sabato 16 novembre 2024

Emozioni oggi al cinema con i ragazzi del Liceo De Cosmi. Palermo 16.11.2024

 Emozioni oggi al cinema con i ragazzi del Liceo De Cosmi. Palermo 16.11.2024

Oggi, insieme alla 3B, così come altre le classi del Liceo De Cosmi, siamo stati al Cine Lux per vedere il film su M. Montessori, “La nouvelle femme” di Leah Todorov. Davvero emozionante, quasi due ore che hanno silenziato tutti, un toccante inno alla libertà che sensibilizza alle difficoltà che gli esseri umani affrontano per il bene comune. Questo il messaggio più importante. Sono contento perché questo film ha trasmesso ai ragazzi il valore della vocazione all'insegnamento, quella di chi come Maria Montessori sia nata per svolgere ed affrontare un ruolo così complesso come quello di chi lo fa con anima e corpo. "Educare è amare", dice la Montessori ad una giuria di medici, tra cui Cesare Lombroso; li abbiamo amati asserisce ed è grazie alla forza dell’amore che i bambini con difficoltà hanno raggiunto notevoli miglioramenti. Ma c’è di più, questo film nasconde un messaggio fondamentale: il potere del "vero ascolto", quello che crea empatia, ed è quello il canale per chi vive per aiutare gli altri, e senza l’ascolto non può esservi nessuna libertà e autenticità nella perseveranza per il bene comune. Il film è un monito alle difficoltà, al disagio, all’accettazione di ogni individuo, perfetto a modo suo come ogni essere umano al mondo, e dove la musica compie il miracolo per capirlo realmente. Un inno alla forza della donna e della maternità!!!! "Figliolo, vivo per te. Tutto ciò che accade è per la tua felicità"! Mi fa pensare quando poche settimane fa, confrontandomi con una mamma di un ex alunno mi disse: quello che posso fare per i miei figli è amarli!!! Altro non so fare!!!! Ed aveva ragione questa mamma. Perché l’amore, cura, risana e guarisce. L’AMORE RENDE POSSIBILI TUTTE LE COSE, ANCHE QUELLE SENZA SPERANZA APPARENTE. La filosofia educativa di Maria Montessori in questo film traspare chiaramente, propone la creazione di un ambiente scientificamente preparato che consente lo sviluppo delle capacità cognitive, sociali e morali di ogni persona. Un nido familiare accogliente dove poter osservare le manifestazioni proprie e peculiari di ogni bambino/a, utilizzando tecniche di allenamento che rispettano l'individualità di ogni individuo; OSEREI DIRE OGNI CRITERIO DI PERSONALIZZAZIONE E NON CERTO COSI’ COME DA QUALCHE ANNO QUALCUNO HA CAPITO CHE E’ DA RIGETTARE LA PAROLA “OBIETTIVI MINIMI”. La comprensione, ormai divenuta rara, è quella che ti fa capire che si può gioire senza ricorrere a ricompense o punizioni, la comprensione di chi insegnando rassicura in nome di una libertà di ogni studente, secondo i propri ritmi e interessi, appunto secondo la sua personalità!!!! Perché la scuola ha un fine nobile, quello di creare attraverso i saperi (mezzi per la formazione) e il saper fare (con sfide e difficoltà) l’intelligenza e la creatività, sviluppando così la personalità di ognuno (saper essere), facendone un protagonista della propria esistenza, ed in senso civico un attore sociale, un essere umano che valorizza le tendenze democratiche più autentiche grazie ad una mentalità aperta. Almeno così dovrebbe essere!

Prof Vincenzo Isaia



lunedì 11 novembre 2024

Il bambino della gioia in noi.

 

Il bambino della gioia in noi

La gioia, in quanto energia è una forza interiore, una risorsa che è sempre presente, non solo quando siamo concentrati su problemi e difficoltà della nostra vita, ma persino durante i più grandi dolori e fallimenti. Lo so sembra incredibile ma è così. In ognuno di noi c'è uno sguardo che vede il mondo con gli occhi di un bambino. I bambini sono molto più saggi di noi, vivono nel qui ed ora e approcciano il mondo con il gioco e la fantasia. E sono capaci di sorridere un secondo dopo il più forte pianto o loro problema. Si perché che ci crediate o no anche i bambini hanno i loro problemi. Attenzione ritornare a dare voce al bambino che molto spesso seppelliamo non significa ritornare all'infanzia spensierata e che è lontana nel senso di rimpiangerla. Significa capire che questo bambino o bambina in noi è il coraggio di saper ripescare e portare fuori quella forza creativa, vitalità dell'anima che ci porta verso la gioia, e che è strada per la felicita. Si perché la felicità è la strada ... è la scelta di un sentiero che non siamo più abituati a percorrere da soli, è quel luogo di cui spesso abbiamo paura, rimasto inesplorato. Posso dirvi che i greci avevano già compreso che anche in momenti difficili, ritornando in questo luogo fatto di fantasia ed immaginazione, contemplazione, possiamo ritrovare l'ebbrezza della vita. Non è immaturità o incoscienza. È coraggio di chi è pienamente consapevole che l'essere adulto è allo stesso tempo il bambino che può contare su sé stesso e sulle sue risorse interiori sempre e comunque...anche nel più grande dolore.





