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Si potrebbe scoprire che il sogno è molto più simile al nostro pensiero normale, un linguaggio meno fantasioso di quanto si pensi. Questo, secondo lo studio di Barrett, non significa che i sogni non abbiano un loro significato, semplicemente sono un elaborazione di ciò che normalmente proviamo durante il giorno. Barrett ritiene infatti, come ha dichiarato, quando sogniamo “stiamo avendo delle fantasie ambiziose, stiamo pensando a minacce e paure, stiamo pensando alle nostre vite sociali ed ai nostri cari”.
Il significato dei nostri sogni è dunque quello di essere un estensione delle emozioni provate quando si è svegli. Ma quando dormiamo, il nostro cervello non funziona allo stesso modo di quando siamo svegli. Barrett spiega infatti che durante il sonno “la nostra mente opera in uno stato chimico e biochimico molto diverso”Freud, come è noto, scopre che questi desideri proibiti sono spesso desideri di amore e di morte: un padre che rivive in sogno il desiderio di uccidere il proprio figlio, nato da un matrimonio insoddisfacente; una madre che ha odiato la propria figlia, ancora in grembo, a causa di un matrimonio da subito infelice; un bambino che prova desideri incestuosi verso genitori e fratelli. A partire dalla scoperta di questi desideri nascosti, ma capaci di condizionare la vita delle persone di ogni età, Freud ricostruisce l’intera vita psichica dell’individuo, fino a individuare l’esistenza della libido, la forza pulsionale della vita sessuale, e a farne uno dei principali motori della vita di ciascuno di noi. Il termine libido in effetti rende bene l’idea che Freud intende esprimere, quella di un desiderio sfrenato che si indirizza verso oggetti esterni, anche proibiti dalla morale, o sull’Io stesso (e in questo caso di parla di una libido narcisistica). Di norma, spetta all’Io, cioè la parte cosciente della nostra mente, tenere a bada i desideri inconsci che potrebbero danneggiare l’organizzazione psichica del soggetto o portare ad atti pericolosi per la sua vita. Questa chiave di lettura delle dinamiche psichiche permette a Freud di spiegare le nevrosi come l’esito di una lotta fra gli interessi di autopreservazione e le richieste della libido: sacrificare i desideri della libido impone dunque un caro prezzo. Con il tempo Freud si rende conto che questa pulsione non basta a spiegare i comportamenti e le dinamiche psichiche dell’individuo. A partire dall’opera intitolata Al di là del principio del piacere (1920), Freud si convince che la vita pulsionale dell’uomo non si basa sulla sola pulsione libidica. Tutto un complesso di fenomeni come il sadismo, il masochismo e più in generale i fenomeni di aggressività non sono riconducibili alla pura e semplice libido. Così giunge ad ammettere, “dopo molte esitazioni e oscillazioni”, scrive nell’incompiuta Compendio di psicoanalisi (Bollati Boringhieri, Torino 2011), l’esistenza di due pulsioni: l’Eros, o libido, e la pulsione di distruzione. Forte di questo dualismo, l’ultimo Freud si propone di spiegare non solo la vita psichica, ma anche quella sociale e lo sviluppo della civiltà. Pur dando agli uomini una sicurezza di cui essi prima erano privi, la civiltà ha imposto un caro prezzo: quello della rinuncia a molti desideri e alla possibilità della libera espressione delle proprie pulsioni e desideri. L’uomo ha dovuto imparare a tenere a bada la sua libido per non scontrarsi con gli altri uomini e la sua aggressività per non generare una guerra con gli altri membri della società. L’aggressività che nasce dalla repressione dei propri desideri libidici non scompare nel nulla, ma viene a costituire la forza del Super-Io il controllore dei nostri comportamenti e dei nostri pensieri. E l’aggressività si trasforma in senso di colpa. E come esiste un Super-Io individuale, ne esiste uno di civiltà, che tiene a freno desideri e pulsioni che potrebbero distruggere la civiltà stessa. Eppure questo Super-Io non è accomodante: esso impone sacrifici, spiega Freud, che sono irrealizzabili, come “amare il prossimo” come se stessi, un comando che si scontra contro l’egoismo individuale e l’aggressività. Ma queste costrizioni e rinunce sono tutte dannose? Con il passare del tempo Freud giunge a pensare che le pulsioni originarie hanno talvolta seguito strade diverse da quelle di partenza, si sono desessualizzate e dirette verso altri oggetti. È in questo percorso che troviamo la chiave per la nascita della civiltà e delle sue espressioni più vivide, come la scienza e l’arte.
