IL DOLORE SERVE PER RINASCERE
Ieri una mia cara amica in un post riportava la frase di J.P. Sartre, ovvero “l'inferno sono gli altri”. Parto da qui perchè se ci facciamo caso o almeno questo è quello che mi convince sempre più dalle consulenze, è che la maggior parte delle sofferenze, dei dolori, dei conflitti più che connaturati al soggetto che li prova siano dati dall'incapèacità dello stesso di sopportare le mancanze e le offese altrui. Poi c'è un'altra convinzione tanto diffusa quanto sbagliata, ovvero che si è soliti pensare che certi dolori debbano per forza durare molto. Se il mio grande amore mi ha tradito, soffrirò a lungo, se la persona che credevo un vero o una vera amica mi ha deluso, oh Dio, mamma mia che dolore estremo, se mio marito è diventato meno affettuoso, o capace di attenzione, oh Dio che dolore, se mia figlia/o mi delude, se ho fatto un errore come lasciare il proprio uomo o la propria donna, oh Dio che mostro, ho creato in lui/lei un dolore che durerà per decenni, addirittura a vita. Poi c'è l'altra grande menzogna: sono così gelido, diffidente, chiuso, egoista, insensibile, perchè dato che ho sofferto, beh questo dolore mi ha cambiato, e i miei comportamenti dipenderanno da questo.Non è vero: se un dolore dura, lo stiamo tenendo in vita noi.
Si soffre in verità perchè c'è qualcosa nella nostra anima che desidera portarci via dalla vita piena di false certezze ce abbiamo,SI PERCHE' POTRA SEMBRARE INACCETTABILE MA SONO PROPRIO LE CERTEZZE A DISTRUGGERCI E NON I DUBBI E GLI IMPREVISTI O L'INASPETTATO, COSI' COME IL SEGRETO E' VIVERE SENZA ASPETTATIVE, CHE NON VUOL DIRE VIVERE SENZA AMBIZIONI O ASPIRAZIONI. La cosa triste è che la stasi nella quale molto spesso ci troviamo è il segnale della nostra piu' grande paura, ci nascondiamo perchè non accettiamo in verità non solo l'imprevedibilità naturale e normale della vita ma la stessa libertà degli altri di essere e di agire, tendiamo a etichettare tutto. NON SOLO: alcuni fanno del loro dolore o della loro sofferenza l'alibi per autodefinirsi persone migliori, sensibili, che nessuno mai potrà capire, in realtà non si è migliori o più profondi perché si soffre. Il dolore serve semmai a far rinascere l'essere nuovo che c'è in noi, il fiore che noi stessi non vogliamo far sbocciare, per paura di uscire dalla falsa e rassicurante certezza del personaggio che recitiamo, persino con mariti mogli, figli, immaginiamo fuori con amici e conoscenti e colleghi. per aprirsi al nuovo che sta arrivando. Soffriamo perchè TEMIAMO IL GIUDIZIO ALTRUI, MA IN FONDO L'UNICO E VERO GIUDICE ASSOLUTO SEI TU?ADESSO PUO' APPARIRE UNA EQUAZIONE MATEMATICA MA PENSO SIA CHIARO: SBARAZZATI DAL TIMORE O PAURA DELLA SOFFERENZA DATA DAL CREDERE DI ESSER STATO SBAGLIATO PER GLI ALTRI O CHE GLI ALTRI ABBIANO SBAGLIATO, E SE IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI DOVESSE ARRIVARE SPIETATO TU “LASCIALO ARRIVARE”, MA NON METTERE IN DISCUSSIONE CIO' CHE SEI, LASCIALO ARRIVARE DUNQUE, FATTI TRAVOLGERE MA CON IL SE' CONSAPEVOLE, GUARDALA BENE LA VERITA' E' ALTRA E SI E' GIA' SVELATA. IMMAGINA DI TROVARTI DAVANTI AGLI SGUARDI E AI MALPENSIERI E ALLE DIETROLOGIE DI QUESTI INDIVIDUI CHE FARANNO COALIZIONE SOLO CON DEBOLI COME LORO PER COME DIRE “FARTI SOFFRIRE E FARTELA PAGARE PIU' DEL DOVUTO O ANCHE GRATUITAMENTE”, E PENSA CHE PIU' CHE I LORO, QUEGLI SGUARDI E QUEGLI ATTEGGIAMENTI SONO SOLO I TUOI. NON SOLO CAPIRAI CHE NESSUNO E' MIGLIORE DI NESSUNO, MA CAPIRAI CHE GRAZIE A QUEGLI SPECCHI TUTTO QUELLO CHE TI HA DELUSO, COLPITO, O FATTO SOFFRIRE SI RIFLETTERA' VERSO CHI LO HA CAGIONATO.I dolori arrivano per farci rinascere
Non si soffre per una causa conosciuta, lo si legge chiaro in Riza: si tratta di un'illusione della mente. Si soffre perché l’essenza, l’anima desidera portarci via dalla vita insoddisfacente che facciamo, dalla stasi energetica nella quale molto spesso ci nascondiamo per paura di star male, col risultato di stare peggio. Non siamo nati per soffrire significa che non c’è alcuna redenzione nel dolore, nulla di salvifico. Non si è migliori o più profondi perché si soffre. Il dolore serve a fare pulizia del vecchio personaggio che recitiamo, per aprirsi al nuovo che sta arrivando.
Non spiegare il tuo malessere
Quando stiamo male, la domanda chiave da farsi è questa: serve identificare la causa del mio disagio? La risposta è no: tutto ciò che troveremmo è sempre esterno. Gli esempi si sprecano: lui che mi ha lasciato, mia figlia che va male a scuola, mio padre che non mi capisce, il capoufficio arrogante e così via. Mentre sto cercando la causa esterna, c’è qualcosa che dal profondo della mia anima mi sta portando verso il mio destino. Se mi manda un disagio, lo devo accogliere senza oppormi: questo malessere è la vera cura.

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