Cos'è la P.N.L - la programmazione neuro linguistica
https://www.rpstrategy.it/pnl-limiti-e-criticita-della-programmazione-neuro-linguistica
La
conoscenza rende liberi
INDICE
·
Definizione e origine
·
Fondatori
·
Fonti
·
Presupposti della PNL
·
Tre livelli della comunicazione, soltanto?
·
Predicati sensoriali
·
Submodalità
·
Metamodello linguistico
·
Milton Model
·
Ancoraggi
·
Canali oculari di accesso
·
Sleight of mouth
·
Metaprogrammi
·
Obiettivi ben formati
·
Timeline
·
Limiti della PNL e sguardo al futuro
·
Conclusioni
·
Bibliografia essenziale
Si fa
sempre un gran parlare (anche se le ricerche online sono ormai in netto calo)
della PNL (Programmazione Neuro Linguistica), un approccio alla
comunicazione nato negli anni ’70 in ambito terapeutico e poi diventato
l’ingrediente principale di molti corsi
di vendita e di numerosi corsi motivazionali, soprattutto del
genere dedicato a dirti quanto sei speciale e straordinario e quanto tu possa,
se lo vuoi, raggiungere qualsiasi risultato. Di che si tratta, in realtà?
Soprattutto, funziona questo tipo di approccio? E poi: è davvero una tecnica
manipolatoria come dicono? Facendo una brevissima analisi critica e
per iniziare a rispondere a queste domande, emergono subito tre grandi
tematiche:
1) Totale mancanza di controllo sui praticanti (o praticoni) della PNL;
2) Quasi totale mancanza di scientificità dell’approccio; 3) Difficoltà a
identificare un corpus preciso di materie che fanno parte della PNL.A
differenza di quel che fanno altri articoli, che si scagliano contro la PNL
tacciandola di essere una pseudoscienza (cosa, peraltro, vera), noi riteniamo
che la PNL possa offrire alcuni validi e utili strumenti per
chi voglia approcciarsi al mondo della comunicazione. Vediamo dunque più da
vicino, con spirito costruttivo, di che cosa si tratta, per sfruttare al meglio
quel che la PNL ha da offrire e per evitare di sprecare tempo con quel che,
invece, è meglio lasciar stare.
DEFINIZIONE
E ORIGINE (CONTROVERSA)
La PNL
(Programmazione Neurolinguistica, NLP in lingua anglosassone, Neuro Linguistic
Programming) è un approccio alla comunicazione molto di moda
che, sebbene in buona parte privo di validità scientifica, viene spesso
presentato come risolutivo per quel che concerne la definizione di problemi
personali e relazionali. E' un approccio spesso utilizzato nel coaching, anche
in tal caso come strumento per migliorare la comunicazione, le relazioni
personali e il benessere psico fisico in generale. Scopri l'articolo di
approfondimento sulle origini della PNL qui.
L'assunto di base della PNL è
che ogni esperienza umana ha una sua precisa struttura e che lavorando su
questa struttura è possibile modificare la percezione dell'esperienza stessa.
Almeno nel momento delle sue origini, la PNL ha contribuito alla decodifica di
alcuni patterns e di alcune strategie messe in campo da eminenti personaggi
dell'epoca e ha creato una serie di schemi utilizzabili da chiunque, nei più
disparati contesti. Le brillanti intuizioni dei creatori della PNL, Bandler,
Grinder e Pucelick hanno permesso di comprendere alcuni fra i principali
meccanismi di funzionamento della comunicazione umana, con un
approccio prevalentemente orientato all'analisi del linguaggio come strumento
di comunicazione con se stessi e con gli altri. Pur avendo indubbiamente il
merito di aver reso popolari una serie di principi della psicologia
dell'autoaiuto e una serie di importanti regole alla base di una comunicazione
efficace, il mondo scientifico e accademico in genere hanno al riguardo un
atteggiamento decisamente critico e scettico e, ad oggi, infatti, la PNL, non
costituisce materia di studio in nessun percorso universitario ed è relegata a
corsi che spaziano dalla vendita al miglioramento della propria #autostima,
dalla seduzione alla motivazione. Nonostante la pretesa scientificità di alcuni
dei contenuti divulgati dalla PNL, questa disciplina può serenamente
considerarsi semplicemente un approccio alla comunicazione, più o meno efficace
a seconda del contesto, una delle numerose discipline di auto aiuto che
caratterizzano il mondo della crescita e dello sviluppo personale. Non
esistono evidenze che dimostrino la validità di alcune fra le più celebri
teorie propugnate dai creatori della PNL e poi divulgate, con alterni
esiti, dai numerosi seguaci di questa disciplina.
