Educare attraverso la mancanza e i no. La visione di un docente!
Si rimanda a P. Crepet
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Dobbiamo ritornare a dire i NO, alla mancanza, perchè educare vuol dire togliere.
Confrontandomi con i miei allievi, con i loro genitori, mi accorgo sempre più che oggi si è perso il concetto dell’educare. Credo che educare passi dalla mancanza e dal togliere, anziché dare, dare e dare senza merito alcuno. In molti ricevimenti mi sento dire: professore come va mio figlio in filosofia e storia? Invece la domanda dovrebbe essere: caro professore come va mio figlio? Vale a dire, non in filosofia e storia, ma come va nel senso di "lei come lo vede”? cosa mi può dire? Cosa nota che io non possa notare perché fuori al lavoro tutto il giorno? Altra cosa che noto è che molti dei ragazzi non accettano i “no”, così come sono tanti i genitori che per PAURA del conflitto, donano tutto e più di tutto, senza trasferire ai loro figli l’importanza della fatica, della mancanza, del desiderare. E si. Ti senti dire: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” , io devo “sistemare i miei figli”, come se fossero dei vasi!!! oppure: guardi che a mio figlio io gli sto addosso è geolocalizzato!!! Capite, il genitore vede un puntino sul desk del suo pc, tablet o cellulare e la coscienza è al suo posto, si aggiungano 50 euro e una porzione di libertà ed il gioco è fatto! Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la creatività, l’immaginazione, la fantasia, il metterti in gioco, le passioni, la curiosità, a che ti serve l’intelligenza, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in dono come un cervello, una mente, un cuore, un’anima, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un principe ovattato, come il giovin signore del Parini, affossato li su un divano, con una play station, atrofizzato, quando ti hanno svegliato alle 7 la mattina, perché tu non puoi farlo da solo, NOOOO, malgrado ti abbiano comprato l’ultimo modello di cellulare che ti sveglierebbe facilmente e come un cannone, a te che ti hanno accompagnato a scuola, anzi quasi dentro la scuola, aspettando in auto li con te, che abiti a 10 minuti di distanza o giu' di li', e ti hanno riportato a casa, che tutto ti è dovuto. Ma una cosa di buon senso è mettere in atto il coraggio di dire di no? Questo significa amare i figli, e chi li ama vorrebbe che loro camminassero con le loro gambe!!!! Ahimè invece assistiamo a genitori che fanno tutto al loro posto, quando avrebbero dovuto solo metterli nella condizione di poter andar via da soli ognuno per la loro strada. Ci si lamenta poi del fatto che si ha poca autostima? Che la società non va? Ha ragione Paolo Crepet (psichiatra e sociologo), lo dice sempre e chiaramente: in una fase dove assistiamo al 99,5 % dei promossi? Cosa possiamo aspettarci? Ma ci stiamo rendendo conto? Educare non ha nulla a che fare il dare potere a chi deve esser diretto, l’aveva capito già Platone, non ha nulla a che fare con il dare, ma è figlio di eros, della mancanza, di una genesi naturale, dagli adulti ai giovani, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che VA CONTRO UN DOCENTE CHE TI METTE UN 4, UN 5, UN, 7, perché tu sei perfetto, perché il docente come si permette a dire no a mio figlio se non lo faccio io. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare. Invece da docente vedo che tanti li vogliono vedere immobili, fermi, quasi fossero pezzi di marmo e non esser votati alle passioni della vita e al compito più bello che dovrebbe aver ogni essere umano: evolversi ed esser più umano possibile.

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