https://ilnuovotorrazzo.it/2019/11/13/limportanza-stupirsi-meravigliarsi-giorno/
La vera meraviglia: tra stupore, crisi e superamento delle
paure nelle relazione con sé e gli altri.
Anche il più grande errore può essere un bene.
Nessuno nel nostro tempo sembra più capace di stupirsi di fronte allo spettacolo del mondo in tutte le sue molteplici manifestazioni. Tra le tante manifestazioni, quando entriamo nel campo dell’amicizia, dell’amore, a mio avviso non siamo più in grado di meravigliarci. Non accettiamo che nel rapporto con noi stessi, con le nostre stesse paure e conflittualità, nell’accettazione di ipotetici sensi di colpa, in amicizia, se è autentica, così come in amore, occorre precisare quanto il “ concetto di meraviglia” in senso greco del termine possa esserci d’aiuto. Non me ne vogliate, ma quando si comincia a studiare in filosofia, sono tanti i miei colleghi che dicono ai ragazzi qualcosa di non del tutto preciso: che meraviglia è stupore, come qualcosa di estremamente benevolo e positivo. No, non è proprio così. Diciamolo meglio: perché Aristotele disse che la filosofia, ovvero l’amore per la sapienza, nasceva dalla meraviglia? Così attenzione, come prima lo stesso Platone aveva già ribadito. Perché la parola meraviglia in greco significa “terrore”. Mi spiego, Aristotele dice che la filosofia nasce dal ‘thauma’. Comunemente si traduce questa antica parola greca con “meraviglia”. E si va completamente fuori strada, perché ‘thauma’, nel suo significato originario significa “terrore”, “angosciante stupore”. Per che cosa? Per questa nostra esistenza, per la vita in cui ci troviamo e la cui durezza raggiunge tutti e tutti fa soffrire e tutti angoscia. Poi, sì, ci potrà essere anche quella forma di ‘Thauma’ che è il fenomeno derivato per il quale il filosofo, magari protetto da una fittizia tranquillità, “si meraviglia” di ciò che per l’uomo comune è qualcosa di ovvio. (E non diremo certo che questa “meraviglia” sia qualcosa di superfluo). CON NOI STESSI, NELLE AMICIZIE E NEGLI AMORI, ACCETTIAMO I FALLIMENTI E I MOMENTI DI CRISI, POICHE’ SONO QUESTI I VERI ANTIDOTI PER RENDERE FORTI E VERI I NOSTRI SENTIMENTI IN RAPPORTO A SE’ STESSI E AGLI ALTRI. GLI ERRORI SE SUPERATI, O I SENSI DI COLPA, SONO IL MOTORE DELLA MERAVIGLIA CHE C’E’ IN NOI UN SENTIMENTO VERO E FORTE, QUESTO CI DEVE MERAVIGLIARE. NON FARE LA COSA CHE FAREBBERO TUTTI ALLA PRIMA DIFFICOLTA’: FUGGIRE, NASCONDERSI. La filosofia nasce perché il modo in cui il mito tenta di proteggere l’uomo fallisce. E NOI SPESSO ABBIAMO IL MITO DELLA PERFEZIONE O CHE DOVE CI STA IL BENE NON PUO’ COESISTERE L’ERRORE E LO SBAGLIO. La meraviglia di chi vive veramente nel pieno di sé già ti dice di come GLI EVENTI INACCETTABILI SPESSO PER QUANTO SIANO stanno li come occasioni che vogliono darci un messaggio, tentano di proteggerci dicendoci che nonostante il dolore e la morte, errori, sbagli, imperfezioni, NOI SIAMO ESSERE UMANI, che per conoscere il bene dobbiamo anche conoscere il suo contrario, e che non siamo DIO, solo Egli vive all’interno di un senso unitario e divino – e dunque UNICO, e si pone nel giusto e perfettissimo ed immacolato rapporto con esso. PER NOI ESSERE UMANI LA BELLEZZA STA PROPRIO QUI: POICHE’ LADDOVE SI TRASFORMI L’ERRORE IN SUPERAMENTO E L’ERRORE IN COMPRENSIONE, CI SI E’ RESI VERAMENTE DEGNI D’AMORE E DI ESSERE CONSIDERATI “UMANI”. C’è di mezzo quel che più preme, Che cosa ci preme di più di noi stessi, della nostra esistenza sofferente, inevitabilmente sofferente? Caduca, imperfetta e fallace se non sperimentare che già con noi stessi e con gli altri, non certo tutti, possiamo essere veramente degni di AMORE, PERDONO E VERITA’. Qui sta la meraviglia, quella che per Aristotele fa nascere la filosofia, che veniva cercata dai filosofi greci andando sulle colline per godere di una visione panoramica, contemplativa. Forse la vera felicità è nello sguardo che si allontana dall’Io, che si perde nel tutto, che allontana i vecchi ricordi, le preoccupazioni personali, dagli ERRORI, DAGLI SBAGLI, e che ci fa degni di amore. Non ci può essere felicità se non usciamo dal tempo e non impariamo a ragionare come quella 'sostanza' così lontana dall’Io, che chiamiamo anima.

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