domenica 7 novembre 2021

L'importanza dell'Empatia!

 


https://studiotrevisani.wordpress.com/tag/emozioni/
 
E' FACILE DIRE: NESSUNO MI COMPRENDE, MA NOI LO FACCIAMO VERAMENTE NEI CONFRONTI DELL'ALTRO? OGGI COME PRIMO ARTICOLO "L'IMPORTANZA DELL'EMPATIA".
Il termine empatia deriva dal greco e identifica la capacità personale di “mettersi nei panni” degli altri, di calarsi nella loro realtà per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e “pathos”. L’empatia è una forma intangibile, silenziosa, ma allo stesso tempo profonda, efficace e potente di comunicazione interpersonale, che non richiede necessariamente l’uso delle parole per rivelarsi o essere dimostrata. Infatti, può essere espressa anche attraverso il linguaggio del corpo.
Dal punto di vista della prospettiva sociale, l’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quipnosiale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce. Senza tuttavia che ciò implichi necessariamente la giustificazione a priori di un comportamento, l’accettazione incondizionata e senza riserve di un certo modo di fare, o la condivisione di un particolare stato d’animo.
L’empatia può essere anche paragonata a un “ponte a due vie” invisibile, che però permette di entrare in punta di piedi nel mondo dell’altro, di rimanervi il tempo necessario per comprendere motivazioni e intensità del suo vissuto emozionale, per poi ritornare ad essere se stessi, coerenti con la propria realtà esistenziale.
L’empatia si qualifica in qualsiasi ambito un’abilità sociale di fondamentale importanza, anzi si può dire che rappresenta uno degli strumenti basilari di una comunicazione interpersonale veramente efficace e gratificante.
Che si manifesta con l’ascolto attivo, che diventa appunto empatico quando si è disposti ad uscire dai propri schemi mentali e a non tener conto degli interessi personali per considerare quelli dell’altro. Quando si è capaci di attraversare il suo “campo di esperienza” senza alcun pregiudizio, facendo proprie le aspettative di ascolto e di comprensione di chi ci sta di fronte.
Nelle relazioni interpersonali l’empatia diventa così la principale e forse unica “chiave di accesso” ai sentimenti, agli stati d’animo, alle motivazioni e più in generale al mondo dell’altro. Grazie ad essa si può non solo afferrare il senso di ciò che afferma l’interlocutore, ma coglierne anche il significato più profondo sintonizzandosi sulla sua stessa “lunghezza d’onda” psico-emotiva.
Questo ci consente di amplificare la valenza del suo messaggio, di coglierne elementi impliciti e spesso non rivelati al di là del contenuto semantico della frase, e di comprendere la metacomunicazione, cioè quella parte veramente significativa del messaggio, espressa dal linguaggio del corpo, che è possibile decodificare proprio grazie all’ascolto empatico.
Da ciò si deduce che in una comunicazione interpersonale efficace e funzionale al raggiungimento degli obiettivi insiti in un determinato contesto comunicativo, non basta soffermarsi solo su quello che si dice, bisogna saper andare oltre, dando adeguata rilevanza soprattutto al “come” (metà comunicazione). Che poi è il modo in cui ci si rivolge all’altro.
E’ sempre opportuno analizzare quali elementi della comunicazione non verbale e paraverbale prevalgono (postura, gestualità, tensione muscolare, prossemica, mimica facciale, tono, timbro e volume della voce, lunghezza delle pause, ecc.), e soprattutto è importante capire con quale modalità di relazione (simmetrica o complementare) si gestisce o si intende gestire il rapporto con il proprio interlocutore.
Pertanto, l’empatia può essere considerata una forma strategica di comunicazione, uno strumento sofisticato di risonanza emozionale, una sorta di “radar emotivo” con cui captare e decodificare i segnali deboli della mente e del cuore, gli stati d’animo più profondi e i pensieri nascosti.
Allora l’empatia assume il carattere di una dimensione relazionale profonda e autentica, per niente scontata, in grado di avvicinare due interlocutori e di produrre effetti positivi sul piano della comprensione reciproca. Empatia quindi come competenza distintiva irrinunciabile per qualsiasi ruolo professionale e sociale, ma in particolar modo per chi opera nell’ambito delle professioni di aiuto (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, agenti di polizia penitenziaria, counselor, coach, ma anche più semplicemente genitori alle prese con i problemi del disagio giovanile dei propri figli).
Ma è competenza oltremodo indispensabile e preziosa anche nel lavoro a contatto con clienti e pubblico.
Infatti, in ognuno dei suddetti ruoli, l’empatia fornisce informazioni utili per interpretare e a volte prevedere, al di à delle parole pronunciate e di quelle non dette, l’essenza, le intenzioni, i bisogni impliciti e le motivazioni più profonde di un comportamento passato, presente o futuro, altrimenti difficilmente comprensibile con la sola forza della logica e della ragione.
Quando si parla di empatia, allora forse è bene riflettere e parlarne come preziosa abilità sociale, come competenza distintiva di livello superiore, come strumento sofisticato e potente per un’efficace e positiva gestione dei rapporti interpersonali e della comunicazione organizzativa.
Utile a tutti indistintamente, da portare sempre con sé nella propria valigetta degli attrezzi per comunicare e vivere meglio!
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sabato 6 novembre 2021

