Ci sono lezioni che non finiscono con la campanella. Restano
addosso. E lavorano dentro. In 4M, leggendo una
lettera scritta alle tre del mattino, Napoleone è sceso dalla storia ed è
entrato in classe come uomo. Un uomo solo, nella notte, che scrive mentre tutto
dorme. Un uomo che sembra dire: «Ho paura anch’io. Ma alle tre del
mattino si decide chi si diventa». E in quel momento non stavamo
leggendo Napoleone. Stavamo guardando il coraggio quando nasce: non nel rumore
delle vittorie, ma nel silenzio in cui si sceglie di andare avanti lo stesso.
In 4N, e ora di nuovo
fino alla conclusione di domani, Pascal accompagna i ragazzi là dove raramente
li accompagniamo davvero: nel vuoto, nell’inquietudine, in quella sproporzione
strana dell’uomo che si sente piccolo e pensa l’infinito. Ci scopriamo fragili come
un filo d’erba. Ma un filo d’erba che sa di esserlo. Ed è
proprio questa consapevolezza a renderci grandi. Questo è il modo in cui porto storia e filosofia in 4M, 4N e in tutte le terze
e le quinte classi, in ogni corso: non come programmi
da attraversare, ma come esperienze da abitare.
Almeno ci provo, o meglio ci credo!!!! Non cerco eroi da ammirare, ma uomini
veri: insonni, contraddittori, inquieti. Perché solo così i ragazzi capiscono
che le loro paure non sono un errore, che il dubbio non è una colpa, che
pensare fa tremare… ma rende liberi. Quando una classe si commuove davanti a
parole scritte secoli fa, non sta studiando il passato, sta riconoscendo sé
stessa. E forse — direbbe Pascal — l’uomo è grande proprio perché sa di essere
fragile, e il pensiero non ci salva dal vuoto, ma ci insegna a restarci dentro senza smettere di
cercare. Se la scuola riesce a fare questo, anche solo per
un’ora, allora non sta solo istruendo. Sta accompagnando esseri umani mentre
diventano tali. Grazie ai miei studenti, per il coraggio di lasciarsi toccare.
E grazie alle famiglie, per la fiducia silenziosa che rende possibile tutto
questo.
Vincenzo Isaia

Nessun commento:
Posta un commento