La musica salva la vita. Tra
psicologia e scienza. Ascoltare musica contro sofferenza e dolore e per un migliore
rapporto con sé e gli altri.
Nella
storia dell’umanità, la musica e la medicina hanno sempre mantenuto una stretta
relazione. All’essere umano, già in epoca fetale, la presenza del mondo si è
annuncia essenzialmente attraverso le vibrazioni che il corpo materno riceve,
produce e gli trasmette.
La musica diceva lo stesso A. Schopenhauer è la vera terapia dai mali del mondo.Perché la musica è così importante dal punto di vista psicologico e psicofisico direi? Perché allora non far tesoro del potere della musica?
Durante
i forti periodi di prova della vita, durante ansie o addirittura depressioni, o
anche per qualsiasi tipo di momento di conflittualità, anche durante le
consulenze consiglio sempre l’ascolto della musica.
Mi
spiego perché ci tengo così tanto e non solo perché mi occupo di musica, ma
proprio per il suo potere in sé, e non perché sia di parte nell’esaltarla così
come tutte le altre arti meravigliose e necessarie di cui abbiamo bisogno.
Ora prendendo
in considerazione tre condizioni
necessarie e che sembrano essere correlate tra loro: aspetto estetico, azione
strumentale e relazionale, in primo luogo, la musica ridona potere alle emozioni, quindi
risana quella mancanza di piacere e di conflitto, o di perdita di senso della vita che ne deriva nel momento in
cui siamo tristi, affranti, in crisi.
Facilita il dialogo interiore, infatti chi viene
a parlare con me, se prima ha ascoltato della musica ha come una strana
facilitazione verbale, dell’utilizzo delle parole corrette nel momento in cui
si entra in intimità..
La musica in semplici parole fa o anticipa il
mio lavoro di consulenza psicologica, poiché se parliamo di musica, stiamo parlando di qualcosa che
esegue un messaggio in questo caso anche solo sonoro e colui che ascolta, un
rapporto dunque, un binomio inscindibile tra opera musicale – oggetto (
canzone, sinfonia, musica strumentale) e il soggetto, cioè colui che ascolta.
Eh si un rapporto
musicale che funge da supporto al paziente e gli permette di avere
una potenziale catarsi che gli permette di entrare a contatto con se stesso. Ma
questo l’aveva gia compreso Pitagora, Alcmeone, Platone, Schopenhauer,
Nietzsche.
La musica può essere triste o allegra, non
importa. Ciò che è fondamentale è il
mezzo musicale che permette a chi la
ascolta di esprimere ciò che ha dentro, ma senza utilizzare parole ( con
se stesso), poi semmai le utilizzerà quando occorre un dialogo costruttivo. Ma
potrebbe anche non occorrere più necessariamente.
Il ruolo dell’azione viene inteso come
l’apprendimento della capacità di sentire se stessi e ascoltare l’altro
alternandosi in uno scambio definito dialogo sonoro. Infatti cosa diceva il
grande Ezio Bosso, niente come la musica ci insegna ad ascoltare meglio noi
stessi e le nostre paure, e ad ascoltare gli altri. Lo stesso diceva Jim
Morrison il cantante dei Doors, cantautori come De Andrè, L. Tenco, Vasco Rossi
ne potrei citare migliaia, e io stesso quando canto o scrivo una canzone faccio
pace prima con tutto, perché esprimo la parte più profonda di me e questa è
condivisa con gli altri.
L’ascolto è già musicoterapia,
rendiamocene conto!!!!!
Così in maniera inconsapevole chi ascolta inizia a sintonizzarsi
con l’altro attraverso il ritmo e la melodia, ma prima questo feeling,
questa armonia avviene con sé stesso, infatti non per questo dall’antichità ad
oggi, fino ai più grandi concerti la musica diventa una cerimonia quasi di
comunione, permette di vivere un’esperienza
condivisa nel qui ed ora con un forte
senso di appartenenza a qualcosa di significativo.
L’essere parte soprattutto in via del tutto personale permette di vivere un’esperienza di rinnovamento, di purificazione, di liberazione e sfogo. Infatti quando ascoltiamo della musica ci si sente accolti e quasi gratificati, nonché riconosciuti, e nessuno vive il malessere come alienazione, anzi ci si riconosce come uguali, come dire siamo un po’ tutti nella stessa barca e in lotta per qualcosa o qualcosa che spesso nemmeno sappiamo decifrare. La musica è come una madre con l’aiuto solo del suo amore ti accoglie e ti accetta per ciò che sei, anche nelle tue fragilità più intime.
Infine la relazione stessa
contribuisce a sviluppare un’idea del sé e del sé con l’altro che permette di
rivedere con occhi nuovi la sua storia e di sperimentare il piacere di stare
con gli altri e di poter fare qualcosa di buono per sé, per gli altri, siamo
anche per questo motivo come diceva Aristotele “animali socievoli”. Pian piano cioè
attraverso la musica e la comunicazione non verbale si veicolano significati ed
emozioni che difficilmente possiamo spiegare con le parole e con la
razionalità. , soprattutto se di natura negativa e dolorosa, quando si soffre.
La musica usa le parole dell’anima.
Se la scienza psicoterapeutica,
psichiatrica, sociologica e prettamente medica ha oggi documentato come l’ascolto
della musica, o la cosiddetta “musicoterapia” abbia migliorato il modo dell’individuo
di rapportarsi con sé stesso, con il suo dolore, con la sua sofferenza, e con
gli altri, anche in casi con
depressione, forti ansie, dispiaceri, persino dolore fisico, possa ridurre i sintomi di forti malesseri, allora
facciamone tesoro. Che la musica sia sempre nostra compagna di vita per vivere
meglio con sé stessi e gli altri.

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