Frank Pucelik, John Grinder e Richard Bandler , considerati i 3 padri creatori
della PNL, fondamentalmente hanno inventato poco e niente, ma sono stati di
certo abili osservatori. Negli anni 70 hanno osservato,
appunto, alcuni abili terapeuti al lavoro (Satir, Perls ed Erickson) e hanno
cercato di capire come lavoravano. Da questa meticolosa osservazione hanno poi
codificato una serie di “patterns”, ovvero di schemi che potevano essere
replicati. Questa brillante intuizione ha dato origine al “Modeling”, ovvero
l’arte del prendere a modello. La PNL delle origini si basa su questo: osservazione
di bravissimi professionisti al lavoro e replica delle loro strategie.
La PNL nasce quindi e si
sviluppa nel mondo TERAPEUTICO, della PSICOTERAPIA. Che poi
negli anni abbiano voluto piazzarla ovunque, anche come metodo per risolvere
qualsiasi cosa, dal business alla vendita allo sport, è semplicemente una bella
trovata di marketing. PNL per le relazioni di successo, per l’amore, per il
calcio, per il business, per cucinare la ricetta perfetta: chi più ne ha, più
ne metta. Ed è un peccato, perché veder applicato il lavoro di alcuni grandi
protagonisti della nostra storia al mondo del “love coaching” stringe davvero
il cuore.
Oltre ad aver osservato e modellato il lavoro di altri professionisti, i
creatori della PNL hanno fatto proprie anche intuizioni di altri esperti del
mondo della comunicazione: da Alfred Korzbinsky a Paul Watlawick, la PNL ha
preso le migliori idee di questi protagonisti della scena e le ha messe tutte
sotto il proprio cappello, etichettandole, appunto, come “PNL”. In sostanza, i
tre creatori della PNL hanno raccolto tutto il meglio che allora offriva il
panorama della comunicazione e hanno creato un approccio che univa fra loro
idee e spunti diversi. Un approccio che avrebbe dovuto rendere qualsiasi
comunicazione fra gli esseri umani più semplice e che avrebbe dovuto eliminare
qualsiasi possibile controversia, grazie a principi come “ricalco” e “rapport”
e “comprensione della mappa altrui”, tutti temi che svilupperemo più avanti.
Dopo averla creata, comunque, i tre creatori della PNL hanno litigato e sono
passati alle vie legali.
FONDATORI
Poco sopra, vi abbiamo parlato di alcuni dei
principali protagonisti della storia della PNL. Ecco ora una breve biografia
sia dei fondatori della PNL (il fatto che probabilmente conosciate solo Richard
Bandler non implica che sia lui il creatore più importante, anzi. Le migliori
intuizioni, a quanto raccontano, derivano da Grinder e Pucelik), sia delle
persone al cui lavoro i fondatori hanno attinto a piene mani.
JOHN GRINDER
Professore
di linguistica a Santa Cruz, è uno dei co-creatori della PNL. Dopo aver creato,
con Richard Bandler, il corpus teorico e pratico della PNL, grazie alla sua
collaborazione con Judith DeLozier, ha creato NLP NEW CODE, con un orientamento
all'essere umano come "sistema". Consulente per associazioni
governative e aziende, è stato uno dei primi autori a sviluppare le teorie
della grammatica universale di Chomsky.
FRANK PUCELIK
Laureato in psicologia e scienze politiche, con
Bandler e Grinder è uno dei tre co-creatori della PNL. Dopo aver fornito il suo
importante contributo allo sviluppo della PNL, ha proseguito la sua carriera
con una duplice direzione: da un lato, consulenza a grandi organizzazioni
concernente modelli di comunicazione e, dall'altro, attività sociale volta ad
aiutare persone in condizioni psicologiche problematiche, come veterani,
tossicodipendenti e centri sociali in genere.
