lunedì 23 maggio 2022

Attrazione sessuale seppur si ama: perché accade, quando può portare benefici anche in coppia. E che differenza c’è tra le fantasie sessuali e un tradimento concreto?

 

https://core.ac.uk/download/pdf/199702864.pdf

 

Attrazione sessuale seppur si ama: perché accade, quando può portare benefici anche in coppia. E che differenza c’è tra le fantasie sessuali e un tradimento concreto?

 


Essere in una relazione non significa perdere le proprie pulsioni sessuali o incanalarle solo verso la/il partner.

Penso e credo fermamente nel fatto che si possa essere monogami ma ciò significa "reprimere" le proprie pulsioni sessuali, non eliminarle.

Puoi provare attrazione per più partner perché gli elementi dell'attrazione sono vari e variabili. Anche Freud diceva che l'oggetto della libido non è fisso, ma può cambiare ed essere diverso in base al momento. Sospendi il giudizio razionale e considera il desiderio con un impulso, che non può seguire la regola della logica. Inoltre è importante non giudicarti in senso morale, poiché desiderare non vuol dire tradire. È normale avere fantasie su altre persone, fa parte del mondo erotico privato di ciascuno, che non va necessariamente sempre condiviso con il partner. Il confine è proprio quello del concretizzare queste fantasie multiple. Ancora di più, nel decidere di portare avanti più frequentazioni quando le cose non sono chiare, ma si basano su inganni. Non è un discorso di morale ovviamente, ma di confusione rispetto a se stesse. Non c'è in questo caso consapevolezza rispetto a ciò che si vuole. L'attrazione per più partner può nascondere proprio una difficoltà di definirsi e di scegliere per se stesse. Attrazione sessuale per più partner: ne dovresti parlare con il tuo lui oppure no?

Dipende come. Parlare delle fantasie per altri partner può essere una bomba ad orologeria che inneschi nel tuo rapporto perché genera insicurezze. Quindi chiediti perché lo faresti. Vuoi provocarlo? Oppure vuoi usarla in senso positivo come gioco? Tutto dipende quindi da come viene comunicata. Il gioco di scambiarsi le fantasie sessuali, anche se riguardano altre persone, può essere molto stimolante nel momento giusto può incrementare l'intimità di coppia. Provare attrazione per più persone contemporaneamente può essere uno stimolo per la coppia, se le fantasie vengono inserite in un gioco a due, dove si è curiosi di conoscere di più il mondo erotico dell'altro senza giudizi e senza sentirsi sminuito soprattutto. Questo crea un maggior desiderio sessuale reciproco, perché fa vedere il partner in maniera meno scontata. Inoltre può stimolare giochi di ruolo in cui si gioca, appunto, a essere diversi, a incarnare la fantasia dell'altro e a vedere il proprio partner più vicino a quello che è il proprio sogno erotico.

Tenendo in considerazione il modello di Helen Fisher, il tradimento avviene perché i tre sistemi cerebrali che regolano le relazioni intime non sono sempre sincronizzati. Anche se proviamo un forte attaccamento per qualcuno, ad esempio, possiamo sentire che l’attrazione fisica è ormai svanita, o possiamo constatare di non essere più innamorati. In altri casi, infine, siamo fortemente attratti da una persona senza desiderare un rapporto significativo.

In altre parole, amare qualcuno non vuol dire esserne ancora innamorati, né è una questione che si può circoscrivere all’esclusività sessuale. L’affermazione diffusa per cui “chi ama non tradisce” è falsa, o quantomeno imprecisa. Si tradisce per molti motivi, e si tradiscono anche le persone che amiamo
Il sesso senza amore è legittimo ma quando si ha la fortuna di coniugarlo con il sentimento diventa un’esperienza sublime.

Se sono innamorata posso vedere ed anche ammirare l’estetica di un uomo che non sia il mio compagno ma mi è difficile pensare che la bellezza diventi una fonte di attrazione così forte da farmi desiderare una notte con uno sconosciuto.
L’attrazione per una persona che non sia il proprio partner si può provare ma credo che essa possa diventare forte ed irresistibile, tanto da spingere al tradimento, solo se con il partner non si è totalmente appagati.

Quando si parla di attrazione, molte persone saltano immediatamente alla conclusione dell’attrazione sessuale. È quella di cui sentiamo parlare di più, dopo tutto, e così diamo per scontato che sia l’unica che esiste, ma non è affatto così.

Ci sono diversi tipi di attrazione. L’attrazione si verifica in modi diversi e in diverse relazioni per diverse ragioni sociali, psicologiche e biologiche e ognuna di esse è importante per chi siamo come individui. Ognuno di questi tipi di attrazione ci porta a persone diverse e ci aiuta a diventare la persona che siamo.

