo psicologo neozelandese John Money,
pioniere nello studio dell’intersessualità negli anni ’50, che parla di gender role, cioè ruolo di genere,
riferendosi agli individui intersessuali, che presentano caratteri sessuali di
entrambi i sessi e che per questo non possono essere chiaramente distinti dal
punto di vista sessuale biologico. Money si accorse però che, a dispetto del
loro ermafroditismo sessuale, queste persone si identificavano chiaramente come
maschi o come femmine. Da questo momento il termine genere, per parlare di identità sessuale disgiunta da
quella biologica, si diffonde all’interno degli ambienti scientifici medici e
psicologici.
Grazie agli studi di genere cominciati
negli anni ’50 e portati avanti fino ad oggi, il concetto di genere è andato complessificandosi; è doveroso
quindi fare una distinzione tra identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale.
Identità di genere
L’identità di genere è definita da come ciascun
individuo sente di essere, il suo sentimento profondo di femminilità o
mascolinità.
Il ruolo di genere
Il ruolo di genere è invece ciò che è socialmente e
culturalmente definito come maschile o femminile. Il ruolo di genere risponde quindi alla norma sociale
e alle credenze condivise dai più che definiscono quali comportamenti si
adattano a ruoli maschili o femminili.
L’orientamento sessuale
L’orientamento sessuale si
riferisce all’attrazione affettivo e sessuale di
una persona nei confronti di un’altra. Gli orientamenti sessuali sono
diversi e sono ad oggi considerati come normali varianti della
sessualità, tra i più conosciuti troviamo l’orientamento eterosessuale,
omosessuale e bisessuale.
È chiaro che queste tre dimensioni possono comporsi
all’interno di ciascun individuo in combinazioni differenti.
Transessualismo, transgenderismo e Disforia di genere
“Transessuale” è un termine
medico che è usato per indicare quegli individui che sviluppano definita
le identità dettte di genere(maschile o femminile) ma opposta al sesso biologico di nascita; per questo
intervengono con terapie ormonali o con la chirurgia estetica per adeguare il
proprio corpo alla propria identità di genere.
Il termine “transgender” definisce invece quegli individui che si
identificano in modo transitorio o persistente con un sesso differente dal
proprio sesso di nascita, non aderendo però pienamente al genere opposto, ma trovando più adatta a sé una
collocazione intermedia tra il maschile e il femminile. Terapie ormonali e
operazioni chirurgiche vengono quindi usate per modificare soltanto alcuni dei
caratteri sessuali. Il movimento transessuale/transgender utilizza
spesso il termine “trans” per indicare sia la condizione di transgender che quella di transessuale.
Nel DSM-5 si parla di gender dysphoria una
condizione clinica in cui l’avvertire discrepanza tra il proprio sesso
biologico e la propria identità di genere causa
un disagio clinicamente significativo e compromette il funzionamento sociale e
lavorativo. Esattamente come per i disturbi d’ansia, ad esempio, l’entità del
disagio avvertito e le sue ripercussioni sono ciò che determinano la presenza
di un quadro clinicamente significativo. Questo è un grande cambiamento, se
consideriamo che nella precedente versione del DSM il Disturbo dell’Identità di Genere si focalizzava sulla percezione
di una identità diversa dal sesso biologico, senza considerare il disagio
soggettivo sperimentato.
Il gender e gli studi di genere o gender studies
Studi scientifici e etici si occupano dei significati socio-culturali legati all’identità di genere e
ai ruoli di genere e sono trasversali a diverse
discipline, sia scientifiche che umanistiche; hanno il merito di sensibilizzare
l’opinione pubblica rispetto al tema dell’identità di genere e
alla sua relazione con la biologia sessuale dell’individuo, relazione complessa
e influenzata da fattori psicologici, educativi e socio-culturali, quindi per
nulla scontata e predefinita.
È l’antropologa Gayl Rubin
nel 1975, con “The traffic women”, la prima a parlare di sex-gender system, un sistema binario asimmetrico per
cui la differenza tra i caratteri sessuali biologici viene trasformata in modo
arbitrario in una disparità tra uomo e donna.
