https://scuola.repubblica.it/static/scuola.repubblica.it/sicilia-messina-lsparitarioempedocle/index.html@p=13777.html
Rapporto genitori e figli? La visione di uno che non ha figli, ma che da docente si trova spesso come ponte tra due mondi che appaiono sconosciuti.
Oggi, più che mai, nel settore scolastico, così come durante le consulenze, mi accorgo sempre più che sono tantissimi i genitori che difendono ad oltranza i loro figli, contro tutto e tutti: i loro compagni, un docente, un amico e così via.
La prima cosa che verrebbe in mente è parlare di maleducazione o di assenza delle figure genitoriali? o di assenza di regole? Io non la penso così.
Certo questi aspetti sono da considerare. Il fatto sta che la maggiorparte delle volte, quando mi confronto con i genitori, non vedo tanto persone poco accorte o incapaci di educare. Allora bisogna vedere ciò che non si vede o non si vuole far vedere. Mi spiego meglio. Se invece oggi i genitori avessero un eccesso di paura così tale da non capire che l’educazione deve necessariamente passare dai NO, dallo scontro e dal conflitto? Come dire, se osservo i tanti e tanti ragazzi mi accorgo sempre più che non accettano il NO.
Il paradosso del genitore: evito ogni forma di sofferenza a mio figlio, perché credo che così lo stia agevolando, soccorrendo e aiutando. No, lo stai devastando! E’ questa la verità!!! Ma sapete qual è per me la cosa più pericolosa? Ovviamente non si puo’ generalizzare, ma molti genitori, hanno imboccato la strada sbagliata, quello della paura del conflitto, in fondo forse in loro non c’è un vero e adulto consapevole, ecco perché ne consegue un cortocircuito culturale di trasmissione dei valori e un precario equilibrio del figlio, del suo sè e della sua autostima. A mio parere ai genitori oggi non interessa più educare in modo autentico, non è più importante la formazione dell’anima, ma quella della solo materialità. Sin da bambini feste da intrattenimento come se fossero ovattati, storditi da videogames etc. E poi, mio figlio deve avere 8,9, mio figlio deve diplomarsi necessariamente, mio figlio arriva quando vuole, mio figlio non deve chiedere scusa. Se mio figlio viene richiamato o se salta la ricreazione ti denuncio. Se mio figlio ritorna a casa con un 4 il professore mi ha in antipatia, e cose del genere. I genitori vengono spesso ai ricevimenti e mi sono sempre sentito dire: come va mia figlia in filosofia? Come va in storia? Ed io: bene. Ecco il genitore se ne torna a casa, arriva l’ora della cena, incontra il resto della famiglia, e come dire: e’ tutto ok. La frase che dovrebbero pormi è: mia figlia come va? Come la vede? Questa è una domanda che ha senso! Perché magari, parlo soprattutto per il mio settore, quello della scuola, quella è l’occasione per completare una visione che a casa non si ha. Il genitore vede a casa una parte del figlio, quella parte che il figlio vuole fargli vedere, e poi quando accadono situazioni per lui non accettabili ecco che si cade nel buio e nella difesa ad oltranza e dell’orgoglio di chi non vuole ammetterlo. Molti fanno prima a dare la paghetta, tutti li ad accompagnare fusti di 1,80 cm, 2 metri con le loro auto, così da sembrare quelli che: guarda poverino, la scuola è troppo distante ( 5 km, 7 km) come posso far prendere il bus, la metro a mio figlio. Poi però se mettono loro in mano una macchinina e vanno a tutto gas per quanto sia possibile ad un veicolo del genere, beh va bene. Insomma io alle elementari a soli 9 anni andavo da solo, e ritornavo da solo. Pioggia, freddo, caldo. Perché tutto questo! “È dovuto al fatto che la società in qualche modo alimenta il