Diciamo che esistono diverse attrazioni: l’attrazione romantica, l’attrazione estetica, l’attrazione fisica, l’attrazione emotiva, l’attrazione intellettuale e altro ancora. Cosa ti rende attratta da una persona piuttosto che a un’altra? Sicuramente sarà capitato anche a te di avvicinarti a qualcuno mai visto prima, incrociare il suo sguardo, e sentire una scarica elettrica che ti colpisce come un fulmine, un po’ come se tu e lui vi foste ‘riconosciuti’ all’istante sentendovi immediatamente attratti l’uno all’altra come calamite e senza nemmeno sapere il perchè? Quella che senti è un'attrazione fatale immediata, correlata ovviamente a un forte desiderio sessuale che, istintivamente e in modo del tutto irrazionale, ti fa venire voglia di saltare addosso a questo misterioso sconosciuto senza nemmeno porti il problema di sapere come si chiama, quanti anni ha e, soprattutto, se è single o fidanzato.

Secondo una recente ricerca dell'Università della Pennsylvania ci vogliono meno di tre secondi per decidere quanto ti piace una persona e se ne sei attratta o meno. Un lasso di tempo decisamente breve questo nel quale il nostro corpo recepisce il tipo di feeling ‘a pelle’ che si stabilisce con l’altro, catalogandolo di conseguenza come ‘Not my tipe’, ‘Carino ma non me lo farei’ o, ancora, come ‘Decisamente non male’, fino ad arrivare al lapidario ‘Peccato ci sia tutta questa gente intorno, perché altrimenti gli sarei saltata addosso come farebbe un leone con la sua preda’. Decisamente brutale, ma maledettamente esplicativo. Anche se può sembrarti incredibile è molto più probabile che tu sia attratta da qualcuno che vive nella tua zona (o con la quale lavori a stretto contatto) rispetto a qualcuno che, geograficamente, non appartiene al tuo 'raggio d'azione'.

Anche se può sembrare un po' inquietante tendiamo ad essere attratte da persone che ci somigliano. Chi si assomiglia si piglia quindi, anche (o meglio soprattutto) dal punto di vista estetico. È infatti più probabile che tu sia attratta da qualcuno che ti assomiglia e che identifichi come 'simile', piuttosto che a qualcuno di completamente diverso da te (o dai tuoi cari). Che tu sia single o in coppia ti è capitato di provare attrazione sessuale per più partner? Insomma di avere quella spinta verso il sesso per più uomini (o donne) contemporaneamente e pensare che "no, non è normale provare la stessa voglia di sesso per più ragazzi". E, invece, sì è normale e anche abbastanza frequente essere attratti da più persone spiega Nicoletta Suppa, psicoterapeuta e sessuologa. “Gli elementi di attrazione possono essere diversi e non sempre si racchiudono in un solo individuo. Inoltre il fascino dipende anche da aspetti non solo visivi, ma tattili o olfattivi. Perciò ti può piacere un ragazzo per il suo aspetto esteriore e da un altro per il suo odore o per il timbro della sua voce. Inoltre, va ricordato che l'attrazione fisica, soprattutto al femminile, è fortemente condizionata dalle fantasie, oltre che dal contatto concreto con il partner". Il disaccordo tra attaccamento e sessualità sarebbe, secondo alcuni antropologi, all’origine dei maggiori problemi cui vanno incontro le coppie. Tra queste difficoltà si riscontrano soprattutto: calo del desiderio, disinnamoramento e tradimenti. Secondo Helen Fisher – antropologa esperta di relazioni, e autrice di TED conference su amore e tradimento – bisogna partire da questa domanda: quanto siamo in grado di amare e quanto invece è dettato dal mero istinto di riproduzione? L’amore esiste o è solo un “incantesimo” neurobiologico, destinato prima o poi a svanire? Per rispondere è necessario capire perché instauriamo relazioni significative e quali meccanismi sociali e biologici regolano l’accoppiamento e la durata di un rapporto di coppia.

 

Prof. Vincenzo Isaia

AIP

giovedì 19 maggio 2022

Pensieri negativi? Accettiamoli per stare meglio!!!!

 

Pensieri negativi? Accettiamoli per stare meglio!!!!

 

Perchè deformare la nostra visone del mondo, degli altri, di sé stessi, di ciò che ci accade. Quale utilità c'è in tutto questo voluto mascheramento? Perchè non vogliamo accettare le cose così come sono. Intanto dietro questa semplice frase c'è la serenità e la liberazione di tutta un'esistenza.

Psicologicamente si può decidere di 'accettare' quello che ci sta capitando senza opporvi resistenza. Senza chiedersi più di tanto”perchè e per quale causa”?

Se le cose non vanno come vorremmo, se oggi sono particolarmente indisposto, incazzato diciamolo, se triste o insoddisfatto, stanco, stressato, perchè dovrei non accettarlo, in fondo basterebbe  ripetersi dentro la semplice frase:  Sì, è così', e allora?

Questa semplice frase, anzi questo concetto, questo  semplice pensiero è molto liberatorio,  e consente di rilassarsi con quello che c'è. Perché, è li è realmente così e far finta che non dovrebbe esserci on che non doveva accadere non serve a niente e a nessuno!!!!!