I primi studi di genere però
nascono negli Stati Uniti negli anni ’50 e si occupano di identità sessuale
nelle due diverse dimensioni, negli anni ’70 e ’80 cominciano ad occuparsi
della condizione femminile e si diffondono anche in Europa dove si collocano
all’interno di una riflessione culturale, politica ed emancipativa più ampia
sulla condizione della donna nella società e di come sia cambiato il suo ruolo,
e più in generale sulla condizione delle minoranze sessuali, etniche,
linguistiche e delle disabilità. Lungi dal negare le differenze di genere,
gli studi di genere ne approfondiscono lo studio al fine di
comprenderne meglio le varianti.
La teoria del gender o ideologia del gender
La teoria del gender, nasce
all’interno degli ambienti cattolici negli anni ’90. Secondo i sostenitori
della teoria del gender, gli studi di genere, o gender
studies, servirebbero a mitigare un complotto volto a far tramontare l’idea
di famiglia tradizionale basata su una chiara definizione di sessi e ruoli
di genere.
Nel 1995, già nella fase precongressuale
della conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino, il dibattito tra
femministe e delegati a favore della famiglia si fa molto acceso. Un paio di
anni prima la biologa Anne Fausto-Sterling pubblicava sulla rivista “The
science” un articolo in cui proponeva di aggiungere ai due sessi maschile e
femminile sia l’ermafrodita (cioè l’individuo intersessuale che ha sia un
testicolo che un ovaio), che gli pseudoermafroditi femmina (una persona
intersessuale con le ovaie, con qualche caratteristica sessuale maschile e
nessun testicolo) e maschio (una persona intersessuale con i testicoli, con
qualche caratteristica sessuale femminile e nessuna ovaia). Questa
pubblicazione, così come quella di Susan Kessler che nel 1990 titolava “The
medical construction of gender: case managements of intersexed
infants”, hanno principalmente lo scopo di accendere un dibattito attorno al
tema dell’identità di genere, arbitrariamente assegnata dai medici alla
nascita anche in quei casi in cui le malformazioni degli apparati genitali non
permettono una chiara classificazione biologica.
Fu proprio nell’ambito di questo acceso
dibattito che il termine gender venne, impropriamente,
utilizzato come sinonimo di omosessualità e transessualità.
corporazioni multinazionali (Dale
O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, 2006.
pag.11).
Successivamente il Consiglio Pontificio
per la famiglia pubblicò Lexicon: termini ambigui e discussi su famiglia, vita
e questioni etiche, un dizionario enciclopedico composto da circa novanta voci
sulle questioni di genere, sessualità e bioetica. Eccone un
estratto:
Dall’inizio
degli anni ’90, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha intrapreso un lavoro
di ricerca attraverso specialisti internazionali per produrre un’analisi della
teoria del genere e rispondere ai suoi sofismi ( ).
L’obiettivo del Lexicon è quello di fornire uno studio ed una critica
della teoria del genere a partire da principi di ragione e non
ispirandosi a considerazioni religiose. (…) Il popolo dovrà ribellarsi contro
il negazionismo dei sessi e il relativismo ugualitarista.
“Dopo la pubblicazione del Lexicon,
l’espressione «IDG» viene episodicamente ripresa (soprattutto in Italia) su
giornali conservatori, utilizzata nei titoli di convegni organizzati
dall’associazionismo cattolico e ricorre in alcuni importanti interventi di
Joseph Ratzinger (il più noto è il discorso alla Curia Romana del dicembre
2012). Sarà, però in Francia, in concomitanza con il dibattito che ha portato
nel maggio del 2013 all’approvazione della legge estensiva dell’istituto
matrimoniale alle coppie formate da persone dello stesso sesso, che essa si
diffonderà nello spazio mediatico e politico. Il fronte degli oppositori al
matrimonio egualitario ha, infatti, adottato l’espressione teoria del
genere per etichettare e stigmatizzare la coalizione di quelli che
considerava i suoi avversari politici” (Sara Garbagnoli, “L’ideologia del
genere”: l’irresistibile ascesa di un’invenzione retorica vaticana contro
la denaturalizzazione dell’ordine sessuale, in AG AboutGender,
International Journal of Gender Studies, n. 6, 2014, pag.258).
