lunedì 18 luglio 2022

Psicologia delle relazioni - le persone tossiche

 

 

PSICOLOGIA DELLE RELAZIONI - LE PERSONE TOSSICHE

PROF. V.ISAIA

Quali sono le principali caratteristiche dei comportamenti tossici? Cosa fare se siamo vittime di questi comportamenti? Manipolatrici, aggressive, violente verbalmente…molte persone vengono definite "tossiche" quando hanno un impatto negativo sulla vita degli altri. Ovviamente, quando si utilizza questa espressione non si vuole mettere un'etichetta direttamente a quella persona ma piuttosto ai suoi comportamenti. Non esistono, infatti, persone buone o cattive. Ognuno ha caratteristiche, pregi e difetti diversi e quindi sarebbe impossibile ridurre una persona a un solo aggettivo. Di conseguenza, la parola "tossico" si riferisce a quei comportamenti che mette in atto una persona, in determinati periodi della sua vita, che scaturiscono da disturbi o da problemi concreti. Ciò vuol dire che è possibile fare un percorso di rieducazione e imparare a vivere le proprie relazioni sociali in maniera diversa. Non esistono "persone tossiche" in quanto ognuno di noi ha l'opportunità di cambiare il proprio modo di rapportarsi agli altri. Solitamente, chi mette in atto comportamenti tossici non ha fiducia in se stesso e ha una bassa autostima. Per questo, tende a colpire gli altri con azioni o parole che possono danneggiare le persone che gli sono vicine. Si tratta, dunque, di una sorta di compensazione per evitare di apparire debole o insicuro. Come si riconoscono questi comportamenti tossici?

Manipolazione e controllo

Per poter raggiungere i propri obiettivi e per non sentirsi inferiori agli altri, le persone che utilizzano comportamenti tossici cercano di manipolare gli altri. Si tratta di una maniera per riuscire ad avere il controllo su qualcosa, piuttosto che sulla propria vita. Riescono a stabilire rapporti di fiducia con gli altri per poter poi ad avere in pugno l'altra persona.

Invidia

Se la propria vita non risponde ai propri desideri, magari per mancanza di fiducia in se stessi o per paura di affrontare le sfide di ogni giorno, le vittorie degli altri vengono vissute in maniera negativa. Ciò si trasforma spesso in invidia e in comportamenti che tendono a minimizzare i risultati altrui.

Disprezzo

Quando non si è in grado di mantenere il controllo o di raggiungere gli stessi risultati degli altri, questo vuoto viene riempito, direttamente o indirettamente, con il disprezzo nei confronti degli altri. Si tratta di un modo per evitare di sentirsi in colpa e per le proprie mancanze.

Come comportarsi?

Se la situazione è esasperata e non riusciamo a fronteggiare il comportamento tossico di una persona che ci sta vicino, la soluzione è una: allontanarci, almeno per un periodo, cercando di spiegare le nostre ragioni. Nel resto dei casi, invece, la miglior arma che abbiamo è quella del dialogo. È inutile fare finta di niente. Lasciare che l'altra persona continui a mettere in atto questi comportamenti, infatti, non fa altro che esortarla a continuare. Qualora dovesse essere inutile, anche negli altri casi non rimane che la possibilità di allontanarsi. Mettete dei limiti a questi comportamenti o rischierete di esserne risucchiati. Spesso, infatti, per quanto possiamo trovarci al di fuori di queste dinamiche, la manipolazione può danneggiarci. Un altro strumento a nostra disposizione, inoltre, è quello di consigliare all'altra persona di chiedere aiuto a uno psicologo per migliorare la propria maniera di rapportarsi con gli altri e per sconfiggere la bassa autostima.

Costruire relazioni fa parte della vita. Infatti, le relazioni sono una fonte incredibile di benessere, ci danno il supporto necessario nei momenti difficili e ci danno gioia. Ma ci sono momenti in cui i rapporti non ci apportano nulla di positivo, al contrario, diventano una fonte di stress e di sofferenza. Succede quando interagiamo con le persone tossiche, persone che ci privano della nostra energia e dell’entusiasmo, che influenzano profondamente il nostro equilibrio emotivo.

Perché cadiamo nella rete di una persona tossica?

Alcune persone si trovano coinvolte in rapporti tossici senza nemmeno rendersene conto. Infatti è un problema abbastanza comune, dato che non siamo sempre in grado di cogliere subito le vere intenzioni delle persone. Perché?

– Siamo in una fase vulnerabile. Se avete cambiato città o avete perso una persona cara, probabilmente state attraversando una fase in cui vi sentite particolarmente vulnerabili. Avere qualcuno al vostro fianco, una coppia o un amico, sarebbe utile, quindi abbassate le difese psicologiche e lasciate entrare le persone tossiche nella vostra vita.