Perciò abituati a dire quello che pensi con modi garbati, dì di no quando senti che è meglio così (impara a dire di no!), assumiti la responsabilità delle tue convinzioni e del tuo comportamento, fai qualcosa di buono per te stesso e per gli altri, nonostante la paura, dì agli altri che hanno ragione quando effettivamente è così e, soprattutto, sii semplicemente contento e orgoglioso di te stesso perché quello che sei è abbastanza.

Accetta di provare quel sentimento, esattamente com'è senza volerlo cambiare. La parte di te più indifesa e infantile si sentirà capita e potrà tranquillizzarsi. Non ci sarà nessuna ansia e nessuna autocensura, ne senso di colpa. In effetti: prima accetti il tuo stato d'animo, prima questo potrà lasciare spazio ad altro. Anzi darà posto una mente libera solo a cose degne della libertà mentale e dello spirito.

Diventare consapevoli dei propri pensieri e accettare lo stato di cose da cui si parte è il primo passo per cambiare la prospettiva di chi non riesce mai ad accettarsi ne tanto meno a perdonarsi, mettendosi sempre in discussione su tutto e con tutto!!!!!!!Sii te stesso quindi!!!!

I pensieri negativi, il senso di vergogna e le strategie di difesa che mettiamo in atto, hanno sostanzialmente lo scopo di proteggerci dagli attacchi, di farci apprezzare di più e di spingerci ad adattarci a una comunità. Spesso, però, chi ha convinzioni negative molto radicate e un sentimento d'inferiorità profondo, cerca di compensare con modalità che, seppur a prima vista possono sembrare protettive, in realtà, lo danneggiano.

Come possiamo superare le convinzioni negative?

Ad esempio, chi si sente molto inferiore ed è vittima di pensieri negativi nei confronti di se stesso, può nascondere le proprie opinioni e i propri desideri, avere un comportamento aggressivo, sminuire gli altri o fuggire dalle relazioni.

Per imparare a sostenere e 'essere amici' di noi stessi, bisogna accettare il fatto di essere imperfetti. Se accetti tutte le parti di te, svilupperai un sentimento di appartenenza che non potrà essere scalfito da nessuna situazione esterna. E se sei a casa dentro di te, gli altri lo percepiranno e potrai accogliere ed essere indulgente anche con loro.

 


 

 


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lunedì 16 maggio 2022

I desideri proibiti, la libido e il concetto di smascheramento del sé attraverso il sogno. Aricolo e video puntata Timeland 17 maggio

 


https://www.youtube.com/watch?v=PhCq3MQxVCY

Si potrebbe scoprire che il sogno è molto più simile al nostro pensiero normale, un linguaggio meno fantasioso di quanto si pensi. Questo, secondo lo studio di Barrett, non significa che i sogni non abbiano un loro significato, semplicemente sono un elaborazione di ciò che normalmente proviamo durante il giorno. Barrett ritiene infatti, come ha dichiarato, quando sogniamo “stiamo avendo delle fantasie ambiziose, stiamo pensando a minacce e paure, stiamo pensando alle nostre vite sociali ed ai nostri cari”.

 

