sabato 6 novembre 2021

L’amore è mancanza: non vuole ragioni, non chiede ne cause ne spiegazioni.

 

 

 

 



 

 

L’amore è mancanza:  non vuole ragioni, non chiede ne cause ne spiegazioni.

 

 Amava ad occhi chiusi, senza vedere chi fosse l’amato. Non c’è favola più bella che ‘Amore e Psiche’.”

Ma… chi sono Amore e Psiche?

Come spesso accade nei miti, anche questa storia di Apuleio   comincia con i capricci di una divinità, vale a dire  Venere.  Alle sue orecchie giunge una voce apparentemente innocente: sulla terra c’è una principessa, di nome Psiche, la cui bellezza non può essere descritta con parole umane. In preda alla gelosia, la dea ordina al figlio Amore di indagare e di punire la giovane, scoccandole una freccia capace di farla innamorare di un essere immondo.  Il piano malefico va a rotoli quando Amore, rimasto folgorato dalla bellezza della donna, si ferisce distrattamente con una delle sue armi amorose. La passione diventa subito incontrollabile e così decide di rapire la donna e di tenerla al buio in un luogo sicuro, lontano dagli occhi di sua madre. Psiche – che non è certo una monaca – si lascia sedurre, ma il fatto di non vedere il volto del suo amante la inquieta parecchio – d’altronde sappiamo che la curiosità è femmina! Con un sotterfugio riesce ad illuminare con una candela il viso di Amore, ma quest’ultimo rimane notevolmente scocciato del suo comportamento e decide di allontanarsi. La ragazza pur di riavere il suo amato si sottopone a diverse prove ordite da Venere, rischiando addirittura di cadere in un sonno eterno. Alla fine il dio dell’Amore interviene e la salva. All’amore non serve un motivo.

Intanto vorrei ricordare Platone, con il “Simposio”, con le splendide parole di Socrate: “perché amore è mancanza”. In amore deve mancare qualcosa. Prima di fare un’analisi psicologica, leggete con attenzione queste parole: L’amore, infatti, sostiene Socrate, non è desiderio di bellezza, ma desiderio della bellezza di cui si è privi. Nell’amore l’amante cerca nell’amato l’oggetto della sua mancanza e si dispone a quel movimento di offerta e sottrazione che sigla il suo carattere paradossale: la disparità tra amante e amato, quell’asimmetria che è dell’amore ostacolo ma anche fondamentale motore. L’amore sembra dunque ergersi anzitutto su una mancanza, ma una mancanza non rassegnata, sempre in cerca… sempre in cammino. Amore, infatti, ci racconta Socrate è figlio di Penia (la povertà, il bisogno, la mancanza, appunto) che, giunta alla festa per la nascita di Afrodite (la bellezza), vede Pòros (l’ingegnosità, l’espediente, colui che sa trovare il cammino anche dove la strada -pòros- è sbarrata) che dorme ubriaco, e gli si sdraia accanto per poter rimediare alla propria povertà avendone un figlio. Da loro nascerà Eros.

 

Figlio di Penia, Eros, è, dunque, sempre indigente, mendicante, ma come Poros è inventivo, astuto e capace di trovare la giusta strada per perseguire quella bellezza che ama (poiché nel giorno della sua nascita è stato concepito) con la consapevolezza che non potrà mai raggiungerla perché, come il filosofo è amante del sapere ma non è sapiente (se no non potrebbe amarlo), così anche l’amore è amante della bellezza, ma sa che la sua natura consiste nel perseguirne la mancanza, non nel colmarla, pena il decadere dello stato di amante.

Socrate ci dice, proprio nel Simposio, che solo la mancanza promuove il desiderio e solo il desiderio è in grado di suscitare l’amore.

Come bene riassume Jacques Lacan nel suo VIII Seminario: “L’amore è dare ciò che non si ha, e non si può amare se non facendosi non aventi, anche se si ha. L’amore come risposta implica il campo del non-avere. Dare ciò che si ha, è la festa, non è l’amore.”.

L’uomo è, prima d’ogni altra cosa, un essere immaginante, capace cioè, a differenza degli altri animali, di pensare a ciò che ancora non esiste e poi, volendo, di crearlo, di farlo esistere, affinché, attraverso questa creazione, supplisca ad una mancanza che nutre dentro di sé e che, attraverso la cui comparsa, gli dia modo di sperimentare la possibilità, dalla mancanza prefigurata, che la sua vita migliori.

