mercoledì 11 ottobre 2023

Tu non sei il tuo voto. Tra allievi, genitori e insegnanti, la faccenda del voto.

 

 
Non credo nella parola interrogazione, la vera etimologia in latino significherebbe stare tra i roghi e a nessuno piace bruciare. Li chiamo colloqui. Credo che soprattutto i primi colloqui dovrebbero essere fonte di stimolo, proprio mezzi per instaurare fiducia. Le difficoltà vanno affrontate in itinere, le potenzialità in progress. Con tutto il rispetto non credo a frasi del genere: non do più di 7 anche se meriterebbe un 8 per paura che poi si culli e non si impegni più. A mio avviso è al contrario. Nel senso io ti do fiducia e tento di estirpare ansia, giustifico il mio operato e quel che faccio....adesso tocca a te. E da altro canto non sono per niente d'accordo con quei genitori che spesso educano con la formula se prendi 4 tu sei 4. Se non hai 8,9 hai fallito. Dico sempre ai miei ragazzi voi non siete un numero...seppur fare capire ciò ad un adolescente è cosa complessa. Allora vediamo di dirla così, con un piccolo aneddoto!!! Questo non significa regalare voti. I no sono formativi. Ma bisogna giustificare anche il proprio metodo. La cosa difficile è che a casa, spesso i genitori sono i primi a destabilizzare quanto si cerca di creare a scuola. E quindi....ecco un racconto utile..almeno spero.
In un paese non troppo lontano, abita la famiglia “Sei ok come sei”. I genitori di questo nucleo familiare trasmettono ai propri figli il messaggio di essere degni di valore, di importanza proprio in quanto essere umani; i bambini così ricevono il messaggio di essere riconosciuti, di essere visti, sia nella loro bravura sia nei loro sbagli, sia che ottengano risultati eccellenti sia che vadano incontro a qualche insuccesso.
Il babbo e la mamma della famiglia “Sei ok come sei” possono regalare tali insegnamenti non solo con le parole dirette, dunque con la comunicazione verbale, bensì anche con i gesti, con una postura a “portata di abbraccio”, con un’espressione in volto di accoglienza e calore, con dei baci, dei dolci sguardi, a volte semplicemente ascoltandoli.
È molto probabile che i figli della famiglia “Sei ok come sei” evolvano con un’autostima solida, forte, che sappia accogliere con gioia i successi e al contempo possano riuscire ad integrare gli insuccessi come delle esperienze che accadono nell’avventura della vita.
Nel frattempo, in un altro paese…
Abita la famiglia dei “Torvi”, i cui genitori ...anche rigidi con i loro segnali non verbal di iper critica,possono trasmettere il messaggio “Tu non vali"!!!
Infine, in un’altra città limitrofa, vi risiede un’ulteriore famiglia, quella dei “Perfettini”. I genitori Perfettini risultano dei supereroi agli occhi dei figli, senza una piega od una sfumatura negativa, esemplari in tutto quello che fanno, dalla gestione della casa agli impegni onerosi del lavoro.
Questi genitori esigono che i loro figli abbiano un rendimento ottimale a scuola. Ma cosa succederebbe se i loro figli, talvolta non raggiungessero gli alti canoni di perfezione prefissati?
“Ah… come mai hai preso solo un 8?”… “Ah ho capito… hai preso 8, e gli altri quanto hanno preso?” ..”Qualcuno ha avuto un voto più alto del tuo?” questi frasi probabilmente vengono accompagnante da espressioni facciali di sufficienza, di delusione.
Nella famiglia Torvi e Perfettini, i voti non hanno più solo la funzione di valutare un apprendimento, un comportamento, ma diventano etichette, un marchio con cui viene sancito il valore di quella persona:
“Hai preso 4 nella verifica, quindi vali 4”.
I voti si trasformano allora in macigni pesanti che i ragazzi, bambini si caricano addosso e che condizionano la loro vita, che agiscono come un freno inibitore che ostacola e blocca scelte e direzioni future.
così a mettere a fuoco i propri punti di forza e a non amplificare le esperienze di sconfitta..
 
 

 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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