"AI e Scienze Cognitive: Analisi dei Rischi e delle Opportunità"
Prof. Vincenzo Isaia
Domande poste:
- Come descriveresti il settore della comunicazione negli anni 70 e quali erano i mezzi di comunicazione dell'epoca?
- La qualità della comunicazione è migliorata sotto molti aspetti, ma ha anche perso qualcosa lungo il cammino.
- Il linguaggio è cambiato profondamente sia a livello culturale che filosofico, seguendo l'evoluzione della società, dei media e del pensiero critico. Ecco una sintesi dei principali cambiamenti
- Quali sono a tuo avviso le condizioni attuali di questo settore lavorativo?
- Secondo te quale sarà il futuro di questo settore considerando anche l'impatto della intelligenza artificiale?
- Per un professore per uno psicologo questi due lavori possono essere sostituiti dai robot un giorno?
- Secondo te quali lavori nel settore della comunicazione spariranno nel futuro e sostituiti con intelligenza artificiale?
- Che consiglio daresti ai giovani per sviluppare una comunicazione più consapevole e responsabile?
È molto improbabile che le
professioni del professore e dello psicologo vengano completamente sostituite
dall'intelligenza artificiale, almeno in un futuro parzialmente prevedibile.
Tuttavia, alcuni aspetti di questi ruoli potranno essere automatizzati. Il
professore, ad esempio, potrà usare l'IA per spiegare concetti, fornire
esercizi personalizzati o correggere compiti. Ciò che l'IA non potrà mai fare è
motivare, ispirare, creare relazioni autentiche e dinamiche di classe. Non
potrà utilizzare il canale dell'empatia, fondamentale per il ruolo formativo e
per riconoscere le difficoltà psicologiche degli alunni. Il vero compito del
docente è usare i saperi per stimolare il pensiero critico, la creatività
autentica e il dialogo.
Allo stesso modo, uno psicologo
potrà usare l'IA per analizzare dati comportamentali o somministrare test, ma
non potrà mai ascoltare in profondità con empatia vera, cogliere le sfumature
emotive, le contraddizioni interiori o il linguaggio non verbale (aspetto
centrale, ad esempio, nella programmazione neurolinguistica). È impossibile che
l'IA guidi percorsi terapeutici profondi: può essere uno strumento di supporto
o un filtro iniziale, ma non potrà mai sostituirsi alla relazione terapeutica e
all'alleanza terapeutica.
Il consiglio che darei ai
giovani è: comunica per costruire, non solo per esprimerti. Oggi comunicare è
facile e immediato, ma una comunicazione consapevole e responsabile è ciò che
rende protagonisti della propria esistenza. Nella consapevolezza di ciò che
comunichiamo c'è un'attenzione meravigliosa verso l'esistenza umana,
un'intenzione tipicamente umana e la capacità di avere un pensiero divergente e
senso critico. Rifletti prima di parlare o postare. Sii empatico, non in senso
persuasivo, ma mettendoti davvero nei panni dell'altro per comprendere, non
solo per vincere una discussione. Verifica le fonti, coltiva l'ascolto attivo,
cura il linguaggio (anche quello digitale) e impara a comunicare con strumenti
diversi. Come diceva Wittgenstein: abbi il coraggio di tacere quando serve.
Le condizioni attuali del
settore della comunicazione sono complesse e in continua evoluzione, piene di
opportunità ma anche di grandi sfide. Tra i punti di forza ci sono l'espansione
dei media digitali, che ha creato una domanda continua, la multidisciplinarità
e l'internazionalizzazione. Le competenze comunicative sono richieste a livello
globale, con la possibilità di lavorare in remoto con aziende di tutto il
mondo. Inoltre, c'è un fortissimo impatto sociale: la comunicazione gioca un
ruolo centrale nel plasmare l'opinione pubblica, costruire reputazioni e
influenzare comportamenti, un aspetto che non possiamo sottovalutare.
Riguardo al futuro della
comunicazione e al ruolo dell'intelligenza artificiale, è ovvio che ci sia un
aspetto tecnologico potenziato, che però non è sempre umanamente guidato con la
giusta consapevolezza. Sorge quindi il tema dell'etica della comunicazione:
come integrare l'IA senza perdere autenticità, valori e senso critico? L'IA
diventerà protagonista dell'evoluzione della comunicazione, automatizzando
contenuti e compiti ripetitivi o tecnici (sintesi, traduzioni, email, marketing
di base). È già in grado di generare testi, immagini e campagne pubblicitarie.