L’oggetto o il soggetto degno del nostro amore, qualunque esso sia, non preesiste all’amore, ma è da questo creato sulla base di una intrinseca predisposizione ad amare, ossia a desiderare, a volere l’amore. 

 

 

La “prima mossa” per una storia d’amore è comprendere che non ci si può basare su qualche tipo di calcolo, conscio o inconscio che sia. In pratica, allo base dello stare insieme non deve esserci un “perché”. Insomma, il motivo “vero” del mettersi insieme dovrebbe risiedere in un mistero. Solo il senso del mistero, l’intuizione di qualcosa di inspiegabile, la sensazione che quella persona (e quella relazione) rimandano a una dimensione “altra”, più ampia, sono garanzia iniziale di una “buona unione”. Non bisogna sapere perché si sta insieme, non bisogna riuscire a spiegarselo e a spiegarlo agli altri: è già un buon passo verso una scelta potenzialmente felice. Se la motivazione della scelta, infatti, risiede in un “altrove” non raggiungibile, vuol dire che non risiede nella mente, nei suo calcoli, nei suoi ideali. E non potrà essere facilmente scalfita dai cambiamenti e dalle difficoltà della vita, dalle nevrosi di ognuno, dalle influenze e dalle aspettative che ci sono intorno. Scegliamo la via misteriosa: sarà più facile sentirsi nel posto adatto alla nostra anima.

Quando inizi una relazione non sbandierarlo ai quattro venti e non chiedere l’approvazione di amici e parenti. Il rischio è di “inquinare” le tue percezioni e i tuoi comportamenti con le opinioni e le aspettative altrui o con il tuo bisogno di dimostrare agli altri qualcosa. La stessa accortezza va usata nei momenti di crisi: non violare la privacy esponendo i vostri problemi a troppe persone, altrimenti il mistero che vi lega non potrà agire come “farmaco”.

Hai scelto la via del mistero, ciò che vi unisce è insondabile e prezioso; poi però arrivano i fi gli, la routine e tutto rischia di guastarsi. È un rischio alto. La coppia deve sempre trovare tempo per rinnovare la propria “sacralità”: momenti solo per voi due, uscite, mostre, interessi da non lasciare nel cassetto per troppo tempo. Esaurirsi in una funzione – la mamma, il papà - finisce per danneggiare la coppia. Continuate a essere almeno un po’ imprevedibili e l’unione se ne gioverà.

Di fronte a un partner che, col suo modo di essere, ti fa soffrire di continuo, non c’è mistero che tenga: sii ragionevole e molla la presa. In ogni caso non è col tuo sacrificio che cambieranno le cose, anzi: spesso chi ci fa soffrire si adatta meglio a un partner remissivo e paziente. Il rischio è di innescare una situazione di “vittima e carnefice” in cui entrambi ottengono psicologicamente qualcosa, a un prezzo però altissimo, specie per la salute della vittima.

Tutti noi proiettiamo psicologicamente su un possibile partner tutta una serie di fattori inconsci: bisogni infantili, conflitti irrisolti, richieste di riscatto, lenimento di traumi. Chi vorrebbe in realtà un genitore, chi cerca un salvatore o una principessa da salvare... Attenzione: tutto questo offusca la scelta e il futuro. Cerchiamo di conoscere di più la nostra psiche, così eviteremo di cercare qualcosa che l’altro non può e non deve darci.

Fai il possibile per non crearti nella mente un “partner ideale”, con precisi requisiti, altrimenti sarai attratto non dalla persona in sé, ma dalla sua immagine, che non potrà che essere smontata dalla conoscenza reale: siamo umani e non idee perfette. Al contempo non inseguire neanche simboli di status né modelli indicati dai genitori, per lo stesso motivo.

Nonostante molti di noi si considerino furbi, l’ingenuità è dietro l’angolo. E la più grande è pensare che ci potrà piacere un partner che non ci suscita l'attrazione di cui abbiamo bisogno. Non commettere l’errore di pensare che l’eros verrà pian piano, col tempo. È un fatto soprattutto chimico ed è visibile fin da subito. Se non c’è, non verrà.

 

https://ovunquebellezza.wordpress.com/2016/07/27/amore-psiche/

 

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