sabato 15 gennaio 2022

Che differenza c'è tra "agire" e "reagire"?

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Che differenza c'è tra "agire" e "reagire"? Vediamo di dirla in breve con una consulenza affrontata spesso che ha raggiunto il suo culmine ieri mattina con G. 47 anni. Come posso “non reagire” di fronte ad una provocazione?
La domanda che spesso mi rivolge nei suoi incontri G è: a senso far finta di niente o soprassedere? Non sarebbe bene dire sempre ciò che penso e come la penso'? e come evitare reazioni delle quali potrei pentirmi? PREMETTO CHE CERTO UNA PERSONA DEVE ESSERE LIBERA DI ESPRIMERE I SUOI PENSIERI E LE SUE IDEE, MA ATTENZIONE ALLA PAROLA "LIBERTA'", IN QUESTO CASO DIGNIFICA: DEVI DIRE CIO' CHE PENSI E SENTIRTI LIBERO DI ESPRIMERE LE TUE IDEE, MA E' IL MODO CON CUI LO FACCIAMO CHE POTREBBE COMPROMETTERE TUTTO!!! Vi ricordo sempre una differenza spesso non considerata tra cio' che è bene e ciò che è utile. Un consiglio è quello sempre del rispecchiamento, faccio un esempio: SE IO MI TROVASSI AL POSTO DELLA PERSONA A CUI STO SPIATTELLANDO IN FACCIA E IN MODO DURO E CRUENTO IL MIO DISSENSO, ECCO SE QUESTA PERSONA LO FACESSE CON ME, USANDO LE SUE STESSE PAROLE, ATTEGGIAMENTI MI PIACEREBBE? Penso proprio di no. MA DALLE PAROLE DI G si evince un altro problema quello del confondere il dialogo e il confronto con l'offesa, il pregiudizio, un litigio. E perchè spesso anziche rimediare inneschiamo questi meccanismi? proprio perchè non siamo abituati a riflettere sulla differenza tra "agire" e "reagire".
A volte capita di rimanere come incastrat* nello scorrere degli eventi, e di non riuscire a far nulla per modificarli e dare loro la direzione che vuoi. Puoi allora reagire, dando peso alle emozioni temporanee che stai provando e direzionando al meglio la situazione. Anche se non te ne rendi conto, quando le tue mosse sono pura reazione, è come se fossi ‘vittima dell’altro’, vittima della situazione. Senza volere, potresti dar modo all’altra persona o al contesto di influenzare le tue scelte in modo non sempre positivo. Le tue reazioni possono essere frutto di situazioni e di processi già accaduti e che si ripresentano quando avviene una situazione simile a quella che hai vissuto precedentemente.
Spesso può sembrarti di agire, mentre in realtà stai soltanto reagendo: un evento, una situazione, una parola ti innesca una reazione forte, e si attiva una risposta automatica. Provi rabbia, allora urli. Qualcuno ti provoca, allora rispondi energicamente. Qualcuno ti ferisce, rispondi con la stessa arma.
Il rischio in questi casi è che la tua reazione non comunichi quello che vorresti. Che le tue ragioni rimangano nascoste in quell’emozione forte che stai provando. L’altra persona vede solo la tua reazione, e non riesci ad esprimere con precisione tutto quello che senti. Puoi rischiare di non essere più una persona che agisce, ma che sia l’evento o la situazione a controllare te.
Al contrario, l’agire è legato alla consapevolezza, e alla tua decisione riguardo a quanto ti sta accadendo. Agire vuol dire comportarti in autonomia, liberandoti dagli schemi prefissati. Quando agisci, puoi riuscire a svincolarti da una serie di pensieri instaurati precedentemente, che possono farti sentire rigid* nell’agire. Quando agisci, hai la libertà di esprimerti, e di essere protagonista della tua vita.
Spesso quando reagiamo, tendiamo a vedere delle conseguenze più immediate ai nostri comportamenti. Non ci soffermiamo troppo a pensare quello che stiamo per fare, e quella determinata reazione ci viene spontanea, ci è familiare e un po’ ci protegge. E questa può essere una delle motivazioni e tentazioni principali che inducono a reagire, invece che a reagire..
Agire è come fare una piccola pausa: non ci facciamo controllare dalla nostra reazione, ma prendiamo la nostra iniziativa, diventando agent* e responsabil* della nostra azione. Siamo noi a prendere l’iniziativa, non stiamo solo rispondendo a una richiesta, ad una provocazione. Siamo noi a decidere cosa vogliamo comunicare, cosa vogliamo esprimere di noi.
A volte non avere una reazione immediata può sembrare “fare la vittima”: ma pensa che ti stai piuttosto dando il tempo per la tua azione, quella che rispecchia meglio la nostra personalità. Agire (e non reagire) non significa non far niente. Significa prendere il proprio tempo e scegliere la tua azione, non solo la tua reazione. Psicofilosofia Vincenzo Isaia








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Psicologia & Filosofia Prof. Vincenzo Isaia

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