Si rinvia necessariamente:
https://www.psicologodinunzio.com/come-difendersi-dal-disturbo-ossessivo-compulsivo-da-relazione/
In questo articolo, dopo che nel precedente ho tentato di descrivere cosa è il DOC (disturbo ossessivo compulsivo), cercherò di spiegare come guarire e liberarsene, dopo aver sperimentato - in tante consulenze - un vero successo con questo tipo di disturbo. Prima di entrare nello specifico, vi dico come - in modo semplice e discorsivo - vi spiegherò come guarire con questa breve sintesi, ovvero cosa fare e come riuscirci:
Per prima cosa non dare importanza alle accuse del disturbo.
Non avere paura delle conseguenze. anche se si hanno in mente certi brutti pensieri. Lo so so che è difficile.
Ma questi pensieri sono credenze, non sono veri, sono irreali: gridano forte, ma non hanno il potere di spingere a far male. Ti fanno solo stare male. Di vero male non c’è nulla in te!!!!
Bisogna credere nella nostra capacità di giudizio, quello concreto, non nella credenza e recuperare la fiducia in noi stessi.
Il sentirsi in diritto di avere fiducia e credere in noi stessi, di non cercare più rassicurazioni, permetterà di liberarsi dalla morsa di questo nemico sleale, falso, menzognero.
Non riesco a vincere un DOC (disturbo ossessivo compulsivo)?
Come guarire da un disturbo “ossessivo compulsivo”? Intanto diciamo che una qualsiasi ossessione ci convince di non poter essere superata perché sa come attaccare e qual è il nostro punto debole, sa come far cadere in pochi secondi la fiducia in noi stessi. Ma qual è il pensiero che prepara a questo inferno? beh, è l’inconscia domanda che si insinua nella mente con una frase: ” E se…?”...Quindi entra un’immagine, un pensiero inaccettabile. Ora capita certo a tutti, ed è normale, ovvero quando non si dà eccessiva importanza ad una domanda del genere, la persona continua la sua vita tranquillamente. Se la persona continua a pensarci, fa scattare l’ansia che consegue ad una ipotetica minaccia, sofferenza: “E se…?”... facendo immaginare le peggiori tragedie. Ma dobbiamo chiederci chi fa veramente da giudice, o meglio cosa di noi fa da giudice e ci condanna a tal punto da vergognarci, a non credere più a noi stessi, a difenderci da noi stessi, a non avere più fiducia in noi e negli altri. Ecco quel giudice è la parte più insicura di noi, che conosce bene la sua vittima, perché carnefice e vittima coincidono, sono la stessa persona, e nessuno meglio di noi può essere il vero e più pericoloso nemico di sé stesso, perché ognuno di noi sa dove colpirsi più duramente per stare più male, per farsi più male. E’ la parte di noi che ha paura di se stessa che ti dice: “Dimostrami che tu non sei così!! DIMOSTRAMELO!” Tu sei buono, non puoi peccare, tradire, pensare cose sconce, etc, etc. E cosa più grave quando tentiamo di rispondere a questo diavoletto in noi, lui si spaccia per sordo, vale a dire non ascolta le risposte, ma riesce a leggere i nostri segnali di ansia, a livello conscio e inconscio, e ad usarli contro di noi. ” Hai l’ansia, sei ansioso, hai paura? Quindi ho ragione io! Tu sei così!!!” Tu sei un mostro, sei gay, sei posseduto, sei cattivo, il diavolo ti è vicino, sei una troia, sei sporco/a, hai tradito, ti piacciono le donne e il sesso, vorresti pagare una prostituta, sei attratto da un trans ed allora sei gay, sei a messa e la tua mente sente bestemmie, pensa ad immagini oscene, sei indegno, etc....
Allora si tenta di reagire, ma è inutile, perché questo diavoletto conosce tutte le nostre reazioni, sa come renderle inutili e annullarle. Ci fa fare quello che vuole perché ci mette in uno stato di paura.
