giovedì 10 maggio 2012

L'amore e l'amicizia in J. Maritain

L'amore e l'amicizia in J. Maritain di Vincenzo Isaia
  L’Amore e l’ Amicizia  
Titolo originale: Jacques Maritain


Amour et Amitè – Ediz. Nova et Vetera, Fribourg en Suisse 1963
Edizione Italiana: La Nuova Cartografica, Brescia, 1973.
Indice: Introduzione, Premessa, “L’ amore e l’amicizia” : I amore e amicizia II Lo stato mistico III Sul matrimonio cristiano a cura di Vincenzo Isaia










Jacques Maritain “ L’amore e l’ Amicizia” In questo breve saggio dal titolo “ Amore e amicizia, il filosofo francese Jacques Maritain concentra tutta la sua riflessione filosofica - con estrema veemenza di adesione affettiva e profondità teoretica di taglio filosofico-teologica - in un indagine di grande portata umana quali appunto l’amore e l’amicizia. Dalle prime pagine di questo testo, è dunque facilmente comprensibile il travaglio riflessivo dell’autore, il quale riprende nuclei essenziali, di valenza etico-teologica, della sua lunga meditazione sul tema dell’amor amicitiae e dell’amor concupiscentiae. Maritain distingue in seno all’amore di dilezione o amore ( coinvolgimento affettivo )per il bene dell’amato ( che san Tommaso chiama amor amiciate in opposizione all’amore concupiscentiae, all’amore per il bene del soggetto o amore di desiderio) due specie definite secondo la semplice accezione comune e scontata del linguaggio corrente amore e amicizia.[1] E’ un errore, dunque, pensare che quest’opera sia una infeconda trattazione di stampo dottrinario -scolastico, che rinnovi la controversia stessa del sentimento dell’amore, ponendo enfasi al nucleo della purezza stessa e propriamente spirituale dello stesso. L’amore, sostiene Maritain è l’esperienza vitale - ora tramandata ed immortalata in eterno, oltre la morte- di un amore specificamente umano, ed è a partire dalla limitatezza della sapienza umana, di una “ anthropine sophia “ e di una limitata condizione dell’essere finito dell’uomo che, il filosofo, eleva la sua speculazione con attenzione, acutezza e fluidità della stessa argomentazione, per poi attingere alle soglie della vita mistica, in un processo di παρρησία – parrhesìa, vale adire del ritorno per gradi coscienziali e sapienzali all’unione amorosa con Dio. Ecco cosa scrive a tal proposito: Ebbene, tenuto conto di questo, bisogna dire che è possibile ad un uomo o ad una donna che ha per quello, o per quella che egli o lei ama, una amicizia (amore di devozione) perfetta e piena e un autentico amore nella sua forma ordinaria, è possibile dico, avere nello stesso tempo l’amore folle per Dio; ma dico anche che un essere umano non può darsi nello stesso tempo, fino in fondo, in modo assoluto, a due oggetti come costituenti ciascuno il suo tutto; in altri termini: se un’anima è entrata nell’amore folle di Dio, allora deve rinunciare all’amore folle umano – sia che, come nello stato religioso, rinunci completamente alla carne- sia che restando nei legami del matrimonio, non rinunci a questo amore unico e sacro in cui l’uomo e la donna sono due in una stessa carne, ma rinunci a quello che, nell’ordine delle perfezioni ontologiche della natura, è il sommo e la perfezione dell’amore, e cioè l’amore folle. [2] Quindi, è nella accurata ed attenta argomentazione degli aspetti e delle incarnazioni dell’amore, dalle più umili alle sublimi, che Maritain giunge in un certo modo a superare la classica opposizione tra amore introiettivo, vale a dire l’Eros e quello estatico, o della trascendenza, vale adire l’Agape, per mostrare che la concupiscenza nel rapporto con l’uomo e la donna , viene trascesa, nelle sue dimensioni animali e passionali e corporali quando, appunto, trapassa in amore d’eros-agape come dono totale di sé, di ciò che si è, nell’amore folle, mentre l’amicizia rimane solo dono di ciò che si ha. Scrive così il filosofo: C’è innanzitutto quello che potrebbe esser chiamato l’amore- passione, che si può anche chiamare l’amore romantico ( Eros). Questo amore svolge un ruolo centrale nella vita umana ed è una parvenza, una illusione, dove si alletta una nostalgia tipicamente consona alla fragilità dell’essere