RICHARD BANDLER
Matematico, psicologo è uno dei tre co-creatori della
PNL e probabilmente è il più celebre e conosciuto, grazie sia alla sua
produzione letteraria, sia allo sviluppo mondiale della sua scuola di PNL, che
oggi è sicuramente la più diffusa. Personaggio controverso anche per torbide e
mai chiarite vicende del suo passato, ha l'indubbio merito di aver cambiato in
modo radicale l'approccio alla comunicazione e di aver portato la PNL in
moltissimi campi applicativi, dal coaching alla vendita.
ROBERT DILTS
Probabilmente il più prolifico esperto di PNL, anche
se non direttamente coinvolto nella creazione della PNL, ha comunque
contribuito in modo sostanziale allo sviluppo della disciplina, portandola
nelle più grandi aziende del mondo, fra le quali HP ed Apple. Autore e
conferenziere di successo, ha orientato le sue ricerche sullo sviluppo del
sistema mente corpo grazie alla PNL MICHAEL HALL Dopo aver svolto un dottorato
in psicologia cognitivo comportamentale, si è dedicato allo studio di due
materie molto affascinanti, la psico lingusitica e la neuro semantica,
appronfondendo l'area linguistica della PNL e, soprattutto, contribuendo in
modo sostanziale alla ricerca scientifica in tal senso. In particolare, la
neurosemantica è un sostanziale allargamento della PNL: se la PNL lavora
semplicemente sulla struttura dell'esperienza, limitandosi a un lavoro
oggettivo sulle rappresentazioni dell'esperienza, la neuro semantica lavora sui
frames dell'esperienza, ovvero sui significati che noi le attribuiamo.
FONTI
Il lavoro codificato dai creatori della PNL si basa
sulle intuizioni, sulla ricerca e sull'opera di alcuni straordinari personaggi,
alle cui opere conviene riferirsi per avere una panoramica esaustiva e completa
degli argomenti trattati dalla PNL.
PAUL WATZLAWICK
Psicologo e filosofo, è stato uno dei massimi
esponenti della scuola di Palo Alto. E' del 1967 la sua opera principale, vera
e propria pietra miliare nel mondo della comunicazione, l'opera che
probabilmente ha tracciato una nuova rotta in questo campo, "Pragmatica
della comunicazione umana", basata sul concetto di "contesto"
entro il quale collocare le forme comunicative, e alle quali forme dà senso. A
questa idea ha dato poi corso con "change", il linguaggio del
cambiamento, nel quale mostra come il modo in cui le persone incorniciano gli
eventi rispetto al contesto è determinante per il loro benessere e per la loro
salute mentale. Il lavoro di Watzlavick è alla base di praticamente qualsiasi
approccio psicologico, cognitivo e comunicativo e ha costituito l'ossature
portante dei pressupposti della PNL.
GREGORY BATESON
Antropologo, sociologo e psicologo, è stato
probabilmente il primo autore scientifico a redigere opere a carattere
divulgativo, con uno stile narrativo accessibile e ricco di metafore (e per
questo, ai suoi tempi, fu decisamente malvisto). Autore di opere straordinarie,
come "Verso un'ecologia della mente" (1972), si è concentrato sulla
"terapia del tutto", intesa come approccio olistico al sistema corpo
mente, e ai patterns di apprendimento. E' una delle figure cui Bandler e
Grinder si sono ispirati per i loro lavori.
VIRGINIA SATIR
Psicoterapeuta specializzata in terapia familiare, è
conosciuta per il suo approccio alla percezione dell'esperienza da parte dei
suoi pazienti. Attraverso una comunicazione multisensoriale adeguata a ogni
interlocutore e domande precise atte a specificare i contenuti di tali
comunicazioni, riusciva a ottenere nel suo campo risultati straordinari, tanto
da diventare uno dei modelli di Bandler e Grinder che, studiando le sue sedute,
codificarono l'idea dei predicati sensoriali e del metamodello.