– Hanno alimentato il nostro ego. Le persone tossiche sono ottimi manipolatori, così in un primo momento appaiono spesso attenti e affascinanti. In realtà, probabilmente li avete fatti entrare nella vostra vita perché vi dicevano quello che volevate sentirvi dire, quando nessun altro lo faceva. Hanno soddisfatto le vostre aspettative, il vostro ego è cresciuto al punto da impedirvi di vedere la realtà, diventando una sorta di cristallo attraverso il quale vedete solo gli aspetti positivi di questo rapporto.

– Desideriamo ottenere l’approvazione. Voler piacere a tutti a qualsiasi costo, cercare l’accettazione da parte degli altri porta spesso a stabilire dei rapporti tossici. In questi casi la persona si rende conto che l’altro è un manipolatore, ma non trova il modo di sfuggire alla sua rete perché pensa che l’eventuale rifiuto da parte sua lo farà sembrare maleducato o lo priverà dell’approvazione di cui ha bisogno.

Come riconoscere una persona tossica?

Quando la persona tossica è qualcuno vicino a noi, come un amico, un parente o anche il nostro partner, è difficile riconoscerla dato che i sentimenti complicano le cose. Tuttavia, condividere la nostra vita con una persona tossica può diventare molto debilitante e alla fine potremmo venire contagiati dalla sua negatività. Pertanto, il primo passo per terminare questa relazione è essere consapevoli che si tratta di una persona tossica.

1. Si concentra sempre sul lato negativo delle cose

A volte ci soffermiamo su lato negativo delle cose, è normale, soprattutto quando le cose sono andate male. Tuttavia, ci sono delle persone profondamente pessimiste che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto, non sono in grado di apprezzare gli aspetti positivi della vita ma si concentrano sempre sugli errori e i problemi. Ovviamente, avere sempre queste persone tossiche al nostro lato può essere molto faticoso e scoraggiante perché veniamo contagiati dalla loro negatività.

2. Non ascolta mai i vostri problemi

Si tratta della tipica persona che viene da voi ogni volta che avete un problema ma non è disposta ad ascoltare i vostri problemi e darvi supporto emotivo. Questa persona si aspetta che stiate al suo fianco quando ha bisogno, ma non è disposta ad aiutarvi quando la necessitate. Infatti, è probabile che gli stiate raccontando i vostri problemi e terminiate preoccupandovi dei suoi, che sono infinitamente minori. Ovviamente, una persona così appesantisce la vostra vita e vi fa solo sentire più soli.

3. È sempre pronta a sottolineare i vostri difetti

Tutti noi abbiamo dei difetti e, talvolta, avere una persona onesta accanto che li segnali è utile per crescere e migliorarsi. Ma la linea di demarcazione tra l’onestà e l’ipercritica è molto sottile e può essere superata facilmente. Una persona sempre pronta a segnalare i vostri errori e difetti, che ha sempre la critica pronta, ma che non riconosce mai le vostre capacità e i successi, è una persona tossica; piuttosto che offrirvi il supporto di cui avete bisogno mina la vostra autostima e la fiducia in voi stessi.

4. Vi infastidisce spesso

Nelle relazioni interpersonali è normale che vi siano momenti di attrito causati da opinioni e interessi divergenti. Tuttavia, le persone tossiche riescono sempre a infastidirvi e finiscono per farvi provare delle emozioni negative, perché vi siete arrabbiati o perché vi sentite in colpa. Se ogni volta che incontrate qualcuno finite per perdere l’equilibrio emotivo e vi sentite male, è probabile che si tratti di una persona tossica.

5. Non considera i vostri sentimenti

La maggior parte delle persone è in grado di mostrare un poco di empatia in quanto è una capacità essenziale per sopravvivere nella nostra società. L’empatia non ci permette solo di metterci al posto degli altri, ma anche di equilibrare le nostre parole e gli atteggiamenti per evitare di danneggiare il nostro interlocutore. Ma la persona tossica non si preoccupa dei vostri sentimenti, quindi non esita a calpestarli, perché è lei stessa la sua priorità.

6. Vi pressa perché facciate delle cose che non vi piacciono

Le persone tossiche sono profondamente egoiste, così che spesso non hanno difficoltà a farvi pressione solo per raggiungere il loro obiettivo. Queste persone si preoccupano sempre dei loro interessi e non sono disposti a cedere, quindi utilizzano diversi metodi per farvi pressione e manipolarvi per farvi prendere delle decisioni che vanno contro i vostri valori, bisogni e desideri. Infatti, se non state attenti, potreste terminare con le mani e i piedi legati a vivere una vita che non vi appartiene solo perché la persona che avete accanto vi fa pressione in tal senso.