umano e che depone il suo sigillo in tutte le epoche storiche del mondo. Vive di una menzogna e di una illusione: è il miraggio, o il simulacro, dell’amore completamente vero (l’amore folle- Agape). Si crede eterno ed è effimero. L’amante in esso si dona all’amata è vero[…] è amore di desiderio e la brama carnale che qui tiene il posto essenziale[…] Vi è poi, in secondo luogo, l’amore autentico al quale è raro che si arrivi di primo acchito. L’uomo non vi arriva ordinariamente che dopo una certa maturazione nell’esperienza della vita e della sofferenza: è l’amore in cui uno dona realmente all’atro non soltanto ciò che ha, ma ciò che è (la sua stessa persona) –Agape- […] Infine, quando un tal dono viene fatto fino in fondo, si ha, in terzo luogo, l’autentico amore nella sua forme estrema e completamente assoluta. ( Eros-Agape) .[3] D’altro lato, nel rapporto con Dio, la pienezza della carità – e della perfezione – è l’amore folle verso la trascendenza, mèta che si consegue dopo una serie di tappe esistenziali, coscienziali, superate ma non dissolte, bensì tramutate e sublimate in un processo di perfettibilità sapienzale. La concezione realistica e fideistica di Maritain perviene dunque ad escludere che vi sia conformità tra lo “amor folle”, tipicamente umano e la pienezza della carità soprannaturale: l’entrata nel scarificio di questa ultima fase, o condizione stessa della proiezione della filia in Dio, richiede un superamento stesso dell’uomo introiettivo, estatico e coscienziale. Il superamento dall’amore passionale, carnale, dell’Eros autolimitantesi, è è traducibile con la tensione gioiosa, mistica che pone in uno stato di concomitanza tra l’infinitezza dell’Essere Trinitario e l’uomo stesso elevato dalla grazia e dall’effusione dei doni dello Spirito Santo, soprattutto dalla sapienza. Per comprendere meglio tale processo dialettico dell’amore conduttore a Dio, Maritain così si esprime: Avanzando verso la perfezione della carità presa in senso assoluto e sotto tutti i punti di vista( sotto il potere di alienare l’anima da se stessa, sotto il punto di vista dell’intesità) uno percorre la sua strada in un modo ( vita contemplativa in cui i doni della Sapienza e dell’intelletto si esercitano in modo predominante e in cui viene resa una testimonianza più completa , l’unica assolutamente necessaria, alla fonte di ogni perfezione tra noi: l’amore folle di Dio per gli uomini e il suo desiderio che l’anima divenga un solo spirito e amore con Lui.[4] Attorno a questo nucleo tematico fondazionale, la stesura del saggio “ Amore e Amicizia”, argomenta e sviluppa, con fresca ed abilissima osservanza filologica questioni assai delicate: castità e la sua relazione con la vita contemplativa, il senso vocazionale tipicamente dell’amore religioso e in fine la stessa questione della promessa a Dio nella prospettiva sacerdotale. Potremmo dire in fine che in questo saggio Maritain tenta un rivisitato progetto di ri-edificazione dell’ amore caritatevole : quella libertà alata che la familiarità con lo Spirito Santo sa donare e quell’intimità con la stessa dimensione divina della persona - dimensione che spesso gli uomini in virtù di false brame tendono a soffocare – che senza l’ardore dell’amore autentico è poco più di niente; senza il tentativo di un amore oltre il limite stesso della vita, l’ardore, la passione dell’amore non bastano, anzi divengono fiamme, stanze di prigione per l’uomo, impedendogli di ritrovare il Dio che sta dentro se stessi.

[1] J. Maritain, Amore e Amicizia, La nuova cartografica, Brescia, 1973, p. 13 ( si riferisce a san Tommaso, il quale nella Summa Teologica- II, q. 23, a.1 – sostiene che l’amor amicitiae è l’amor benevolentiae o amore di dilezione( vale adire l’amore per il bene dell’amato. Nella prospettiva nella quale è situato il pensiero riflessivo de una filosofia dell’amore tipicamente maritainiana è appunto a questa mutua benevolentia che dobbiamo considerare al centro della nostra discussione.
[2] J. Maritain, Op. Cit. p 21
[3] J. Maritain, Op. Cit. p 16
[4] J. Maritain, Op. Cit. p. 31







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