sabato 9 novembre 2024

La soluzione è oggi non nel passato!!!

 La soluzione è oggi non nel passato!!!

Ho compreso e vedo che ancora una volta  tanti riscontrano difficoltà, problemi, disagi psicologici perché credono che la risoluzione sia lì nel passato.

Oserei citare Nietzsche a sostegno non solo delle ultime ricerche in materia di psicologia clinica ma di approccio strategico e breve, no non parlo di quelle lunghe e solite ed estenuanti psicoterapie. Vediamo prima cosa dice Nietzsche e vediamo come se oggi nel campo dell’affrontare i problemi possa essere utile: “Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga, e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione, il primo istinto è di abolire queste spiacevoli situazioni. Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione. Poiché fondamentalmente si tratta solo di una volontà di liberarsi di idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega l’ignoto come conosciuto fa tanto bene che la si «crede vera». [...] L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura. (Friedrich Nietzsche, Filosofare con il martello). Uso le parole di Giorgio Nardone il quale in molti dei suoi testi scritti assieme al grande P. Watzlawick, lo dice chiaro e su questo approccio ha fondato la scuola terapeutica ad Arezzo: “Questa considerazione apparentemente ovvia taglia fuori la stragrande maggioranza dei modelli psicologici e psichiatrici di terapia i quali, sulla base di una epistemologia determinista o riduzionista, si occupano di ricostruire le cause passate di un problema presente, con la convinzione che, una volta che queste siano svelate e rese consapevoli, il problema svanisca. In realtà, non esiste”. Lo stesso Watzlawick in Pragmatica della comunicazione afferma: “Cosicché le «tentate soluzioni» disfunzionali diventano il problema !!”. Ogni realtà muta e si trasforma a seconda del punto di vista dal quale la si percepisce, la si pensa, la si interpreta, la si vive soprattutto nella distorsione e nella menzogna della nostra stessa memoria; ciò conduce a reazioni diverse sulla base delle diverse attribuzioni che si possono fare alla stessa realtà. In altri termini, errare è umano ma è l’incapacità di modificare i propri errori che rende le situazioni irrisolvibili. Tale difficoltà a cambiare le nostre strategie, come già accennato in precedenza, risiede nel fatto che queste derivano da esperienze precedenti di successi nell’affrontare problemi della stessa tipologia. In altre parole, con Oscar Wilde possiamo affermare: «è con le intenzioni migliori che si producono gli effetti peggiori». Gli esseri umani, come la moderna psicologia cognitiva e delle attribuzioni dimostra, hanno difficoltà a cambiare le loro visioni e i loro copioni comportamentali anche quando questi risultano inadeguati. La vita è costellata di eventi problematici per chiunque; la differenza sta nel «come» ognuno di noi si pone nei confronti di tali realtà, poiché ciò condurrà a mettere in atto tentativi che possono guidare non solo alla non soluzione ma, addirittura, alla complicazione del problema che si vorrebbe risolvere. Pertanto, ciò che costruisce un problema non è tanto un errore di percezione e reazione, ma la rigida perseveranza nella posizione assunta e nelle azioni che ne conseguono. Come già riferito, le patologie psicologiche di solito si realizzano nell’utilizzo, da parte della persona, di una o più soluzioni che spesso sono riconosciute dallo stesso soggetto come non funzionali ma che egli non riesce a modificare. Tale rigido sistema di percezioni e reazioni, nei confronti di una determinata realtà, mantiene il problema, lo complica, e spesso conduce il soggetto a essere sfiduciato nella possibilità di un cambiamento. E’ evidente che per mettere in atto un cambiamento, attraverso l’approccio psicologico strategico, insomma per affrontare un problema, è necessario capire non tanto il modo in cui un problema si è venuto a formare nel tempo, ma come questo  lo si è nutrito e mantenuto fino al nostro  presente.  Quello che dobbiamo interrompere, quando vogliamo cambiare una realtà, è la sua immanenza, il suo insistere a presentarsi in casa nostra come un ospite indesiderato, ma ricordiamo siamo noi ad aprire la porta; sulla sua formazione, con tutto rispetto di approcci psicanalitici di stampo freudiano, dell’accadimento o della situazione svoltasi nel passato, non abbiamo alcun potere di intervento. Nel passato non si può intervenire più. Ma lo si può nel presente. E lo facciamo a partire dagli effetti e non dalle presunte cause. 