fatto che i genitori abbiamo altri interessi.”A molti non so “interessa più andare in palestra, fare almeno tre aperitivi a settimana che parlare con una figlia”.Ma è questo che dovrebbero chiedere i genitori? almeno SE IO AVESSI POTUTO, avrei chiesto a mia figlia: ma tu sei felice? Cosa desideri per la tua vita? Cos’è che ti fa soffrire. SPESSO, ANCHE IN CONGRESSI E INCONTRI, O ANCHE A SCUOLA O NELLE CONSULENZE SONO TANTI QUELLI CHE MI HANNO DETTO: LEI E’ TUTTA TEORIA, NON HA FIGLI, QUINDI NON PUO’ NE POTRA MAI CAPIRE. Per carità queste persone potranno anche avere ragione, e non spiego la mia vita privata al cospetto della parola FIGLIO/A ( che ho purtroppo perso e non avuto), ma da formatore ho tutto il diritto di esprimere quel che penso, in merito al fatto che sono stato figlio anche io. PERCHÉ FARE FIGLI?“Sembra triste a dirsi, ma tanti li fanno per dovere: beh siamo sposati, stiamo insieme, perché la società o la famiglia d’origine si aspetta che ne facciamo; o perché ci piace, come dire come a me piace un nuovo modello di auto, beh o l’ultimo modello di cellulare.”Oggi è tutto molto rapido ma non sappiamo cosa genererà, rispetto alla nostra capacità di adeguamento. NOI STAIAMO CREANDO FIGLI CHE NON SAPRANNO ASPETTARE, NE DESIDERARE, NE VALORIZZARE, NE EMPATIZZARE NE RISPETTARE NIENTE E NESSUNO PERCHE’ SONO I PRIMI GLI ADULTI A FARLO. SONO PIENI DI PAURE E LA PAURA GENERA SOLO MOSTRI. MANCANO SENTIMENTI ED EMOZIONI O SONO DEFORMATI AL MASSIMO? COME MAI? BEH PERCHE’ CI CREDERETE O NO “ SENTIMENTI ED EMOZIONI SI APPRENDONO, SI INSEGNANO, SI TRASMETTONO”Abbiamo una storia e dei precedenti CHE QUESTO CE LO GARANTISCE ED INSEGNA EPPURE L’ABBIAMO VOLUTA DIMENTICARE perché quei valori, quei sentimenti VOLEVANO CORAGGIO, RESPONSABILITA’, NON VOLEVANO LA COMODITA’, LA BANALITA’, SEMMAI LA SEMPLICITA’ E LA LEGGEREZZA.A volte mi sento dire: Ho scelto questa scuola perché è a due passi da casa mia!! Ce ne rendiamo conto? Quindi mettiamo che tu abbia abilità artistiche o sia amante di materie umanistiche, che fai, ti iscrivi al commerciale del quale non te ne frega nulla, tanto è a due passi, se dovessi fare l’artistico mi dovrei svegliare alle 06.30 e non va bene.Poi usiamo la tecnologia e ne sfruttiamo i lati peggiori. Togli il cellulare ad un ragazzo richiamalo al divieto d’uso e sarai il suo nemico per eccellenza. NO STOP 24 ore al giorno. Ora non è che noi adulti siamo però di meno. Dovremmo dare noi l’esempio, da adulti. Noi siamo ancora liberi, nei fatti. Almeno spero. E per farlo vedere dobbiamo agire lasciando il telefono, magari a tavola, magari mentre si sta lavorando, per carità a meno che non occorra anche per lavoro o per uso didattico, o perché ci sono situazioni particolari. Chiunque sia in grado di farlo, e lo fa, dimostra di essere libero nei fatti ed è in grado di dare l’esempio alla società.E POI NON VORREI FARE RETORICA : dobbiamo leggere di più. Libri, non stati su facebook, ascoltare musica, vedere film, andare a teatro, stare in silenzio, provare a scrivere, FORSE IO LO FACCIO TROPPO, imparare uno strumento, fare sport. Dobbiamo ricominciare ad imparare, ad ascoltare, a comprendere a riflettere su quello che leggiamo, studiamo e ascoltiamo. Gli adulti, cresciuti in una società diversa da quella di oggi, si sentono disorientati nel costruire una relazione con i ragazzi e un rapporto efficace con il mondo della scuola. Ma noi che facciamo i formatori non dobbiamo e non possiamo perdere la speranza, perché facendolo perderemmo per sempre non solo i nostri figli (permettetemi di dire nostri) ma con loro la speranza di un’umanità degna di questo nome.

