giovedì 16 gennaio 2025

Adolescenti: le mie paure e i problemi sono un' opportunità! Come farlo capire ai nostri giovani e come funziona il cervello?

 

Adolescenti: le mie paure e i problemi sono un' opportunità! Come farlo capire ai nostri giovani e come funziona il cervello?

 

Spesso gli adolescenti si bloccano di fronte a difficoltà, o situazioni che considerano insormontabili e problematiche, adottando un atteggiamento difensivo e, ancor più grave, rinunciatario nei confronti delle sfide che devono affrontare per esser pronti al cammino e alla accettazione della vita, senza riuscire, quindi, a vederle come opportunità. L’ansia, la paura sono necessarie alla formazione.   Da insegnante, mi trovo spesso a far fronte ad una problematica che oggi sembra stia sempre più per coinvolgere quasi tutti i ragazzi. Sappiamo bene che fin da piccoli,  dovrebbero imparare a superare le difficoltà, proprio perché la vita non le risparmia a nessuno, anzi.  E’ necessario far capir loro che è proprio sfruttando questi momenti di ansia, paura di sbagliare, di fallire che è possibile far emergere, oltre che la loro capacità di adattamento quella di sviluppare le proprie risorse e di poter contare in sé, avere autostima. A volte osservo tanti dei miei allievi che si lasciano sopraffare da piccole difficoltà! Quando si trovano di fronte a qualcosa di nuovo, una verifica, un confronto, o quando le cose non vanno loro come speravano, noto che si arrendono subito e, in molti casi, alcuni sembra non provino nemmeno a mettersi in gioco. Nonostante tutti loro abbiano molte potenzialità, pare che non ne siano affatto consapevoli, e che  partano con poca fiducia in ciò che "sono" e fanno. I problemi, spesso temuti, sono invece uno stimolo per andare oltre i propri limiti. Soprattutto quei falsi limiti autoimposti dalla paura. Ecco, per comprenderlo meglio è giusto chiedersi, ma come risponde in questi casi il  cervello? Nel momento in cui si presentano situazioni complesse, e impegnative, difficili, il cervello reagisce facendo il suo giusto lavoro, vale a dire che rilascia sostanze chimiche ed attiva una serie di circuiti neuronali. In adolescenza sono molto stimolate le aree del sistema limbico, tra cui l’amigdala, responsabile della regolazione emotiva e delle reazioni istintive, che spesso porta i giovani a sentirsi sopraffatti dalle emozioni. Se si considera ad esempio un impegno intenso, lo studio, una verifica come una minaccia, se è appunto vissuta come tale, il cervello entra in uno stato di allarme e si prepara naturalmente alla difesa. Ne consegue che se si smette di agire, di mettersi in gioco,  il cervello crea un’abitudine malsana, come un blocco, per cui attiverà quel tipo di risposta negativa, ansiogena, davanti ai vari problemi, rinforzando gli stessi circuiti neuronali. Al contrario, se si affronta quell’evento o situazione come se fosse una sfida, intanto il cervello opera diversamente, ed il corpo produce una maggior quantità di energia per poterla superare e viene rilasciato un neurotrasmettitore, la dopamina, che fa sperimentare gratificazione. Inoltre, il cervello dei ragazzi che si dimostra (vedi neurofisiologia) essere più rapido e veloce, è in continua trasformazione, ecco perché i giovani sono votati ad una maggiore resilienza, ossia sono più capaci di far fronte allo stress e alle avversità perché il corpo calloso, area che si occupa dello scambio di informazioni motorie, sensitive e cognitive tra i lobi dei due emisferi cerebrali, elabora con estrema velocità tali informazioni/imput/stimoli. Come aiutare i ragazzi ad essere più efficaci? Cosa potrebbero fare genitori, i docenti, gli adulti per loro? Intanto banale e scontato per quanto sia è giusto precisare che  i problemi, le cadute, gli errori, i fallimenti fanno parte della vita. Non ci si può sottrarre ad essi, ma è possibile cambiare il modo con cui li viviamo e con quale prospettiva mentale li affrontiamo. Io nel mio lavoro, così come da adulto, tento di usare le parole giuste. Le parole non sono vuote, esprimono concetti, creano realtà mentali e prospettive diverse, ed hanno un impatto diretto su emozioni ed atteggiamenti, sentimenti e comportamenti. Se un evento viene associato alla parola “difficile, impossibile, sforzo”, in automatico si richiama alla mente l’immagine di qualcosa che è quasi impossibile affrontare; se si utilizza la parola “coraggio, forza, sfida”, cambia l’approccio e ci si sente più motivati a “guardare in faccia” la situazione e affrontarla nel modo più consono. Ad esempio io non uso mai la parola "INTERROGAZIONE!"...A nessuno piace stare sul rogo!!!! Cambiare atteggiamento mentale significa guardare da un altro punto di vista, cambiare il modo abitudinario con cui si valuta la realtà o meglio la si è finora valutata. Significa porsi domande e non aver paura di affrontarle mettendo in atto soluzioni alternative a quelle che hanno solo reso il ragazzo più debole, e soprattutto facendo capire che questo coraggio lo deve mettere in pratica senza far confronti e pensare a ciò che possono dire o pensare gli altri, al giudizio altrui. Certo, non è una strategia dell’immediato. E’ ovvio che le difficoltà vanno affrontate pian piano e passo dopo passo, dividendo ogni situazione in piccoli segmenti per dirla con Cartesio.  Si cambia non solo pensando in modo diverso ma agendo, si agendo in modo diverso, e non mollando mai la presa, perchè è lì il segreto; ed occorre darsi tempo, saper anche aspettare. Per i ragazzi ogni sfida può essere un’opportunità di crescita che non va evitata, altrimenti si rinforzeranno le paure, perché nel momento in cui non si affronta qualcosa, non ci si confronta con se stessi, anzi ci si allontana dal ciò che si è realmente ed il rischio è farlo poi per tutta una vita. Trasformare così le cattive in nuove abitudini. Questo occorre!!!!E questo lo si fa ogni giorno, ma comincia con un cambiamento che nasce proprio da quell’ansia, che è un’amica per modificare i pensieri, il nostro modo di vedere e reagire alle sfide di ogni giorno. Lì nei nostri errori, nei nostri fallimenti, nelle nostre cadute è la soluzione, la nostra più grande vincita, che ci fa degni di accettazione di sè, di autostima, quella vera!!!




 

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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