mercoledì 25 settembre 2024

Tutto & subito. Impara ad attendere.

 

La scatola dei pensieri della classe 3 liceo. L’importanza di saper attendere

Quest’anno, con la mia nuova classe di 3 liceo, dato che filosofia inizia al terzo anno, il primo giorno di scuola, ho chiesto ai ragazzi di costruire una scatola dei pensieri e delle domande, dove ognuno di loro senza scrivere il nome inserisce le domande, ed io con loro, cerco di dare, trovare una risposta, proprio a fine lezione, o nei 10 minuti di pausa. Per poi creare in loro una riflessione che deve essere loro compagna durante la giornata.  Il giorno dopo, lo stupore e la gioia fu davvero forte, ecco sulla cattedra la scatola con dentro almeno 12 foglietti con le domande e accanto fogli bianchi per inserirne di altri. Tra le tante domande come ad es: esiste l’amore eterno? Come posso essere felice? Esiste la perfezione? Una questa settimana mi ha davvero sorpreso ed è stata fonte di un bel confronto con dei ragazzi di soli 16 anni. La domanda è stata: prof non sopporto le lunghe attese, cosa posso fare? Ecco cosa ho fatto capire loro, e partorito assieme, leggendo nei loro occhi che avevano compreso quanto sia importante l’attesa anzi il “saper attendere”. Anche se oggi “l’immediato” e il “tutto & subito” sembra aver la meglio (e le tecnologie digitali hanno ancor di più esasperato la faccenda), mi sono permesso di far capire chiaramente ai ragazzi che “attendere, saper attendere è cosa meravigliosa e crea condizioni stupefacenti”!  Attendere è declinabile con la parola eros, è saper riempire una mancanza in nome di una forza chiamata desiderio. Significa che il piacere sta proprio nel mantenimento del desiderio e non nella sua istantanea soddisfazione. Da qui impariamo il potere della fantasia, della immaginazione, perché quando si attende si allena la nostra anima a raggiungere una forte gioia e una forza incredibile.  E poi è palestra di vita e di autostima, di capacità creative e di capacità nuove per affrontare la vita. Nella società di oggi sembra che ogni cosa si deve risolvere o realizzare nell’immediato, ed è grave, perché molti vorrebbero raggiungere qualsiasi cosa senza ne fatica ne sudore. Cosi ecco il vuoto di ogni fantasia, la distruzione della nostra immaginazione, si, perché l’istante fulmineo paralizza sentimenti, emozioni, creatività, e non ha in sé niente di buono né di utile. La bellezza della vita (e i ragazzi hanno saputo riconoscerlo proprio dopo il confronto) sta proprio nell’attesa, nel “salir le scale o far chilometri prima di abbracciare la persona amata”, il tragitto prima di arrivare a qualsiasi destinazione, e poggia sul fatto che il tempo può essere dilaniato dalla pienezza del sentimento e dell’emozione vissuta; questo fa dell’esistere “una  vita vissuta e buona”, quella che si vive perché si sa attendere, perché se la riduciamo al “voglio tutto & subito, o deve essere ora e senza fatica”, allora ahimè è grave! Eliminando l’attesa si elimina anche la bellezza del pensare e dell’essere capaci di coscienza, di riflettere, di assaporare, di mantenere una memoria, così cadendo nel baratro della nullità, come se non si fosse mai vissuto realmente nulla. Perché se scompaio io nell’immediato scompare tutta la mia relazione con il mondo e gli altri in un soffio.  Invece noi siamo venuti al mondo per “esserci” e non per essere un “punto fulmineo”, un istante di cenere nel mondo. La vita è un compito da realizzare proprio vivendola e non fulminandola.  

 


 

venerdì 20 settembre 2024

L’importanza dell’ascolto soprattutto a scuola, per i nostri giovani. No ai riflettori dei disagi nei social.

 

L’importanza dell’ascolto soprattutto a scuola, per i nostri giovani. No ai riflettori dei disagi nei social

 

