“Io ti ascolto”: l’importanza della musica a scuola.
Oggi riflettevo su
quanto sarebbe opportuno inserire musica, nel senso di estetica musicale in
tutti i licei, scuole superiori.
Platone scriveva:
“L’educazione musicale è più potente di ogni
altra, perché il ritmo e l’armonia penetrano profondamente nell’anima e la
plasmano.”
Mai come oggi la scuola necessita di far leva sull'importanza dell'ascolto attraverso l'ausilio di discipline musicali.
Introdurre la musica e l’estetica musicale in
tutte le scuole non è un semplice arricchimento del piano formativo: è un atto
profondamente educativo, sociale e culturale. La musica non è solo suono
organizzato, ma una forma espressiva che parla direttamente alle emozioni, alla
memoria, alla relazione e all’identità. Inserirla stabilmente nella formazione
scolastica significa educare all’ascolto, al silenzio e all’alterità. Dal punto
di vista didattico e formativo, l’educazione musicale potenzia competenze
trasversali come la concentrazione, la disciplina, la coordinazione motoria,
l’intelligenza spaziale e l’apprendimento linguistico. Secondo Howard Gardner,
ideatore della teoria delle intelligenze multiple, l’intelligenza musicale è
una delle forme fondamentali di intelligenza, troppo spesso trascurata nei
modelli educativi standard. Introdurre l’estetica musicale significa quindi
valorizzare anche quegli studenti che apprendono e si esprimono attraverso
forme sensibili e artistiche, spesso non intercettate dai percorsi didattici
tradizionali.
Come affermava
Oliver Sacks, neurologo e scrittore:
“La musica può
aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse nella mente.”
Saper ascoltare un
brano implica la capacità di entrare in contatto con sè stessi e con le
emozioni che l’altro — il compositore, l’esecutore — intende comunicare. In
un’epoca in cui l’iperstimolazione digitale riduce la soglia dell’attenzione e
la capacità di introspezione, la musica educa a rallentare, ad ascoltare senza
giudizio e a lasciarsi attraversare da ciò che si prova; non solo ma dal punto
di vista psicologico, la musica
stimola aree profonde del cervello legate all'emotività, alla memoria e alla
regolazione affettiva.
A livello sociale, la pratica musicale crea legami,
lo sappiamo bene !!! Perché cantare insieme, suonare in gruppo, anche solo
condividere l’ascolto, sviluppa empatia, cooperazione e senso di appartenenza.
La musica, per sua natura, non esclude: accoglie ogni cultura, ogni identità,
ogni sensibilità. È un linguaggio universale che annulla le barriere sociali e
linguistiche. In questo senso, la scuola che promuove la musica promuove anche
l’inclusione.
In chiave filosofica, l’esperienza musicale apre
all’esperienza del Bello, inteso come ciò che ci mette in relazione profonda
con la verità del nostro essere. L’ascolto estetico è un esercizio etico: ci
insegna a prestare attenzione, a sostare nel mistero, a lasciarci modificare da
ciò che non comprendiamo subito. Schopenhauer sosteneva che musica è terapia
dai mali del mondo.
In conclusione, una scuola che include la musica non forma
solo esecutori o appassionati, ma persone capaci di ascoltare sé e gli altri,
di percepire l’armonia nel disordine, di coltivare sensibilità, pensiero
critico ed empatia. E forse, in un mondo sempre più frenetico e frammentato, è
proprio da qui che si può iniziare a ricostruire un’umanità più attenta e
profonda.

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