L’amore è mancanza: non vuole ragioni, non chiede ne cause ne spiegazioni.

 

 

 

 



 

 

L’amore è mancanza:  non vuole ragioni, non chiede ne cause ne spiegazioni.

 

 Amava ad occhi chiusi, senza vedere chi fosse l’amato. Non c’è favola più bella che ‘Amore e Psiche’.”

Ma… chi sono Amore e Psiche?

Come spesso accade nei miti, anche questa storia di Apuleio   comincia con i capricci di una divinità, vale a dire  Venere.  Alle sue orecchie giunge una voce apparentemente innocente: sulla terra c’è una principessa, di nome Psiche, la cui bellezza non può essere descritta con parole umane. In preda alla gelosia, la dea ordina al figlio Amore di indagare e di punire la giovane, scoccandole una freccia capace di farla innamorare di un essere immondo.  Il piano malefico va a rotoli quando Amore, rimasto folgorato dalla bellezza della donna, si ferisce distrattamente con una delle sue armi amorose. La passione diventa subito incontrollabile e così decide di rapire la donna e di tenerla al buio in un luogo sicuro, lontano dagli occhi di sua madre. Psiche – che non è certo una monaca – si lascia sedurre, ma il fatto di non vedere il volto del suo amante la inquieta parecchio – d’altronde sappiamo che la curiosità è femmina! Con un sotterfugio riesce ad illuminare con una candela il viso di Amore, ma quest’ultimo rimane notevolmente scocciato del suo comportamento e decide di allontanarsi. La ragazza pur di riavere il suo amato si sottopone a diverse prove ordite da Venere, rischiando addirittura di cadere in un sonno eterno. Alla fine il dio dell’Amore interviene e la salva. All’amore non serve un motivo.

Intanto vorrei ricordare Platone, con il “Simposio”, con le splendide parole di Socrate: “perché amore è mancanza”. In amore deve mancare qualcosa. Prima di fare un’analisi psicologica, leggete con attenzione queste parole: L’amore, infatti, sostiene Socrate, non è desiderio di bellezza, ma desiderio della bellezza di cui si è privi. Nell’amore l’amante cerca nell’amato l’oggetto della sua mancanza e si dispone a quel movimento di offerta e sottrazione che sigla il suo carattere paradossale: la disparità tra amante e amato, quell’asimmetria che è dell’amore ostacolo ma anche fondamentale motore. L’amore sembra dunque ergersi anzitutto su una mancanza, ma una mancanza non rassegnata, sempre in cerca… sempre in cammino. Amore, infatti, ci racconta Socrate è figlio di Penia (la povertà, il bisogno, la mancanza, appunto) che, giunta alla festa per la nascita di Afrodite (la bellezza), vede Pòros (l’ingegnosità, l’espediente, colui che sa trovare il cammino anche dove la strada -pòros- è sbarrata) che dorme ubriaco, e gli si sdraia accanto per poter rimediare alla propria povertà avendone un figlio. Da loro nascerà Eros.

 

Figlio di Penia, Eros, è, dunque, sempre indigente, mendicante, ma come Poros è inventivo, astuto e capace di trovare la giusta strada per perseguire quella bellezza che ama (poiché nel giorno della sua nascita è stato concepito) con la consapevolezza che non potrà mai raggiungerla perché, come il filosofo è amante del sapere ma non è sapiente (se no non potrebbe amarlo), così anche l’amore è amante della bellezza, ma sa che la sua natura consiste nel perseguirne la mancanza, non nel colmarla, pena il decadere dello stato di amante.