 

giovedì 7 novembre 2024

Elogio dell'imperfezione

 


“L'essere unico che è in noi viene imprigionato dall'idea di perfezionamento; sarebbe come dire che una tigre realizzerà la sua missione quando sarà più dolce, meno aggressiva, addomesticata!

Il primo passo per realizzare ciò che si è realmente è accettare le particolarità che ci rendono unici, irripetibili, anche la permalosità, la paura o l'introversione.  Spesso corriamo dietro ai giudizi altrui, e questo è ciò che distrugge la propria identità: la lotta interiore per cambiare sè stessi è invece quello che fa indebolire la nostra anima. Si perché ognuno è perfetto così com'è, imperfetto e capace di rinnovarsi ogni giorno, ed imparare ad accettarsi è più semplice di quanto si pensi.

Stare bene con sé stessi è figlio di una piacevole lotta. E capirlo è il primo passo per essere liberi. Si perché le persone libere sono terapeutiche e rendono liberi. Siamo noi che spesso ci complichiamo la vita con pensieri, schemi e giudizi inutili.  Capire che ognuno di noi è perfetto proprio attraverso le tracce della sua imperfezione significa sentirsi pian piano e quasi magicamente più sereni, liberi dall'ansia e sollevati, La filosofia, la riflessione divergente, la consapevolezza della nostra stessa imperfezione sono la via per superare il disagio e trovare il benessere interiore.

C'è in noi un'intelligenza nascosta che sta tracciando il nostro cammino? Un sapere innato, dotato di potenza vitale, che ci sta facendo maturare e incamminare verso la nostra meta? Il carattere (ciò che ci caratterizza) detesta la somiglianza. Siamo fatti per essere unici e imperfetti! Questa è la perfezione di ogni essere umano”.

 

martedì 5 novembre 2024

Non sono gli accadimenti a renderci infelici.

 

Non sono gli eventi a renderci infelici e tristi, le cose che accadono in sé, ma i pensieri e i concetti che noi attribuiamo a questi eventi, i giudizi che abbiamo loro dato e che continuiamo a portarci volutamente dentro!!!! Oggi dicevo ad un papà di una mia ex allieva incontrato per caso: non usare i rimpianti per evitare di metterti in gioco, ed agire il nuovo. Spesso proviamo una certa soddisfazione nel sentirci vittime e colpevolizzare gli altri. Mi sono sentito dire come spesso tante volte diciamo: Da molto tempo sono a pezzi, triste, le cose non vanno mai come voglio, e vorrei tornare quello di prima!! Io rispondo: vuoi tornare quello di prima? Sarebbe uno sbaglio fatale. Mi spiego meglio. Quello che eri prima caro sig. M, è proprio quello che ti ha fatto star male. La delusione, la tristezza che provi adesso, o da qualche tempo, è la risorsa che ti sta dicendo che devi distruggere l’idea che ti sei fatto di te. Perché ti vuol far capire che tu sei pieno di nuove risorse, e ti vuol portare al cambiamento alla persona nuova che tu ostacoli con il rimugino sul passato. Se ci facciamo caso nelle nostre giornate, per non dire in tutta la nostra vita, diamo attenzione o a ciò che è accaduto (passato) o nel tentare di prevedere quel che ancora deve arrivare (il futuro). Quante volte ci sentiamo dire: “se avessi fatto quella scelta”, “se mi fossi comportato diversamente”!! Avere dei rimpianti sappiamo che non giova a nulla. Chi vive di rimpianti rimugina su qualcosa che non esiste più, e che semmai esiste solo nei suoi pensieri. Spesso crediamo che le scelte non fatte sarebbero state le migliori, ed è appunto il rimpianto che ce le fa credere tali!! Quante volte mi sono sentito dire: ahimè se avessi continuato con la musica??? Oh se solo mi fossi laureato? Oh se solo avessi avuto il coraggio di andare fuori per lavoro…Io vi rispondo così: Non ti sei laureato? Non hai più suonato? Vorrà dire che in realtà non lo volevi veramente, e che non sarebbe comunque servito per realizzare quel che sei veramente e realizzare i “tuoi” fini, realizzare il “tuo” disegno di vita!! Le felicità più grandi ho imparato sulla mia pelle e dopo che mi sono occupato di psicologia, arrivano da fatti imprevisti, senza alcun programma. Vi posso garantire quindi che molti malesseri, disturbi psicologici, dipendono da come noi ci collochiamo nel tempo in cui ci troviamo a vivere; chi soffre di depressione in genere è fermo nel suo passato, chi è ansioso teme il domani, e ciò che fa parte dell’avvenire, del futuro. Non ho mai conosciuto da quando sono al mondo e da quando mi sono occupato di psicologia persona che non avesse disturbi emotivi solo perché si percepisce fuori dal suo tempo presente. Sul passato non si può fare nulla, e così nel futuro.  La nostra felicità è adesso, è dentro di noi.  La nostra mente o meglio il nostro cervello ha già superato il passato, è andato avanti, ma molti, rimangano indietro usando i ricordi belli o brutti che siano come scuse per lamentarci e dare colpa ad altro, agli altri, mentendo a noi stessi, e rimanendo convinti per paura che quel che crediamo sia abitudinario di noi stessi sia un bene! No, è una trappola che può diventare  un inferno, o peggio l’aver sofferto e sprecato una vita inutilmente!!!