Il significato dei nostri sogni è dunque quello di essere un estensione delle emozioni provate quando si è svegli. Ma quando dormiamo, il nostro cervello non funziona allo stesso modo di quando siamo svegli. Barrett spiega infatti che durante il sonno “la nostra mente opera in uno stato chimico e biochimico molto diverso”Freud, come è noto, scopre che questi desideri proibiti sono spesso desideri di amore e di morte: un padre che rivive in sogno il desiderio di uccidere il proprio figlio, nato da un matrimonio insoddisfacente; una madre che ha odiato la propria figlia, ancora in grembo, a causa di un matrimonio da subito infelice; un bambino che prova desideri incestuosi verso genitori e fratelli. A partire dalla scoperta di questi desideri nascosti, ma capaci di condizionare la vita delle persone di ogni età, Freud ricostruisce l’intera vita psichica dell’individuo, fino a individuare l’esistenza della libido, la forza pulsionale della vita sessuale, e a farne uno dei principali motori della vita di ciascuno di noi. Il termine libido in effetti rende bene l’idea che Freud intende esprimere, quella di un desiderio sfrenato che si indirizza verso oggetti esterni, anche proibiti dalla morale, o sull’Io stesso (e in questo caso di parla di una libido narcisistica). Di norma, spetta all’Io, cioè la parte cosciente della nostra mente, tenere a bada i desideri inconsci che potrebbero danneggiare l’organizzazione psichica del soggetto o portare ad atti pericolosi per la sua vita. Questa chiave di lettura delle dinamiche psichiche permette a Freud di spiegare le nevrosi come l’esito di una lotta fra gli interessi di autopreservazione e le richieste della libido: sacrificare i desideri della libido impone dunque un caro prezzo.  Con il tempo Freud si rende conto che questa pulsione non basta a spiegare i comportamenti e le dinamiche psichiche dell’individuo. A partire dall’opera intitolata Al di là del principio del piacere (1920), Freud si convince che la vita pulsionale dell’uomo non si basa sulla sola pulsione libidica.  Tutto un complesso di fenomeni come il sadismo, il masochismo e più in generale i fenomeni di aggressività non sono riconducibili alla pura e semplice libido. Così giunge ad ammettere, “dopo molte esitazioni e oscillazioni”, scrive nell’incompiuta Compendio di psicoanalisi (Bollati Boringhieri, Torino 2011), l’esistenza di due pulsioni: l’Eros, o libido, e la pulsione di distruzione. Forte di questo dualismo, l’ultimo Freud si propone di spiegare non solo la vita psichica, ma anche quella sociale e lo sviluppo della civiltà.  Pur dando agli uomini una sicurezza di cui essi prima erano privi, la civiltà ha imposto un caro prezzo: quello della rinuncia a molti desideri e alla possibilità della libera espressione delle proprie pulsioni e desideri. L’uomo ha dovuto imparare a tenere a bada la sua libido per non scontrarsi con gli altri uomini e la sua aggressività per non generare una guerra con gli altri membri della società. L’aggressività che nasce dalla repressione dei propri desideri libidici non scompare nel nulla, ma viene a costituire la forza del Super-Io il controllore dei nostri comportamenti e dei nostri pensieri. E l’aggressività si trasforma in senso di colpa. E come esiste un Super-Io individuale, ne esiste uno di civiltà, che tiene a freno desideri e pulsioni che potrebbero distruggere la civiltà stessa. Eppure questo Super-Io non è accomodante: esso impone sacrifici, spiega Freud, che sono irrealizzabili, come “amare il prossimo” come se stessi, un comando che si scontra contro l’egoismo individuale e l’aggressività. Ma queste costrizioni e rinunce sono tutte dannose? Con il passare del tempo Freud giunge a pensare che le pulsioni originarie hanno talvolta seguito strade diverse da quelle di partenza, si sono desessualizzate e dirette verso altri oggetti. È in questo percorso che troviamo la chiave per la nascita della civiltà e delle sue espressioni più vivide, come la scienza e l’arte. 

Un dubbio angoscioso

La civiltà costringe dunque gli uomini a sacrificare una parte della loro libido e della loro aggressività. La civiltà è fondata sulla rinuncia pulsionale e sullo spostamento delle pulsioni verso mete che non distruggono la società ma la rendono ciò che è: l’amicizia, il pensiero scientifico, l’arte, l’ideologia. “La sublimazione pulsionale è un segno particolarmente distintivo dell’incivilimento” (Il disagio della civiltà, Bollati Boringhieri, Torino 1971) Ma la civiltà è in grado di sopravvivere alle tendenze distruttrici o queste sono destinate a prendere il sopravvento? Il disagio della civiltà si chiude con questo angosciante interrogativo, quasi profetico, pensando che di lì a 8 anni l’Europa e il mondo intero sarebbero piombati nella più terribile guerra della storia. La riflessione di Freud a distanza di decenni mantiene aperto un interrogativo che prima o poi si affaccia nella vita di tutti: quanto sono leciti i nostri desideri se mettono in forse la vita sociale? «Nell'epoca che potremmo dire prescientifica, gli uomini non provavano difficoltà nel trovare una spiegazione del sogno.
Quando lo ricordavano al risveglio, appariva loro una manifestazione benigna o maligna di potenze superiori, demoniache e divine.
Con il fiorire del pensiero naturalistico tutta questa ingegnosa mitologia si trasformò in psicologia, e oggi soltanto una minoranza delle persone colte pone in dubbio che il sogno sia la peculiare operazione psichica del sognatore».
(S. Freud, "Introduzione alla psicoanalisi", 1915-1917)

