venerdì 3 aprile 2026

Oltre la teoria: perché ho scelto "Psicofilosofia"




Oggi ho incontrato un vecchio collega e, dopo i saluti, mi fa sorridendo: “Ma davvero hai chiamato la tua pagina Psicofilosofia? Dai… la filosofia sono parole, teoria, cose un po’ lontane dalla vita reale…”

E devo dire che è stato un confronto bello, di quelli costruttivi, proprio perché partiva da un pregiudizio che sento spesso.

Gli ho risposto senza fretta. Gli ho detto: vedi, in realtà quello che tu chiami “solo teoria” è qualcosa che già gli antichi avevano capito profondamente. I sofisti, per esempio. Protagora diceva: “L’uomo è misura di tutte le cose”. Questo significa che ognuno di noi vive una realtà filtrata dalla propria percezione. Non esiste una realtà unica uguale per tutti, ma tante realtà quanti sono gli sguardi.

E questo — gli ho detto — non è teoria astratta. È quello che succede ogni giorno: nelle relazioni, nei conflitti, in classe.

Poi ho aggiunto: pensa a quante volte nella vita discutiamo non per i fatti, ma per come li interpretiamo. Qui entra in gioco Epicuro, che ci ricorda che le sensazioni non sono sbagliate in sé; il problema nasce quando non le comprendiamo e le giudichiamo senza consapevolezza. In altre parole, non è la realtà che ci divide, ma il modo in cui la viviamo.

A quel punto mi ha guardato un po’ più serio.

E allora ho fatto un passo in più, portandolo sul terreno della psicologia. Gli ho parlato di Carl Rogers, spiegandogli che tutta questa riflessione diventa pratica concreta nell’ascolto. Rogers ci insegna che per capire davvero una persona dobbiamo entrare nel suo mondo percettivo senza giudicarlo, con empatia autentica. Non è una tecnica da applicare, è un modo di esserci.

E gli ho detto: capisci allora perché “Psicofilosofia”? Perché senza la filosofia rischiamo di dimenticare che ogni persona costruisce la propria realtà; senza la psicologia rischiamo di non sapere cosa farcene di questa consapevolezza.

Poi gli ho parlato della scuola, della mia esperienza quotidiana. Gli ho detto che ogni studente che ho davanti porta un mondo diverso: storie, paure, significati. Se mi fermo al comportamento, perdo la persona. Se invece ascolto davvero, creo uno spazio in cui può emergere. E questo cambia tutto: il rapporto, l’apprendimento, la fiducia.

A quel punto ha sorriso, ma in modo diverso da prima. Non più ironico.

E mi ha detto: “Messa così… non è proprio teoria.”

Ecco, forse è questo il punto. La filosofia non è un insieme di parole vuote. È ciò che ci permette di capire che ognuno vive nel proprio mondo. La psicologia ci insegna come entrare in quel mondo senza distruggerlo.

Per questo ho chiamato quella pagina così.

Perché non è teoria.
È vita, relazione, ascolto.



Lezioni da abitare con il cuore!!!!

Ci sono lezioni che non finiscono con la campanella. Restano addosso. E lavorano dentro. In 4M, leggendo una lettera scritta alle tre del mattino, Napoleone è sceso dalla storia ed è entrato in classe come uomo. Un uomo solo, nella notte, che scrive mentre tutto dorme. Un uomo che sembra dire: «Ho paura anch’io. Ma alle tre del mattino si decide chi si diventa». E in quel momento non stavamo leggendo Napoleone. Stavamo guardando il coraggio quando nasce: non nel rumore delle vittorie, ma nel silenzio in cui si sceglie di andare avanti lo stesso. In 4N, e ora di nuovo fino alla conclusione di domani, Pascal accompagna i ragazzi là dove raramente li accompagniamo davvero: nel vuoto, nell’inquietudine, in quella sproporzione strana dell’uomo che si sente piccolo e pensa l’infinito. Ci scopriamo fragili come un filo d’erba. Ma un filo d’erba che sa di esserlo. Ed è proprio questa consapevolezza a renderci grandi. Questo è il modo in cui porto storia e filosofia in 4M, 4N e in tutte le terze e le quinte classi, in ogni corso: non come programmi da attraversare, ma come esperienze da abitare. Almeno ci provo, o meglio ci credo!!!! Non cerco eroi da ammirare, ma uomini veri: insonni, contraddittori, inquieti. Perché solo così i ragazzi capiscono che le loro paure non sono un errore, che il dubbio non è una colpa, che pensare fa tremare… ma rende liberi. Quando una classe si commuove davanti a parole scritte secoli fa, non sta studiando il passato, sta riconoscendo sé stessa. E forse — direbbe Pascal — l’uomo è grande proprio perché sa di essere fragile, e il pensiero non ci salva dal vuoto, ma ci insegna a restarci dentro senza smettere di cercare. Se la scuola riesce a fare questo, anche solo per un’ora, allora non sta solo istruendo. Sta accompagnando esseri umani mentre diventano tali. Grazie ai miei studenti, per il coraggio di lasciarsi toccare. E grazie alle famiglie, per la fiducia silenziosa che rende possibile tutto questo.

Vincenzo Isaia


Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

SOCIO  LIBERA ASSOCIAZIONE PSICOLOGIA https://www.liberaassociazionepsicologia.com/ Psicofilosofia Vincenzo Isaia       Curriculum Scientifi...