Il principio così come il senso e lo scopo dell’ascolto psicologico sta nella capacità di aiutare la persona a “tirare fuori” il nodo delle sofferenze e difficoltà che nasconde dentro sé. Anzi, l’abilità dello psicologo, dello psicoterapeuta, a prescindere da approcci clinici, cognitivi-comportamentali, sistemici, strategici, è quello di permettere l’emersione di un dolore, di una afflizione, con le sue interazioni e le sue presunte cause. Individuare il processo disfunzionale divenuto omeostatico, mantenuto. Ora che questo avvenga davanti lo psicologo, o davanti lo psicoterapeuta non importa! Può avvenir ovunque, con un amico, a casa, sul proprio divano, a lavoro. L’importante è che questo non diventi una pericolosa narrazione pubblica e che non crei difficoltà a chi ne assiste. Non è certo facile aprirsi, far emergere le paure più profonde, anzi questo è un viaggio persino in ciò che della nostra vita abbiamo rimosso. Dove sta il problema? Oggi, tra gli adolescenti  più che mai (e non solo), e soprattutto a scuola, occorre l’intervento di ascolto psicologico, dell’ascolto interattivo. Perché? Perché anche in queste cose il mondo è cambiato, e anche questi aspetti possono esser preda di vampiri dei social. Come sappiamo, e se mi permettete io non sono d’accordo, a meno che non si tratti di situazioni particolari, oggi è possibile avere un supporto psicologico e psicoterapeutico anche senza recarsi fisicamente in uno studio.  Farlo a distanza. Sui social ad esempio, vedo forum di esperti santoni improvvisati che creano vetrine di disagio, archivi di disagi trasformati in materia di comunicazione e condivisione. No! Non va bene.  Soprattutto se si parla di adolescenti, sempre più immersi in social come facebook etc. L’intimità non è uno show pubblico, i riflettori non sono utili a quello che molti definiscono condivisione.  Non si scherza con l’intimità, si chiama così perché non è merce da vetrina!! Non è materiale per i voyeur delle problematiche e dei disagi altrui. Ecco perché a “scuola” occorrono centri di ascolto di professionisti, per evitare che i giovani, fuorviati anche da questi sistemi possano riversare sé stessi in contesti pericolosi. Tra i cannibali dell’anima! Perché non solo è pericoloso, ma sposta l’asse verso una specie poi di inconsapevole voglia di far cronaca in modo indebito delle proprie problematiche ed afflizioni.  Questa irruzione di show del problema sta avvenendo tra giovani e tra adulti. Infatti come ci spieghiamo che certi malesseri iniziano e si manifestano a scuola, poi nel pomeriggio, la sera, davanti quella macchina infernale sembra che si trovi il coraggio…per poi magari fare una specie di talk show durante un aperitivo! Non confondiamo l’importanza di aver superato un tabù con l’esagerazione di svelarlo in contesti inappropriati. Ecco la scuola deve, dovrebbe servire anche in questo. Insegnare a capire come il bisogno di ascolto, di aiuto non deve mai diventare occasione di ingenua teatralità.  Non credo che mettere in mostra una difficoltà sia un modo per avviare la cura. Ecco perché la scuola deve utilizzare l’azione di supporto e di ascolto psicologico proprio per aiutare il giovane a non cadere in questi tranelli. Perché quella facilità di farlo attraverso i social porta all’affetto contrario, cioè ad un indebolimento e maggiore fragilità di sé stessi.  Le ferite non vanno trasformate in immagini, selfie, foto, frasi rubate, video con canzoni e commenti ad effetto.  Tutto questo ha un prezzo!! E dato che molto del loro tempo i giovani lo trascorrono a scuola, il ruolo dell’ascolto di psicologi, esperti con competenze è necessario. Ci sono cassetti che non vanno aperti a chiunque. E la scuola deve formare anche nella capacità di saper condividere e risolvere disagi che siano individuali o di natura collettiva!!! Facciamo attenzione all’effetto riflettori, si sta correndo il rischio di far diventare culturale “la condivisione on line del disagio”, e questo ne sta portando ad una espansione molto pericolosa.  Se prima ci si vergognava a dire sto male, adesso sembra che stia diventando il contrario, qualsiasi occasione, e tra le più pericolose i social, pare siano il pretesto per parlare di sé, sempre e soprattutto con chiunque, con persone sbagliate.  Questo avviene anche tra gli adulti, sono una marea le persone che si affidano a chiunque, a persone improvvisate e senza alcuna competenza. “L’ascolto deve essere professionale”, a scuola soprattutto per i giovani, ma la stessa cosa vale per gli adulti. E gli insegnanti a scuola devono avere la possibilità di avere uno sportello efficace, valido perché insieme alle figure competenti hanno il compito, il dovere morale di far capire ai più giovani che la vita  nasconde fallimenti e cadute, e che loro possono contare in persone competenti e di fiducia capaci di esser custodi di una intimità condivisa, e che raccontare un dolore in finestre on line è un offesa per sé stessi e un problema per la loro vita futura, anche di quella di noi adulti e genitori.

 

 


 

giovedì 5 settembre 2024

Liberarsi dal senso di colpa e dal non accettarsi.

Liberarsi dal senso di colpa e dal non accettarsi. 

Questo è il caso di M. e della sua preziosa richiesta di farne un articolo.

