sabato 3 maggio 2025

"AI e Scienze Cognitive: Analisi dei Rischi e delle Opportunità" Prof. Vincenzo Isaia

 



"AI e Scienze Cognitive: Analisi dei Rischi e delle Opportunità"

Prof. Vincenzo Isaia



Domande poste:

  1. Come descriveresti il settore della comunicazione negli anni 70 e quali erano i mezzi di comunicazione dell'epoca?
  2. La qualità della comunicazione è migliorata sotto molti aspetti, ma ha anche perso qualcosa lungo il cammino.
  3. Il linguaggio è cambiato profondamente sia a livello culturale che filosofico, seguendo l'evoluzione della società, dei media e del pensiero critico. Ecco una sintesi dei principali cambiamenti
  4. Quali sono a tuo avviso le condizioni attuali di questo settore lavorativo?
  5. Secondo te quale sarà il futuro di questo settore considerando anche l'impatto della intelligenza artificiale?
  6. Per un professore per uno psicologo questi due lavori possono essere sostituiti dai robot un giorno?
  7. Secondo te quali lavori nel settore della comunicazione spariranno nel futuro e sostituiti con intelligenza artificiale?
  8. Che consiglio daresti ai giovani per sviluppare una comunicazione più consapevole e responsabile?




 

È molto improbabile che le professioni del professore e dello psicologo vengano completamente sostituite dall'intelligenza artificiale, almeno in un futuro parzialmente prevedibile. Tuttavia, alcuni aspetti di questi ruoli potranno essere automatizzati. Il professore, ad esempio, potrà usare l'IA per spiegare concetti, fornire esercizi personalizzati o correggere compiti. Ciò che l'IA non potrà mai fare è motivare, ispirare, creare relazioni autentiche e dinamiche di classe. Non potrà utilizzare il canale dell'empatia, fondamentale per il ruolo formativo e per riconoscere le difficoltà psicologiche degli alunni. Il vero compito del docente è usare i saperi per stimolare il pensiero critico, la creatività autentica e il dialogo.

 

Allo stesso modo, uno psicologo potrà usare l'IA per analizzare dati comportamentali o somministrare test, ma non potrà mai ascoltare in profondità con empatia vera, cogliere le sfumature emotive, le contraddizioni interiori o il linguaggio non verbale (aspetto centrale, ad esempio, nella programmazione neurolinguistica). È impossibile che l'IA guidi percorsi terapeutici profondi: può essere uno strumento di supporto o un filtro iniziale, ma non potrà mai sostituirsi alla relazione terapeutica e all'alleanza terapeutica.

 

Il consiglio che darei ai giovani è: comunica per costruire, non solo per esprimerti. Oggi comunicare è facile e immediato, ma una comunicazione consapevole e responsabile è ciò che rende protagonisti della propria esistenza. Nella consapevolezza di ciò che comunichiamo c'è un'attenzione meravigliosa verso l'esistenza umana, un'intenzione tipicamente umana e la capacità di avere un pensiero divergente e senso critico. Rifletti prima di parlare o postare. Sii empatico, non in senso persuasivo, ma mettendoti davvero nei panni dell'altro per comprendere, non solo per vincere una discussione. Verifica le fonti, coltiva l'ascolto attivo, cura il linguaggio (anche quello digitale) e impara a comunicare con strumenti diversi. Come diceva Wittgenstein: abbi il coraggio di tacere quando serve.

 

Le condizioni attuali del settore della comunicazione sono complesse e in continua evoluzione, piene di opportunità ma anche di grandi sfide. Tra i punti di forza ci sono l'espansione dei media digitali, che ha creato una domanda continua, la multidisciplinarità e l'internazionalizzazione. Le competenze comunicative sono richieste a livello globale, con la possibilità di lavorare in remoto con aziende di tutto il mondo. Inoltre, c'è un fortissimo impatto sociale: la comunicazione gioca un ruolo centrale nel plasmare l'opinione pubblica, costruire reputazioni e influenzare comportamenti, un aspetto che non possiamo sottovalutare.

