Osservavo questo dipinto di V. Van Gogh, e mi è venuta una
riflessione immediata, è questa: Meglio essere come l’iris bianco di V. Van
Gogh che perdersi in un mare di banalità, di ipocrisia costante e di inutile e
sterile falsità. Io almeno non ne ho bisogno e insegno come posso ad altri a
rendersene conto e a far di meno anche loro di questo mare di orrore. In realtà
questo dipinto dal titolo "Gli iris", fu dipinto all’interno del
giardino del manicomio di Saint-Rémy.
Dov’è l’orizzonte in questo quadro? Lo vedi
l’orizzonte da dentro il manicomio? Lo si può vedere da laggiù, con la faccia
per terra a mangiare la polvere in mezzo agli iris? Chi sono quegli iris?
Rappresentano dei fiori, certo, in gruppo, nel giardino, insieme. Che apparente
caos in quello spazio, caos di forme, sinapsi disgregate, follia?
Allora ho scritto questo articoletto/post sulla
solitudine.
Silenzio e solitudine non devono spaventarci. La
solitudine è per me una fonte di guarigione.
https://it.wikipedia.org/wiki/Iris_(Van_Gogh)
“È necessaria una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sè e per ore non incontrare nessuno: questo bisogna saper ottenere”. Sarà il lavoro che svolgo, sarà la parte più vera di me, ma credetemi è importante stare da soli. La beata solitudine, quella sana oserei dire. E’ la mia difesa da ciò che inquina. Stare con gli altri non è sempre facile. Potrebbe esserlo, ma non lo è. In fondo l’essere più difficile ed incoerente e maledettamente capace di mal gratuito è proprio l’essere umano, quello che ti sta vicino. Silenzio e solitudine non devono spaventarci. La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, solo che la gente come me, preferisce gli incontri come occasioni sempre e comunque di verità quando sono veicolati dalla libera scelta. E’ facile dire ti sono amico, ti capisco, ti comprendo. Cosa più grave è cadere nel tranello. Trovare gente che ha il tuo coraggio non è facile e tanti al momento opportuno ti getteranno come una scarpa vecchia. E poi perché non dirlo: nella solitudine c’è una sana magia e incantesimo dell’anima che ci indica la via. Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. Nella nostra era siamo così follemente proiettati solo negli aspetti esteriori della vita, il pub di tendenza, i posti di tendenza, l’aperitivo, l’apericena, d’altro canto anche nei posti di minima popolarità come piccoli bar di quartiere, ecco è tutto un caos, NESSUNO VERAMENTE ESCE E INCONTRA L’ALTRO PER RILASSARSI, ESCE CON IL SUO CONFRONTO, CON LE SUE PAURE, SI E’ VERO LA MAGGIORPARTE SI DA APPUNTAMENTO CON LA PARTE PIU’ MESCHINA DI SE’ E CON QUELLA AFFRONTA IL FUORI, GLI ALTRI, RISULTATO FINALE: ORRORE! La solitudine è sacra, poco ci rendiamo conto di questo bisogno, e le possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in crisi dalle paure e dalla viltà umana e non dalle filosofie e dalle religioni o letterature di tutti i tempi. Persino la musica ha bisogno di silenzio, della sua dimensione di solitudine. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiore, SPACCIANDOSI PER SOCIEVOLE, CAPACE DI RELAZIONE, IN MEZZO A TANTI COSI’ BEH TRA SIMILI E’ FACILE ANDARE D’ACCORDO!!! Anzi, da quello che vedo, mi rendo conto che molta gente vive l’incapacità di una solitudine costruttiva, ed è semmai questa incapacità di molti la cosa pericolosa, è per se stessa un segno di nevrosi. Meglio essere come l’iris bianco di V. Van Gogh che perdersi in un mare di banalità, di ipocrisia costante e di inutile e sterile falsità. Io almeno non ne ho bisogno e insegno come posso ad altri a rendersene conto e a far di meno anche loro di questo mare di orrore.
Psicofilosofia Vincenzo Isaia

Nessun commento:
Posta un commento