Socrate ci dice, proprio nel Simposio, che solo la mancanza promuove il desiderio e solo il desiderio è in grado di suscitare l’amore.

Come bene riassume Jacques Lacan nel suo VIII Seminario: “L’amore è dare ciò che non si ha, e non si può amare se non facendosi non aventi, anche se si ha. L’amore come risposta implica il campo del non-avere. Dare ciò che si ha, è la festa, non è l’amore.”.

L’uomo è, prima d’ogni altra cosa, un essere immaginante, capace cioè, a differenza degli altri animali, di pensare a ciò che ancora non esiste e poi, volendo, di crearlo, di farlo esistere, affinché, attraverso questa creazione, supplisca ad una mancanza che nutre dentro di sé e che, attraverso la cui comparsa, gli dia modo di sperimentare la possibilità, dalla mancanza prefigurata, che la sua vita migliori.

L’oggetto o il soggetto degno del nostro amore, qualunque esso sia, non preesiste all’amore, ma è da questo creato sulla base di una intrinseca predisposizione ad amare, ossia a desiderare, a volere l’amore. 

 

 

La “prima mossa” per una storia d’amore è comprendere che non ci si può basare su qualche tipo di calcolo, conscio o inconscio che sia. In pratica, allo base dello stare insieme non deve esserci un “perché”. Insomma, il motivo “vero” del mettersi insieme dovrebbe risiedere in un mistero. Solo il senso del mistero, l’intuizione di qualcosa di inspiegabile, la sensazione che quella persona (e quella relazione) rimandano a una dimensione “altra”, più ampia, sono garanzia iniziale di una “buona unione”. Non bisogna sapere perché si sta insieme, non bisogna riuscire a spiegarselo e a spiegarlo agli altri: è già un buon passo verso una scelta potenzialmente felice. Se la motivazione della scelta, infatti, risiede in un “altrove” non raggiungibile, vuol dire che non risiede nella mente, nei suo calcoli, nei suoi ideali. E non potrà essere facilmente scalfita dai cambiamenti e dalle difficoltà della vita, dalle nevrosi di ognuno, dalle influenze e dalle aspettative che ci sono intorno. Scegliamo la via misteriosa: sarà più facile sentirsi nel posto adatto alla nostra anima.

Quando inizi una relazione non sbandierarlo ai quattro venti e non chiedere l’approvazione di amici e parenti. Il rischio è di “inquinare” le tue percezioni e i tuoi comportamenti con le opinioni e le aspettative altrui o con il tuo bisogno di dimostrare agli altri qualcosa. La stessa accortezza va usata nei momenti di crisi: non violare la privacy esponendo i vostri problemi a troppe persone, altrimenti il mistero che vi lega non potrà agire come “farmaco”.

Hai scelto la via del mistero, ciò che vi unisce è insondabile e prezioso; poi però arrivano i fi gli, la routine e tutto rischia di guastarsi. È un rischio alto. La coppia deve sempre trovare tempo per rinnovare la propria “sacralità”: momenti solo per voi due, uscite, mostre, interessi da non lasciare nel cassetto per troppo tempo. Esaurirsi in una funzione – la mamma, il papà - finisce per danneggiare la coppia. Continuate a essere almeno un po’ imprevedibili e l’unione se ne gioverà.

Di fronte a un partner che, col suo modo di essere, ti fa soffrire di continuo, non c’è mistero che tenga: sii ragionevole e molla la presa. In ogni caso non è col tuo sacrificio che cambieranno le cose, anzi: spesso chi ci fa soffrire si adatta meglio a un partner remissivo e paziente. Il rischio è di innescare una situazione di “vittima e carnefice” in cui entrambi ottengono psicologicamente qualcosa, a un prezzo però altissimo, specie per la salute della vittima.

Tutti noi proiettiamo psicologicamente su un possibile partner tutta una serie di fattori inconsci: bisogni infantili, conflitti irrisolti, richieste di riscatto, lenimento di traumi. Chi vorrebbe in realtà un genitore, chi cerca un salvatore o una principessa da salvare... Attenzione: tutto questo offusca la scelta e il futuro. Cerchiamo di conoscere di più la nostra psiche, così eviteremo di cercare qualcosa che l’altro non può e non deve darci.