MILTON ERICKSON
Psichiatara, psicoterapeuta e ipnoterapeuta, è fra i
personaggi di spicco in questo campo, riconosciuto come una delle più
importanti figure del Novecento. Il suo approccio rivoluzionario ha influenzato
moltissimi campi, dalla PNL, a cui indirettamente ha contribuito in modo
sostanziale, alla psicoterapia breve, alla terapia strategica. e' sicuramente
il padre dell'ipnosi moderna e ha lo straordinario merito, fra gli altri, di
averla portata al di fuori dell'ambito puramente terapeutico, come strumento di
comunicazione all'inconscio. Il suo modo molto particolare di comunicare con i
pazienti è stato codificato da Bandler e Grinder nel cosiddetto "milton
model", applicato oggi nei più disparati campi, dalla
comunicazione tout court, allo speechwriting, alla vendita. In realtà, è più
corretto parlare di “vaghezza semantico – sintattica”.
PRESUPPOSTI
DELLA PNL
La PNL si basa su alcuni presupposti essenziali che
svolgono la funzione di "regolamento" di base, ovvero di cornice
necessaria perché poi tutte le altre tecniche funzionino. Sono probabilmente
uno degli aspetti principali dell'insegnamento della PNL e, pur con alcuni
distinguo, sono quasi tutti assolutamente condivisibili. A parte uno, il più
famoso, al quale qui accenniamo e al quale poi dedichiamo un intero articolo a
parte. Fra i presupposti più citati (la quantità e il tipo di presupposti varia
molto da autore ad autore, da scuola a scuola), quello probabilmente più famoso
è "la mappa non è il territorio", che in realtà non è un
presupposto della PNL ma una frase originariamente espressa da Alfred
Korzybski, ingegnere, filosofo e matematico polacco che viene ricordato
principalmente per aver sviluppato la teoria della "General
Semantics", la semantica generale. La frase indica un principio
importante: la realtà circostante (territorio) è una cosa molto diversa dal
modo in cui ciascuno di noi la interpreta (mappa), in funzione dei nostri
schemi mentali, delle nostre #convinzioni, delle nostre precedenti
esperienze. Questo è il presupposto più celebre. Ed è quello
più sbagliato,
scientificamente parlando. Un altro presupposto della PNL è "il
significato di ogni comunicazione è dato dalla risposta che si ottiene".
Anche questo presupposto è, in realtà, il sunto di un pensiero altrui, in
particolare di Paul Watzlavick, grandissimo autore e profondo conoscitore della
comunicazione umana. è lui il papà della pragmatica, ovvero lo studio di come
la comunicazione sia frutto costante di una serie di interpretazioni legate al
modo in cui la comunicazione stessa è espressa e alla particolare
predisposizione dei parlanti. è un presupposto fondamentale, che ricorda a chi
vuole comunicare in modo efficace che la primaria responsabilità circa gli
effetti della comunicazione è sua.
"Avere
scelte è meglio che non averne": questo è uno di quei presupposti che
alcuni tralasciano di citare, vista la assoluta banalità dell'affermazione. Al
tempo stesso, evidentemente a qualcuno questa frase ha illuminato la vita,
altrimenti non sarebbe citata così spesso.
"Ognuno
vive nel suo modello di mondo": anche su questo presupposto, non c'è
molto da aggiungere se non che, assumendo l’idea che “la mappa È il
territorio”, questo presupposto automaticamente decade. Molto meglio dire
“ognuno vive nella sua realtà”.
"Se
una persona riesce a fare una cosa, chiunque può imparare a farla": si
tratta di un presupposto molto attraente e di certo portatore di buoni
principi, ma tecnicamente non vera nella parte in cui omette di segnalare la
quantità di casi in cui ciò che viene affermato non può per natura essere vero.
Una persona non può imparare a cantare, se non ha l'uso delle corde vocali, per
fare un esempio estremo. Oppure, una persona potrebbe anche non imparare mai a
scrivere un romanzo straordinario, se mancante dei requisiti intellettivi necessari.
