Accetta quel che sei e fai pace con i tuoi demoni per essere libero dai conflitti psicologici. Quando arriva l'ansia, chi non vorrebbe scrollarsela all’istante? Beh tutti! Invece il segreto sta nella contemplata accettazione della sua presenza. In realtà a renderla apparentemente invincibile o a farne un disturbo siamo proprio noi stessi, si perché se mi chiedo cosa mi ha portato ad essere ansioso e quali sono le cause e come dovrei liberarmene, ecco il diavoletto ansiogeno ci ha già messi ko. In questo modo non faremo altro che rafforzare il disturbo, rendendolo ancora, ed è questa la cosa peggiore, come insuperabile come se facesse parte del nostro sé. Occorre rivedere tutto il quadro dei nostri più consueti errori. Il dolore, la tristezza, la malinconia, le ansie, le paure, vanno considerate come manifestazioni di un'anima in cammino, si perché che ci crediate o no il nostro vero compito è evolverci. In essa sperimentiamo la nostra unità con la vita, che spesso vorremo controllore e gestire secondo i nostri pensieri o convinzioni. Accettarsi significa diventare liberi di esprimersi con i propri pregi e i propri difetti, ed è solo attraverso questa libertà che possiamo diventare persone sicure, che si amano, si piacciono e si sorprendono. Talvolta capita di essere talmente intransigenti nel giudicarsi, da generare a livello inconscio convinzioni che minano profondamente la nostra autostima. Una sana autocritica deve essere costruttiva, deve stimolarci alla crescita, deve motivarci a fare meglio, ma non deve mai mortificare la nostra persona. Se cerchiamo di bloccare queste energie si ferma anche il nostro processo di sano cambiamento, trasformazione, iter necessario ad ogni cosa sia viva, e rischieremo di non diventare mai quel che dobbiamo essere, realizzare ciò che siamo. Esiste un modo diverso per affrontare l'ansia e consiste nel considerarla un'alleata preziosa e non una nemica da sconfiggere. Perché continuiamo a tormentarci con rimpianti, rancori e sensi di colpa? Con avrei dovuto, a se fossi stato, se fosse stato, o se tornassi indietro, o guarda il passato, o guarda cosa mi è accaduto, ecco io sono quel che non ho, non posso avere, non sono riuscito a realizzare etc….SMETTIAMOLA DI IDENTIFICARCI CON IL MOSTRO CHIAMATO “IO”, ovvero con quel che crediamo di essere e diamo spazio al SE’ AUTENTICO, È possibile liberarsi, SENTIRE E RESPIRARE la leggerezza dell'anima? "La mente che genera infelicità o conflitti psicologici nasce e si forma dal ragionamento continuo sugli affetti, le emozioni, i sentimenti, sui traumi che ci sono capitati, gli amori finiti, i fallimenti, gli abbandoni. QUESTE SONO COSE E CONDIZIONI CHE NON VANNO INTERROGATE CON LA RAZIONALITA’. Passiamo il tempo a dirci come dobbiamo essere, che cosa abbiamo sbagliato, a rimpiangere il passato, a vivere NEL PASSATO di sensi di colpa, a cercare di essere perfetti. AD AVERE MODELLI? PERFETTI CHI, COSA? Così la mente si riempie di SPORCIZIA , di "sofferenza ", che finiscono per rendere la nostra vita interiore un inferno, con la falsa credenza che IO SONO I MIEI PROBLEMI E I MIEI DOLORI, che siamo solo i PROBLEMI che viviamo". E’ corretto pensare che ci sono sempre aspetti, eventi, condizioni, che vanno storte: malattie, la perdita di un genitore , un figlio che ci dà molte difficoltà e dispiaceri, una relazione in crisi di coppia, il lavoro che non è come vorrei, la fine di un amicizia, l’inaspettata ingratitudine degli altri, i nostri stessi involontari o volontari errori. Accettarsi non significa accontentarsi o rassegnarsi, ma sfruttare al meglio quello che siamo, focalizzandosi e lavorando attivamente per cambiare ciò che può essere cambiato, migliorare ciò che può essere migliorato e accettare serenamente tutto il resto valorizzando i nostri punti di forza. Non esiste miglioramento che non parta dall’accettazione incondizionata di sé. Imparare ad amare se stessi è importante per vivere più felici e più sani in ogni aspetto della propria vita. Amare se stessi significa accettarsi per come si è, nel momento presente. E per farlo è necessario anche perdonarsi. Erich Fromm, psicanalista e filosofo tedesco, nel suo famoso libro “L'arte di amare”, ci spiega come quelle che lui chiama forme di pseudo-amore siano frutto di un'errata visione dell'amore e specchio di una realtà troppo centrata sull’egoismo, sul potere e sul denaro. Esse finiscono per ridurre ogni relazione sentimentale a un mero scambio di beni: la mia felicità in cambio della tua comprensione. L'autore evidenzia come spesso cerchiamo di trovare la persona “giusta” per noi, invece di cercare di imparare ad amare. Ci focalizziamo sull’altro come salvatore, portatore di felicità e amore nella nostra vita, senza comprendere che amare è qualcosa che deve iniziare da noi. Bisogna amare se stessi per amare gli altri ed essere amati. «Amore è soprattutto dare e non ricevere. Dare è la più