giovedì 13 febbraio 2025

Quali sono gli inganni della nostra mente e di cui noi stessi siamo artefici?

 

 

Quali sono gli inganni della nostra mente e di cui noi stessi siamo artefici?

Quali sono gli inganni della nostra mente e di cui noi stessi siamo artefici? Quali le trappole che ognuno di noi crea a prescindere da esperienze e grado culturale. Lo si comprende bene se definiamo queste prigioni autoimposte come psico-inganni della nostra mente e del nostro abitudinario e malsano modo di percepire e affrontare il mondo, agire.  Quando incominciai ad interessarmi all’approccio clinico e strategico-interazionista, di terapia breve, compresi che tutti i nostri problemi psicologici in realtà sono creati e causati da noi stessi, cioè dal modo in cui pensiamo e ci comportiamo e perpetuiamo con un agire disfunzionale e fallimentare già comprovato sulla nostra stessa pelle. Anche inconsciamente siamo spesso, se non sempre, la causa principale del problema e di ogni nostra difficoltà.  Seguendo dunque l’approccio terapeutico del dott. G. Nardone  si può parlare di trappole, psico-inganni, dette ovvero trappole psicologiche soprattutto del e nel comportamento! La cosa rassicurante? Beh  esiste un numero altrettanto ampio di soluzioni psicologiche per ognuna. Cerchiamo di vederle da vicino.  Persistenza o eccessivo insistere nel fare e pensare: si riferisce alla tendenza a persistere (insistere assolutamente)  in una particolare azione o comportamento anche quando è chiaro che non porterà al risultato desiderato. Lo sappiamo bene, eppure, eccoci li in trappola. Ecco che allora bisogna incominciare ad osservare il proprio comportamento e valutarlo in base ai risultati. Ricorda, la follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi diceva lo stesso Albert Einstein. Arrendersi e cedere in poco tempo: quando si ha una bassa autostima, è facile arrendersi prematuramente, indipendentemente dalle sfide da affrontare. Una bassa tolleranza alla frustrazione ostacola anche i tentativi di raggiungere i tuoi obiettivi.  E come scrivevo in un post alcuni giorni fa, beh, w la sfida!!!! Sperimentare nuove sfide come opportunità di auto-miglioramento, ecco cosa fare, solo così ci esercitiamo ad affrontare le difficoltà piuttosto che a scappare da esse.  Mania di controllo o eccessivo perfezionismo: non siamo nati per controllare tutto, ne dobbiamo farlo!!!!  I tentativi eccessivi di mantenere il controllo portano inevitabilmente alla perdita di controllo. Considera l'idea di provare a controllare l'insorgere del panico. In realtà non fa altro che intensificare il panico. Vuoi controllare l’ansia ecco che la nutri!!! Vuoi essere in equilibrio a tutti i costi? ecco il vacillamento!!!!! Non siamo nati per essere perfetti, anzi. Lo aveva capito Epitteto, valuta attentamente se una situazione o un evento è effettivamente sotto il tuo controllo, tenendo presente che puoi controllare realmente solo i tuoi pensieri e quindi il tuo stato d'animo (e sempre in una certa misura, quella umana). Evitamento: certo, saper evitare è un bene, ma farlo come abito del nostro modo di agire ci porta inconsciamente ad una considerazione negativa di noi stessi, ce ne ritorniamo da buon coniglietti della pace e come quelli che devono evitare per non saper affrontare qualcosa; evitare ciò che temi conferma che non puoi effettivamente gestire la situazione, aumentando la tua ansia e minando la tua autoefficacia, la tua autostima sarà azzerata e questo non potrà che peggiorare solo le cose. Quando possibile, bisogna affrontare gradualmente la situazione di cui si ha paura. Procrastinazione: crea un'illusione di controllo perché non devi affrontare esplicitamente la tua incapacità di completare un compito particolare. Allora