VI INVITO ALL’ASCOLTO DI QUEST’OPERA PER ME UN INNO AL CORAGGIO DELL’ESISTERE E VIVERE . "PERCHE OGNUNO DI NOI DEVE FINIRE QUEL CHE HA COMINCIATO O TENTARCI FINO ALLA FINE!!!!"
Mi spiego un pò meglio.Mi sveglio alle 3.00, sento il bisogno di ascoltare in cuffia della musica classica, ad un certo punto comincio ad ascoltare “ La patetica di Beethoven”, poi “per Elisa”, dopo “ La sonata al Chiaro di Luna”. L’anno prossimo quando inizierò le lezioni in quinta e affronterò "il Romanticismo" voglio partire proprio dalla musica, oltre che dalla pittura, poi ovviamente dalla letteratura fino al salto nella “filosofia”. Questa sonata è un invito allo scardinamento delle finzioni formali del classicismo, dell'illuminismo, della presunzione rigida e fredda della "ragione", come - d'altronde- della nostra stessa presunzione di voler razionalizzare tutto; inaugura l’era detta dello Sturm und Drang ( tempesta e impeto, passione). Questo brano è un inno al “coraggio di vivere”. Voglio proprio partire dall’ascolto di questa sonata, appunto l’ op.27 n.2 di Beethoven, passata alla storia come “Sonata al chiaro di Luna”. Si perchè il fatto di svegliarsi alle 3.00 di notte e sentire il bisogno di una certa musica, di una certa arte, di qualcosa o qualcuno nello specifico dice tanto. Può sembrare strano. Insomma ho fatto un viaggio fantastico che mi ha come rigenerato, infatti sono qui a scrivere questo post. Si un viaggio fantastico, infatti a questa sonata, il titolo “Al chiaro di Luna” non venne dato da Beethoven, ma venne attribuito dal critico Ludwig Rellstab alla sua morte. Beethoven l’aveva in verità così intitolata: “Sonata, quasi una fantasia”. Questo binomio di definizioni, di titoli è utile a comprendere l’essenza profonda del romanticismo come della nostra stessa esistenza, vita, proprio con l’ascolto dei suoi tre tempi, a tal punto che la comprensione di un periodo storico è immediata quanto la sua bellezza intrinseca, come quella della nostra vita ed esistenza, “tendente a qualcosa d’infinito” (che spesso non sappiamo più vedere). Se l’ascoltate in silenzio sarete stupiti e "RAPITI" dal carattere dei tre movimenti, e dalla loro combinazione che non ha niente di logico o concausale, in fondo come la vita di ciascuno! Il primo movimento è dolce e sofferto, il secondo è frivolo e sembra quasi un intermezzo prima del terzo movimento, impetuoso e drammatico. Oltre a ciò, il secondo movimento è estremamente breve rispetto agli altri due, e non di rado ho sentito alcuni ascoltatori sostenere che non era “bello” quanto gli altri. Invece è proprio li il segreto della nostra vita, del coraggio romantico, non della rinuncia per mezzo dell’esasperata passione, dolore o sofferenza. E’ vero “la fantasia”, “il sogno vigile” è nella vita come in musica una dimensione unitaria con la stessa “fredda e scontata realtà”, si perché senza emozioni, sogni, sentimenti, fantasia ecco allora il tramonto delle realtà “ che appare finita, limitata”, invece “è infinita e illimitata”. Il romanticismo, autori come Novalis, Goethe, Schelling, Hegel, cosi come Friedrich, sono dentro questa “sonata”, così come l’esistenza di ognuno di noi. La vita che spesso ci appare un sentiero interrotto è invece un unico splendido brano, così come questo di Beethoven, ascoltatelo quando potete dal link, ognuna delle cui parti acquisisce senso compiuto solo se unita alle altre. Lo stesso spartito autografo a questo proposito, riporta un’indicazione alla fine dei primi due movimenti: “Attacca”. Significa che l’esecutore al termine di un movimento non deve aspettare e deve iniziare immediatamente quello successivo, evidenziando appunto l’effetto di un’opera dove la soluzione di continuità avviene solo alla fine. SI PERCHE OGNUNO DI NOI DEVE FINIRE QUEL CHE HA COMINCIATO O TENTARCI FINO ALLA FINE!!!! Lo ripeto ancora: questo brano è un inno al “coraggio di vivere”. Buon ascolto




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