Fai il possibile per non crearti nella mente un “partner ideale”, con precisi requisiti, altrimenti sarai attratto non dalla persona in sé, ma dalla sua immagine, che non potrà che essere smontata dalla conoscenza reale: siamo umani e non idee perfette. Al contempo non inseguire neanche simboli di status né modelli indicati dai genitori, per lo stesso motivo.

Nonostante molti di noi si considerino furbi, l’ingenuità è dietro l’angolo. E la più grande è pensare che ci potrà piacere un partner che non ci suscita l'attrazione di cui abbiamo bisogno. Non commettere l’errore di pensare che l’eros verrà pian piano, col tempo. È un fatto soprattutto chimico ed è visibile fin da subito. Se non c’è, non verrà.

 

https://ovunquebellezza.wordpress.com/2016/07/27/amore-psiche/

 

giovedì 4 novembre 2021

La psicologia dell'innamoramento: amore e filofobia

 



 
https://theitalianpsychologyclinic.it/la-psicologia-dellinnamoramento/

Vi siete mai chiesti perché tutto è così colorato quando si è innamorati? L'amore è una delle esperienze più estatiche che una persona possa avere nella vita. La beatitudine e l'euforia dell’amore e la soddisfazione di avere un legame intimo con la persona che ami può capovolgere la tua vita. L'amore non è solo una sensazione, ma sia gli aspetti positivi che quelli negativi dell'amore possono far impazzire il nostro corpo. Mentre l'amore può sembrare molto semplice ma può avere cambiamenti complessi nel modo di pensare e di comportarsi. L'amore può dimostrarsi un'esperienza innegabilmente potente e sconvolgente. Ma perché l'amore è così forte e qual è la base psicologica dietro di esso? Diamo uno sguardo agli aspetti psicologici dell'innamoramento.

La psicologia dell'innamoramento

Di seguito sono riportati alcuni fatti che ci mostrano cosa succede nel nostro cervello e nel nostro corpo quando ci innamoriamo.

1. L'amore produce cambiamenti chimici nel corpo

Hai mai sperimentato che guardare la persona che ami non solo ti fa sentire meglio, ma senti davvero la sensazione in tutto il tuo corpo? Potresti sentire che il tuo cuore agisce insolitamente o più veloce o più lento, i tuoi palmi delle mani possono sudare, il tuo corpo potrebbe tremare e senti anche un improvviso picco di euforia nel tuo corpo. Questo accade perché quando ci innamoriamo, ci sono effettivi cambiamenti chimici in corso nei nostri corpi. Quando siamo innamorati il nostro cervello trabocca di sostanze chimiche come la dopamina e l'ossitocina. Queste sostanze chimiche migliorano le aree del nostro cervello che sono legate ai sistemi di piacere e di riconoscimento. Questi cambiamenti chimici introducono effetti fisici nel nostro corpo così come meno dolore, più gioia e la dipendenza. Allo stesso modo, quando coccoli, abbracci o baci il tuo partner, si ottiene una scossa istantanea di relax e tutto il tuo stress svanisce perché il tuo cervello viene inondato di ossitocina.

2. L'amore a seconda della tua relazione può eliminare o aumentare lo stress

L'amore può funzionare agli estremi. L'aumento dei livelli di dopamina e ossitocina può rendere il tuo corpo rilassato e quasi completamente privo di stress. Tuttavia, se le cose vanno male, questa dipendenza affettiva può anche avere un effetto completamente opposto. Il cortisolo è un ormone che può aumentare lo stress nel nostro corpo e quando inizialmente ti innamori e non sai se l'altra persona prova lo stesso per te, si va in un maggiore stato di stress. Le fasi iniziali dell'amore è un momento pazzesco dove stai cercando di sviluppare intimità con un'altra persona. L'ansia che piaci o meno all'altra persona può portare a cambiamenti ormonali,paura e fluttuazioni dell'umore. Tuttavia, se la tua vita sentimentale sta andando bene, può ridurre lo stress in modo significativo a lungo termine.

