mercoledì 19 novembre 2025

Amare non è possedere, non è fondersi. È vedere l’altro per ciò che è, senza volerlo cambiare.

 

Riflettevo su quanto spesso la gente ha tanta ma tanta confusione sul concetto di amore. Ieri mi trovavo a Mondello e non ho potuto fare a meno di ascoltare la conversazione che avevano alcune donne con i loro rispettivi compagni, insomma in qualche modo questa cosa mi ha fatto riflettere su degli aspetti che vorrei condividere. La prima cosa che spesso molti erroneamente pensano è che: devo trovare qualcuno che mi completi. In realtà è quando smetti di cercare qualcuno che ti completi, quando capisci che basti a te stesso che puoi essere pronto per amare qualcuno, e non per bisogno. Vi posso dire che io mi sforzo da sempre con amici, a scuola, nel confronto psicologico, di far capire che tutti parlano d’amore ma lo confondono con il bisogno, o con la dipendenza. Molti di noi vivono relazioni intense ma fragili, costruite su aspettative, paure e ferite non guarite.  Perché amare davvero significa prima di tutto imparare a stare con sé stessi, senza più confondere il bisogno d’amore con l’amore stesso.  Abbiamo sempre pensato che l’opposto dell’amore è l’odio, invece è la paura. La paura di esporsi, di perdere il controllo, di non essere ricambiati o di non bastare. Ed è qui che arriva il veleno, quante coppie conosciamo e vediamo che nessuno riconosce la libertà altrui? Molti pensano che la libertà va data, parola abominevole, perché semmai la libertà si riconosce. Altra bufala velenosa, quando mi sento dire cerco la persona perfetta? Ma per favore siamo tra umani e meravigliosamente imperfetti. Quando spiego Platone o anche altri filosofi cerco di far capire che un altro errore è quello di sentirsi dire: se si ama qualcuno veramente sarà eterno, ma smettiamola. L’amore non è una gabbia dorata, né una garanzia di continuità. È il coraggio di guardare l’altro così com’è, senza tentare di modificarlo per i nostri bisogni. È lo spazio in cui due persone si incontrano nella loro interezza, non per fondersi, ma per espandersi. Nel linguaggio psicologico, potremmo dire che l’amore è una relazione tra due soggetti che si scelgono liberamente, senza annullarsi. Nella prospettiva filosofica, è un esercizio radicale di alterità, di apertura all’altro come irriducibile. Per questo, amare davvero è anche accettare che l’altro possa andarseneChi ama nel senso profondo, ama senza catene. Chi ha bisogno di possedere, non ama: protegge il proprio vuoto. L’amore non ci dà sicurezza. Ci dà qualcosa di molto più raro: ci dà verità e necessità di libertà, perche “solo chi è libero può amare. E solo chi ama, è davvero libero.” È da questa paura che nasce il bisogno di costruire relazioni “sicure”, cercando l’altro ideale, la persona perfetta, priva di imperfezioni, di conflitti, di ombre. Ma una relazione fondata sull’ideale è una relazione immaginaria. Non incontra l’altro, lo sostituisce con un’immagine. Ma chi cerca la persona perfetta, non sta cercando un altro essere umano. Sta cercando un’illusione rassicurante, una proiezione idealizzata che protegga dal rischio di amare davvero. In questa ottica, l’amore autentico non è il luogo della stabilità, ma della trasformazione profonda. Non è possesso, ma esposizione. Non è simmetria, ma incontro. E come ogni incontro autentico, comporta una rinuncia: quella al controllo. Non temiamo l’amore perché è raro. Lo temiamo perché è reale. E il reale, per chi vuole restare al sicuro, è sempre un po’ pericoloso. E un’altra distinzione fondamentale: quella tra amore e desiderio. Il desiderio nasce dalla mancanza: è bisogno, tensione verso un oggetto che si vuole ottenere. L’amore, invece, nasce dalla pienezza: è traboccamento, condivisione, presenza. Il desiderio vuole l’altro per completarsi.

L’amore lo riconosce come già intero. desiderare un’altra persona non significa non amare quella che si ha accanto. Il desiderio, nella sua dimensione biologica o mentale, può essere molteplice, instabile, temporaneo. L’amore, invece, è radicato in una dimensione più profonda, esistenziale. La mente può desiderare il nuovo, il diverso, l’eccitante. Ma ciò non invalida l’amore, se questo è fondato sulla libertà, sulla fiducia, sull’accettazione.

In una visione matura, il desiderio può esistere senza tradire, e l’amore può includere il riconoscimento dei propri moti interiori senza reprimerli. Non tutto ciò che ci attrae minaccia ciò che ci lega. E non tutto ciò che ci lega deve diventare prigione. Il desiderio è movimento. L’amore è presenza. Chi ama davvero, non pretende di essere l’unico oggetto del desiderio dell’altro. Pretende solo una cosa: autenticità. E in questo, come in tutto ciò che riguarda l’amore, il vero nemico non è l’altro. È la paura. La paura di essere abbandonati, di non essere abbastanza, di perdere. Ma ciò che può essere perduto con tanta facilità, forse non era mai stato davvero amore. Psicologicamente, potremmo dire che il desiderio muove dall’io, dai suoi vuoti, mentre l’amore autentico nasce quando l’io è disposto a decentrarsi per entrare in relazione. È per questo che l’amore, se vissuto pienamente, è rivoluzionario: non ci offre sicurezza, ma verità. Non ci consola, ma ci sveglia. E forse, più che temere di non trovare l’amore, temiamo che l’amore ci trovi davvero. Perché da quel momento, non possiamo più restare uguali a prima. Amare, allora, non è possedere, non è sacrificarsi, non è fondersi. È vedere l’altro per ciò che è, senza volerlo cambiare. Non si attacca, ma accoglie. Non soffoca, ma lascia spazio.




 



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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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