 


 

Ecco gli "psico-inganni" che portano ai disagi psichici: Cosa sta alla base di un disagio psicologico?

 

Ecco gli "psico-inganni" che portano ai disagi psichici: Cosa sta alla base di un disagio psicologico? 

A mio avviso e dallo studio delle psicopatologie in riferimento alla psicologia, alla stessa psichiatria, all’attuale DSM5, e all’esperienza maturata in osservazione e ascolto psicologico, alla base di alcuni psico-inganni di fondo che portano al disagio psicologico posso essere annoverati: 1. L’inganno delle aspettative; 2.  L’inganno di sopravvalutare o sottovalutare; 3. La trappola di credere di dover essere sempre coerenti e in modo esasperato (non possiamo non è umano). 4. L’inganno che dobbiamo necessariamente pensare positivo (la peggiore direi). 5. L’inganno di avere conoscenze certe e aver capito tutti e tutto.  6.  La credenza di contare su logiche e ragionamenti perfetti; 7. La credenza di sentirsi le cose, di fidarsi troppo delle sensazioni immediate.

Se riflettiamo bene, alla base dei disagi psicologici è possibile individuare aspetti di base, potremmo definirli "psico-inganni". Tutti quelli che soffrono di un disagio psicologico, soffrono di molti psico-inganni, chiamiamoli così, misti, combinati. In genere ciò che sta alla base è il passaggio da una iniziale paura di percezione, emotiva, adattiva e che per un periodo è stata anche utile e funzionale, a una condizione disadattiva e non più utile, anzi invalidante. Chi cade in disagi psicologi di varia natura ha dei meccanismi di base a prescindere dal tipo di patologia o disagio. Ad esempio: la tendenza ad evitare le situazioni che più fanno paura, persino di semplici pensieri, il bisogno di chiedere rassicurazione e protezione ad amici, parenti, agli altri, il fatto di voler controllare le proprie reazioni, persino quelle fisiologiche. Se all’inizio le soluzioni che mettiamo in atto sono in grado di ridurre la sensazione temuta, la paura, in seguito, lo stesso meccanismo che prima era utile e funzionale, se reiterato nel tempo diventa disfunzionale. Ad es. evitando in un primo momento una data situazione che mi trasmette paura o disagio, all’inizio sembrerà che la scelta sia stata in grado di esorcizzare il problema, ma allo stesso tempo innesca inconsciamente l’incapacità di aver saputo gestire quella data paura, difficoltà, e dunque ne rafforzo il pericolo, e questo peggiora il senso di incapacità e all’aumento del problema. Ecco “evitare può essere utile” ma farlo sempre e comunque mi conferma di essere incapace, ecco il dramma. Andiamo ora alla protezione e alla rassicurazione richiesta agli altri. Se all’inizio ci fa sentire rassicurati da una minaccia, nel tempo conferma la sensazione di esser incapace di gestire una situazione, mi sentirò senza autostima, mi svaluterò e non farò più appello a nessuna delle mie risorse, anche qui, ecco il dramma. Anche quando si vuol controllare e gestire tutto. Stessa e identica cosa. Es. più cerco di controllare il mio cuore accelerato, la mia respirazione più ne altero la situazione, più cerco di avere equilibrio e più sarò destabilizzato, ne consegue che: più tentiamo di mantenere il controllo più lo perdiamo e creiamo il disagio. E li ci si sente impotenti e ancora più incapaci di affrontare e combattere noi stessi. Se poi questi tre aspetti si combinano ecco che in poco tempo si presenta il sig. disturbo. All’inizio il disagio psicologico si riferirà solo alle specifiche situazioni che abbiamo evitato, ma nel tempo, si trasformerà in una sindrome generalizzante ancorata a tutte le nostre sensazioni interne. In poche e semplici parole non occorrerà più un reale e concreto stimolo esterno, perché quello che sta alla base di ogni patologia psichica è la “paura della paura”.