3. Siamo programmati per sviluppare connessioni

Innamorarsi è una caratteristica intrinseca. Ci sono molte forze cosciente e subconscio all'opera che ci rendono intensamente interessati ad un'altra persona. Mentre è vero che possiamo attribuirlo alle nostre influenze biologiche e chimiche, ma è molto più profondo di quello. Innamorarsi di qualcuno e sviluppare una relazione che dura tutta la vita dà significato alla nostra esistenza. Lo sviluppo di connessioni più profonde ci aiuta a dare un senso alla nostra vita. Quando condividiamo la nostra vite con qualcun altro che amiamo profondamente, arricchisce la nostra esperienza. Amare può farci sentire come se appartenessimo a qualcuno che ci fa sentire convalidati. È la massima espressione significativa e la vita senza significato può essere difficile e noiosa. L'amore significa anche esserci l'uno per l'altro nel momento della malattia e salute. Le buone relazioni possono tirare fuori il meglio di te e dell'altra persona. Non puoi ignorare un simile legame poiché le persone sono naturalmente attratte verso la persona che li rende migliori. Le relazioni basate solo sull'attrazione fisica svaniscono solo dopo un paio di mesi, ma se il tuo partner è qualcuno che è anche tuo amico sotto l'elemento romantico, allora questo potrebbe rendere la tua vita molto più soddisfacente.

4. Ti senti più sicuro, più felice e talvolta anche dipendente

Essere innamorati e lasciare entrare a qualcuno nella tua vita può farti sviluppare fiducia nei confronti del tuo partner. L'ossitocina rilasciata attraverso il contatto fisico può rafforzare il tuo affetto con qualcuno e produrre sensazioni di appagamento, piacere, sicurezza e calma. Tutti gli elementi positivi che provi a causa dell'altra persona possono farti sentire sicuro e protetto. Essere innamorati è anche un fornitore naturale di aumento dei livelli di dopamina nel corpo. La dopamina è la sostanza chimica che regola il centro del riconoscimento e del piacere. Quando il vostro partner è il motivo di quella sensazione gratificante, il corpo tende automaticamente a sentirsi più sicuro intorno a loro. Gli studi hanno dimostrato che quando vengono mostrate le immagini dei propri cari, le aree cerebrali delle persone associate alla dopamina mostrano una maggiore attività. A causa di tali forti influenze, l'amore può anche renderti dipendente dall'altra persona. L'amore è un bisogno a cui una volta ci si abitua, non si può ignorare per lunghi periodi. I giunchi di ossitocina e dopamina possono farti desiderare di più. Gli studi hanno dimostrato che innamorarsi colpisce il cervello proprio come fa la cocaina. Questo attiva le stesse parti del cervello e scatena la stessa euforia della cocaina, degli oppioidi e di altri farmaci che creano dipendenza. L’amore e l’innamoramento sono due cose diverse. Nello specifico, l’amore è caratterizzato da fasi e l’innamoramento è una di queste. Avete presente le cosiddette farfalle nello stomaco? Di sicuro, sappiamo che questa fase non è eterna, ma quanto dura?

5. Innamoramento: sconvolgimenti fisici ed emotivi

L’innamoramento può essere definito come l’affetto che porta ci porta a cercare una relazione intima con un’altra persona: la fase che caratterizza l’inizio di un amore e che tende a manifestarsi con diversi segnali: il cuore batte all’impazzata e le mani sudano. Il nostro corpo, in questa fase, libera diversi ormoni: endorfine, luliberina, ossitocina, testosterone (l’ormone del desiderio sessuale) e la dopamina. L’innamoramento si manifesta allo stesso modo sia per gli uomini che per le donne, anche se qualche differenza sembra esserci tra i due sessi: negli uomini l’aspetto sessuale prevale sul resto, mente nelle donne le emozioni sembrano avere la meglio. In questa fase, risulta esserci anche una forte idealizzazione dell’altro: le differenze risultano essere quasi impercettibili. Ci si sente attratti, quasi rapiti dall’altra persona. Insomma in un certo senso la chimica interna ha un ruolo nella scelta sentimentale: è grazie a questa, infatti, che l’altro ci appare così speciale.

6. Il meccanismo alla base dell’innamoramento

Gli psichiatri affermano come nell’innamoramento sia coinvolto anche il nostro inconscio: sembra essere proprio lui a scegliere chi potrà soddisfarci e piacerci, in base a quello che sono la voce o i gesti dell’altra persona: in pratica questi risultano essere degli elementi che, a loro volta, risvegliano in noi ricordi e legami primordiali. E’ come se i nostri sensi si posassero su quello che stiamo cercando: arriviamo quindi a proiettare i nostri desideri sull’altro.

