C'è una canzone che ogni anno, a giugno, ritorna
come un rito: "Notte prima degli
esami" di Antonello Venditti. E ogni volta che la sento, ritorno
anch’io a quella notte: la mia, negli anni '90. Un tempo in cui l'Esame di
Stato – la "maturità" – era diverso, o forse era un incubo: tre
scritti tosti, commissari esterni tutti, orale infinito si sforava il 16 luglio.
Eppure quella notte era uguale a oggi: panico, sogni, speranze, quella canzone
di Venditti che sembrava scritta per te. Più lungo, più complicato forse,
sicuramente più rigido. sembrava un’udienza pubblica. Eppure, anche allora,
come oggi, tremavamo. Quest’anno non sarò interno, in 21 anni di insegnamento
ho fatto ogni anno esami, la maggior parte da interno, oggi sarò esterno al
Liceo Classico. Ma l’ultimo giorno di scuola ho salutato le mie due quinte, la
5B e la 5M dicendo così: l’esame di maturità è un momento simbolico. È
quel salto dove inizi a diventare responsabile di te stesso. È lì che
comincia la vera filosofia: chi sei? Dove vuoi andare? Ed è sempre stato – e
rimane – un rito di passaggio. Non conta tanto per la sua struttura, quanto per
ciò che rappresenta: il primo momento in cui vi si chiede di essere
responsabili di voi stessi, di prendere parola, di confrontarvi con la realtà.
È un salto. E tutti, chi prima, chi dopo, dobbiamo farlo. Nel film "Notte
prima degli esami" di Fausto Brizzi, uno dei personaggi dice: "La
maturità non è un voto, è capire chi sei e dove vuoi andare." Ecco, forse
è questo il cuore di tutto. Non è l'esame che vi definisce, ma il cammino che
scegliete dopo. La maturità non è un momento, ma un processo. Non abbiate paura
di sbagliare, ma abbiate il coraggio di cercare senso. E ricordate:
maturità non è sapere tutto, è imparare a restare fedeli a sé stessi,
anche quando è difficile. Ma sarebbe un errore dire che "era meglio
prima" o che "ora è tutto più facile". Ma non fatevi ingannare:
non esiste una “maturità facile”. Ogni generazione ha le sue salite, ha le sue
fatiche, le sue incertezze. Oggi i ragazzi
affrontano un mondo che cambia ogni minuto (frammentato, veloce, instabile) e con
più ansia, più pressione, meno certezze. Devono diventare grandi in un tempo
che cambia troppo in fretta, dove spesso manca il tempo per pensare, per
respirare. Agli studenti di oggi, voglio dire questo: non sottovalutate il valore simbolico di questo momento.
È il vostro spartiacque, il vostro primo vero confronto con la responsabilità.
Non abbiate paura: sbagliare, cambiare idea, inciampare fa parte del percorso. E
allora: vivete questa "notte prima degli esami" con il cuore aperto,
con un po’ di malinconia e tanta speranza. Vi auguro il coraggio di cercare
senso, di porvi domande – quelle vere, quelle filosofiche, quelle che nessun
algoritmo può risolvere. La maturità, in fondo, è saper restare fedeli
a sé stessi anche quando il mondo vi chiede il contrario. In bocca al
lupo, ragazzi. Il futuro non è un compito da svolgere, è una scelta da abitare.
Avanti tutta, perché il futuro è vostro!!!