lunedì 4 novembre 2024

Noi siamo i nostri peggiori critici.

 

Noi siamo i nostri peggiori critici.
Da una richiesta che perviene da Marco, 54 anni.
 

Caro Marco, il critico più tremendo sei tu. Noi siamo i più severi giudici. Oggi ti parlerò di Jung il quale diceva: le parole e i pensieri del non stimarsi, nascono dal personaggio che ognuno di noi recita e si è messo in testa di voler essere. Ecco quindi la soluzione: scrollati di dosso il personaggio con il quale fino ad ora ti sei identificato. La cosa assurda è che tutti noi pensiamo di conoscere sé stessi. Quello che crediamo di conoscere è solo l’idea che ci siamo fatti di noi. Se c’è un torto gravissimo che facciamo è quello di non fidarci di noi. Facci caso Marco, quanti non si piacciono abbastanza? E sai perché? Perché qualcuno ci ha insegnato, sbagliando, che dobbiamo essere diversi, che è necessario correggersi, per aderire a chi? Te lo dico io: a modelli di riferimento comuni a tutti. Ti faccio un esempio con me stesso a scuola. Da sempre mi sento dire che io sono un docente: fuori dal comune, diverso, fuori dalla classica figura che molti hanno in mente. Perché accade? Perché spesso siamo ingabbiati da modelli di riferimento comuni a tutti. E credimi io non voglio essere comune a niente e nessuno. Il pensiero del mondo esterno si insinua dentro ognuno di noi in modo viscido dicendoti: no così non va bene! Ah no!!! questo non devi farlo? Eh, ma gli altri questa cosa la fanno così non certo come te!!?
Imparare a fidarsi di sé è il primo passo per essere sé stessi e stare bene.
La fiducia in noi stessi non è convincersi nel dirsi: sono forte, sono bravo, ma è affidarsi alla parte più naturale di noi. C’è qualcosa in noi che si costruisce secondo un progetto che noi non conosciamo e che va avanti senza il nostro consenso. Tu non sei sbagliato, è sbagliato il modo in cui ti consideri. Molti, come te, si dicono: sono un fallito, invece si fallisce solo quando ci riferiamo agli altri a modelli confezionati. Se sei naturalmente te stesso perché dovresti fallire e sentirti sbagliato? Se un delfino fa il delfino perché dovrebbe fallire? In realtà quello che ti spaventa come spaventa tanti non è tanto il giudizio degli altri, ma “quello che ognuno pensa di sé stesso, ciò che tu pensi di te”. Quando ci si accusa continuamente è come se dentro di noi mettessimo in mostra una parte elevata e una che soccombe. Ci si libera e si raggiunge l’accettazione di sé quando la si smette di volersi dirigere, di imporsi leggi di comportamento, di personalità, di carattere, quando si smette di essere in lotta per mezzo dell’autocritica; anzi, quando si riesce a spazzare via l’autocritica!! Posso dirti che quando cessa il giudizio continuo dato a sé stessi, vedrai che cesserà anche il senso di colpa che ti dice di essere sbagliato, si quel senso di colpa che rimane vivo e forte sempre e solo perché non ci sentiamo uguali all’idea, la falsa idea, la maschera, il modello che di noi stessi ci siamo messi in testa. Ti lascio ancora con una frase di Jung: ogni cosa che accade se inteso nel modo giusto ci riconduce al sé, liberando l’uomo da ogni riferimento e dipendenza per restituirlo a sé stesso. Smetti dunque di dirti che sei sbagliato, accogliti come sei, perché il tuo valore è in ciò che sei. E ricorda che il critico più spietato sei sempre e solo tu!!!
 
Dalle preziose letture di " Dimenticarsi di Raffaele Morelli", Psichiatra.  


 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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