7. Quanto dura l’innamoramento

Secondo la ricerca scientifica, la fase dell’innamoramento, dura circa tre anni. Successivamente, inizia ad assumere un’altra forma. L’innamoramento lascia il posto ad un amore più consapevole, alla razionalità, ai progetti e alla stabilità. Questo non significa non vivere più emozioni ma, semplicemente, vengono accompagnate anche da altro allo scopo di stabilire e consolidare il legame. Bader e Pearson, a tal proposito, hanno paragonato lo sviluppo dell’amore di coppia, che parte dall’innamoramento, con quello del bambino: hanno infatti affermato che, come le basi dell’attaccamento si formano nei primi tre anni di vita del bambino, così ogni coppia passa dalla fase dell’innamoramento ad un rapporto d’amore adulto: in tre anni (Scopri le caratteristiche di una coppia felice).

8. La fase dell’amore: cosa subentra?

Dopo l’innamoramento, subentra l’amore: una condizione che presuppone la voglia concreta di avere progetti comuni e voglia di concretezza. Si va in contro ad un amore maturo e maggiormente consapevole. D’altronde, noi umani cerchiamo anche questo: sicurezza e stabilità. Spesso, però, c’è chi rimpiange la fase dell’innamoramento, che viene ricordata come piena di leggerezza e passione sentendo la necessità di riprovare quelle sensazioni iniziali: il corteggiamento costante, scoprire il partner in tutti i suoi aspetti, sempre di più e avere in mente solo lui, per l’intera giornata. Insomma, spesso si vorrebbe ritornare indietro e provare quel pizzico di follia, forse perché si crede sia quasi impossibile riprovare certe cose, anche a distanza di tempo. Dovete sapere, però, che anche a distanza di anni, si possono riuscire ad avere quei piccoli momenti di follia. Ecco come…

9. Consiglio per mantenere viva la passione

Innanzitutto, accettate il fatto che ogni cosa ha il suo tempo. In ogni caso, non è detto che quello che verrà in futuro non possa essere ugualmente bello e entusiasmante. Evitate di dare per scontato l’altro: rinnovatevi, fate sempre cose nuove: è l’abitudine ad uccidere le emozioni, l’amore inconsapevole e immaturo.

10. Come capire se siamo in presenza di vero amore?

Se volete la felicità dell’altro, se considerate importante il suo pensiero, se vi date reciprocamente delle attenzioni, se vi rispettate e, al contempo, continuate ad avere rispetto di voi stessi, non potete che essere in presenza di questo. Per mantenerlo vivo, coltivate progetti ed obbiettivi comuni, condividete momenti di intimità di coppia, ma ricordate anche di ritagliarvi i vostri spazi personali. In questo modo, riuscirete a mantenere vivo il rapporto e a provare, anche se diversamente dalla fase iniziale, dei forti momenti di piacere nello stare con l’altro/a. E se così non fosse? Non possiamo che suggerirti di provare ad affidarti ad uno psicologo di coppia che possa aiutarvi a ritrovare la sintonia e a recuperare il rapporto che in molti casi, rischia di perdersi per strada.

 

11. Cos’è la filofobia

 

Ogni essere umano ha paura di qualcosa, qualcuno ha anche paura di amare! Talvolta ciò che la mente umana percepisce come una minaccia è l’imprevedibile, l’ignoto, perché ciò che non si conosce è visto come incontrollabile.

Ma talvolta ad incutere paura potrebbe essere uno scenario che all’apparenza non possiede nulla di minaccioso, e in questi casi il soggetto ha un grossa difficoltà a spiegarsene le motivazioni.

Così, molti soggetti sperimentano una filofobia, ovvero paura di amarepaura di innamorarsi o paura di instaurare una relazione alla cui base ci sia un vero innamoramento.

Tutti noi siamo soliti considerare l’amore come un qualcosa di positivo, qualcosa che dà un beneficio alla persona e non una cosa da evitare.

Eppure diverse ricerche evidenziano che molti individui dichiarano di aver paura dell’innamoramento e paura di amare davvero un’altra persona, anche se di fatto dall’altra parte ricercano vicinanza, affetto e stabilità come tutti.

Infatti, sono molti i soggetti che quando si innamorano esperiscono emozioni molto intense che percepiscono come incontrollabili e pericolose, perché prendono il sopravvento sul proprio modo abituale di fare e di pensare.

Tutti siamo alla ricerca di un amore, ma a volte vivere una relazione seria spaventa; talvolta contro la voglia di lasciarsi andare ci sono tante resistenze mentali, che bloccano e non permettono di vivere serenamente una storia d’amore.