alta espressione di potenza e di vita. Nello stesso atto di dare io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere, e questa sensazione di vitalità mi riempie di gioia». E. Fromm. “Lasciar andare”, significa non forzare le cose, lasciare che “fluiscano” naturalmente, consapevoli del fatto che lottare insistentemente per qualcosa da cui, siamo certi, non trarremo frutti, può precluderci la scoperta di nuovi traguardi, nuove cose o persone che potrebbero renderci felici. Comporta quindi l’accettazione del fatto che alcune cose “sono come sono” e che giudicarle o tentare di cambiarle (quando non se ne ha il potere o semplicemente il diritto), comporterebbe un inutile spreco di energie. “Accogliere”, invece, vuol dire approcciarsi al presente con apertura e curiosità, in modo da concedersi l’opportunità di sperimentare “il nuovo” senza alcun pregiudizio. Non solo, vuol dire prendersi cura delle proprie emozioni, anche quando spiacevoli, poiché generate dalla presa di consapevolezza che un nostro scopo, si sia definitivamente compromesso. Riuscire a non farsi limitare da ciò si prova, consente di vedere più chiaramente la situazione che si sta vivendo e di trovare possibili soluzioni in maniera equilibrata e flessibile. Fidatevi dentro ognuno di noi c’è una forza ( non uno sforzo) capace di spazzare via in un colpo solo tutte queste inutili credenze mentali che ci ingabbiano. Tutto questo porta spesso a una valutazione negativa di sé, tanto da impedirci di perdonare noi stessi. Soltanto imparando a prendere consapevolezza di chi siamo e a capire che fare errori è la normalità e che le imperfezioni appartengono a ognuno di noi, riusciremo a perdonare noi stessi e ad amarci. Credere che amare richieda sacrificio, è una chiara espressione della difficoltà a lasciar andare e a riconoscere che una relazione sana è libera da forzature, dipendenze e manovre finalizzate a cambiare (o compiacere) l’altro. Nei casi in cui si subisce una perdita, non necessariamente legata alla morte, la difficoltà a lasciar andare è strettamente connessa all’accettazione di sentimenti dolorosi, dai quali tendenzialmente ci si difende mediante l’evitamento o la repressione. Permettersi di provare fino in fondo le proprie emozioni, anche se indesiderate, significa darsi la possibilità di incontrarle e di riconoscerle, concedendo loro la libertà di esprimersi in tutta la loro pienezza. Solo se espresse, le emozioni possono essere canalizzate e trasformate in una nuova energia. Premesso che, tendenzialmente il processo di accettazione è lungo e complesso, poiché spesso implica il cambiamento di alcune credenze e schemi di pensiero a cui si è fatto riferimento per dare un ordine logico alla propria vita, è comunque possibile “allenarsi” alla pratica del lasciar andare, attraverso dei piccoli accorgimenti che ci aiutino a “rallentare”, per far sì che i propri bisogni e le proprie emozioni, ricevano un’attenzione ed un ascolto più consapevole. La vita deve essere concepita come un continuo progresso. Questo però non significa non essere felici e soddisfatti di quello che già si possiede o di quello che abbiamo già ottenuto. Vuol dire riuscire a sfruttare tutto ciò che abbiamo, ogni situazioni bella che viviamo, per trovare un’ulteriore energia che ci spinga a migliorare e a crescere di continuo. Ogni ostacolo deve trasformarsi in un’opportunità di crescita, qualcosa che ci possa aiutare a migliorare la nostra capacità di adattamento. Possiamo tranquillamente essere in grado di trovare da soli la forza necessaria ad affrontare ostacoli e impedimenti. Possiamo però anche avere un concreto sostegno psicologico che ci aiuti nel nostro cammino verso il raggiungimento dei nostri obiettivi. Non tutti gli ostacoli hanno lo stesso peso. É necessario quindi fare una distinzione tra un “fastidio” piuttosto che una “difficoltà”. Un fastidio deve essere inteso come un fattore esterno che metta semplicemente alla prova la nostra pazienza e la nostra capacità di lasciar correre. Qualcosa su cui, nella stragrande maggioranza dei casi, non possiamo avere alcun tipo di controllo e che dobbiamo imparare ad accettare con il sorriso e andare avanti. Una difficoltà invece si traduce in un vero e proprio ostacolo alla vita, la cui presenza non può essere ignorata e che si ripresenta nonostante proviamo a trascurare. Per fare un esempio, potremmo dire che un fastidio è riconducibile a quello che proviamo quando ci troviamo bloccati nel traffico. Mentre un ostacolo potrebbe essere la perdita del lavoro. In entrambi i casi possiamo avere da un professionista un sostegno psicologico che ci aiuti a trasformare la prospettiva di quel problema in un’opportunità di crescita. Accettare la vita e quel che siamo, cosi come siamo e con i nostri demoni, ci porta a vedere tutto dall’alto e con autentica chiarezza.
Vincenzo Isaia
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