7. Vi riempie di dubbi

Di tanto in tanto, è bello disporre di un saggio consigliere che ci indichi i rischi che corriamo prendendo determinate decisioni. Tuttavia, ci sono persone che sono solo in grado di vedere le difficoltà e il loro unico obiettivo è quello di seminare dei dubbi. Non sono persone prudenti, ma passano tutta la vita nella paura, perché non hanno il coraggio di lasciare la loro zona di comfort e non vogliono che neppure gli altri lo facciano. Pertanto, sono costantemente impegnate a boicottare qualsiasi progetto, creando incertezza intorno a loro. Queste persone tossiche sono specializzate nel tarpare le ali e cancellare i sogni altrui.

8. Supera continuamente i vostri limiti

Esistono delle persone molto invadenti che non rispettano i vostri diritti e superano spesso le linee rosse che avete tracciato. È come se stessero continuamente tirando la corda per vedere quanto dura la vostra pazienza. Queste persone tossiche invadono continuamente il vostro spazio personale, vi derubano del vostro tempo, e si aspettano che siate sempre disponibili quando hanno bisogno, se non ci siete è probabile che ricorrano alla manipolazione emotiva per farvi sentire in colpa.

9. Non si assume le sue responsabilità

Una persona che non si assume la sua responsabilità, che ha un locus of control esterno, è difficile da gestire perché si starà sempre lamentando. E dato che la responsabilità non è mai sua sarà sempre alla ricerca di capri espiatori su cui scaricare la colpa, quindi non è strano che vi trasformiate in uno di questi. Queste persone sono come bambini piccoli, individui mai maturati che scaricano tutta la responsabilità sulle vostre spalle.

10. Resiste al cambiamento

A volte, quando vogliamo mantenere certe relazioni, dobbiamo cambiare, si tratta di un processo normale, adattarci agli altri. Ma in un rapporto è necessario cambiare entrambi, ciascuno deve superare la distanza che lo separa dall’altro. Se una persona non è mai disposta a cedere e non vuole cambiare, e non ci vuole neppure provare, allora è meglio rompere questa relazione dato che non vi è alcuna volontà o compromesso perché funzioni.

Naturalmente, una volta identificata questo tipo di persona e conosciute le sue tattiche manipolative, si deve imparare a gestirle.

 

                   

La vera meraviglia: tra stupore, crisi e superamento delle paure nelle relazione con sé e gli altri. Anche il più grande errore può essere un bene.

 

                    https://ilnuovotorrazzo.it/2019/11/13/limportanza-stupirsi-meravigliarsi-giorno/

 

La vera meraviglia: tra stupore, crisi e superamento delle paure nelle relazione con sé e gli altri.

Anche il più grande errore può essere un bene.

 