Il senso di colpa è sicuramente una paura di sentirsi sbagliati per propria colpa. Ovvero di sentirsi inadeguati, non accettati, inabili, senza valore, di non esser in grado di interessare o piacere, di non essere in grado di far innamorare qualcuno. Senza possibilità di scelta, inferiori agli altri e inadatti a come si vorrebbe essere. E’ il timore di esser giudicati male e di esser rifiutati. La mancanza di valore ai propri occhi e di conseguenza agli occhi degli altri. Per superare questa afflizione dovuta a mancanza di autostima, serve "realizzarsi", ovvero   la fine della dipendenza da ciò che gli altri possono pensare di noi. Vedere il mondo a partire da sé  stessi e non da come lo vedono gli altri. Vivere per compiacere tutto e tutti sarebbe un inferno. Ogni cosa per paura eviteremo si presenterà a noi come un boomerang di ansia e frustrazione. Come superare il senso di colpa in contesti dove ci sentiamo inadatti? Diciamo prima di tutto che emozioni e comportamento sono due facce della stessa medaglia. Se evito confronto, un esame, le persone che ritengo più abili o superiori, le persone o i contesti che non tollero, la situazione dove rischio di sentirmi meno di altri, le cose che mi affliggono, le emozioni negative non mi lasceranno mai, anzi  l’emozione che mi ha portato ad evitare tutto questo resterà  stabile ed immutabile; se invece affronto, quindi mi comporto nel senso di agire, di affrontare le situazioni a me più spiacevoli,  anche con estrema difficoltà e sofferenza, allora l’emozione negativa se ne andrà via. Quando cerchiamo di spiegarci la sofferenza ricercando le possibili cause, non facciamo riferimento, purtroppo, alla nostra congenita imperfezione, ovvero che siamo umani, imperfetti biologicamente e psichicamente. La domanda è: come faccio a sconfiggere i sensi di colpa che mi perseguitano? Allora diciamolo così. Oltre alla paura della morte, noi esseri umani viviamo un'altra paura atavica, è quella di non valere agli occhi degli altri, di poter esser malgiudicati, esclusi, non accettati. La cosa è comunque pretenziosa, perché che ci crediate o no, siamo anche presuntuosi nel credere che gli altri si occupano di noi per tutto il tempo della loro vita, semmai lo faranno in certe circostanze e di tanto in tanto. La paura è quella di non essere considerati positivamente dagli altri e ancor più da sé stessi, questo è il senso di colpa più diffuso e che emerge oggi più che mai, quel malessere che sorge con l'accusa di sé stessi, di essere inadeguati che sfocia in rimorso per aver commesso un’azione ingiusta o in chi crede di aver fatto una brutta impressione o sentirsi inferiore. Per eliminare il senso di colpa cosa fare? Se si tratta di emozioni è attraverso loro che possiamo trovare rimedio. Le emozioni negative possono essere debellate grazie ad altre emozioni facendo pervenire alla consapevolezza tranquilla di quel che è reale e quel che invece è immaginario, alimentato dalla nostra sfiducia e insana autostima. Occorre anche capire come funzione e ci inganna la nostra mente, che anche quello che immaginiamo per la mente e il nostro sistema cognitivo, o meglio per il nostro cervello viene visto come reale, quando si sa bene che certe risposte sono fuori dal controllo dell’io, che semmai oltre che esser neurofisiologicamente afferenti al sistema nocicettivo, non possono esser seguite da un’azione. Questa porzione di risposte è solo pensiero, che innesca comunque risposte destinate a rimanere inespresse. Perché dico questo? Perché per aiutare a liberarsi dei sensi di colpa di non sentirsi adeguati e degni di valore, bisogna inquadrare l’ansia che sta alla base, e da qui comprendere quanto oggi questa condizione ansiogena sia aumentata con l’aumento del rischio di sentirsi sbagliati e che gli altri siano migliori e che dobbiamo compiacere a tutti.  L’ansia è un moltiplicatore della paura e se non sappiamo cos’è la viviamo come una forza misteriosa prima di contenuti reali, estranea ma allo stesso tempo nostra. Riappropriamoci con serenità della nostra imperfezione. Accettiamo la vita e la nostra diversità. Molti inconsapevolmente vivono con disturbo evitante di personalità (DEP) caratterizzato dalla convinzione radicata del soggetto di valere poco; ciò porta la persona a sentire un profondo senso di inadeguatezza nella vita di relazione, con un enorme timore delle critiche, della disapprovazione altrui e di esclusione. Questi sentimenti spesso derivano da distorsioni cognitive e convinzioni disfunzionali insite nel pensiero di un individuo. Ad esempio, una persona può credere erroneamente che un errore equivalga a un completo fallimento o che il suo valore dipenda esclusivamente dal successo e dal riconoscimento esterno. Queste convinzioni si concentrano sulle cause profonde di questa condizione e sugli interventi psicologici che aiutano a identificare e riformulare i pensieri negativi automatici e promuovere un'autovalutazione più realistica e positiva. Superare i sentimenti di inadeguatezza spesso richiede un impegno profondo e continuo con te stesso. Ciò include l’esplorazione delle radici emotive di questi sentimenti, il rafforzamento delle capacità di autoaccettazione e lo sviluppo di strategie per affrontare e gestire le situazioni che innescano sentimenti di inadeguatezza.


Riferimenti bibliografici

https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/senso-di-colpa-patologico-cosa-fare-per-superarlo.html 

https://www.centropsicoterapia.org/disturbi-psicologici/disturbi-adulti/senso-di-inadeguatezza/ 

http://www.tecalibri.info/D/DELLASETA-L_colpaC.htm

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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