Si parla dunque di filofobia o paura di innamorarsi mentre altri parlano di anoressia sentimentale, quando non si riesce ad amare davvero per il timore di soffrire (o soffrire ancora), ipercontrollando i propri sentimenti e esasperando il proprio bisogno di indipendenza e invulnerabilità.

Il filofobico può arrivare a manifestare veri e propri sintomi di ansia e una paura sconsiderata e irragionevole, che lo spinge a evitare tutte quelle situazioni, o persone, che potrebbero portarlo ad un coinvolgimento sentimentale.

In alcuni casi, la paura di amare non si manifesta solo con difficoltà nell’approcciarsi all’altra persona, vista come un pericolo alla propria stabilità emotiva, ma può portare a sperimentare dei veri e propri attacchi di panico.

 

12. Cause della filofobia

 

Sono tante le sfaccettature della stessa dinamica, che impedisce di stare serenamente in coppia e costruire un futuro insieme ad un’altra persona, in quanto la paura di amare porta ad atteggiamenti che fanno sentire il partner non amato e poco importante.

Ci può essere un timore di perdere il controllo della situazione, tipico delle persone molto razionali o di quelle che hanno sofferto per amore. Si tratta di una sorta di reazione di allerta che si attiva quando si capisce che la storia si fa più seria e si inizia a sentire di essere dipendenti emotivamente dall’altro.

Queste sensazioni all’inizio di una relazione (ma solo all’inizio) sono normali e anche entro certi limiti funzionali, perché l’innamoramento comporta necessariamente una perdita di controllo e un affidarsi all’altro.

Quando però si è abituati a controllare sempre tutto, per carattere o per difesa da una potenziale sofferenza, non si è disposti a vivere in funzione dell’altro e quindi si ha talmente paura di amare da allontanarsi (e allontanare l’altro) quando più ci sarebbe da avvicinarsi e lasciarsi andare.

L’innamoramento è considerato una debolezza, qualcosa che ci rende vulnerabili e dipendenti, e l’altro diventa un potenziale pericolo. Succede proprio l’opposto di quello che dovrebbe accadere in amore: invece che sentirsi sicuri vicino al partner, ci si sente fragili.

Quando i sentimenti forti sono intesi come fonte di insicurezza e pericolo, la filofobia prende il sopravvento e non ci si lascia più andare.

Quando, invece, l’amore passato è stato fonte di sofferenza, si teme di ritrovarsi nella stessa sensazione, di essere abbandonati, feriti, traditi o umiliati, e si cerca di razionalizzare e controllare, per quanto possibile, il proprio coinvolgimento. Questo con l’illusione che sia proprio questo atteggiamento di chiusura a renderci immuni dalle future sofferenze d’amore.

Inoltre, talvolta si ha paura di impegnarsi perché la paura d’amare nasconde una paura della perdita di libertà. Spesso viviamo l’amore come un vincolo o un limite, che comporta impegno e responsabilità. Amare diventa un obbligo, una costrizione all’interno di una relazione, dove adattare la propria vita alle esigenze e alle aspettative dell’altro è vissuto come uno sforzo anziché un piacere e un arricchimento quale dovrebbe essere.

 

13. Gli effetti della filofobia sul partner e sulla relazione

 

La persona che soffre di filofobia, talvolta, pur essendo consapevole dell’infondatezza della propria paura, non riesce a fare a meno di fuggire dalle relazioni, combattuta, da un lato, dal desiderio di lasciarsi andare ai propri sentimenti e a quelli del partner, e spinta, dall’altro, a scappare, per sedare l’ansia e il forte stato di tensione che finiscono col prendere il sopravvento.

Anche quando riesce a stare in una relazione, alterna momenti di vicinanza ad altri di distacco, sta sempre sulle difensive, un passo indietro; spesso ciò genera anche difficoltà sessuali, soprattutto per le donne, il cui piacere passa attraverso il lasciarsi andare, la perdita di controllo, e quindi implica la fiducia totale nel partner.

Capita inoltre che queste persone che hanno molta paura di amare scelgano deliberatamente di intraprendere storie d’amore difficili e impossibili (partner sposati/fidanzati, a grande distanza, addirittura solo “telematici”, ecc.), stando bene attente a cogliere ogni piccolo segnale che faccia loro capire quando è il momento giusto per prendere le distanze e mettersi al riparo.

