«Non esiste una realtà vera, ma tante realtà quante se ne possono inventare» affermava Oscar Wilde.
In effetti non esiste certezza
alcuna, nessuna verità ineluttabile, soprattutto quando filosofia e psicologia
creano il tessuto di un intervento terapeutico in molti dei disagi e delle
trappole psicologiche in cui cadiamo. Ovviamente, o meglio, può esistere
soltanto una conoscenza idonea, ovvero utile e funzionale che ci permette di
gestire le realtà con le quali interagiamo, come la percepiamo, soprattutto
quando si parla di disagio psichico. Questa è prassi funzionale, che consegue
ad un approccio di intervento strategico e paradossalmente breve. Si ha avuto
la convinzione che quando si tratta di psicopatologie o disagi psicologici che
si portano da anni ed anni, di contro, anche l'intervento dovrebbe durare anni.
Non penso, credo nella terapia breve, ma strategica, che mira ai modi più
funzionali di agire nei confronti di una realtà che appunto non è mai
definitivamente vera, nel bene e nel male, poiché essa è il frutto dei punti di
vista da noi assunti, abiti assunti come dei nostri strumenti conoscitivi e del
nostro modo di comunicare, ed è li che a mio parere bisogna agire, ecco perché credo
che filosofia e ascolto psicologico o intervento terapeutico debbano essere un
sigillo per la terapia strategica, con tutto il rispetto di quello che più è
noto, come quello cognitivo-comportamentale, sistemico-familiare, gestalt o di
analisi transizionale. La terapia breve strategica si indirizza verso il
perfezionamento della nostra consapevolezza operativa: ossia della nostra
capacità di gestire strategicamente la realtà che ci circonda. Perché è utile
la filosofia? Chiedetelo al filosofo Epitteto affermava «non sono le cose in sé
che ci preoccupano, ma l’opinione che noi abbiamo di esse». Kant nella sua
Critica della ragione pura asseriva che molto spesso gli esseri umani scambiano
i risultati del loro modo di definire, derivare o classificare i concetti per
le cose in sé. Nell’antico buddismo Zen si hanno due concezioni di verità: la
verità di essenza e la verità di errore. La più comoda che spesso si trasforma
in malessere. Malgrado io sia uno psicologo clinico, lotto per il messaggio di
una terapia che deve uscire dalle solite scuole quadriennali, che dia luce alla
PNL, alla strategico-interazionista, alla terapia breve. Si perché quelle
verità di errore non sono il dramma, ma è in esse che troviamo la stessa
guarigione. Come disse Jung: la soluzione è lì, in quel che più ti ha spezzato
le gambe, e ti ha recato dolore, in ciò che ti ha fatto cadere, in quel che tu
ritieni la tua peggiore paura; invece, quelle parziali verità, soprattutto lo
ripeto, quelle che abbiamo creduto come trappole, sono occasioni che si
costruiscono nel rapporto con le cose terrene per incrementare la nostra
capacità di gestirle. Ed è li il dramma lì il segreto. Noi esseri umani, nella
migliore delle ipotesi, possiamo perfezionare la nostra capacità d’inventare e
fare «verità d’errore», la «verità per la guarigione».

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