Tra i diversi fenomeni psichici che da sempre interrogano l’uomo sulla sua realtà mentale e su come  questa è organizzata, il sogno rimane tuttora uno dei più misteriosi e complessi. Per i popoli più antichi il sogno era in genere collegato ad una dimensione di contatto col fato ed il divino, capace di predizioni sul futuro e con l’aldilà.  Nel mondo greco diverse divinità erano implicate nel suo manifestarsi, anche perché s’intuiva quanto il sogno potesse essere legato non ad una , ma a diverse funzioni e soggiacere quindi a varie istanze. Il suo contenuto, diremmo noi “manifesto”, era perciò determinato dall’induzione di Hypnos, di Morpheus o di Phantasos (da cui i sogni più “fantasiosi”) o da Phobetor (portatore degl’incubi). E’ comunque nel II sec. d.C che Artemidoro da Efeso per primo analizza a Daldi (nella Lidia), migliaia di sogni, dopo averli catalogati secondo criteri , potremmo dire “scientifici”, in 5 diversi gruppi in base alla loro funzione. Sigmund Freud mise in evidenza come i desideri più profondi e le pulsioni più inconfessabili possano entrare in conflitto la morale costituita. Al fine di consentire la vita sociale questi desideri finiscono per essere repressi dal Super-Io, del singolo e della comunitàPer spiegare il complesso meccanismo che fa dei sogni un terreno di espressione dei desideri, Freud adotta una metafora. Un sognatore, scrive in Introduzione alla psicoanalisi, può essere paragonato alla somma di due persone: la prima vuole dare forma visiva a un desiderio, mentre la seconda cerca di impedirglielo. Così accade che in un sogno un desiderio si presenti in forma censurata, nascosto o travestito da qualcos’altro. Ma alle volte il nostro censore interiore tende a soccombere e allora il sogno rivela più palesemente un desiderio. Il censore, in un estremo tentativo di impedire l’emergere di un certo desiderio, associa al sogno il sentimento dell’angoscia. Spesso si dice che un desiderio irrealizzabile è un sogno. Una frase come questa avrebbe subito attratto l’attenzione di Sigmund Freud (1856-1939), il padre della psicoanalisi, per il quale il sogno è una delle chiavi per penetrare nell’inconscio umano, ma quello che ci rivela, più che felicità, è angoscia, conflitto, desideri repressi.

prof. Vincenzo Isaia

AIP

sabato 14 maggio 2022

Educazione civica: l’identità di genere tra etica e società.

 

 


 https://www.ohrc.on.ca/it/identit%C3%A0-di-genere

Educazione civica: l’identità di genere tra etica e società.


Il Codice dei Diritti Umani dell’Ontario (il Codice) garantisce a tutti uguali diritti e opportunità, oltre alla libertà da ogni forma di discriminazione. Il Codice riconosce la dignità e il valore di ogni essere umano nell’Ontario, in termini di impiego, abitazione, strutture, servizi, contratti, partecipazione a sindacati, associazioni di categorie o professioni. Le persone che vengano discriminate o molestate a causa della loro identità di genere sono protette dalla legge che tutela i sessi. Queste categorie possono comprendere transessuali, transgender, intersessuali, cross-dresser (per i quali non risulta appropriata la vecchia definizione di “travestiti”) e altre persone la cui identità di genere o di espressione sia, o venga considerata, diversa dall’identità sessuale attribuita alla nascita.

Cos’è l’identità di genere?

L’identità di genere si riferisce alla percezione che ogni persona ha di sé e del proprio essere maschio o femmina. L’identità di genere è diversa dall’orientamento sessuale, che è anch’esso protetto dal Codice. L’identità di genere può essere diversa dall’identità sessuale assegnata alla nascita e può essere:

Transgender: persone che nella loro vita hanno la percezione di vivere diverse identità di genere. Fra queste potremmo troviamo quelle che si identificano come transessuali e quelle che si identificano in una “gamma di generi” e che sentono di vivere al di fuori degli schemi “uomo” o “donna”.

Transessuali: persone che alla nascita furono classificate come maschi o femmine, ma che identificano se stesse in modo diverso. Possono cercare di sottoporsi a vari trattamenti medici, fra cui quello ormonale o chirurgico, per riallineare la conformazione del loro corpo all’identità che sentono dentro di sé.

Intersessuali: persone che non sono stati facilmente classificati come “maschi” o “femmine” basandosi sulle loro caratteristiche fisiche alla nascita o dopo la pubertà. Questo termine sostituisce quello inappropriato di “ermafroditi”.

Cross-dresser: persone che, per il proprio benessere emotivo e psicologico, indossano abiti che sono solitamente associati al sesso “opposto”.

Trans: termine generico con il quale si indicano persone che, in vari modi, non sono conformi con l’idea che la società generalmente collega all’identità di uomo o donna.

Discriminazione e molestia

Per discriminazione di una persona in base alla sua identità di genere s’intende qualunque atto relativo al sesso o al genere della persona che, in modo più o meno intenzionale, imponga gravami di vario genere su tale persona o su un gruppo di individui e non sugli altri, oppure che neghi o limiti a queste persone l’accesso a determinati vantaggi che sono invece disponibili per gli altri membri della società. Questa discriminazione può essere aperta o subdola. Può anche manifestarsi su scala più grande e sistemica, come quando una legge o una regola sembri apparentemente neutra, ma in realtà non sia concepita in modo di includere tutti gli individui. Queste situazioni possono ledere i diritti delle persone, discriminandole in base alla loro identità di genere. Anche la molestia è una forma di discriminazione. Le molestie possono essere di vari tipi: commenti, battute sarcastiche, insulti, comportamenti o esibizione di illustrazioni che insultino l’individuo in seguito alla sua identità di genere. Nessuno deve essere trattato diversamente sul lavoro, a scuola, nel cercare un appartamento in affitto, in un ristorante e in nessun’altra occasione simile, in seguito alla propria identità di genere.