inizia a temere la procrastinazione e ad immaginare le conseguenze dannose del tuo atteggiamento. Chiedere aiuto e consiglio agli altri? Certo dare fiducia a qualcuno è un bene, il confronto è un bene,  ma non certo la dipendenza e la rassicurazione dagli altri: marito, moglie, mamma, papà, fratelli o sorelle e amici che siano. Impara da te e in te a trovare supporto. Questo modo di fare, di contare sempre sugli altri è un “l’ aiuto che fa ci fa più male e ci annienta” ed è  molto pericoloso, perché il duplice messaggio che arriva quando si chiede e o anche quando ci si sente necessariamente compromessi nell’offrire aiuto è: "Non puoi farcela da solo o da sola". Questo vale per quando chiediamo aiuto, perché non sappiamo cavarcela da soli, e anche per quando lo diamo necessariamente sempre a tutti (scatta il pericoloso senso di colpa?), perché lì non stiamo veramente aiutando qualcuno, lo stiamo distruggendo, gli stiamo dicendo: devo esserci io, perché tu non ce la fai, gli stiamo dicendo che non abbiamo nessuna fiducia in lui/ lei.  Come dire: Non puoi contare su te stesso o te stessa!!! E credetemi una persona che non sa contare su sé stessa soccombe e avvelena la sua esistenza!!!! E quella degli altri. L’eccessiva ricerca di aiuto e l’abbandono possono compromettere gravemente l’autoefficacia e l’importanza dell’autonomia, il che può distruggere l’indipendenza a cui dovremmo essere devoti e ci condanna ad un triste inferno che si chiama “dipendenza dagli altri”. Immaginate che gravità se poi trattasi di rapporti di sentimento!!! In realtà se ami qualcuno (compreso te stesso), ricorda che è sempre meglio insegnargli a pescare piuttosto che regalargli un pesce. Chiediamo aiuto per imparare a portare a termine le cose, piuttosto che lasciare le cose agli altri. Ognuno deve percorrere il suo sentiero e realizzarsi nel suo orticello non nel giardinetto dell’altro. Tuttavia, la sfiducia genera solo sfiducia. Ciò non significa precipitarsi innocentemente nelle relazioni, ma piuttosto mantenere un’apertura verso gli altri che consenta l’interazione e ricordare che chi semina vento raccoglie tempesta.  Non siamo nati per piacere a tutti ne dobbiamo piacere a tutti, né per avere e/ o dare piena fiducia a tutto e tutti, anzi impariamo a dare progressiva fiducia agli altri seguendo questo semplice consiglio dato da Catone: Se vuoi essere amato, ama. Non per avere approvazione o riconoscimento. Ma perché pensi faccia parte di te e perché senti di farlo. Viceversa saresti solo un pupazzo condizionato sempre dall’altro.  E poi chi l’ha detto che dobbiamo essere sinceri sempre e comunque. Chi l’ha detto che bisogna socializzare tutto? Sappi che parlare di te stesso, dei tuoi sentimenti e dei tuoi pensieri a tutti i costi può rivelarsi controproducente e servire da carburante per l'ansia e la depressione. Più parli dei tuoi problemi agli altri più li cronicizzi e più appari come un elemento da cui a prima vista scappare. Scapperei io per primo, ne ti starei a sentire più di 15 minuti!!!! E qui lo dico chiaro e forte: molti devono capire ed imparare (e io l’ho fatto a mie spese) a distinguere tra cosa è meglio comunicare e cosa no, senza cadere in brutte insidie ​​che possono esacerbare situazioni patologiche. Aspettative e calcoli progettuali e preventivi? Del tipo. Domani farò così, sabato prossimo speriamo sia come sabato scorso? Ecco l’elenco delle cose che devo fare da lunedì a venerdì? Oh mio Dio…oh mio Dio. E ricorda sempre: ti tratteranno come tu vorrai esser trattato e a partire da come tu tratti e consideri te stesso!!!



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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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