Lezioni di filosofia al triennio liceale quest'anno con il tema
"Eros: l'amore che non ha perché".
Quest’anno ho avuto il piacere di vedere un entusiasmo autentico e crescente attorno al tema dell’amore, affrontato con profondità e curiosità dagli studenti di terza, quarta e quinta liceo. È stato stimolante osservare come questo argomento, così antico e al tempo stesso sempre attuale, abbia acceso domande, riflessioni e dialoghi filosofici ricchi di senso. Vedere i ragazzi confrontarsi con i pensieri di Platone, Agostino, Ficino, Pascal, Nietzsche, la stessa Psicanalisi, e tanti altri, per poi collegarli alla propria esperienza, è stato uno dei momenti più belli del mio percorso di insegnante quest’anno. Dalle loro verifiche scritte emerge chiaramente nonchè da i confronti avvenuti in classe e soprattutto in una terza con la scatola delle domande dove il tema dell'innamoramento e dell'eros è stato ricorrente. Il taglio è stato questo, almeno così ho declinato gli autori studiati. Ci si innamora senza motivo. L'eros non segue la logica, non chiede permesso alla ragione. È un’esperienza che nasce dal profondo, da quelle zone dell’anima che sfuggono al controllo. Ogni volta che proviamo a spiegare perché amiamo qualcuno, stiamo già entrando nella dimensione della mente razionale — quella che analizza, confronta, giudica — e l'amore, quando viene messo sotto la lente della logica, inizia lentamente a morire. In realtà, ci innamoriamo quando un'altra persona tocca inconsapevolmente qualcosa di irrisolto dentro di noi. Come direbbe Jung, l'altro diventa portatore della nostra ombra, del nostro inconscio. Non amiamo l’altro per ciò che è, ma per ciò che risveglia in noi. È una chiamata dell’anima a diventare interi. La psicologia ci insegna che l’eros non nasce dalla completezza, ma dalla mancanza. È quella crepa interiore, quel vuoto che ci abita e ci spinge verso l'altro. Ma attenzione: non è un bisogno da colmare. È un richiamo a trasformarci, a ritrovare parti di noi che avevamo dimenticato. Per questo l’amore vero fa paura: ci disarma, ci costringe a lasciare andare le maschere, a rinunciare al controllo.
Pascal lo dice con chiarezza: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”. E Platone, nel Simposio, racconta che Eros è figlio della povertà e dell’ingegno: desiderio e tensione verso l’alto. Nietzsche lo chiamava “una follia divina”. E Emily Dickinson, poeticamente, lo definiva “tutto ciò che esiste”. Amare non è comprendere. È lasciarsi attraversare. In fondo, l’amore non si capisce: si vive. E solo quando smettiamo di capire, iniziamo davvero ad amare.

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