Esempio: un transessuale risponde a un annuncio per l’affitto di un appartamento. L’amministratore del palazzo dice che non ci sono appartamenti liberi, anche se in realtà ce ne sono.

Esempio: Un lavoratore dice al suo manager che è un cross-dresser. Il manager gli risponde che non è più adatto a ricevere promozioni o formazione professionale, perché clienti e colleghi si sentirebbero in imbarazzo vicino a lui. Le organizzazioni non possono discriminare nessuno e devono trattare nel modo corretto le denunce di molestie, realizzando un ambiente non discriminatorio per i trans. Ciò vale anche per i “terzi”, cioè persone che lavorino a contratto o che vengano regolarmente a contatto con l’organizzazione. Gli individui vanno riconosciuti per il genere sessuale al quale sentono di appartenere e quindi va dato loro accesso alle toilette e agli spogliatoi in modo conseguente, a meno che non siano loro stessi a chiedere diversamente (per motivi di sicurezza o di privacy).

Il dovere di adeguarsi

Secondo quanto previsto dal Codice, i lavoratori, i sindacati e i fornitori di servizi hanno il dovere legale di adeguarsi all’identità di genere delle persone. Lo scopo di tale adeguamento è di permettere a tutti di usufruire e prendere parte, paritariamente, a servizi, opportunità abitative e occupazionali.

L’adeguamento è una responsabilità condivisa. Chiunque ne sia coinvolto, comprese le persone che richiedono tale adeguamento, devono collaborare in questo processo, condividere informazioni e cercare assieme le soluzioni migliori.

Esempio: un transgender potrebbe suscitare preoccupazioni per la sua sicurezza se usasse lo spogliatoio degli uomini nella palestra in cui si esercita. Il manager della palestra prende provvedimenti contro i molestatori e valuta le possibili soluzioni assieme al cliente, ad esempio l’installazione di divisori nelle docce e negli spogliatoi degli uomini oppure la creazione di un locale singolo con doccia e spogliatoio. Nel frattempo, finché una soluzione definitiva non sia pronta, garantiscono alla persona in questione l’accesso ai bagni e allo spogliatoio del personale.

Esempio: a una donna transessuale viene impedito di usare i servizi igienici riservati alle donne sul luogo di lavoro. Il manager difende tale scelta spiegando che il personale ha espresso il proprio disagio per questa situazione. Il datore di lavoro deve adottare regole che stabiliscano chiaramente che la lavoratrice transessuale abbia il diritto di utilizzare tali servizi igienici, fornendo al personale la formazione adeguata per eliminare le proprie riserve mentali e prevenire molestie e discriminazioni future.

Esempio: una donna transessuale viene sottoposta a perquisizione corporale da parte di un poliziotto maschio, anche se lei aveva chiesto di essere perquisita da una donna. La Polizia giustifica l’accaduto dicendo che la perquisizione andava affidata a un uomo perché la persona perquisita non aveva ancora effettuato l’operazione di cambiamento di sesso. Il Tribunale dell’Ontario per i Diritti Umani ha ordinato che a una persona trans che debba essere perquisita siano date tre alternative: perquisizione eseguita soltanto da un agente maschio, soltanto da un’agente femmina oppure da una coppia di agenti, maschio e femmina.

Il significato del termine genere/gender

Il termine gender, in italiano genere, viene utilizzato per riferirsi al concetto di identità di genere; ci permette, cioè, di parlare di mascolinità e femminilità andando al di là della differenza sessuale biologica.

Uno dei primi ad usare il termine gender è lo psicologo neozelandese John Money, pioniere nello studio dell’intersessualità negli anni ’50, che parla di gender role, cioè ruolo di genere, riferendosi agli individui intersessuali, che presentano caratteri sessuali di entrambi i sessi e che per questo non possono essere chiaramente distinti dal punto di vista sessuale biologico. Money si accorse però che, a dispetto del loro ermafroditismo sessuale, queste persone si identificavano chiaramente come maschi o come femmine. Da questo momento il termine genere, per parlare di identità sessuale disgiunta da quella biologica, si diffonde all’interno degli ambienti scientifici medici e psicologici.
Grazie agli studi di genere cominciati negli anni ’50 e portati avanti fino ad oggi, il concetto di genere è andato complessificandosi; è doveroso quindi fare una distinzione tra identità di genereruolo di genere e orientamento sessuale.

Identità di genere

L’identità di genere è definita da come ciascun individuo sente di essere, il suo sentimento profondo di femminilità o mascolinità.

Il ruolo di genere

Il ruolo di genere è invece ciò che è socialmente e culturalmente definito come maschile o femminile. Il ruolo di genere risponde quindi alla norma sociale e alle credenze condivise dai più che definiscono quali comportamenti si adattano a ruoli maschili o femminili.

L’orientamento sessuale

L’orientamento sessuale si riferisce all’attrazione affettivo e sessuale di una persona nei confronti di un’altra. Gli orientamenti sessuali sono diversi e sono ad oggi considerati come normali varianti della sessualità, tra i più conosciuti troviamo l’orientamento eterosessuale, omosessuale e bisessuale.