Quindi, una buona idea, molto suggestiva e adatta a chi è alla ricerca di
promesse confortanti per lenire le sue insoddisfazioni. Peccato che le nostre
dotazioni di base dimostrino che spesso questo presupposto è semplicemente uno
specchietto per le allodole.
"L’esperienza
ha una struttura": principio matematico che racchiude l'intuizione
geniale di Bandler e Grinder delle origini, che portò i due autori a
interessarsi al modo in cui le persone che modellavano facessero le cose, più
che alle cose in sé. Questo presupposto ha permesso lo sviluppo di numerose
tecniche di PNL, fra cui la manipolazione delle submodalità.
"Le
persone hanno già tutte le risorse di cui hanno bisogno": altro
presupposto di sicuro appeal e di altrettanto sicura opinabilità. Dipende tutto
da che tipo di risorse stiamo parlando, e rispetto a quali risultati
desiderati.
"La
mente e il corpo sono parti di un medesimo sistema": millenni di
tradizione olistica, di matrice orientale, condensati in una frase. Mens sana
in corpore sano, insomma: chiamarlo "presupposto della PNL" è
decisamente forzato, essendo un principio universale e universalmente
riconosciuto. Inoltre, pare essere uno dei presupposti meno compresi della PNL,
vista la forma fisica, le abitudini poco salutari e lo stato di salute di
moltissimi praticanti della PNL, compresi i principali divulgatori della PNL
nel mondo.
"Non
possiamo non comunicare": altro concetto estrapolato dal lavoro di
Watlavick che, a quanto pare, pur non essendo uno dei creatori della PNL, ha di
certo contribuito in modo sostanziale alla creazione di molti contenuti
divulgati e spacciati come materiale "piennellistico", quando in
realtà sono ben altra cosa.
"Non esiste il fallimento, solo il feedback":
naturalmente, a livello puramente teorico e senza nessun collegamento con il
mondo reale, in cui il fallimento esiste (verificate cosa succede dicendo ai
creditori che non siete falliti, ma che avete ricevuto solo un feedback. Ne
saranno entusiasti).
TRE
LIVELLI DELLA COMUNICAZIONE, SOLTANTO?
Una delle
prime cose che si insegnano nei corsi o sui libri di PNL è che esistono 3
livelli diversi di comunicazione: verbale, paraverbale e non verbale. Al di
là del fatto che si tratta di una visione davvero limitata e
distorta (leggi qui per sapere quali e quanti
sono davvero le variabili presenti in una interazione), la comunicazione non
verbale è considerata in PNL uno dei tre modi in cui si sviluppa la
comunicazione, oltre appunto il livello verbale (le parole) e il livello
paraverbale (tutti gli atti paralinguistici, come tono di voce, volume, pause e
così via). Solitamente, nei programmi internazionali di PNL, non è fatta
oggetto di specifico e approfondito studio: in sintesi, consiste nello studio
dei gesti e delle espressioni facciali compiuti da un soggetto durante una interazione. Sul tema
comunicazione non verbale (cnv), da anni esiste un clamoroso equivoco,
riferito alle presunte percentuali di Albert Mehrabian, psicologo
che in una specifica ricerca evidenziò come, parlando di stati emotivi ben
definiti, nella trasmissione di questi stati fosse preponderante l'aspetto non
verbale e paraverbale (rispettivamente, 55% e 38%) rispetto quello verbale
(7%). Ad oggi, nonostante le avvertenze di Meharabian circa l'opportuno
utilizzo di queste percentuali, le costanti critiche ricevute dalla sua ricerca
riguardanti l'esagerata semplificazione del modello e i suoi continui
disclaimer sul tema, moltissimi formatori e guru della crescita personale
continuano a utilizzare queste percentuali per far presa su un pubblico
impreparato e suggestionabile, nonostante queste percentuali siano, per
l'appunto, frutto di una clamorosa ed errata interpretazione di studi datati e
condotti in modo opinabile. In una lettera indirizzata nel 2002 a Max Atkinson,
Mehrabian stesso evidenziava con rammarico il frequente fraintendimento delle
sue teorie: «Sono ovviamente sconfortato dalle citazioni errate del mio lavoro.
