sabato 9 novembre 2024

La soluzione è oggi non nel passato!!!

 La soluzione è oggi non nel passato!!!

Ho compreso e vedo che ancora una volta  tanti riscontrano difficoltà, problemi, disagi psicologici perché credono che la risoluzione sia lì nel passato.

Oserei citare Nietzsche a sostegno non solo delle ultime ricerche in materia di psicologia clinica ma di approccio strategico e breve, no non parlo di quelle lunghe e solite ed estenuanti psicoterapie. Vediamo prima cosa dice Nietzsche e vediamo come se oggi nel campo dell’affrontare i problemi possa essere utile: “Ricondurre qualcosa di sconosciuto a qualcosa di conosciuto solleva, tranquillizza, appaga, e dà anche un senso di potenza. Con l’ignoto si ha anche il pericolo, l’inquietudine, la preoccupazione, il primo istinto è di abolire queste spiacevoli situazioni. Primo principio: una spiegazione qualsiasi è meglio che nessuna spiegazione. Poiché fondamentalmente si tratta solo di una volontà di liberarsi di idee opprimenti, non si guarda molto per il sottile quanto ai mezzi per liberarsene: la prima idea con cui ci si spiega l’ignoto come conosciuto fa tanto bene che la si «crede vera». [...] L’istinto delle cause è dunque determinato e risvegliato dal sentimento della paura. (Friedrich Nietzsche, Filosofare con il martello). Uso le parole di Giorgio Nardone il quale in molti dei suoi testi scritti assieme al grande P. Watzlawick, lo dice chiaro e su questo approccio ha fondato la scuola terapeutica ad Arezzo: “Questa considerazione apparentemente ovvia taglia fuori la stragrande maggioranza dei modelli psicologici e psichiatrici di terapia i quali, sulla base di una epistemologia determinista o riduzionista, si occupano di ricostruire le cause passate di un problema presente, con la convinzione che, una volta che queste siano svelate e rese consapevoli, il problema svanisca. In realtà, non esiste”. Lo stesso Watzlawick in Pragmatica della comunicazione afferma: “Cosicché le «tentate soluzioni» disfunzionali diventano il problema !!”. Ogni realtà muta e si trasforma a seconda del punto di vista dal quale la si percepisce, la si pensa, la si interpreta, la si vive soprattutto nella distorsione e nella menzogna della nostra stessa memoria; ciò conduce a reazioni diverse sulla base delle diverse attribuzioni che si possono fare alla stessa realtà. In altri termini, errare è umano ma è l’incapacità di modificare i propri errori che rende le situazioni irrisolvibili. Tale difficoltà a cambiare le nostre strategie, come già accennato in precedenza, risiede nel fatto che queste derivano da esperienze precedenti di successi nell’affrontare problemi della stessa tipologia. In altre parole, con Oscar Wilde possiamo affermare: «è con le intenzioni migliori che si producono gli effetti peggiori». Gli esseri umani, come la moderna psicologia cognitiva e delle attribuzioni dimostra, hanno difficoltà a cambiare le loro visioni e i loro copioni comportamentali anche quando questi risultano inadeguati. La vita è costellata di eventi problematici per chiunque; la differenza sta nel «come» ognuno di noi si pone nei confronti di tali realtà, poiché ciò condurrà a mettere in atto tentativi che possono guidare non solo alla non soluzione ma, addirittura, alla complicazione del problema che si vorrebbe risolvere. Pertanto, ciò che costruisce un problema non è tanto un errore di percezione e reazione, ma la rigida perseveranza nella posizione assunta e nelle azioni che ne conseguono. Come già riferito, le patologie psicologiche di solito si realizzano nell’utilizzo, da parte della persona, di una o più soluzioni che spesso sono riconosciute dallo stesso soggetto come non funzionali ma che egli non riesce a modificare. Tale rigido sistema di percezioni e reazioni, nei confronti di una determinata realtà, mantiene il problema, lo complica, e spesso conduce il soggetto a essere sfiduciato nella possibilità di un cambiamento. E’ evidente che per mettere in atto un cambiamento, attraverso l’approccio psicologico strategico, insomma per affrontare un problema, è necessario capire non tanto il modo in cui un problema si è venuto a formare nel tempo, ma come questo  lo si è nutrito e mantenuto fino al nostro  presente.  Quello che dobbiamo interrompere, quando vogliamo cambiare una realtà, è la sua immanenza, il suo insistere a presentarsi in casa nostra come un ospite indesiderato, ma ricordiamo siamo noi ad aprire la porta; sulla sua formazione, con tutto rispetto di approcci psicanalitici di stampo freudiano, dell’accadimento o della situazione svoltasi nel passato, non abbiamo alcun potere di intervento. Nel passato non si può intervenire più. Ma lo si può nel presente. E lo facciamo a partire dagli effetti e non dalle presunte cause. 



 

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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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