Nessuno nel nostro tempo sembra più capace di stupirsi di fronte allo spettacolo del mondo in tutte le sue molteplici manifestazioni. Tra le tante manifestazioni, quando entriamo nel campo dell’amicizia, dell’amore, a mio avviso non siamo più in grado di meravigliarci. Non accettiamo che nel rapporto con noi stessi, con le nostre stesse paure e conflittualità, nell’accettazione di ipotetici sensi di colpa, in amicizia, se è autentica, così come in amore, occorre precisare quanto il “ concetto di meraviglia” in senso greco del termine possa esserci d’aiuto. Non me ne vogliate, ma quando si comincia a studiare in filosofia, sono tanti i miei colleghi che dicono ai ragazzi qualcosa di non del tutto preciso: che meraviglia è stupore, come qualcosa di estremamente benevolo e positivo. No, non è proprio così. Diciamolo meglio: perché Aristotele disse che la filosofia, ovvero l’amore per la sapienza, nasceva dalla meraviglia? Così attenzione, come prima lo stesso Platone aveva già ribadito. Perché la parola meraviglia in greco significa “terrore”. Mi spiego, Aristotele dice che la filosofia nasce dal ‘thauma’. Comunemente si traduce questa antica parola greca con “meraviglia”. E si va completamente fuori strada, perché ‘thauma’, nel suo significato originario significa “terrore”, “angosciante stupore”. Per che cosa? Per questa nostra esistenza, per la vita in cui ci troviamo e la cui durezza raggiunge tutti e tutti fa soffrire e tutti angoscia. Poi, sì, ci potrà essere anche quella forma di ‘Thauma’ che è il fenomeno derivato per il quale il filosofo, magari protetto da una fittizia tranquillità, “si meraviglia” di ciò che per l’uomo comune è qualcosa di ovvio. (E non diremo certo che questa “meraviglia” sia qualcosa di superfluo). CON NOI STESSI, NELLE AMICIZIE E NEGLI AMORI, ACCETTIAMO I FALLIMENTI E I MOMENTI DI CRISI, POICHE’ SONO QUESTI I VERI ANTIDOTI PER RENDERE FORTI E VERI I NOSTRI SENTIMENTI IN RAPPORTO A SE’ STESSI E AGLI ALTRI. GLI ERRORI SE SUPERATI, O I SENSI DI COLPA, SONO IL MOTORE DELLA MERAVIGLIA CHE C’E’ IN NOI UN SENTIMENTO VERO E FORTE, QUESTO CI DEVE MERAVIGLIARE. NON FARE LA COSA CHE FAREBBERO TUTTI ALLA PRIMA DIFFICOLTA’: FUGGIRE, NASCONDERSI. La filosofia nasce perché il modo in cui il mito tenta di proteggere l’uomo fallisce. E NOI SPESSO ABBIAMO IL MITO DELLA PERFEZIONE O CHE DOVE CI STA IL BENE NON PUO’ COESISTERE L’ERRORE E LO SBAGLIO. La meraviglia di chi vive veramente nel pieno di sé già ti dice di come GLI EVENTI INACCETTABILI SPESSO PER QUANTO SIANO stanno li come occasioni che vogliono darci un messaggio, tentano di proteggerci dicendoci che nonostante il dolore e la morte, errori, sbagli, imperfezioni, NOI SIAMO ESSERE UMANI, che per conoscere il bene dobbiamo anche conoscere il suo contrario, e che non siamo DIO, solo Egli vive all’interno di un senso unitario e divino – e dunque UNICO, e si pone nel giusto e perfettissimo ed immacolato rapporto con esso. PER NOI ESSERE UMANI LA BELLEZZA STA PROPRIO QUI: POICHE’ LADDOVE SI TRASFORMI L’ERRORE IN SUPERAMENTO E L’ERRORE IN COMPRENSIONE, CI SI E’ RESI VERAMENTE DEGNI D’AMORE E DI ESSERE CONSIDERATI “UMANI”. C’è di mezzo quel che più preme, Che cosa ci preme di più di noi stessi, della nostra esistenza sofferente, inevitabilmente sofferente? Caduca, imperfetta e fallace se non sperimentare che già con noi stessi e con gli altri, non certo tutti, possiamo essere veramente degni di AMORE, PERDONO E VERITA’. Qui sta la meraviglia, quella che per Aristotele fa nascere la filosofia, che veniva cercata dai filosofi greci andando sulle colline per godere di una visione panoramica, contemplativa. Forse la vera felicità è nello sguardo che si allontana dall’Io, che si perde nel tutto, che allontana i vecchi ricordi, le preoccupazioni personali, dagli ERRORI, DAGLI SBAGLI, e che ci fa degni di amore. Non ci può essere felicità se non usciamo dal tempo e non impariamo a ragionare come quella 'sostanza' così lontana dall’Io, che chiamiamo anima.



domenica 17 luglio 2022

Non riesco a vincere un DOC (disturbo ossessivo compulsivo)?

 Si rinvia necessariamente:

https://www.psicologodinunzio.com/come-difendersi-dal-disturbo-ossessivo-compulsivo-da-relazione/

In questo articolo, dopo che nel precedente ho tentato di descrivere cosa è il DOC (disturbo ossessivo compulsivo), cercherò  di spiegare come guarire e liberarsene, dopo aver sperimentato -  in tante consulenze - un vero successo con questo tipo di disturbo. Prima di entrare nello specifico, vi dico come - in modo semplice e discorsivo - vi spiegherò  come guarire con questa breve sintesi, ovvero cosa fare e come riuscirci:

Per prima cosa non dare importanza alle accuse del  disturbo.

Non avere paura delle conseguenze. anche se si hanno in mente certi brutti pensieri.  Lo so so che è difficile.

Ma questi pensieri sono credenze, non sono veri, sono  irreali: gridano forte, ma non hanno il potere di spingere a far male. Ti fanno solo stare male. Di vero male non c’è nulla in te!!!!

Bisogna credere nella nostra capacità di giudizio, quello concreto, non  nella credenza e recuperare la fiducia in noi stessi.

Il sentirsi in diritto di avere fiducia e credere in noi stessi, di non cercare più rassicurazioni,   permetterà di liberarsi  dalla morsa  di questo nemico sleale, falso, menzognero.

 

Non riesco a vincere un DOC (disturbo ossessivo compulsivo)?