Fin dall’inizio ho cercato di fornire le corrette limitazioni delle mie
scoperte. Purtroppo, il settore dei sedicenti consulenti dell’immagine e della
leadership ha molti "praticanti" con pochissima esperienza psicologica».
L'aspetto curioso e divertente (o triste, a seconda dei punti di vista) circa
queste percentuali è che vengono spesso citate per incuriosire i
partecipanti durante i corsi iniziali di PNL, senza contare il fatto che
affermare che, in una comunicazione, le parole "pesano" solo il 7%
non pare essere una buona idea, dovendo poi presentare corsi che riguardano la
programmazione neuro linguistica, durante i quali si parla poi quasi
esclusivamente di linguistica.
PREDICATI
SENSORIALI
Uno dei
più celebri principi della PNL (e uno dei più discussi dal punto di vista della
sua attendibilità) è quello secondo cui le persone processerebbero la realtà
circostante e, di conseguenza, baserebbero le loro decisioni, su un senso
prevalente rispetto agli altri: vista, udito, olfatto, gusto, oppure tatto.
In base a questa teoria, le persone sarebbero poi caratterizzate da tratti
molto specifici: parlerebbero in un certo modo, si muoverebbero in un certo
modo, addirittura utilizzerebbero lo sguardo in un certo modo. Ad
esempio, una persona “visiva”, secondo la teoria, dovrebbe usare
parole come “guarda”, “fammi vedere”, “vediamo” e così via. Dovrebbe guardarti
sempre negli occhi mentre parla e dovrebbe avere una respirazione ampia e
toracica. Si tratta, in realtà e in tutta evidenza, di un'ipotesi che non mai
trovato alcun riscontro scientifico: psicologi e accademici hanno effettuato
numerose ricerche in tal senso, senza mai avere conferma di quanto asserito in
via teorica. Perciò, è da considerarsi un postulato privo di fondamento e
decisamente fuorviante. Anzi, probabilmente è proprio questo uno dei motivi per
cui il mondo accademico ha sempre tacciato (e a ragione) la PNL di essere una
pseudoscienza.
SUBMODALITÀ
Dalla
teoria (infondata) dei canali di accesso discende quella delle submodalità. Si
tratta dello studio di come l'esperienza viene percepita a livello
mentale: come le persone si raffigurano nella loro mente le immagini
(grandi o piccole, in bianco e nero o a colori, lontane o vicine e così via), i
suoni (alti e bassi, lontani o vicini e così via) e le sensazioni (calde o
fredde, ferme o in movimento e così via). Su molte persone, lavorare sulle
proprie rappresentazioni modificando il modo di pensarle produce un concreto e
reale cambiamento nel loro stato d'animo rispetto alla rappresentazione stessa.
Non esistono anche in questo caso validazioni scientifiche che comprovino
quanto asserito in merito a questa tecnica, nonostante a livello empirico sia
una delle metodologie più insegnate e nonostante produca risultati apprezzabili
in molte persone che la praticano.
METAMODELLO
LINGUISTICO
Il metamodello linguistico è un insieme di
domande finalizzate a esplorare il modello mentale di chi sta
parlando. Si fonda su un principio elaborato, fra gli altri, da Noam Chomsky
relativo al cosiddetto asse analogico digitale della comunicazione. L'aspetto
digitale della comunicazione è il dato linguistico enunciato ("cane",
ad esempio), mentre l'aspetto analogico è la rappresentazione semantica di quel
preciso dato nella mente del parlante ("cane piccolo, bianco, di nome
Harry, che abbia ogni trenta secondi, e così via). Si tratta di un argomento
davvero interessante, al quale abbiamo dedicato un apposito approfondimento.
MILTON
MODEL
Il Milton Model è il modello linguistico basato sul
lavoro del dottor Milton Erickson, medico ipnoterapeuta, codificato da Bandler
e Grinder dopo aver registrato e analizzato centinaia di ore di lavoro del
medico, quando lavorava con i suoi pazienti. A differenza del metamodello,
la cui finalità è quella di specificare il contenuto di affermazioni
superficiali del parlante, il Milton model è un linguaggio volutamente
generico o, meglio, semanticamente denso, un linguaggio cioè che
genera suggestioni in chi lo ascolta proprio perché è a-specifico e permette a
chiunque di riconoscere il proprio modello di mondo nelle parole del parlante.