Un dubbio angoscioso
La
civiltà costringe dunque gli uomini a sacrificare una parte della loro libido e
della loro aggressività. La civiltà è fondata sulla rinuncia pulsionale e sullo
spostamento delle pulsioni verso mete che non distruggono la società ma la
rendono ciò che è: l’amicizia, il pensiero scientifico, l’arte, l’ideologia.
“La sublimazione pulsionale è un segno particolarmente distintivo
dell’incivilimento” (Il disagio della civiltà, Bollati Boringhieri, Torino
1971) Ma la civiltà è in grado di sopravvivere alle tendenze distruttrici o
queste sono destinate a prendere il sopravvento? Il disagio della civiltà si
chiude con questo angosciante interrogativo, quasi profetico, pensando che di
lì a 8 anni l’Europa e il mondo intero sarebbero piombati nella più terribile
guerra della storia. La riflessione di Freud a distanza di decenni mantiene
aperto un interrogativo che prima o poi si affaccia nella vita di tutti: quanto
sono leciti i nostri desideri se mettono in forse la vita sociale? «Nell'epoca
che potremmo dire prescientifica, gli uomini non provavano difficoltà nel
trovare una spiegazione del sogno.
Quando lo ricordavano al risveglio, appariva loro
una manifestazione benigna o maligna di potenze superiori, demoniache e divine.
Con il fiorire del pensiero naturalistico tutta
questa ingegnosa mitologia si trasformò in psicologia, e oggi soltanto una
minoranza delle persone colte pone in dubbio che il sogno sia la peculiare
operazione psichica del sognatore».
(S. Freud, "Introduzione alla
psicoanalisi", 1915-1917)
Tra i diversi fenomeni psichici che da sempre interrogano l’uomo sulla sua realtà mentale e su come questa è organizzata, il sogno rimane tuttora uno dei più misteriosi e complessi. Per i popoli più antichi il sogno era in genere collegato ad una dimensione di contatto col fato ed il divino, capace di predizioni sul futuro e con l’aldilà. Nel mondo greco diverse divinità erano implicate nel suo manifestarsi, anche perché s’intuiva quanto il sogno potesse essere legato non ad una , ma a diverse funzioni e soggiacere quindi a varie istanze. Il suo contenuto, diremmo noi “manifesto”, era perciò determinato dall’induzione di Hypnos, di Morpheus o di Phantasos (da cui i sogni più “fantasiosi”) o da Phobetor (portatore degl’incubi). E’ comunque nel II sec. d.C che Artemidoro da Efeso per primo analizza a Daldi (nella Lidia), migliaia di sogni, dopo averli catalogati secondo criteri , potremmo dire “scientifici”, in 5 diversi gruppi in base alla loro funzione. Sigmund Freud mise in evidenza come i desideri più profondi e le pulsioni più inconfessabili possano entrare in conflitto la morale costituita. Al fine di consentire la vita sociale questi desideri finiscono per essere repressi dal Super-Io, del singolo e della comunitàPer spiegare il complesso meccanismo che fa dei sogni un terreno di espressione dei desideri, Freud adotta una metafora. Un sognatore, scrive in Introduzione alla psicoanalisi, può essere paragonato alla somma di due persone: la prima vuole dare forma visiva a un desiderio, mentre la seconda cerca di impedirglielo. Così accade che in un sogno un desiderio si presenti in forma censurata, nascosto o travestito da qualcos’altro. Ma alle volte il nostro censore interiore tende a soccombere e allora il sogno rivela più palesemente un desiderio. Il censore, in un estremo tentativo di impedire l’emergere di un certo desiderio, associa al sogno il sentimento dell’angoscia. Spesso si dice che un desiderio irrealizzabile è un sogno. Una frase come questa avrebbe subito attratto l’attenzione di Sigmund Freud (1856-1939), il padre della psicoanalisi, per il quale il sogno è una delle chiavi per penetrare nell’inconscio umano, ma quello che ci rivela, più che felicità, è angoscia, conflitto, desideri repressi.
prof. Vincenzo Isaia
AIP

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