Come guarire da un disturbo “ossessivo compulsivo”? Intanto diciamo che una qualsiasi ossessione ci convince di non poter essere superata perché sa come attaccare e qual è il nostro punto debole, sa come far cadere in pochi secondi la fiducia in noi stessi. Ma qual è il pensiero che prepara a questo inferno? beh,  è l’inconscia domanda che si insinua  nella mente con una frase: ” E se…?”...Quindi entra un’immagine, un pensiero inaccettabile. Ora capita certo a tutti, ed è normale, ovvero  quando non si dà eccessiva importanza ad una domanda del genere, la persona continua  la sua vita tranquillamente. Se la persona continua a pensarci, fa scattare l’ansia che consegue ad una ipotetica minaccia, sofferenza:  “E se…?”... facendo immaginare le peggiori tragedie. Ma dobbiamo chiederci chi fa veramente da giudice, o meglio cosa di noi fa da giudice e ci condanna a tal punto da vergognarci, a non credere più a noi stessi, a difenderci da noi stessi, a non avere più fiducia in noi e negli altri. Ecco quel giudice è la parte più insicura di noi, che conosce bene la sua vittima, perché carnefice e vittima coincidono, sono la stessa persona, e nessuno meglio di noi può essere il vero e più pericoloso nemico di sé stesso, perché ognuno di noi sa dove colpirsi più duramente  per stare più male, per farsi più male. E’ la parte di noi che ha paura di se stessa che ti dice:  “Dimostrami che tu non sei così!! DIMOSTRAMELO!” Tu sei buono, non puoi peccare, tradire, pensare cose sconce, etc, etc. E cosa più grave quando tentiamo di rispondere a questo diavoletto in noi, lui si spaccia per sordo, vale a dire non ascolta le risposte, ma riesce a leggere i nostri segnali di ansia, a livello conscio e inconscio, e ad usarli contro di noi. ” Hai l’ansia, sei ansioso, hai paura? Quindi ho ragione io! Tu sei così!!!” Tu sei un mostro, sei gay, sei posseduto, sei cattivo, il diavolo ti è vicino, sei una troia, sei sporco/a, hai tradito, ti piacciono le donne e il sesso, vorresti pagare una prostituta, sei attratto da un trans ed allora sei gay, sei a messa e la tua mente sente bestemmie, pensa ad immagini oscene, sei indegno, etc....

Allora si tenta di reagire, ma è inutile, perché questo  diavoletto conosce tutte le nostre reazioni, sa come renderle inutili e annullarle. Ci fa fare quello che vuole perché ci mette in uno stato di paura.

Come fa?

Per prima cosa:  crea un dubbio che annulla la nostra capacità di giudizio vero, reale, ti fa pensare che la tua stessa razionalità stia mentendo, non ti fa più credere all’ evidenza. In pratica ha creato un dubbio che è falso e che noi lo vediamo come vero e come segno di verità su noi stessi: esempio sei cattivo, non buono, sei un porco pieno di deviazioni sessuali, non sei normale, tu fallirai in tutto non vai bene, potevi fare meglio hai sbagliato, tu hai mentito non sei onesto....etc

La seconda cosa: innesca la paura delle conseguenze, ti fa  continuamente vedere con le immagini e le ammonizioni le peggiori fantasie e conseguenze, tutte le cose che non vorresti mai vedere.

Io ho tradito: abbandonato, solo, impoverito, mia moglie e i suoi genitori contro di me, i colleghi guarda sto pervertito. Oppure, sono in chiesa, vedo una donna, penso al sesso mentre sto pregando beh, tu sei peggio di satana, sei un mostro, guardati etc, etc. Pentiti, e se non ubbidisci ti punisco! Punisciti quindi!!! Guardati, e se la gente fosse dentro  di te: punisciti e fai vedere che sei  un ‘bravo bambino”, una “brava persona”.

La terza cosa: “ti impone severamente  di rispondere,  di dialogare con lui, ma finge, perché non ti ascolta, e le risposte che avrai sono quelle create da te, e queste saranno fallimenti perché lui non accetta  che non è vero l’accusa che ti rivolge”. Ti fa essere colpevole quando tu sai di non esserlo e ti convinci, peggio, di avere realmente fatto qualcosa di male e che reali saranno le conseguenze.

Attenzione qui chiediamoci ma che senso ha essere leale con chi è sleale? Già questa è una prima domanda che potrebbe aiutare chi soffre di questo disturbo.

La quarta cosa :  Il diavoletto disturbatore di fissa nella mente che “una brava persona fa tutto quello che gli viene detto”.

Attenzione ancoriamo allora questa domanda così ci puo’ aiutare: Vale la pena fare la brava persona di fronte a questa persona diavoletta che non è per niente lei una brava persona?

La quinta cosa: ti fa credere che ogni tuo pensiero sia reale: ad esempio, il pensiero e la paura di credere ed essere considerati l’ opposto di quello che siamo. 

Esempio: 

Sei una brava persona, ma hai pensieri malvagi? Sei  pericoloso!

Sei eterosessuale, ma ti accusa di essere un gay/una lesbica, con tutto il rispetto etico e civico per chi lo è felicemente, appunto felicemente, già il senso di colpa la dice lunga.

Ti accusa di essere un sacrilego/Un blasfemo/ , invece sei una persona devota, Ecc. ecc.