Si tratta, per amore di precisione, di una definizione parziale che, come
abbiamo accennato, merita una importante digressione (per approfondire clicca
qui).
ANCORAGGI
Altro
importante pilastro dell'insegnamento della PNL è l'ancoraggio, ovvero la
neuroassociazione, vale a dire il collegamento fra un preciso stato
emozionale e uno stimolo interno o esterno. Le cosiddette
"ancore", fenomeno neurofisiologico tipico dell'esperienza umana
(basti pensare al profumo di biscotti che ci fa ricordare la nostra infanzia o
alla canzone che ci fa subito commuovere) sono spiegate durante i corsi come
strumento per accedere rapidamente a stati d'animo potenzianti. Spesso, per
spiegare il concetto di "ancora", vengono citati gli studi di Pavlov,
scienziato russo celebre per i suoi studi sui cani, la salivazione e gli
stimoli legati al cibo. Si tratta di citazioni, di solito, parzialmente
incomplete, che suggeriscono l'idea che basti creare un particolare stimolo per
avere sempre a disposizione stati d'animo potenzianti: Pavlov, viceversa, dimostrò
come le neuroassociazioni tendano a perdere di efficacia nel corso del tempo,
se non adeguatamente stimolate e mantenute attive.
CANALI
OCULARI DI ACCESSO (O "DI ACCESSO OCULARE")
Secondo la teoria dei "canali oculari di
accesso", quando una persona recupera informazioni dalla sua memoria o,
viceversa, inventa informazioni, guarderebbe fisicamente in posti diversi: in
alto a sinistra nel primo caso, in alto a destra nel secondo caso e così
via. Anche di questa teoria non esiste alcuna verifica e trattasi,
allo stato dei fatti, di una pura teoria, peraltro smentita da una abbondante
casistica che disattende in toto quanto asserito in quasi tutti i più diffusi
libri di PNL. Malauguratamente, in molti corsi, anche a livello internazionale,
tale teoria viene ancora insegnata e proposta come vera.
SLEIGHT
OF MOUTH
In italiano, si parla di destrezze di linguaggio per
indicare alcune specifiche tecniche linguistiche che servono, attraverso
affermazioni o domande specifiche, a mostrare al parlante una
differente visione della realtà rispetto a quella da lui percepita,
attraverso il cosiddetto "re - incorniciamento", laddove per
"cornice" si intende letteralmente il modo e il punto di vista con il
quale una persona sperimenta la sua realtà circostante. Si tratta di uno degli
argomenti più importanti, portato avanti soprattutto da Robert Dilts con i suoi
continui studi e le sue continue ricerche sul tema.
METAPROGRAMMI
Sono le strategie decisionali messe
in campo dagli esseri umani per fare esperienza del mondo e che compongono la
loro "mappa". Costituiscono i cosiddetti "filtri" con i
quali le persone si motivano, processano le informazioni, trovano conferma
rispetto alle loro decisioni e così via. In questa categoria di strategie,
rientrano anche alcuni dei più noti paradigmi cognitivi (per un
approfondimento, si veda la voce relativa).
OBIETTIVI
BEN FORMATI
Si tratta di una recente acquisizione. Basti pensare
che la PNL nasce negli anni 70 e il management americano ha iniziato a parlare
in modo consistente di obiettivi ben formati negli anni 90. Nei corsi di PNL si
parla spesso di obiettivi SMART (Specifico, Misurabile, Accessibile,
Realistico, Temporalmente definito), senza precisare che la sigla deriva,
appunto, dal management di Peter Druker. Oggi, è materia tipica del coaching,
cosa assai diversa dalla PNL anche se spesso l’etichetta coaching viene associata
a quella della PNL.
TIMELINE
La time
line è una tecnica operativa della PNL che si basa sul modo in cui
l'essere umano percepisce il tempo nello spazio. le persone, infatti,
percepiscono il tempo come una linea sulla quale stanno camminando, con il futuro
davanti e il passato alle spalle, oppure come una linea che scorre davanti a
loro: in tal caso, il passato è collocato a sinistra e il futuro a destra.