Tuttavia, questo non sostituirà mai la creatività, l'empatia, il pensiero
critico e la prospettiva emotiva umana. La comunicazione verrà
iper-personalizzata, creando messaggi su misura in tempo reale, rendendola più
efficace ma anche più invasiva. Emergeranno nuovi ruoli professionali ibridi,
come analisti di dati comunicativi o "ethical communicator", con il
rischio costante di una perdita dei valori prettamente umani.
Comprendere se la comunicazione
sia migliorata o peggiorata non è semplice. È diventata più potente e
accessibile, ma parlare di miglioramento in termini di qualità e chiarezza
riguarda una prospettiva etica e di consapevolezza. I miglioramenti riguardano
la velocità, l'accessibilità, la varietà dei canali (dai social alle
videochiamate), l'interattività e la personalizzazione tramite algoritmi. I
peggioramenti e i rischi, però, sono evidenti: siamo sovraccaricati di
informazioni, spesso superficiali e non verificate, con il fenomeno delle fake
news. C'è uno sfondo di distrazione: i messaggi sono brevi e veloci, ma mancano
di profondità e riflessione. Gli algoritmi rischiano di creare polarizzazione e
"bolle sociali", limitando il confronto tra opinioni diverse. La
conseguenza più grave è la perdita della comunicazione autentica: il digitale
ha ridotto, in parte, la bellezza del dialogo faccia a faccia.
Da una prospettiva culturale e
filosofica, il linguaggio è sempre stato considerato l'elemento attivo che
plasma la realtà, il veicolo di pensieri e il collante delle relazioni sociali.
È la nostra visione del mondo, il nostro "esserci" (per dirla con
Heidegger). A livello culturale, la comunicazione odierna è più inclusiva, con
un'attenzione all'uso di un linguaggio rispettoso verso le differenze di
genere, etnia, orientamento e disabilità. È più informale, diretta, influenzata
dalla tecnologia e dalla globalizzazione, ed è ipermediale e visiva: le parole
sono accompagnate da immagini e video, trasformando la comunicazione in
un'esperienza multimediale.
A livello filosofico, partendo
dal poststrutturalismo di Derrida, sappiamo che il linguaggio non ha
significati fissi, ma cambia secondo il contesto. Questo ci dà una maggiore
consapevolezza sull'ambiguità del linguaggio, spingendoci verso un'ermeneutica
soggettiva e la critica delle autorità. Come evidenziato da Bourdieu e
Foucault, il linguaggio veicola ideologie e forme di potere. In psicologia si
dice spesso che "noi siamo le parole che ci diciamo": il linguaggio
non esprime solo il pensiero, ma lo crea, costruendo l'identità personale e
collettiva.
Ripercorrendo la storia, negli
anni '70 il settore della comunicazione era in una fase di grande
trasformazione e consolidamento, segnando l'inizio della globalizzazione
dell'informazione. Fu un periodo di forte impatto culturale, politico e
sociale. I mezzi principali erano la televisione, la radio, i giornali, le
riviste, il cinema e il telefono fisso, utilizzati in modo molto diverso da
oggi. La caratteristica di quel periodo fu la massima centralizzazione del
controllo: la comunicazione era dominata da pochi grandi attori, statali o
privati, in particolare nella televisione e nella stampa. I media avevano un
ruolo cruciale nella formazione dell'opinione pubblica e nella diffusione delle
ideologie; senza di essi non si sarebbero avuti movimenti sociali di quelle
dimensioni, né la percezione globale di eventi come la guerra del Vietnam o le
crisi politiche.
Fu anche il periodo
dell'espansione della pubblicità, che divenne una componente centrale della
comunicazione e della vita quotidiana, sia in tv che sulla carta stampata,
caratterizzata da un'estetica artistica e cartacea tipica del tempo. Infine, fu
il periodo della cultura pop globale, in cui la musica assunse un fortissimo
impegno ideologico, diventando a tutti gli effetti uno strumento comunicativo e
formativo.

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