Ma fare affidamento al nostro pensiero non sempre è una cosa sempre giusta ne soprattutto è sempre utile. Noi crediamo ai nostri pensieri e siamo convinti che se è passato qualcosa per la mente questa è verità, realtà, concretezza, e che se pensiamo questo o quello, il pensiero lo fa per il nostro bene.  Questa è una credenza errata, il pane del disturbo ossessivo.

Chi l’ ha detto che dentro di te c’è un essere malvagio, se hai fatto qualcosa di sbagliato? O un pervertito se pensi spesso alla sessualità? Un pericolo sociale o un falso e manipolatore se non sei fedelissimo? ecc.

La sesta cosa: il disturbo ti impone di risolvere, ma è proprio questa l’astuzia, il fatto di farti pensare che tu hai da risolvere qualcosa, invece no.

La settima cosa: chi sta sopra e chi sotto, chi è il burattinaio e chi il burattino?

Chi vive un disturbo ossessivo sente in posizione inferiore, subordinata rispetto al disturbo stesso.

La nona cosa:  ti accusa di responsabilità, di essere il solo responsabile per gli accadimenti negativi. La colpa è tua perché sei cattivo, sei falso, menti, tradisci, ti piacciono le donne, gli uomini, hai peccato, hai lavorato male e poco, hai avuto pensieri malvagi etc...

Non ti farà più constatare i contesti sfavorevoli, la sfortuna, la inevitabilità di un evento o l’azione di altre persone. E’ SOLO COLPA TUA!!!!

Facciamo una sintesi per credenze, perché di questo si tratta:

1: Il solo fatto di avere avuto certi pensieri fa sentire già colpevole. Il solo fatto di averlo pensato scatena la paura. Non sia mai! Devo evitarlo!”

2: obbedire alla credenza che “una persona per bene NON DEVE MAI avere certi pensieri”, e che “per sentirmi sicuro/sicura NON DEVO avere nella mente certe cose”, oppure “NON POSSO ritenermi più una persona rispettabile dopo che mi è passato in mente un tale pensiero!”, o anche “ DEVO avere SEMPRE la certezza che non ho pensato certe cose”.

Invece dovresti sapere che:

Se il pensiero è arrivato da solo, all’ improvviso e io non ho avuto gioia della sua presenza, io non ho nessuna colpa. Se io non mi sento felice nel pensarmi gay non lo sono. Se non mi sento felice di pensare del sesso in chiesa non sono blasfemo o posseduto. Se non mi sento felice nel tradire mia moglie se non mi far star bene non sono un traditore. Perchè quindi devo punirmi ?

Facciamo un esempio di come la mente entra in contatto con questo disturbo, ipotizziamo per finta un dialogo.

Disturbo : ‘Come?  Tu hai avuto un pensiero così brutto e terribile e non vuoi punirti? Ma sei irresponsabile?’

Tua risposta: ‘ No. Io non ho chiamato quel pensiero. Non l’ ho desiderato e non ho nessuna motivazione a metterlo in atto.

Disturbo: ‘Tu non puoi rispondermi così, vergogna, ma chi credi di essere. Tu non ti rendi conto  di quanto è grave ciò che hai pensato!!Presuntuoso. Vigliacco...

Tua risposta:’ Io non rispondo in modo  presuntuoso, beh  ma io non mi vanto di nulla, non mi sto dando arie? Sei tu che mi stai trattando in modo da farmi sentire così male, mi fai sentire in colpa!!!

ECCO FREGATI: QUESTE RISPOSTE SONO INUTILI, VE LO RIPETO – IL DIAVOLETTO NON ASCOLTA, FINGE, E’ SLEALE ED E’ INGIUSTO, IL DISTURBO, CIOE' QUESTO DIAVOLETTO SEMMAI  DOVREBBE VERGOGNARSI NON LA PERSONA CHE LO RENDE VIVO E LO NUTRE!!!!

TRATTATELO COME MERITA, COME TI CHIEDERAI? CON LA  NON RISPOSTA E L’ASSENZA DI PAURA. IL MOSTRO SI NUTRE DELLA PAURA E DEL NOSTRO RISPONDERE!!!! NON RISPONDETE!!!!

E SI NUTRE OLTRE CHE CON LA PAURA ANCHE E SOPRATTUTTO CON  LA RICERCA DELLE RASSICURAZIONI!!!!! Per vincere bisogna evitare di farsi risucchiare, evitare di entraci  in questo vortice, ed evitare così l’ automatismo.

Quindi evitate  la ricerca di rassicurazioni. Anzi impariamo a godere e a piacerci proprio vivendo senza ricercare rassicurazioni, queste sono come una droga temporanea, non servono, e soprattutto lo tengono in vita il disturbo!!!! Mantengono vivo il circolo vizioso, il rinforzo negativo, la sua inutile esigenza di vivere dentro noi per noi, ed è solo menzogna, credenza, spazzatura.