 

Riguardo al futuro della comunicazione e al ruolo dell'intelligenza artificiale, è ovvio che ci sia un aspetto tecnologico potenziato, che però non è sempre umanamente guidato con la giusta consapevolezza. Sorge quindi il tema dell'etica della comunicazione: come integrare l'IA senza perdere autenticità, valori e senso critico? L'IA diventerà protagonista dell'evoluzione della comunicazione, automatizzando contenuti e compiti ripetitivi o tecnici (sintesi, traduzioni, email, marketing di base). È già in grado di generare testi, immagini e campagne pubblicitarie. Tuttavia, questo non sostituirà mai la creatività, l'empatia, il pensiero critico e la prospettiva emotiva umana. La comunicazione verrà iper-personalizzata, creando messaggi su misura in tempo reale, rendendola più efficace ma anche più invasiva. Emergeranno nuovi ruoli professionali ibridi, come analisti di dati comunicativi o "ethical communicator", con il rischio costante di una perdita dei valori prettamente umani.

 

Comprendere se la comunicazione sia migliorata o peggiorata non è semplice. È diventata più potente e accessibile, ma parlare di miglioramento in termini di qualità e chiarezza riguarda una prospettiva etica e di consapevolezza. I miglioramenti riguardano la velocità, l'accessibilità, la varietà dei canali (dai social alle videochiamate), l'interattività e la personalizzazione tramite algoritmi. I peggioramenti e i rischi, però, sono evidenti: siamo sovraccaricati di informazioni, spesso superficiali e non verificate, con il fenomeno delle fake news. C'è uno sfondo di distrazione: i messaggi sono brevi e veloci, ma mancano di profondità e riflessione. Gli algoritmi rischiano di creare polarizzazione e "bolle sociali", limitando il confronto tra opinioni diverse. La conseguenza più grave è la perdita della comunicazione autentica: il digitale ha ridotto, in parte, la bellezza del dialogo faccia a faccia.

 

Da una prospettiva culturale e filosofica, il linguaggio è sempre stato considerato l'elemento attivo che plasma la realtà, il veicolo di pensieri e il collante delle relazioni sociali. È la nostra visione del mondo, il nostro "esserci" (per dirla con Heidegger). A livello culturale, la comunicazione odierna è più inclusiva, con un'attenzione all'uso di un linguaggio rispettoso verso le differenze di genere, etnia, orientamento e disabilità. È più informale, diretta, influenzata dalla tecnologia e dalla globalizzazione, ed è ipermediale e visiva: le parole sono accompagnate da immagini e video, trasformando la comunicazione in un'esperienza multimediale.

 

A livello filosofico, partendo dal poststrutturalismo di Derrida, sappiamo che il linguaggio non ha significati fissi, ma cambia secondo il contesto. Questo ci dà una maggiore consapevolezza sull'ambiguità del linguaggio, spingendoci verso un'ermeneutica soggettiva e la critica delle autorità. Come evidenziato da Bourdieu e Foucault, il linguaggio veicola ideologie e forme di potere. In psicologia si dice spesso che "noi siamo le parole che ci diciamo": il linguaggio non esprime solo il pensiero, ma lo crea, costruendo l'identità personale e collettiva.

 

Ripercorrendo la storia, negli anni '70 il settore della comunicazione era in una fase di grande trasformazione e consolidamento, segnando l'inizio della globalizzazione dell'informazione. Fu un periodo di forte impatto culturale, politico e sociale. I mezzi principali erano la televisione, la radio, i giornali, le riviste, il cinema e il telefono fisso, utilizzati in modo molto diverso da oggi. La caratteristica di quel periodo fu la massima centralizzazione del controllo: la comunicazione era dominata da pochi grandi attori, statali o privati, in particolare nella televisione e nella stampa. I media avevano un ruolo cruciale nella formazione dell'opinione pubblica e nella diffusione delle ideologie; senza di essi non si sarebbero avuti movimenti sociali di quelle dimensioni, né la percezione globale di eventi come la guerra del Vietnam o le crisi politiche.

 

Fu anche il periodo dell'espansione della pubblicità, che divenne una componente centrale della comunicazione e della vita quotidiana, sia in tv che sulla carta stampata, caratterizzata da un'estetica artistica e cartacea tipica del tempo. Infine, fu il periodo della cultura pop globale, in cui la musica assunse un fortissimo impegno ideologico, diventando a tutti gli effetti uno strumento comunicativo e formativo.

 


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