venerdì 20 settembre 2024

L’importanza dell’ascolto soprattutto a scuola, per i nostri giovani. No ai riflettori dei disagi nei social.

 

L’importanza dell’ascolto soprattutto a scuola, per i nostri giovani. No ai riflettori dei disagi nei social

 

Il principio così come il senso e lo scopo dell’ascolto psicologico sta nella capacità di aiutare la persona a “tirare fuori” il nodo delle sofferenze e difficoltà che nasconde dentro sé. Anzi, l’abilità dello psicologo, dello psicoterapeuta, a prescindere da approcci clinici, cognitivi-comportamentali, sistemici, strategici, è quello di permettere l’emersione di un dolore, di una afflizione, con le sue interazioni e le sue presunte cause. Individuare il processo disfunzionale divenuto omeostatico, mantenuto. Ora che questo avvenga davanti lo psicologo, o davanti lo psicoterapeuta non importa! Può avvenir ovunque, con un amico, a casa, sul proprio divano, a lavoro. L’importante è che questo non diventi una pericolosa narrazione pubblica e che non crei difficoltà a chi ne assiste. Non è certo facile aprirsi, far emergere le paure più profonde, anzi questo è un viaggio persino in ciò che della nostra vita abbiamo rimosso. Dove sta il problema? Oggi, tra gli adolescenti  più che mai (e non solo), e soprattutto a scuola, occorre l’intervento di ascolto psicologico, dell’ascolto interattivo. Perché? Perché anche in queste cose il mondo è cambiato, e anche questi aspetti possono esser preda di vampiri dei social. Come sappiamo, e se mi permettete io non sono d’accordo, a meno che non si tratti di situazioni particolari, oggi è possibile avere un supporto psicologico e psicoterapeutico anche senza recarsi fisicamente in uno studio.  Farlo a distanza. Sui social ad esempio, vedo forum di esperti santoni improvvisati che creano vetrine di disagio, archivi di disagi trasformati in materia di comunicazione e condivisione. No! Non va bene.  Soprattutto se si parla di adolescenti, sempre più immersi in social come facebook etc. L’intimità non è uno show pubblico, i riflettori non sono utili a quello che molti definiscono condivisione.  Non si scherza con l’intimità, si chiama così perché non è merce da vetrina!! Non è materiale per i voyeur delle problematiche e dei disagi altrui. Ecco perché a “scuola” occorrono centri di ascolto di professionisti, per evitare che i giovani, fuorviati anche da questi sistemi possano riversare sé stessi in contesti pericolosi. Tra i cannibali dell’anima! Perché non solo è pericoloso, ma sposta l’asse verso una specie poi di inconsapevole voglia di far cronaca in modo indebito delle proprie problematiche ed afflizioni.  Questa irruzione di show del problema sta avvenendo tra giovani e tra adulti. Infatti come ci spieghiamo che certi malesseri iniziano e si manifestano a scuola, poi nel pomeriggio, la sera, davanti quella macchina infernale sembra che si trovi il coraggio…per poi magari fare una specie di talk show durante un aperitivo! Non confondiamo l’importanza di aver superato un tabù con l’esagerazione di svelarlo in contesti inappropriati. Ecco la scuola deve, dovrebbe servire anche in questo. Insegnare a capire come il bisogno di ascolto, di aiuto non deve mai diventare occasione di ingenua teatralità.  Non credo che mettere in mostra una difficoltà sia un modo per avviare la cura. Ecco perché la scuola deve utilizzare l’azione di supporto e di ascolto psicologico proprio per aiutare il giovane a non cadere in questi tranelli. Perché quella facilità di farlo attraverso i social porta all’affetto contrario, cioè ad un indebolimento e maggiore fragilità di sé stessi.  Le ferite non vanno trasformate in immagini, selfie, foto, frasi rubate, video con canzoni e commenti ad effetto.  Tutto questo ha un prezzo!! E dato che molto del loro tempo i giovani lo trascorrono a scuola, il ruolo dell’ascolto di psicologi, esperti con competenze è necessario. Ci sono cassetti che non vanno aperti a chiunque. E la scuola deve formare anche nella capacità di saper condividere e risolvere disagi che siano individuali o di natura collettiva!!! Facciamo attenzione all’effetto riflettori, si sta correndo il rischio di far diventare culturale “la condivisione on line del disagio”, e questo ne sta portando ad una espansione molto pericolosa.  Se prima ci si vergognava a dire sto male, adesso sembra che stia diventando il contrario, qualsiasi occasione, e tra le più pericolose i social, pare siano il pretesto per parlare di sé, sempre e soprattutto con chiunque, con persone sbagliate.  Questo avviene anche tra gli adulti, sono una marea le persone che si affidano a chiunque, a persone improvvisate e senza alcuna competenza. “L’ascolto deve essere professionale”, a scuola soprattutto per i giovani, ma la stessa cosa vale per gli adulti. E gli insegnanti a scuola devono avere la possibilità di avere uno sportello efficace, valido perché insieme alle figure competenti hanno il compito, il dovere morale di far capire ai più giovani che la vita  nasconde fallimenti e cadute, e che loro possono contare in persone competenti e di fiducia capaci di esser custodi di una intimità condivisa, e che raccontare un dolore in finestre on line è un offesa per sé stessi e un problema per la loro vita futura, anche di quella di noi adulti e genitori.

 

 


 

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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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