È chiaro che queste tre dimensioni possono comporsi all’interno di ciascun individuo in combinazioni differenti.

Transessualismo, transgenderismo e Disforia di genere

“Transessuale” è un termine medico che è usato per indicare quegli individui che sviluppano  definita le identità dettte di genere(maschile o femminile) ma opposta al sesso biologico di nascita; per questo intervengono con terapie ormonali o con la chirurgia estetica per adeguare il proprio corpo alla propria identità di genere.

Il termine “transgender” definisce invece quegli individui che si identificano in modo transitorio o persistente con un sesso differente dal proprio sesso di nascita, non aderendo però pienamente al genere opposto, ma trovando più adatta a sé una collocazione intermedia tra il maschile e il femminile. Terapie ormonali e operazioni chirurgiche vengono quindi usate per modificare soltanto alcuni dei caratteri sessuali. Il movimento transessuale/transgender utilizza spesso il termine “trans” per indicare sia la condizione di transgender che quella di transessuale.

Nel DSM-5 si parla di gender dysphoria  una condizione clinica in cui l’avvertire discrepanza tra il proprio sesso biologico e la propria identità di genere causa un disagio clinicamente significativo e compromette il funzionamento sociale e lavorativo. Esattamente come per i disturbi d’ansia, ad esempio, l’entità del disagio avvertito e le sue ripercussioni sono ciò che determinano la presenza di un quadro clinicamente significativo. Questo è un grande cambiamento, se consideriamo che nella precedente versione del DSM il Disturbo dell’Identità di Genere si focalizzava sulla percezione di una identità diversa dal sesso biologico, senza considerare il disagio soggettivo sperimentato.

 

Il gender e gli studi di genere o gender studies

Studi scientifici e etici si occupano dei  significati socio-culturali legati all’identità di genere e ai ruoli di genere e sono trasversali a diverse discipline, sia scientifiche che umanistiche; hanno il merito di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al tema dell’identità di genere e alla sua relazione con la biologia sessuale dell’individuo, relazione complessa e influenzata da fattori psicologici, educativi e socio-culturali, quindi per nulla scontata e predefinita.

È l’antropologa Gayl Rubin nel 1975, con “The traffic women”, la prima a parlare di sex-gender system, un sistema binario asimmetrico per cui la differenza tra i caratteri sessuali biologici viene trasformata in modo arbitrario in una disparità tra uomo e donna.


I primi studi di genere però nascono negli Stati Uniti negli anni ’50 e si occupano di identità sessuale nelle due diverse dimensioni, negli anni ’70 e ’80 cominciano ad occuparsi della condizione femminile e si diffondono anche in Europa dove si collocano all’interno di una riflessione culturale, politica ed emancipativa più ampia sulla condizione della donna nella società e di come sia cambiato il suo ruolo, e più in generale sulla condizione delle minoranze sessuali, etniche, linguistiche e delle disabilità. Lungi dal negare le differenze di genere, gli studi di genere ne approfondiscono lo studio al fine di comprenderne meglio le varianti.

La teoria del gender o ideologia del gender

La teoria del gender, nasce all’interno degli ambienti cattolici negli anni ’90. Secondo i sostenitori della teoria del gender, gli studi di genere, o gender studies, servirebbero a mitigare un complotto volto a far tramontare l’idea di famiglia tradizionale basata su una chiara definizione di sessi e ruoli di genere.

Nel 1995, già nella fase precongressuale della conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino, il dibattito tra femministe e delegati a favore della famiglia si fa molto acceso. Un paio di anni prima la biologa Anne Fausto-Sterling pubblicava sulla rivista “The science” un articolo in cui proponeva di aggiungere ai due sessi maschile e femminile sia l’ermafrodita (cioè l’individuo intersessuale che ha sia un testicolo che un ovaio), che gli pseudoermafroditi femmina (una persona intersessuale con le ovaie, con qualche caratteristica sessuale maschile e nessun testicolo) e maschio (una persona intersessuale con i testicoli, con qualche caratteristica sessuale femminile e nessuna ovaia). Questa pubblicazione, così come quella di Susan Kessler che nel 1990 titolava “The medical construction of gender: case managements of intersexed infants”, hanno principalmente lo scopo di accendere un dibattito attorno al tema dell’identità di genere, arbitrariamente assegnata dai medici alla nascita anche in quei casi in cui le malformazioni degli apparati genitali non permettono una chiara classificazione biologica.

Fu proprio nell’ambito di questo acceso dibattito che il termine gender venne, impropriamente, utilizzato come sinonimo di omosessualità e transessualità.

corporazioni multinazionali (Dale O’Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, 2006. pag.11).