Il più delle volte, però, questa attenzione estrema ai segnali di minaccia abbandonica, sulla base della loro paura e sfiducia verso l’altro, le porta ad investire limitatamente sulla relazione, ad allontanarsi per prime e a sminuire l’importanza del partner, ferendolo ripetutamente e facendolo sentire poco amato, con l’alto rischio che questo si allontani davvero per sana auto-protezione.

 

14. Come affrontare e superare la filofobia

 

Innamorarsi è senza dubbio un’esperienza che mette in gioco aspetti profondi della nostra personalità. Condividere la propria vita con la persona che si “sceglie” di amare, infatti, vuol dire mostrare all’altro aspetti intimi del proprio sé, rendersi debole e vulnerabile.

Il rapporto di coppia rappresenta un delicato gioco di forze, all’interno del quale è necessario, per trovare un equilibrio funzionale, da una parte adattarsi e modificare alcuni comportamenti o atteggiamenti propri per sentirsi più vicini al partner e donargli amore, e dall’altra riuscire a rimanere se stessi, mantenendo i propri spazi di intimità e autonomia.

Se l’amore è sinonimo di coppia, e questa di limiti, rinunce e responsabilità, nonché di minacce alla nostra stabilità emotiva e alla nostra indipendenza, è normale avere paura di amare. Per prima cosa, però, bisogna ricordare che la relazione di coppia non è un obbligo, ma una scelta.

Abbiamo paura di rimanere delusi dagli altri ma il problema della delusione sono le nostre pretese. Si ha paura di amare perché si teme di non ricevere quello che desideriamo.

Se ci si continua a illudere che la nostra felicità dipenda da cosa fanno gli altri, avremo sempre troppe pretese verso l’esterno, con alta possibilità di restare delusi e soffrire. In questo modo è normale, inevitabile, avere paura di amare.

Se partiamo dall’idea che sia negli altri la capacità di farci stare male, è inevitabile tenerli lontani quando i loro comportamenti non sono come vorremmo.

La paura di amare impedisce di dare amore, ma anche di riceverlo a lungo termine. Paradossalmente è amare il solo rimedio alla paura d’amare. Diventa un circolo vizioso, perché più si ha paura di amare, meno si ama e più si soffre, pensando però che la causa di tutto sia fuori di noi perché gli altri non ci amano.

Così nascono le pretese, il desiderio che gli altri siano come vorremmo, perché si pensa che se così fosse, staremmo bene. Il problema è che la paura di amare porta a pretendere amore (per sentirsi al sicuro) senza darne e senza darsi, col risultato che l’altro, qualora ci amasse, col tempo smetterà di farlo.

E’ molto importante diventare pienamente consapevoli dei propri vissuti emotivi, rendersi conto di quanta paura abbiamo di abbandonarsi all’amore, ma pretendendolo.

Riconoscere questa paura non è facile, perché può mascherarsi dietro mille “giustificazioni” quali ad esempio malessere, disinteresse per le relazioni serie, difficoltà pratiche e logistiche, stanchezza, periodi difficili, ecc.

Nel caso in cui, il disagio generato dalla paura d’amare prenda il sopravvento è consigliabile ricercare il supporto di uno psicoterapeuta, al fine di trovare, all’interno di un contesto d’ascolto adeguato, uno spazio utile a superare i timori relazionali e imparare a lasciarsi andare, a dare per il piacere di dare e di amare senza pretendere di ricevere.

Chiedere aiuto è il primo passo per iniziare ad affrontare la paura d’amare, poiché attraverso la psicoterapia si sperimenta una relazione alla cui base c’è la fiducia e la possibilità di affidarsi; capire l’origine delle ferite e imparare a risanarle può permetterci di riscoprire quanto può esser positivo per viver meglio, aprirsi (o riaprirsi) alle relazioni affettive, concedendosi il lusso di rischiare di essere felici.

Conclusione

L'amore è sicuramente qualcosa di più di un semplice sentimento e può cambiarci sia dentro che fuori, mentalmente e fisicamente. La forza dell'amore può far sì che avvengano cambiamenti drammatici a livello genetico che è qualcosa di completamente fuori dal nostro controllo. Essere innamorati può avere un impatto drastico sulla tua vita, inducendo diversi cambiamenti biologici e riducendo lo stress, alleviando il dolore e rendendoti molto più felice.

Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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