PROF. V. ISAIA

AIP - associazione italiana psicologi e psicofilosofia



 

giovedì 14 luglio 2022

UOMINI E DONNE DIVERSITA’ PSICOLOGICHE? QUALI SONO?

 

UOMINI E DONNE

diversita’ psicologiche? quali sono?

 https://www.psicologiacontemporanea.it/blog/le-differenze-tra-uomini-e-donne/

Esiste davvero una differenza psicologica tra uomo e donna. Certamente. E non è facile volerlo accettare. Oltre alle solite discussioni che vertono su argomenti pregiudicati dall’esigenza di mostrare che la sempre e solita cantilena tra uomo e donna si evince soprattutto da come questi diversamente vivono  la relazione erotica, ovvero chi dei due  può prescindere dal sesso biologico, in questo articolo cercherò di far vedere si le differenze in essere tra i due sessi, ma allo stesso tempo dimostrare aspetti androgini dell’essere umano in sè,  ovvero la presenza in ciascuno di caratteri pure dell’altro sesso, con il risultato di rendere più chiare le cosiddette differenze di genere. Il focus mira dunque alla questione delle effettive differenze psicologiche tra donne e uomini, evitando il più possibile di ricadere frasi preconfezionate e discorsi da bar e appiattiti. La psicologia, occupandosi delle differenze tra donna e uomo, è da un lato lontana  dal ricercare una “essenza” del femminile e una del maschile, ma dalla prospettiva cognitiva ed emozionale necessita proprio di un ritaglio di differenze. Una cosa è sicura, nella contemporaneità le differenze psico-comportamentali sono abbastanza chiare; ma non è tanto utile constatare ciò, semmai capire qual è il fondamento, la vera causa madre. Se far leva solo alle differenze corporee o invece all’educazione e alla cultura, è questione oggetto di vivaci scontri dialettici e di forti equivoci. Si va da posizioni storiche, sociali, culturali, etniche, contestuali a posizioni decisamente fisiologiche e biologiste, ma una cosa è certa queste ultime, oggi minoritarie, che fanno dipendere dai processi ormonali una quantità di differenze comportamentali non reggono più. Dunque bisogna avere una mente tanto aperta e sincera da superare tanto l’eccessivo corporeismo fisiologico e lo pseudo biologismo quanto il sociologismo.

Le differenze in verità sono in parte in crisi.  Nella nostra epoca storica nostro notiamo che ciò che dei tratti psico-comportamentali differenziali sembrava stabilmente attribuibile “per lo più a un genere o allaltro in base a considerazioni fondate in definitiva sulle differenze anatomo-fisiologiche – appare oggi, alla luce dei cambiamenti sociali degli ultimi decenni, sempre meno, quasi una certa sfumatura.

QUALI DIFFERENZE SONO RIMASTE? Partiamo dalla visione pragmatica e di comunicazione verbale, paraverbale e non verbale

1.Uomini e donne utilizzano diversi linguaggi del corpo

2. Nel conversare si esprimono differenze delle quali non sempre si è consapevoli a livello conscio (Swann 1992)

3. Nei gruppi misti gli uomini tendono a intervenire di più con affermazioni e richieste dirette e a interrompere di più gli interlocutori. Le donne, invece, tendono a essere interrotte, a formulare richieste indirette e a sostenere maggiormente la conversazione degli interlocutori con domande o espressioni paraverbali

4. Hanno grafie diverse, sembrano però non esistere studi al riguardo, tuttavia spesso categorizziamo alcune grafie come tipicamente maschili o femminili.

5. Sottolineiamo continuamente la nostra appartenenza sessuale nella scelta degli oggetti anche quando questa sottolineatura non sembrerebbe avere ragioni concrete (es. bottoni in un vestito, grandezza dell’orologio)

6.Capacità verbale: nel corso della crescita le ragazze acquistano una competenza verbalemaggiore rispetto ai ragazzi, rilevabile1 mediante prove di fluidità, di comprensione, di scrittura verbale

7. Capacità visuospaziale: i test psicologici rilevano una maggiore capacità visuospaziale negli individui di sesso maschile

8. Capacità matematiche: anche in questo caso i maschi hanno mediamente maggiori capacità. Questa differenza è parzialmente determinata dalle migliori capacità visuospaziali nei maschi

9. Aggressività: mediamente, gli uomini sono più aggressivi delle donne, questo è un aspetto comportamentale che ha un nesso biologico forte, è la presenza di testosterone (ormone sessuale maschile) a determinare un maggior grado di comportamenti aggressivi. Inoltre considerando solo gli uomini la presenza di testosterone è correlata a un maggior numero sia di comportamenti aggressivi che di comportamenti sessuali

10: Rischio: le donne sono più avverse al rischio rispetto agli uomini [Rumiati et al. 2009]

11: Negoziazione: le donne hanno generalmente obiettivi meno ambiziosi e attuano maggiormente la negoziazione integrativa [Rumiati et al. 2009]