In
Italia l’espressione «ideologia di genere» (preferita, sino ad ora, a «teoria
del genere») è brandita dall’estate del 2013 da militanti conservatori e
associazioni familiariste cattoliche organizzatisi in gruppi che ricalcano nei
nomi («Manif pour Tous-Italia», «Sentinelle in piedi», «Hommen-Italy»), nei
loghi e nelle modalità di azione i corrispettivi francesi, per coagulare ed
esprimere la loro opposizione, da un lato, all’adozione di una legge che
punisca forme di violenza fisica o verbale indirizzata nei confronti delle
persone omosessuali e transessuali in ragione del loro orientamento sessuale
e/o della loro identità di genere (alcuni disegni di legge
giacciono in Commissione Giustizia in attesa di discussione) e, dall’altro,
qualunque forma di intervento in ambito scolastico che promuova formazioni per
insegnanti in cui le questioni degli stereotipi di genere, delle
violenze omotransfobiche e della varietà dei tipi di famiglia (inclusa quella
omogenitoriale) vengano affrontate. Sul piano degli attori, si tratta degli
stessi che si sono mossi in occasione del Family Day del 2007. Tra di essi: il
Forum delle Associazioni familiari, che ha diffuso via internet un «vademecum
strumenti di autodifesa dalla teoria del gender per genitori
con figli da 0 a 18 anni» e l’ Unione Giuristi Cattolici Italiani, che ha
co-organizzato, sovente insieme ad Alleanza cattolica, decine di seminari
contro «LTDG.
(Sara Garbagnoli, “L’ideologia
del genere”: l’irresistibile ascesa di un’invenzione retorica vaticana
contro la denaturalizzazione dell’ordine sessuale, in AG AboutGender,
International Journal of Gender Studies, n. 6, 2014, pag.259).
La posizione dell’AIP – Associazione Italiana
Psicologi rispetto alla teoria del gender
L’AIP ritiene opportuno intervenire per
rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi
di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire
l’inconsistenza scientifica del concetto gender”. Esistono,
al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender
Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in
modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti
campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla
giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e
sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e
l’orientamento sessuale.
Le evidenze empiriche raggiunte da questi
studi mostrano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi
di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi
attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la
comunicazione mediatica, le norme sociali. Il contributo scientifico di questi
studi si affianca a quanto già riconosciuto, da ormai più di quarant’anni, da
tutte le associazioni internazionali, scientifiche e professionali, che
promuovono la salute mentale (tra queste, l’American Psychological Association,
l’American Psychiatric Association, l’Organizzazione Mondiale della Sanità,
ecc.), le quali, derubricando l’omosessualità dal novero delle malattie, hanno
ribadito una concezione dell’omosessualità come variante normale non patologica
della sessualità umana. L’Unicef, nel Position Statement del
novembre 2014, ha rimarcato la necessità di intervenire contro ogni forma di
discriminazione nei confronti dei bambini e dei loro genitori basata
sull’orientamento sessuale e/o l’identità di genere. Un’analoga policy è
da tempo seguita dall’Unesco. Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e
inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e
l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente “ideologia
del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della
sessualità e dell’affettività, favorendo una cultura delle differenze e del
rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto
strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come
il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il
cyberbullismo. La seria e appropriata diffusione di tali studi attraverso
corrette metodologie didattico-educative può dunque offrire occasioni di
crescita personale e culturale ad allievi e personale scolastico e a
contrastare le discriminazioni basate sul genere e
l’orientamento sessuale nei contesti scolastici, valorizzando una cultura dello
scambio, della relazione, dell’amicizia e della nonviolenza. L’AIP riconosce la
portata scientifica di Gender Studies, Women Studies, Lesbian and
Gay Studies e ribadisce l’importanza della diffusione della cultura scientifica
psicologica per la crescita culturale e sociale del nostro paese.