Questa collocazione dello spazio è relativa solo ai paesi in cui si legge da
sinistra verso destra e in cui il futuro è collocato, per l'appunto, davanti
agli occhi.
Esistono
popolazioni in cui questi principi non valgono: alcune popolazioni aborigene,
ad esempio, collocano il passato davanti agli occhi e il futuro alle spalle (la
motivazione è semplice: sostengono, e non senza una buona dose di ragione, che
l'unica cosa che è possibile guardare è il passato, perché è già passato,
mentre il futuro, essendo imponderabile, non può essere visto e quindi va
collocato alle spalle del parlante).
Nei paesi in cui si legge da destra verso sinistra,
sempre a titolo di esempio, quanto espresso sopra va applicato al contrario. Al
di là di queste doverose precisazioni, che impongono al praticante una rigorosa
calibrazione preliminare del soggetto sul quale applicare la tecnica, essa è
sviluppata in una serie di variabili e consiste nel visualizzare gli eventi
passati su questa linea, per poter poi operare con tali eventi applicando altri
principi di PNL.
LIMITI
DELLA PNL E SGUARDO AL FUTURO
Abbiamo
detto che è importante fare chiarezza. Alcuni degli strumenti
proposti dalla PNL (ma che non sono, ripetiamo, “della” PNL), se utilizzati
bene possono essere davvero utili. Altri, del tutto privi di fondamento,
possono essere fuorvianti e pericolosi.
Le limitazioni più evidenti di questo approccio alla comunicazione risiedono
dunque nella pretesa veridicità di principi che vengono veicolati come
"dogmi" e che in realtà sono del tutto privi di valore scientifico ed
empirico: si pensi, ad esempio, ai segnali di accesso oculari e ai canali
rappresentazionali.
L'attribuzione
di specifiche etichette agli interlocutori è poi ulteriormente
limitante se si considerano le variabili ambientali in cui il soggetto
si può trovare e le ripercussioni neurofisiologiche che tali variabili possono
avere sulle sue percezioni: colori e forme, ad esempio, a parità di
linguaggio utilizzato, possono richiedere approcci completamente differenti, a
volte diametralmente opposti.
A livello di divulgazione, infine, la PNL paga lo scotto di essere una semplice
etichetta, senza alcun valore di marchio, e questo comporta che chiunque possa
utilizzare questa etichetta senza nessun tipo di discriminante o senza alcun
controllo circa l'utilizzo più o meno appropriato dell'etichetta stessa.
Vi lasciamo comunque una bibliografia
essenziale su questa materia così diffusa e controversa. Ci sono
migliaia di libri sull’argomento, praticamente tutti uguali. Perciò, val la
pena leggere solo i lavori originali o quelli che hanno davvero portato un
concreto contributo alla materia.
CONCLUSIONI
Questo è quanto, ora tocca a voi. Studiate bene le
dieci regole contenute in questo articolo e stabilite qual è il vostro prossimo
passo. Se farete esattamente tutto quello che c’è scritto in questo articolo,
sarete tra i pochi che potranno dire di avercela fatta. Viceversa, sarete fra
quelli che compreranno un altro libro di coaching o frequenteranno un altro
corso, con la speranza che le cose cambino (e non cambieranno, ve lo
assicuriamo). Dipende da voi.
BIBLIOGRAFIA
ESSENZIALE
1981: "La
struttura della magia", di Richard Bandler e John Grinder
1982:
"Programmazione Neuro linguistica", di Grinder, Bandler e Dilts
1983:
"Ipnosi e trasformazione", di Grinder e Bandler
1986:
"Usare il cervello per cambiare", di Grinder e Bandler
1993:
"Magia in azione", di Bandler
1998:
"Convinzioni", di Dilts
2003:
"Creare modelli con la PNL", di Dilts
2009: "La
PNL e la magia del linguaggio", di Hall
2011: "Il
potere delle parole e della PNL", di Dilts
2014:
"PNL al lavoro", di Sue Knight
2018:
"PNL per l'eccellenza linguistica", di Borzacchiello