Noi siamo i nostri peggiori critici.
Da una richiesta che perviene da Marco, 54 anni.
Caro Marco, il critico più tremendo sei tu. Noi siamo i più severi giudici. Oggi ti parlerò di Jung il quale diceva: le parole e i pensieri del non stimarsi, nascono dal personaggio che ognuno di noi recita e si è messo in testa di voler essere. Ecco quindi la soluzione: scrollati di dosso il personaggio con il quale fino ad ora ti sei identificato. La cosa assurda è che tutti noi pensiamo di conoscere sé stessi. Quello che crediamo di conoscere è solo l’idea che ci siamo fatti di noi. Se c’è un torto gravissimo che facciamo è quello di non fidarci di noi. Facci caso Marco, quanti non si piacciono abbastanza? E sai perché? Perché qualcuno ci ha insegnato, sbagliando, che dobbiamo essere diversi, che è necessario correggersi, per aderire a chi? Te lo dico io: a modelli di riferimento comuni a tutti. Ti faccio un esempio con me stesso a scuola. Da sempre mi sento dire che io sono un docente: fuori dal comune, diverso, fuori dalla classica figura che molti hanno in mente. Perché accade? Perché spesso siamo ingabbiati da modelli di riferimento comuni a tutti. E credimi io non voglio essere comune a niente e nessuno. Il pensiero del mondo esterno si insinua dentro ognuno di noi in modo viscido dicendoti: no così non va bene! Ah no!!! questo non devi farlo? Eh, ma gli altri questa cosa la fanno così non certo come te!!?
Imparare a fidarsi di sé è il primo passo per essere sé stessi e stare bene.
La fiducia in noi stessi non è convincersi nel dirsi: sono forte, sono bravo, ma è affidarsi alla parte più naturale di noi. C’è qualcosa in noi che si costruisce secondo un progetto che noi non conosciamo e che va avanti senza il nostro consenso. Tu non sei sbagliato, è sbagliato il modo in cui ti consideri. Molti, come te, si dicono: sono un fallito, invece si fallisce solo quando ci riferiamo agli altri a modelli confezionati. Se sei naturalmente te stesso perché dovresti fallire e sentirti sbagliato? Se un delfino fa il delfino perché dovrebbe fallire? In realtà quello che ti spaventa come spaventa tanti non è tanto il giudizio degli altri, ma “quello che ognuno pensa di sé stesso, ciò che tu pensi di te”. Quando ci si accusa continuamente è come se dentro di noi mettessimo in mostra una parte elevata e una che soccombe. Ci si libera e si raggiunge l’accettazione di sé quando la si smette di volersi dirigere, di imporsi leggi di comportamento, di personalità, di carattere, quando si smette di essere in lotta per mezzo dell’autocritica; anzi, quando si riesce a spazzare via l’autocritica!! Posso dirti che quando cessa il giudizio continuo dato a sé stessi, vedrai che cesserà anche il senso di colpa che ti dice di essere sbagliato, si quel senso di colpa che rimane vivo e forte sempre e solo perché non ci sentiamo uguali all’idea, la falsa idea, la maschera, il modello che di noi stessi ci siamo messi in testa. Ti lascio ancora con una frase di Jung: ogni cosa che accade se inteso nel modo giusto ci riconduce al sé, liberando l’uomo da ogni riferimento e dipendenza per restituirlo a sé stesso. Smetti dunque di dirti che sei sbagliato, accogliti come sei, perché il tuo valore è in ciò che sei. E ricorda che il critico più spietato sei sempre e solo tu!!!
Dalle preziose letture di " Dimenticarsi di Raffaele Morelli", Psichiatra.

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