Riflettevo su quanto spesso la gente ha tanta ma tanta
confusione sul concetto di amore. Ieri mi trovavo a Mondello e non ho potuto
fare a meno di ascoltare la conversazione che avevano alcune donne con i loro
rispettivi compagni, insomma in qualche modo questa cosa mi ha fatto riflettere
su degli aspetti che vorrei condividere. La prima cosa che spesso molti
erroneamente pensano è che: devo trovare qualcuno che mi completi. In realtà è quando
smetti di cercare qualcuno che ti completi, quando capisci che basti a te
stesso che puoi essere pronto per amare qualcuno, e non per bisogno. Vi posso
dire che io mi sforzo da sempre con amici, a scuola, nel confronto psicologico,
di far capire che tutti parlano d’amore ma lo confondono con il bisogno, o con
la dipendenza. Molti di noi vivono relazioni intense ma fragili, costruite su
aspettative, paure e ferite non guarite. Perché amare davvero significa prima di tutto
imparare a stare con sé stessi, senza più confondere il bisogno d’amore con
l’amore stesso. Abbiamo sempre pensato che
l’opposto dell’amore è l’odio, invece è la paura. La paura di esporsi, di
perdere il controllo, di non essere ricambiati o di non bastare. Ed è qui che arriva
il veleno, quante coppie conosciamo e vediamo che nessuno riconosce la libertà
altrui? Molti pensano che la libertà va data, parola abominevole, perché semmai
la libertà si riconosce. Altra bufala velenosa, quando mi sento dire cerco la
persona perfetta? Ma per favore siamo tra umani e meravigliosamente imperfetti. Quando spiego Platone o anche altri filosofi cerco di
far capire che un altro errore è quello di sentirsi dire: se si ama qualcuno
veramente sarà eterno, ma smettiamola. L’amore non è una gabbia dorata, né una
garanzia di continuità. È il coraggio di guardare l’altro così com’è, senza
tentare di modificarlo per i nostri bisogni. È lo spazio in cui due persone si
incontrano nella loro interezza, non per fondersi, ma per espandersi. Nel
linguaggio psicologico, potremmo dire che l’amore è una relazione tra due
soggetti che si scelgono liberamente, senza annullarsi. Nella prospettiva
filosofica, è un esercizio radicale di alterità, di apertura all’altro come
irriducibile. Per questo, amare davvero è anche accettare che l’altro possa
andarsene. Chi ama nel senso profondo, ama senza catene. Chi ha bisogno di possedere, non
ama: protegge il proprio vuoto. L’amore non ci dà sicurezza. Ci dà qualcosa di
molto più raro: ci dà verità e necessità di libertà, perche “solo chi è
libero può amare. E solo chi ama, è davvero libero.” È da questa paura che
nasce il bisogno di costruire relazioni “sicure”, cercando l’altro ideale, la
persona perfetta, priva di imperfezioni, di conflitti, di ombre. Ma una
relazione fondata sull’ideale è una relazione immaginaria. Non incontra
l’altro, lo sostituisce con un’immagine. Ma chi cerca
la persona perfetta, non sta cercando un altro essere umano. Sta cercando
un’illusione rassicurante, una proiezione idealizzata che protegga dal rischio
di amare davvero. In questa ottica, l’amore autentico non è il luogo della
stabilità, ma della trasformazione profonda. Non è possesso, ma esposizione.
Non è simmetria, ma incontro. E come ogni incontro autentico, comporta una
rinuncia: quella al controllo. Non temiamo l’amore perché è raro. Lo temiamo
perché è reale. E il reale, per chi vuole restare al sicuro, è sempre un po’
pericoloso. E un’altra distinzione fondamentale: quella tra amore e
desiderio. Il desiderio nasce dalla mancanza: è bisogno, tensione verso un
oggetto che si vuole ottenere. L’amore, invece, nasce dalla pienezza: è
traboccamento, condivisione, presenza. Il desiderio vuole l’altro per
completarsi.
L’amore lo riconosce come già intero. desiderare un’altra persona non
significa non amare quella che si ha accanto. Il desiderio, nella sua
dimensione biologica o mentale, può essere molteplice, instabile, temporaneo. L’amore,
invece, è radicato in una dimensione più profonda, esistenziale. La
mente può desiderare il nuovo, il diverso, l’eccitante. Ma ciò non invalida
l’amore, se questo è fondato sulla libertà, sulla fiducia, sull’accettazione.
In una visione matura, il desiderio può esistere senza
tradire, e l’amore può includere il riconoscimento dei propri moti interiori
senza reprimerli. Non tutto ciò che ci attrae minaccia ciò che ci lega. E non
tutto ciò che ci lega deve diventare prigione. Il desiderio è movimento.
L’amore è presenza. Chi ama davvero, non pretende di essere l’unico oggetto
del desiderio dell’altro. Pretende solo una cosa: autenticità. E in
questo, come in tutto ciò che riguarda l’amore, il vero nemico non è l’altro. È
la paura. La paura di essere abbandonati, di non essere abbastanza, di perdere.
Ma ciò che può essere perduto con tanta facilità, forse non era mai stato
davvero amore. Psicologicamente, potremmo dire che il desiderio muove dall’io,
dai suoi vuoti, mentre l’amore autentico nasce quando l’io è disposto a decentrarsi
per entrare in relazione. È per questo che l’amore, se vissuto pienamente, è
rivoluzionario: non ci offre sicurezza, ma verità. Non ci consola, ma ci
sveglia. E forse, più che temere di non trovare l’amore, temiamo che
l’amore ci trovi davvero. Perché da quel momento, non possiamo più restare
uguali a prima. Amare, allora, non è possedere, non è sacrificarsi, non è
fondersi. È vedere l’altro per ciò che è, senza volerlo cambiare. Non si
attacca, ma accoglie. Non soffoca, ma lascia spazio.