Successivamente il Consiglio Pontificio per la famiglia pubblicò Lexicon: termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, un dizionario enciclopedico composto da circa novanta voci sulle questioni di genere, sessualità e bioetica. Eccone un estratto:

Dall’inizio degli anni ’90, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha intrapreso un lavoro di ricerca attraverso specialisti internazionali per produrre un’analisi della teoria del genere e rispondere ai suoi sofismi ( ). L’obiettivo del Lexicon è quello di fornire uno studio ed una critica della teoria del genere a partire da principi di ragione e non ispirandosi a considerazioni religiose. (…) Il popolo dovrà ribellarsi contro il negazionismo dei sessi e il relativismo ugualitarista. 

“Dopo la pubblicazione del Lexicon, l’espressione «IDG» viene episodicamente ripresa (soprattutto in Italia) su giornali conservatori, utilizzata nei titoli di convegni organizzati dall’associazionismo cattolico e ricorre in alcuni importanti interventi di Joseph Ratzinger (il più noto è il discorso alla Curia Romana del dicembre 2012). Sarà, però in Francia, in concomitanza con il dibattito che ha portato nel maggio del 2013 all’approvazione della legge estensiva dell’istituto matrimoniale alle coppie formate da persone dello stesso sesso, che essa si diffonderà nello spazio mediatico e politico. Il fronte degli oppositori al matrimonio egualitario ha, infatti, adottato l’espressione teoria del genere per etichettare e stigmatizzare la coalizione di quelli che considerava i suoi avversari politici” (Sara Garbagnoli, “L’ideologia del genere”: l’irresistibile ascesa di un’invenzione retorica vaticana contro la denaturalizzazione dell’ordine sessuale, in AG AboutGender, International Journal of Gender Studies, n. 6, 2014, pag.258).

In Italia l’espressione «ideologia di genere» (preferita, sino ad ora, a «teoria del genere») è brandita dall’estate del 2013 da militanti conservatori e associazioni familiariste cattoliche organizzatisi in gruppi che ricalcano nei nomi («Manif pour Tous-Italia», «Sentinelle in piedi», «Hommen-Italy»), nei loghi e nelle modalità di azione i corrispettivi francesi, per coagulare ed esprimere la loro opposizione, da un lato, all’adozione di una legge che punisca forme di violenza fisica o verbale indirizzata nei confronti delle persone omosessuali e transessuali in ragione del loro orientamento sessuale e/o della loro identità di genere (alcuni disegni di legge giacciono in Commissione Giustizia in attesa di discussione) e, dall’altro, qualunque forma di intervento in ambito scolastico che promuova formazioni per insegnanti in cui le questioni degli stereotipi di genere, delle violenze omotransfobiche e della varietà dei tipi di famiglia (inclusa quella omogenitoriale) vengano affrontate. Sul piano degli attori, si tratta degli stessi che si sono mossi in occasione del Family Day del 2007. Tra di essi: il Forum delle Associazioni familiari, che ha diffuso via internet un «vademecum strumenti di autodifesa dalla teoria del gender per genitori con figli da 0 a 18 anni» e l’ Unione Giuristi Cattolici Italiani, che ha co-organizzato, sovente insieme ad Alleanza cattolica, decine di seminari contro «LTDG.

 (Sara Garbagnoli, “L’ideologia del genere”: l’irresistibile ascesa di un’invenzione retorica vaticana contro la denaturalizzazione dell’ordine sessuale, in AG AboutGender, International Journal of Gender Studies, n. 6, 2014, pag.259).

La posizione dell’AIP – Associazione Italiana Psicologi rispetto alla teoria del gender

L’AIP ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto  gender”. Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale.


Le evidenze empiriche raggiunte da questi studi mostrano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica, le norme sociali. Il contributo scientifico di questi studi si affianca a quanto già riconosciuto, da ormai più di quarant’anni, da tutte le associazioni internazionali, scientifiche e professionali, che promuovono la salute mentale (tra queste, l’American Psychological Association, l’American Psychiatric Association, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ecc.), le quali, derubricando l’omosessualità dal novero delle malattie, hanno ribadito una concezione dell’omosessualità come variante normale non patologica della sessualità umana. L’Unicef, nel Position Statement del novembre 2014, ha rimarcato la necessità di intervenire contro ogni forma di discriminazione nei confronti dei bambini e dei loro genitori basata sull’orientamento sessuale e/o l’identità di genere. Un’analoga policy è da tempo seguita dall’Unesco. Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente “ideologia del gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell’affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyberbullismo. La seria e appropriata diffusione di tali studi attraverso corrette metodologie didattico-educative può dunque offrire occasioni di crescita personale e culturale ad allievi e personale scolastico e a contrastare le discriminazioni basate sul genere e l’orientamento sessuale nei contesti scolastici, valorizzando una cultura dello scambio, della relazione, dell’amicizia e della nonviolenza. L’AIP riconosce la portata scientifica di Gender Studies, Women Studies, Lesbian and Gay Studies e ribadisce l’importanza della diffusione della cultura scientifica psicologica per la crescita culturale e sociale del nostro paese.

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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