Come fa?
Per prima cosa: crea un dubbio che annulla la nostra capacità di giudizio vero, reale, ti fa pensare che la tua stessa razionalità stia mentendo, non ti fa più credere all’ evidenza. In pratica ha creato un dubbio che è falso e che noi lo vediamo come vero e come segno di verità su noi stessi: esempio sei cattivo, non buono, sei un porco pieno di deviazioni sessuali, non sei normale, tu fallirai in tutto non vai bene, potevi fare meglio hai sbagliato, tu hai mentito non sei onesto....etc
La seconda cosa: innesca la paura delle conseguenze, ti fa continuamente vedere con le immagini e le ammonizioni le peggiori fantasie e conseguenze, tutte le cose che non vorresti mai vedere.
Io ho tradito: abbandonato, solo, impoverito, mia moglie e i suoi genitori contro di me, i colleghi guarda sto pervertito. Oppure, sono in chiesa, vedo una donna, penso al sesso mentre sto pregando beh, tu sei peggio di satana, sei un mostro, guardati etc, etc. Pentiti, e se non ubbidisci ti punisco! Punisciti quindi!!! Guardati, e se la gente fosse dentro di te: punisciti e fai vedere che sei un ‘bravo bambino”, una “brava persona”.
La terza cosa: “ti impone severamente di rispondere, di dialogare con lui, ma finge, perché non ti ascolta, e le risposte che avrai sono quelle create da te, e queste saranno fallimenti perché lui non accetta che non è vero l’accusa che ti rivolge”. Ti fa essere colpevole quando tu sai di non esserlo e ti convinci, peggio, di avere realmente fatto qualcosa di male e che reali saranno le conseguenze.
Attenzione qui chiediamoci ma che senso ha essere leale con chi è sleale? Già questa è una prima domanda che potrebbe aiutare chi soffre di questo disturbo.
La quarta cosa : Il diavoletto disturbatore di fissa nella mente che “una brava persona fa tutto quello che gli viene detto”.
Attenzione ancoriamo allora questa domanda così ci puo’ aiutare: Vale la pena fare la brava persona di fronte a questa persona diavoletta che non è per niente lei una brava persona?
La quinta cosa: ti fa credere che ogni tuo pensiero sia reale: ad esempio, il pensiero e la paura di credere ed essere considerati l’ opposto di quello che siamo.
Esempio:
Sei una brava persona, ma hai pensieri malvagi? Sei pericoloso!
Sei eterosessuale, ma ti accusa di essere un gay/una lesbica, con tutto il rispetto etico e civico per chi lo è felicemente, appunto felicemente, già il senso di colpa la dice lunga.
Ti accusa di essere un sacrilego/Un blasfemo/ , invece sei una persona devota, Ecc. ecc.
Ma fare affidamento al nostro pensiero non sempre è una cosa sempre giusta ne soprattutto è sempre utile. Noi crediamo ai nostri pensieri e siamo convinti che se è passato qualcosa per la mente questa è verità, realtà, concretezza, e che se pensiamo questo o quello, il pensiero lo fa per il nostro bene. Questa è una credenza errata, il pane del disturbo ossessivo.
Chi l’ ha detto che dentro di te c’è un essere malvagio, se hai fatto qualcosa di sbagliato? O un pervertito se pensi spesso alla sessualità? Un pericolo sociale o un falso e manipolatore se non sei fedelissimo? ecc.
La sesta cosa: il disturbo ti impone di risolvere, ma è proprio questa l’astuzia, il fatto di farti pensare che tu hai da risolvere qualcosa, invece no.
La settima cosa: chi sta sopra e chi sotto, chi è il burattinaio e chi il burattino?
Chi vive un disturbo ossessivo sente in posizione inferiore, subordinata rispetto al disturbo stesso.
