sabato 22 gennaio 2022

Via dal pregiudizio che psicologi e consulenti psicologici siano più avvantaggiati. Nessuna chiave.

VIA DAL PREGIUDIZIO CHE PSICOLOGI E CONSULENTI PSICOLOGICI SIANO PIU' AVVANTAGGIATI DEGLI ALTRI. NESSUNA CHIAVE.

Questa volta volevo condividere con voi, una delle frasi che mi sento dire spesso, ma tanto SPESSOOOO: Fortunato tu, che conosci la filosofia che ti occupi della psicologia, della consulenza, tu hai la chiave e sei libero da qualsiasi difficoltà. AHHAHAHAHAHAH, QUESTO E' DAVVERO BELLA. Nell'immaginario di parecchia gente, lo psicologo dovrebbe come dire, visto le sue competenze e conoscenze, essere capace di risolvere da "solo" le proprie problematiche, i suoi dolori, le sue botte, ma c'è di più, c'è chi pensa che chi si occupa di queste cose DEVE ESSERE SEMPRE IN GRADO DI CAPIRE COSA FARE, COSA DIRE, COME AGIRE, ANICIPARE QUALSIASI EVENTO CRITICO SEMPRE E COMUNQUE E IN QUALSIASI CIRCOSTANZA.
Vi posso garantire che nessun psicologo, psicoterapeuta, consulente psicofilosofico o psichiatra è immune!!!!!
Anzi oggi lo psicologo è considerato come un "professionista non neutrale". Prima ancora di essere psicologo o psicoterapeuta è una persona, con i suoi dolori, le sue gioie, i suoi vissuti, le sue esperienze, , una sua storia, dei desideri ed ambizioni, dei bisogni, una vita reale, lutti, fallimenti, traguardi raggiunti, soddisfazioni e gratificazioni, un suo carattere e personalità e tutto ciò che riguarda ognuno di noi, nessuno escluso. POSSO DIRVI PERSONALMENTE CHE A SECONDO DI OGNI CIRCOSTANZA DELLA MIA VITA, io come tutti, con i miei pensieri ed emozioni mi sono mosso e comportato in determinati modi, a volte consapevolmente ed altre volte no.
SEMMAI DIREI: chi lavora quotidianamente a contatto con la sofferenza altrui, con l'essere umano, con le relazioni, ed in modo particolare chi si occupa di psicologia ANZI RISPETTO A CHI NON STUDIA QUESTE DISCIPLINE è più consapevole delle proprie debolezze, zone critiche, punti di forza e risorse al fine di poter essere effettivamente utile ed efficaci nella relazione d'aiuto, oserei dire così se mi permettete. Infatti questo percorso prevede che all'interno del percorso formativo, venga attivata una psicoterapia personale per ottenere l'abilitazione alla professione.
Occuparsi di psicologia quindi non significa AVERE LA CHIAVE DELLA SOLUZIONE RISPETTO AD ALTRI, O ESSERE PIU' AVVANTAGGIATI, dato che questa professione, infatti, "smuove" importanti pensieri ed emozioni non solo nel paziente, sul quale è incentrato il percorso psicologico, ma anche nel terapeuta. IO A VOLTE MI SENTO COME UNA SPUGNA INVASA DAL MALESSERE ALTRUI, CHE RITORNA NORMALE LENTAMENTE. Le situazioni riportate, le circostanze con i relativi vissuti, pensieri e convinzioni riferite dal proprio interlocutore possono avere ricadute notevoli sia a livello emotivo che cognitivo e comportamentale in chi lo ascolta e tenta di aiutarlo. SE NON MI IMMEDESIMO E NON EMPATIZZO NON POTREI MAI CERCARE DI CAPIRE L'ALTRO, SE IO NON SONO IL PRIMO A CONOSCERE IL FONDO COME POSSO TENTARE DI CERCARE DI CAPIRE L'ALTRO E CERCARE, DICO CERCARE DI AIUTARLO? . Se ciò avviene in modo inconsapevole il rischio per lui è quello di colludere con la sofferenza presentata, passando da una comunicazione empatica ad una identificazione globale col paziente stesso, ad esempio con la sua tristezza, depressione, rabbia, ansia o preoccupazione.
Chi si occupa di psicofilosofia, supporto e ascolto psicologico, psicoterapia e psichiatria, può, dunque, sentirsi particolarmente coinvolto emotivamente con i contenuti ed i modi presentati dal proprio paziente e rischiare di intervenire impulsivamente, in modo iperprotettivo, eccessivamente critico o ribelle.
Si tratta, quindi, di un atteggiamento etico e delicato e prettamente autentico, guai se così non fosse, nei confronti di chi si ascolta e chiede aiutoi, tenenedo conto sempre di possibili ingerenze e confusioni tra le storie personali di due persone che, in una relazione intima ed empatica, si incontrano in un campo spesso caratterizzato da disagio, dolore, confusione, crisi o sofferenza, e quindi maggior vulnerabilità reciproca, il rischi di transfert dannosi, così come aveva già capito Freud. Spero che questo mio post oserei dire da sfogo informativo possa essere utile. Psicofilosofia Vincenzo Isaia



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