https://www.stateofmind.it/2018/09/concetto-di-se-psicologia/
L'INGANNO DELL'IO, OVVERO CHI CREDO DI ESSERE E LA VERITA' DEL SE', CHI SONO REALMENTE.
«Il sé può essere definito un principio interiore di guida, distinto dalla personalità conscia, e tale che può essere individuato solo tramite l'interpretazione dei sogni dei vari soggetti. I sogni dimostrano che esso è il centro regolatore che determina la maturazione e l'espansione costante della personalità. Ma questo elemento così ampio, in cui sembra incentrarsi quasi la totalità della psiche, si rivela, a tutta prima, solo come una possibilità innata. Può emergere lentissimamente, o può svilupparsi, in maniera relativamente completa, solo nel corso dell'intero ciclo vitale del soggetto. Fino a che punto, in concreto, esso possa svilupparsi dipende dalla circostanza che l'ego sia, o meno, disposto a seguire i messaggi che gli giungono dal sé.»
L'io è un inganno: è facile illudere qualcuno facendogli credere di avere una mano che, in realtà, è di un manichino di gomma. Basta far sedere la persona, nascondergli il braccio, fargli vedere la mano di gomma e toccare simultaneamente entrambe le mani – quella di gomma e quella reale – sugli stessi punti: la persona avvertirà i tocchi con il tatto e li vedrà fatti sul manichino.Per comprendere perfettamente la dottrina del Vedanta, per ciò che concerne l’essere umano, è soprattutto necessario distinguere, il più nettamente possibile, e fondamentalmente, il «Sé», che è il principio stesso dell’essere, dall’«io» individuale. È quasi superfluo dichiarare espressamente che l’uso del termine «Sé» non implica per noi una comunanza di interpretazione con certe scuole che hanno adoperato questa parola e che hanno presentato sotto una terminologia orientale, il più spesso incompresa, semplici concezioni del tutto occidentali e d’altronde eminentemente fantastiche; alludiamo non solamente al teosofismo, ma anche ad altre scuole pseudo-orientali, che hanno interamente snaturato il Vedanta col pretesto di adattarlo alla mentalità occidentale e sulle quali abbiamo già avuto occasione di spiegarci. L’abuso di una parola non è, per noi, una ragione sufficiente perché si debba rinunciare a servirsene, a meno che non si trovi il mezzo di sostituirla con altra che sia altrettanto adatta per quello che si vuole esprimere, ma ciò non torna al caso nostro; d’altronde, se volessimo essere troppo rigorosi, finiremmo senza dubbio per avere solo pochissime parole a nostra disposizione, poiché difficilmente se ne trovano che non siano state più o meno abusivamente usate da qualche filosofo. Gli unici vocaboli che abbiamo intenzione di mettere da parte sono quelli espressamente creati per concezioni con le quali quelle che noi esponiamo non hanno niente in comune: per esempio, le denominazioni dei diversi generi di sistemi filosofici, ed altresì i termini che appartengono propriamente al vocabolario degli occultisti e degli altri «neospiritualisti»; ma, per quelle parole che questi ultimi hanno preso in prestito a dottrine anteriori, che hanno l’abitudine di plagiare sfrontatamente, senza capirle, non possiamo evidentemente avere scrupoli a farle nostre, restituendo quel significato che loro conviene normalmente.
Invece dei termini «Sé» ed «io», possiamo anche usare quelli di «personalità» e di «individualità», con una riserva tuttavia, poiché il «Sé», come spiegheremo più avanti, può essere qualche cosa più della personalità.L’Io si trova caricato di una serie di risorse narcisistiche che consentono di applicare anche all’Io le modalità di identificazione e di rappresentazione fantastica e onnipotente che costituiscono lo specifico modo di ragionare del Sé. Si crea un Io ideale, buono, potente, capace di risolvere in modo magico ed eroico i problemi e capace di proteggere il Sé come un “fratello maggiore”.
Questa è naturalmente la soluzione ottimale per il conflitto tra Sé ed Io nelle situazioni di crisi, ma possono crearsi anche altre soluzioni: il tentativo di controllo di una situazione ansiogena può avvenire attraverso l’irrigidimento delle strutture cognitive e la ricerca della regolarità. In questo modo le esigenze affettive che tentano di emergere non possono essere soddisfatte.
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