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Le differenze del cervello emergono a 13 anni: Il cervello si comporta in due modi diversi. Spiegate le differenze tra uomini e donne

L’uomo sa leggere le mappe e la donna è capace di fare molte cose contemporaneamente. I soliti stereotipi? Stavolta no; è il risultato di una ricerca scientifica. Gli esperti dell’Università della Pennsylvania hanno scoperto che il cervello maschile e quello femminile hanno due funzionamenti differenti, il che spiegherebbe le predisposizioni degli uni e delle altre. Si tratta del più vasto studio condotto in materia: 949 persone (521 donne e 428 maschi) di varie età, i cui cervelli sono stati scannerizzati con il tensore di diffusione, una tecnica di risonanza magnetica che segue le molecole d’acqua nel tessuto biologico. Il risultato è una sorta di mappa delle sinapsi e della loro connettività.

Secondo i dati raccolti dai ricercatori statunitensi, nel cervello maschile le connessioni corrono dalla fronte alla nuca lungo lo stesso emisfero (tranne che nel cervelletto), mentre in quello femminile le connessioni sono trasversali e vanno dall’emisfero destro (legato all’intuizione) a quello sinistro (legato al pensiero logico).

Che cosa significa? Che le donne sono brave nel multitasking, ovvero nel fare più cose insieme, sono più intuitive, dimostrano maggiore empatia. Mentre i maschi eccellono nelle attività motorie, dove si impiegano i muscoli, e sono più capaci ad analizzare lo spazio, a orientarsi e a capire le mappe.

Differenze indubbiamente legate al sesso dei soggetti: prima dei 13 anni, infatti, il cervello maschile e quello femminile si comportano pressoché allo stesso modo e solo con il sopraggiungere degli ormoni sessuali le differenze cominciano a notarsi.

Dopo decenni di discussioni, ciò che sembra rimasto di differenza statisticamente significativa, scarsamente influenzata dall’educazione, è per le donne la superiorità, in media, nelle abilità linguistico-verbali (anche se talora contestata) e altresì nella comunicazione non verbale specie a tonalità emotiva; per gli uomini la superiorità in compiti visuo-spaziali, come l’orientamento e la rotazione mentale di oggetti. Ancora: nelle donne maggiore attitudine all’immedesimazione empatica e alla relazione affettiva (communion), inoltre una maggiore motilità manuale fine e rapida; negli uomini la maggior propensione al comportamento intraprendente (agency) e all’aggressività fisica, nonché le maggiori abilità motorie nel colpire oggetti. Peraltro, alcune di queste differenze sono più marcate in età giovanile e si attenuano delle età successive.

Pure il maggior valore che in genere le donne attribuiscono alla dimensione affettiva nel rapporto con l’altro sesso, rispetto a quella fisica, è leggibile in chiave filogenetica: la vulnerabilità in fase di gravidanza e di puerperio, specie in epoche passate, richiede protezione e continuità della relazione con il partner.

Alla luce degli studi empirici in psicologia, l’insieme di tratti psico-comportamentali tipici di ciascun sesso appare oggi meno ampio che in passato, ma non nullo. Inoltre, il medesimo insieme appare meno stabile, dacché tratti ritenuti prerogativa di un sesso si ritrovano pure in persone dell’altro sesso. Del resto pochi tratti differenziali di ordine cognitivo e affettivo sono agganciabili alle differenze corporee e di funzioni riproduttive. Né va trascurato il ruolo esercitato dagli stereotipi di genere sulle prestazioni del singolo, nonché sulla percezione delle prestazioni di persone dell’altro sesso.

E quindi, in cosa siamo così diversi? Le donne sono più sensibili, sanno esprimere più calore e vivacità ma anche più apprensione e sono meno sicure di sè. Gli uomini invece sono più stabili emotivamente, più dominanti, legati alle regole e all’autorità ma anche hanno meno fiducia nella vita, sono più sospettosi ma anche disinibiti. Ci sono degli aspetti però equamente distribuiti: perfezionismo, vitalità, tendenza all’astrazione non vedono differenze tra i sessi.

Tutto ciò, però, di per sé non pregiudica il valore e dunque la legittimità di differenze culturalmente costruite. Occorre a tal fine rivedere i preconcetti di area femminista, derivanti dall’identificazione – erroneamente ritenuta intrinseca anziché storicamente determinata tra eterosessualità e maschilismo patriarcale (imputato come causa della discriminazione): le differenze non significano di per sé disuguaglianze e neppure discriminazioni. La cultura per varie ragioni potrebbe ancora e sempre premiare le differenze, purché esercitate nella libertà dei singoli, in vista di un cammino di arricchente integrazione delle diversità.

 Prof. V. Isaia

AIP - Asoociazione italiana psicologia e psicofilosofia




 

 

 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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