La nona cosa: ti accusa di responsabilità, di essere il solo responsabile per gli accadimenti negativi. La colpa è tua perché sei cattivo, sei falso, menti, tradisci, ti piacciono le donne, gli uomini, hai peccato, hai lavorato male e poco, hai avuto pensieri malvagi etc...
Non ti farà più constatare i contesti sfavorevoli, la sfortuna, la inevitabilità di un evento o l’azione di altre persone. E’ SOLO COLPA TUA!!!!
Facciamo una sintesi per credenze, perché di questo si tratta:
1: Il solo fatto di avere avuto certi pensieri fa sentire già colpevole. Il solo fatto di averlo pensato scatena la paura. Non sia mai! Devo evitarlo!”
2: obbedire alla credenza che “una persona per bene NON DEVE MAI avere certi pensieri”, e che “per sentirmi sicuro/sicura NON DEVO avere nella mente certe cose”, oppure “NON POSSO ritenermi più una persona rispettabile dopo che mi è passato in mente un tale pensiero!”, o anche “ DEVO avere SEMPRE la certezza che non ho pensato certe cose”.
Invece dovresti sapere che:
Se il pensiero è arrivato da solo, all’ improvviso e io non ho avuto gioia della sua presenza, io non ho nessuna colpa. Se io non mi sento felice nel pensarmi gay non lo sono. Se non mi sento felice di pensare del sesso in chiesa non sono blasfemo o posseduto. Se non mi sento felice nel tradire mia moglie se non mi far star bene non sono un traditore. Perchè quindi devo punirmi ?
Facciamo un esempio di come la mente entra in contatto con questo disturbo, ipotizziamo per finta un dialogo.
Disturbo : ‘Come? Tu hai avuto un pensiero così brutto e terribile e non vuoi punirti? Ma sei irresponsabile?’
Tua risposta: ‘ No. Io non ho chiamato quel pensiero. Non l’ ho desiderato e non ho nessuna motivazione a metterlo in atto.
Disturbo: ‘Tu non puoi rispondermi così, vergogna, ma chi credi
di essere. Tu non ti rendi conto di
quanto è grave ciò che hai pensato!!Presuntuoso. Vigliacco...
Tua risposta:’ Io non rispondo in modo presuntuoso, beh ma io non mi vanto di nulla, non mi sto dando arie? Sei tu che mi stai trattando in modo da farmi sentire così male, mi fai sentire in colpa!!!
ECCO FREGATI: QUESTE RISPOSTE SONO INUTILI, VE LO RIPETO – IL DIAVOLETTO NON ASCOLTA, FINGE, E’ SLEALE ED E’ INGIUSTO, IL DISTURBO, CIOE' QUESTO DIAVOLETTO SEMMAI DOVREBBE VERGOGNARSI NON LA PERSONA CHE LO RENDE VIVO E LO NUTRE!!!!
TRATTATELO COME MERITA, COME TI CHIEDERAI? CON LA NON RISPOSTA E L’ASSENZA DI PAURA. IL MOSTRO
SI NUTRE DELLA PAURA E DEL NOSTRO RISPONDERE!!!! NON RISPONDETE!!!!
E SI NUTRE OLTRE CHE CON LA PAURA ANCHE E SOPRATTUTTO CON LA RICERCA DELLE RASSICURAZIONI!!!!! Per vincere bisogna evitare di farsi risucchiare, evitare di entraci in questo vortice, ed evitare così l’ automatismo.
Quindi evitate la ricerca di rassicurazioni. Anzi
impariamo a godere e a piacerci proprio vivendo senza ricercare rassicurazioni,
queste sono come una droga temporanea, non servono, e soprattutto lo tengono in
vita il disturbo!!!! Mantengono vivo il circolo vizioso, il rinforzo negativo, la sua inutile esigenza di vivere dentro noi per noi, ed è solo menzogna, credenza, spazzatura.
PROF. V. ISAIA
AIP - associazione italiana psicologi e psicofilosofia


Nessun commento:
Posta un commento