sabato 31 maggio 2025

"Silenzio spezzato: il risveglio tremante della donna del nostro tempo"

"Silenzio spezzato: il risveglio tremante della donna del nostro tempo"


Era il 2000 e conobbi la prof.ssa Pizzo Russo, Psicologia dell'arte e della letteratura, con il prezioso manuale di R. Arnheim. Oggi come spesso succede quando ascolto musica in silenzio ho ricordato quella giornata in cui parlammo in una lezione di Ingres, facendo riferimento all'opera la sorgente. Mi è venuta questa riflessione che rimanda a quel che tristemente oggi assistiamo, a quel "silenzio spezzato: il risveglio tremante della donna del nostro tempo" Pensavo, ai nostri giorni, la sfida è permettere alle donne di essere sorgente sì, ma anche fiume in piena, tempesta, parola. SEMBRA CHE QUALCOSA LE VOGLIA IMMOBILI, (labbra serrate come serrata la giuntura vaginale) il mondo femminile ha bisogno di spazio per fluire con autenticità, come l’acqua che Ingres lascia appena accennare ma che oggi può diventare pienamente visibile. In fondo, come suggerisce Arnheim, ogni opera è una forma visibile di un conflitto interno. Guardare questo dipinto oggi ci aiuta a chiederci: quante donne sono ancora costrette a essere “belle” e “pure”, invece di essere semplicemente se stesse? La sorgente di Ingres sembra, a un primo sguardo, un’ode all’equilibrio e alla bellezza classica. Ma, come ben osservava Rudolf Arnheim, l’opera d’arte autentica non è mai solo forma: è forma carica di significato psichico. E allora, quella figura immobile e perfetta non è solo un corpo, ma una tensione congelata: il femminile visto, idealizzato, trattenuto; ciò che vediamo non è solo una donna che versa acqua, ma l’atto archetipico della psiche che riversa sé stessa nel mondo, cercando equilibrio tra controllo e abbandono. In fondo, la vera sorgente è lo sguardo dello spettatore.
In musica, potremmo accostare questa opera alla trasparente malinconia di Albinoni, nel suo apparente Adagio limpido, ma sotto la superficie vibrano strazianti intensità emotive, che vorrebbero però non essere respinte bensì fluire come l’acqua che scorre dalla brocca, energia e bisogno inevitabile, vitale. Oppure a Debussy, in particolare nella sua "Sirènes" creature imprigionate in un immaginario maschile dissolutivo.
Mi viene alla mente l’Ofelia di Shakespeare, appare dolce e delicata, ma è attraversata da un tumulto psichico profondo, assieme alla ninfa di Ingres, incarnano l’ambivalenza tra innocenza e annichilimento imposto, tra ideale e reale, tra forma e contenuto emotivo. Arnheim parlava dell’arte come “pensiero reso percepibile”: allora forse, ciò che vediamo non è solo una donna che versa acqua, ma l’atto della psiche che riversa sé stessa nel mondo, cercando equilibrio tra controllo e abbandono, e vera possibilità di essere accolta tra le braccia protettive di un uomo. Un uomo che è tale proprio accettando la donna, amandola anche nel suo dissenso. Amandola perchè si ama qualcosa così com'è non certo per possederla, anzi il tentativo è preservarla sfidando pure Dio e l'eternità.




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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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